Libia: Putin ed Erdogan sono in vantaggio sull’Europa

Dopo l’incontro dei politici libici con la partecipazione di rappresentanti di Russia e Turchia a Mosca, dovrebbe già arrivare a conclusione una conferenza al vertice internazionale svoltasi a Berlino per un accordo in Libia. Oltre alle parti in conflitto, vi sono invitati rappresentanti dell’Unione europea, dell’Unione africana e della Lega degli Stati arabi.

C’è accordo per cui hanno preso parte alla conferenza il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, oltre al presidente francese Emmanuel Macronome, al primo ministro britannico Boris Johnson e al segretario di Stato americano Mike Pompeo.

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Allo stesso tempo, prima l’incontro di Mosca in Occidente era stato per qualche motivo dichiarato un “fallimento”. Sulla base del fatto che il comandante dell’esercito nazionale libico, il generale Khalifa Haftar, dopo sette ore di negoziati indiretti con il capo del governo di accordo nazionale libico, Faiz Saraj, aveva rifiutato di firmare il cessate il fuoco, citando la “necessità di consultazioni” con i sostenitori.

Tuttavia, il principale risultato dell’incontro nella capitale russa è stato che Mosca e Ankara sono state, attraverso la loro mediazione, in grado di stabilire un dialogo inter-libico, per identificare un analogo del processo Ginevra-Astana, nell’ambito del quale esiste ora un insediamento in Siria, quindi trasferire il testimone a Berlino. Sebbene, in linea di principio, si possa fare a meno della Germania, che, secondo molti esperti tedeschi, ha “poche leve di influenza sul corso degli eventi”.

Il suo problema è che, in primo luogo, la situazione in Libia influenza gravemente la situazione economica – e attraverso i flussi migratori e la situazione politica – sia in Germania che in molti stati europei. In secondo luogo, Berlino non ha il tempo di elaborare un’unica posizione nell’UE sulle questioni libiche. La Francia sostiene il maresciallo di campo Haftar, l’Italia rappresenta il governo di Saraj. Non è un caso che quest’ultimo, in un’intervista alla pubblicazione tedesca Die Welt, abbia criticato il ruolo di Bruxelles nella risoluzione del conflitto libico, definendolo “troppo insignificante” e affermando che “gli europei sono arrivati ​​troppo tardi”. Notiamo anche che prima dell’inizio della conferenza di Berlino, le forze speciali turche sono arrivate nella capitale della Libia, che, secondo Ankara, si impegnerà in “una formazione dei colleghi libici, in parte dell’intelligence”.

Questo è un “passo concreto”, che, secondo l’edizione francese di Paris Match, significa “il desiderio della Turchia di prendere piede nell’Africa settentrionale”. Inoltre, i turchi iniziano a guardare in basso verso Bruxelles e Berlino, infatti, esponendo loro le loro condizioni. Erdogan scrive in un articolo per la pubblicazione americana Politico che “l’UE deve mostrare al mondo che è un attore importante nell’arena internazionale” e che “una conferenza di pace a Berlino potrebbe essere un passo importante verso questo obiettivo, ma i leader europei dovrebbero parlare un po ‘meno e concentrarsi su passi concreti “.
Allo stesso tempo, si offre a Bruxelles “per iniziare a lavorare con la Turchia in Libia”. E il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu afferma categoricamente che “se Haftar continua ad attenersi al suo (Mosca – S. T.), quindi la conferenza di Berlino non avrà alcun senso “.

