L’Europa sempre più divisa rischia di implodere su migrazioni e gasdotto dalla Russia

Il ministro degli Esteri della Repubblcia Ceca, Tomas Petriocek, ha dichiarato che il suo paese minaccia di terminare la sua partecipazione al Patto Mondiale per le Migrazioni e rifugiati lanciato dall’ONU:
“Il Governo esaminerà la prossima settimana il ritiro dall’accordo globale dell’ONU sui migranti,” ha detto il titolare alla stampa.
Il primo ministro ceco, Andrea Babs, la scorsa settimana ha dichiarato il suo rifiuto del testo dell’ONU:
Babs ha riferito che per primi si sono ritirati gli Stati Uniti, poi l’Ungheria e l’Austria ed adesso in Polonia si sta discutendo su questo tema.

I paesi membri dell’ONU hanno previsto di approvare il primo Patto mondiale per la “Migrazione Sicura , Ordinata e Regolare” in un vertice che si celebrerà fra il 10 e l’11 di Dicembre in Marocco.
Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo nel 2017, l’Ungheria in Luglio, l’Austria a annunciato la sua uscita dal patto lo scorso 31 di Ottobre.
Austria ed Ungheria mantengono un atteggiamento rigido circa l’arrivo contro l’arrivo di rifugiati all’Unione Europea.
Le autorità dei due paesi hanno costruito kilometri di reticolati alle loro frontiere per impedire l’entrata dei migranti.

La UE corre il rischio di subire un Polexit

La Polonia potrà uscire dalla UE “accidentalmente” se le autorità del paese continuano a mantenere conflitti con Bruxelles, ha dichiarato ai media il presidente del Consiglio europeo ed ex primo ministro della Polonia, Donald Tusk.
“Il rischio è molto grande e distruttivo. Il Polexit è possibile”, ha affermato il politico europeo.
Tusk ha invitato Varsavia a tornare sui suoi passi ed a mettere fine alla sua inimicizia con le autorità europee.

“Ho lavorato per molto tempo con il capo del Governo britannico, David Cameron, per evitar il Brexit, ha rivelato l’alto funzionario , il quale ha sottolineato che Cameron “aveva fatto tutto il possibile per mantenere il Regno Unito nella UE ma anche in quel caso è stato obbligato dai suoi elettori ad abbandonare l’Unione”.

Tuttavia, nel caso della Polonia, sono le autorità europee che non sono disponibili a mantenere il paese come membro dell’Unione, come era stato nel caso del Regno Unito, in modo che la situazione si presenta molto difficile.
Nel frattempo la Commissione Europea porta già due anni nel criticare la riforma giuridica iniziata dalla Polonia che viene considerata dalla Commissione non conforme ai principi di uno stato di diritto.

Questo è risultato uno dei possibili motivi per tagliare i finanziamenti europei per la Polonia. Nel dicembre del 2017 la Commissione ha iniziato il procedimento che potrebbe portare alla perdita del diritto di voto da parte della Polonia nel Consiglio della UE.

Gasdotto nord Stream 2

Un centinaio di eurodeputati hanno richiesto alla Merkel di rinunciare al Nord Stream 2

La richiesta è stata trasmessa alla Merkel in una lettera fimata da 750 membri del Parlamento europeo che richiedono espressamente alla Merkel di rinunciare al progetto del gasdotto.
Secondo questa richiesta il progetto sarebbe in contraddizione con gli obiettivi dell’Unione per quanto riguarda il settore dell’energia e non porrebbe attenzione agli interessi degli altri soci.

Inoltre si sostiene che le politiche del governo tedesco si presume che fornirebbero alla Russia nuovi strumenti di influenza sulla Unione Europea in quanto il progetto aumenterebbe la dipendenza energetica dell’Unione dalla Russia.

Nonostante sia stato dato il via alla Germania dall’inizio dell’anno, il Nord Stream 2, il gasdotto russo di 760 miglia che è destinato a 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il Baltico, viene fortemente osteggiato sia da Washington che da altri membri dell’Unione.

Oltre all’intensa opposizione al progetto all’interno dei 28 Stati membri dell’UE, il cancelliere Angela Merkel subisce una crescente pressione all’interno della stessa Commissione europea.

L’anno scorso, in quello che è stato visto dalla maggior parte degli osservatori come un ovvio tentativo di indebolire Nord Stream 2, la Commissione ha proposto modifiche alla direttiva sul gas per rendere tutte le condotte di transito soggette a regole che richiedono di non essere possedute direttamente dai fornitori di gas, applicare non – tariffe non discriminatorie  e rendere la capacità disponibile a terzi.

Il progetto Nord Stream 2, interamente di proprietà del monopolio russo delle esportazioni di gas Gazprom, viene considerato non conforme alle regole del terzo pacchetto energia stabilite dalla UE.

Un parere giuridico dell’UE, datato 1 marzo, ha tuttavia respinto la proposta, affermando che “manca qualsiasi ragionamento sul potere normativo dell’Unione rispetto ai gasdotti offshore” che attraversa una zona economica esclusiva (ZEE) di una nazione dell’UE. Questo è un duro colpo per la Commissione, che è estremamente preoccupata che il progetto possa essere utilizzato per aggirare le tradizionali rotte di transito attraverso l’Ucraina.

