Lezioni sulla censura digitale di Donald Trump


di Carlos Esteban ,
Cinque aziende che controllano il 98% del flusso di informazioni nel mondo hanno dichiarato immorale la libertà di espressione.

Io stesso sono spesso caduto nel cliché di parlare del Presidente degli Stati Uniti come “l’uomo più potente del mondo”. A rigor di termini, istituzionalmente, teoricamente, dovrebbe essere. È il capo del ramo esecutivo dell’iperpotenza mondiale, con il codice nucleare sotto il braccio e tutto il resto.

Ma una delle tante rivelazioni che sono state forse i frutti più interessanti del mandato di Donald Trump è che il presidente più potente può essere messo al quarto posto da tante persone potenti che non sembrano nemmeno tali.

Le grandi televisioni, le stesse che hanno speso quattro anni a incitare le cospirazioni più folli contro di lui, gli hanno preso la parola nel bel mezzo di una conferenza stampa , e ora una piattaforma di social media, Twitter, ha vietato ogni comunicazione al suo interno. La verità è che, in quanto regime para fascista (come dicono i suoi oppositori n.d.r.), il suo regime lascia molto a desiderare se non controlla neppure i social.

Ma se in questi anni tali eventi non ci hanno fatto aprire gli occhi, niente più ce li farà aprire. In effetti, si leggono le interpretazioni dei più qualificati “opinion maker” molto intelligenti e ci si chiede quale sia l’appartenenza ideologica che rende cieche le persone così tanto di fronte alla realtà che cambia.

La dicotomia Stato-Mercato rimane nella mente di molti come se fossimo nel secolo scorso
La dicotomia Stato-Mercato continua nella mente di molti come nel secolo scorso , anche all’inizio del secolo scorso, e sembrano incapaci di realizzare il cambiamento radicale del panorama e la minaccia reale che la grande tecnologia può rappresentare per la libertà delle persone e per l’autonomia degli Stati.

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

“Cinque aziende che controllano il 98% del flusso di informazioni mondiali hanno dichiarato immorale la libertà di espressione”, scrive il tweeter @ AlonsoDm2, e quanto sta accadendo nelle ultime ore è un esempio del potere che questo oligopolio può rappresentare. Qualcosa di apparentemente innocente e apolitico come un motore di ricerca, Google, può determinare in modo decisivo voti e persino idee con una semplice modifica al suo famoso algoritmo.
Puoi seppellire informazioni scomode, come se non esistessero, ed evidenziare le versioni approvate nelle ricerche più neutre finché non diventano la versione ufficiale.

Gab, una delle prime alternative a Twitter, ha lottato sin dalla sua nascita per sopravvivere a continue molestie e il prezzo della sua libertà è stato molto alto (ora ha i suoi server). Parler, un’altra opzione indicata dallo stesso presidente americano – che da più di quattro anni utilizza i social network per aggirare il blocco della stampa convenzionale per rivolgersi alla gente – presume che non eserciti alcuna censura. Ecco perché Google Play ha eliminato la sua “app” dalla sua offerta e Apple minaccia di interrompere la connessione ai suoi server.

La domanda, all’origine dei social network, è cosa sono, in quale categoria vanno classificati tali social media. Senza essere pubblicazioni, si assumono la responsabilità di tutto ciò che è scritto in loro, qualcosa che li renderebbe vera polizia del pensiero unico, bisognosi di un esercito di verificatori. Ma se sono – come vengono finalmente definiti – come piattaforme per messaggi esterni, come fornitori di una piattaforma che non è responsabile di ciò che viene pubblicato su di essa, allora non possono esercitare la censura , che è quanto stanno facendo sempre nella stessa direzione ideologica, e in modo sempre più severo e draconiano.

Ministero della Verità (gestito dai social)

Il rapporto definitivo del potere è la guerra, e oggi la guerra non si combatte tanto con cannoni e truppe quanto con le informazioni. La conoscenza è potere e l’informazione è l’arma del nostro tempo. Ripensare ai vecchi schemi ideologici è un compito urgente, perché mentre perdiamo tempo in un falso dibattito tra azienda e Stato, il vero potere, formato dall’unione di entrambe le realtà, potrebbe presto toglierci quella poca libertà che ci è rimasta.

Nota. Il velo è caduto e i social appaiono finalmente per quello che sono: gli strumenti delle elite di potere dominanti niente affatto neutrali come volevano apparire.

© La Gaceta de la Iberosfera

Traduzione e nota: Luciano Lago

3 Commenti

  • giorgio
    13 Gennaio 2021

    Nel sistemi sociali di libero mercato niente può essere neutro ……
    I governi sono il comitato d’affari delle èlite dominanti ……
    i mezzi di informazioni i loro portavoce ……

    • atlas
      14 Gennaio 2021

      e come disse Enea a suo figlio Yulo “…anche questa volta ce l’hanno messo in culo”

  • robyt
    14 Gennaio 2021

    la guerra culturale non è stata vinta, ma per lo meno è venuta fuori la vera anima dei cosiddetta “liberali”. Anche se questa non è una novità.

    Basta farsi un giro e leggere i vari commenti dei pd.ti (italo e americani). Secondo loro, visto che tuitter, fesbuc, iutub, gulag, ammazon, etc, sono aziende private, il primo emendamento è salvo, poiché lo stato direttamente non fa alcuna censura, anche se la subappalta ad organismi privati, che agiscono in regime assolutamente monopolistico.

    Poi ci sono gli ipocriti istituzionalmente rilevanti, come capi di stato merkel, micron, etc, più tutti gli altri intellò considerati non conformisti di sinistra, come cacciari, etc, per i quali, la sostanza è giusta, ovvero trump è assolutamente da censurare, ma la forma è sbagliata; per loro non dove essere una azienda privata a svolgere questo compito, ma un organismo del governo, meglio ancora se internazionale “superpartes”, per questo l’unione zeropea varerà presto una legge, per poter imporre i propri veti e censure a tutte queste aziende, come già normalmente accade con gli ISP, i DNS, etc in italia e altrove.

    Infine la stragrande maggioranza dei pd.ti esulta compiaciuta, e anzi lamenta che questa cosa è stata fatta troppo tardi. Sono contenti che tuitter finalmente è il loro mezzo di propaganda, per cantarsele e lordarsele tra di loro, come già fanno con i giornalai, tutti in mano loro, da repubblica a la stampa fino all’economist.

    Essenzialmente l’elite non vuole più sentir neppure parlare i dissidenti, come mosche fastidiose, hanno deciso di schiacciarli definitivamente. Ma in realtà stanno solo spegnendo i loro occhi, le loro orecchie e il loro cervello, come già sono abituati a fare. Un mezzo di comunicazione non ha alcun senso se è monodirezionale, può servire per fare un po’ di propaganda, ma non è di sicuro efficacie.

    In pratica quello a cui stiamo assistendo è lo svuotamento di una stanza, in cui resta solo un povero pd.ta che urla come un matto, le cui urla rimbalzano sulle pareti fino a sfondargli i timpani. Ovvero si stanno costruendo internet come il proprio manicomio per malati di salute mentale.

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