Ma per quanto riguarda Mosca, secondo il quotidiano francese Le Figaro, “insieme alla Turchia, sta conducendo un gioco diplomatico in Libia con componenti economiche e geostrategiche di fronte alla mancanza di interesse degli Stati Uniti per il Medio Oriente e il Nord Africa”. E il fatto finora è che la Russia e la Turchia svolgono un ruolo guida nel processo di pace in Libia. In quali casi, in questo caso, il lavoro della conferenza di Berlino può essere considerato di successo? Quali risultati possono, in linea di principio, soddisfare, se non tutti, molti?
Rainer Broglie, portavoce del ministero degli Esteri tedesco, ha affermato che la questione non riguarda i colloqui di pace. Secondo lui, “l’obiettivo è che i giocatori internazionali siano d’accordo sulle condizioni quadro che consentirebbero loro di riguadagnare la propria influenza“. Quindi la conferenza di Berlino non è l’ultimo punto,

Finora, Haftar, a seguito di una riunione di tre ore a Bengasi con il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, ha concordato di concludere un cessate il fuoco e di farlo rispettare, indipendentemente dal fatto che “sia firmato l’accordo in questione”. Questo è almeno qualcosa per la diplomazia tedesca, anche se nel complesso il significato della Conferenza di Berlino dovrebbe andare ben oltre l’insediamento della situazione in Libia.

Libia situazione militare confusa


A questo proposito, il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Hasan Salame, ha dichiarato di essere “non pessimista”, ma anche “non così ingenuo da credere che le differenze tra i diversi paesi sulla questione libica saranno messe fine. Ora, secondo lui, la cosa principale è “concludere un cessate il fuoco stabile sulla base di un cessate il fuoco temporaneo a partire dal 12 gennaio”, la cui idea, per inciso, è stata proposta congiuntamente da Putin ed Erdogan.
di Stanislav Tarasov

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Fonte: Regnum.ru

Traduzione: Sergei Leonov

4 Commenti

  • Franco
    19 Gennaio 2020

    E’ normale che Putin e Erdogan siano in vantaggio sull’Europa.
    La necessità di mettere d’accordo 28 teste richiede tempi talmente lunghi che l’Europa arriva quando le cose sono state già decise da altri

  • atlas
    20 Gennaio 2020

    se Haftar ha veramente accettato una tregua mentre sta vincendo sbaglia: sta dando il tempo a salafiti e wahhabiti di arrivare e sistemarsi dalla Siria e magari anche da Algeria e Tunisia, dove molti sono in sonno. Prendere Tripoli al più presto ed eliminare tutta la fratellanza salafita. Poi l’asse con Algeria, che si sta già esercitando preventivamente militarmente in funzione anti-turca, ed Egitto con la benedizione russa. A quel punto la Tunisia sarà isolata e reagirà positivamente all’interno della società e per la confraternita sarà la fine. Spero. In quell’area l’influenza dev’essere tutta dell’Egitto, ha forze armate in grado di farlo

    • atlas
      20 Gennaio 2020

      se la redazione volesse conoscere l’umore politico tunisino in queste vicende scriverei che a parte i partiti di al nahda e al karama aventi una tendenza salafita, il resto dei 3/4, sia a livello istituzionale che sociale, è decisamente contro qualsiasi intromissione turca. Quest’articolo nostrano ormai datato è ancora attuale: in Libia vi sono i russi della compagnia Wagner, soldati sudanesi dal Ciad e ex-Gheddafi con Haftar

      https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/26/libia-haftar-avanza-tripoli-chiede-truppe-alla-turchia-erdogan-a-gennaio-voto-del-parlamento/5638219/

      “Se Tripoli cadrà, Tunisi cadrà e così anche Algeri”, ha detto ancora Bashaga.

      • Eugenio Orso
        20 Gennaio 2020

        Infatti, nella lunga destabilizzazione della Libia, a un certo punto è comparso l’isis, che, se non sbaglio, si è insediato a Derna, in prima battuta, come primo centro di una qualche importanza invaso.
        Anche allora, con il trasporto dei mercenari isis in Libia, l’obbiettivo geopolitico di più ampio respiro poteva essere quello di destabilizzare i paesi vicini: l’Algeria, che ha già vissuto, anni fa, una guerra civiel a causa del fis, e la Tunisia, dalla quale provenivano molti mercenari isis, ottenendo così un “effetto domino” nel Maghreb.
        La prospettiva maligna non si è concretata, allora, ma le stesse forze che hanno destabilizzato la Libia sono al lavoro anche oggi (il male non conosce soste, né risposo!) e quello che scrivi. Atlas, ha un senso.

        Cari saluti

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