Le voci del malcontento in seno alla Commissione stanno anche risuonando ai massimi livelli, avanzando così un altro obiettivo russo: la divisione dell’Occidente.

Non ho mai visto un progetto commerciale così intensamente dibattuto ai più alti livelli della politica europea … questo progetto sta davvero polarizzando l’UE. Lo ha dichairato Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione europea per le questioni energetiche.

Il direttore generale della direzione Energia della Commissione europea, Dominique Ristori, ha precisato che se il Nord Stream 2 avanza, la Commissione non lo sosterrà.
Ha dichiarato: “Riteniamo che Nord Stream 2 non promuova la diversificazione delle consegne e delle rotte di consegna. Quando sarà costruito il gasdotto, non sarà supportato dall’UE e, soprattutto, non dalla Commissione europea “.

Oltre all’opposizione dei più alti livelli dell’UE e dei suoi stati membri, la cancelliera Merkel è anche sotto pressione dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per ripensare al progetto. La Merkel ha ribattuto affermando che la Germania  non accetta intromissioni corca la sua politica energetica.

A livello di Stato membro, l’opposizione è ugualmente veemente. “I russi stanno giocando una lunga partita qui. Hanno la pazienza e hanno preso l’impegno “, ha detto un alto funzionario occidentale che ha parlato sulla condizione di anonimato. “Pensano davvero i tedeschi di non  vedere  i segnali o non vogliano vedere i segni di come questo potrebbe essere molto brutto per il futuro dell’Europa.”

Il Ristori ha espresso preoccupazione per il fatto che la Russia minaccerebbe un’incursione nei paesi baltici (secondo il funzionario), o potrebbe effettuare altre azioni come quelle che si sono svolte in Crimea nel 2014, inoltre la Russia potrebbe usare la minaccia di spegnere il gas al fine di scoraggiare o inibire qualsiasi risposta occidentale.
I paesi ell’Unione più strettamente filo USA, come Lettonia, Lituania e Polonia, oltre naturalmente al governo glolpista di Kiev, si oppongono al progetto affernmando che questo porterebbe ad un aumento della dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche dalla Russia.

Sia la Lituania che l’Ucraina hanno sperimentato cosa significa tale dipendenza energetica (affermano) e sanno quale sia il suo prezzo per lo stato e i consumatori. Nord Stream 2 rappresenta una minaccia non solo per gli obiettivi fondamentali dell’Unione dell’energia, ma sta anche diventando una minaccia per la solidarietà degli stati dell’UE.

Al contrario rifornirsi del gas liquido USA portato in Europa, secondo questi paesi, rappresenterebbe “un vantaggio” e sottrarrebbe l’Europa alla dipendenza del gas russo. Meglio qundi, secondo i paesi filo USA,  dipendere dal “grande fratello” americano, così disponibile e “genroso” con l’Europa (il costo del gas USA rappresenta circa il 50% in più rispetto a quello russo).
In realtà è cosa piuttosto nota e dimostrata che molti dei parlamentari europei che hanno firmato la lettera appaiono nella lista di quelli che sono finanziati dallo speculatore finanziario George Soros che si adopera da tempo per favorire l’ostilità contro la Russia, mentre altri parlamentari si presume che abbiano ricevuto pressioni da agenzie di intelligence USA e lobby interessate alla vendita del gas GNL di produzione statunitense.

Le posizioni non sono quindi così “spontanee” e motivate dall’interese gererale dell’Europa (che in questo caso non si vede quale sia) ad acquistare il costoso e problematico GNL dagli USA.

Il punto è se l’Europa resisterà alla pressione dei nordamericani, che hanno sfruttato tutte le opportunità per impedire l’attuazione di questo progetto e allo stesso tempo convincere gli europei ad acquistare il GNL USA.

Fonti:  EU Today  Sputnik Mundo  El Espia Digital

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

4 Commenti

  • PieroValleregia
    8 novembre 2018

    …. il gas americano “è molto più vantaggioso”; beh ovvio, costando il 50% in più è decisamente vantaggioso … per chi vende !!!
    un saluto
    Piero e famiglia

  • Orazio
    8 novembre 2018

    Come si vede che sono dei lacché degli USA.
    L’Europa deve guardare ai suoi interessi… gli interessi degli USA, non coincidono con i nostri.
    Non possono pensare che gli europei abbiano sempre l’anello al naso.

    • atlas
      9 novembre 2018

      ma hanno tutti e due i piedi nella nato …

  • contadino
    8 novembre 2018

    L’autolesionistica cosiddetta UE, ancora una volta invece di fare i propri di interessi, forà quelli di Zio Sam. Mi auguro che il governo Lega M5S, riesca a vincere la battaglia contro i burocrati di Bruxelles a libro paga di Soros, sbugiardando la loro politica di asservimento alla criminale finanza, e ad innescare una reazione a catena, che risvegli il Popolo Europeo per spazzar via i corrotti “europeisti” ridando dignità a nazioni che ora, non sono altro che portatrici di borracce.

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