L’Europa ci costa 4 miliardi all’anno. Ma tifa spread contro gli italiani

di  Alberto Maggi

Manovra, il dietro le quinte della bocciatura da parte della Commissione europea.
Dombrovskis e Moscovici, gerarchi del nuovo ordine europeo che vuole i popoli schiavi dei mercati finanziari e dello spread, si presentano in conferenza stampa a Bruxelles per spiegare con toni apocalittici che per la prima volta la Commissione europea boccia la manovra economica di un governo dello Stato membro.

Naturalmente si tratta del governo italiano, quello nato dal voto popolare del 4 marzo che sta faticosamente cercando di risollevare il Paese dopo sette lunghi anni di lacrime e sangue e di austerità tanto cara proprio ai tecnocrati dell’Unione europea. Una cura da cavallo che ha portato al massimo storico di cinque milioni di poveri e che ha fatto toccare il record nel rapporto debito/Pil, segno che l’austerità oltre che dannosa e anche inutile.

Ora nel mirino finiscono Conte, Salvini e Di Maio per il loro deficit/Pil al 2,4% nel 2019, peccato che l’ultraeuropeista amico del Pd Macron (quello che scarica i migranti in Italia di notte e che respinge minori e donne incinte al confine) abbia fissato un deficit/Pil addirittura al 2,8%. I colpevoli, i cattivi, quelli da punire sono i sovranisti italiani, Lega e M5S.

Naturalmente ci si dimentica che l’Italia ha un livello di risparmi privati tra i più elevati al mondo. Il timore dell’establishment europeo è evidente: temono che l’esperimento sovranista italiano funzioni e che possa contagiare anche altri Paesi dell’Unione. I vari Dombrovskis e Moscovici, per non parlare di Juncker, rappresentano partiti ormai in crisi profonda in tutto il Vecchio Continente. I socialisti stanno letteralmente scomparendo e i popolari resistono solo se si spostano su posizioni alla Orban o comunque euroscettiche (Merkel e Berlusconi lo dimostrano).

Junker tenta di “strangolare” il ministro spagnolo De Guindo

Ma la moribonda Commissione, che con il voto di maggio 2019 verrà spazzata via, resiste e schiaffeggia in mondovisione chi ha avuto il coraggio e l’ardire di disobbedire alle logiche del Fiscal Compact. E anche dare tre settimane a Roma per eventuali modifiche alla manovra suona come una beffa, visto che il governo ha ripetuto mille volte che non ci saranno modifiche, e quindi la procedura di infrazione è scontata. La speranza dei tecnocrati di Bruxelles, che hanno pensato bene di bocciare la manovra addirittura a Borsa aperta (senza però provocare panico), è probabilmente quella che lo spread inizi a correre per spaventare l’esecutivo italiano piegandolo magari anche con il downgrade delle agenzie di rating.

Peccato che i signori di Bruxelles si dimentichino che negli ultimi 17 anni l’Italia è sempre stata “in rosso” nei suoi rapporti economici con l’Unione europea. Nel senso che ha sempre versato alle varie voci del bilancio Ue più soldi di quanti ne ha ricevuti sotto le più diverse forme. Il grafico sotto (fonte www.truenumbers.it) mostra, anno per anno, quanto l’Italia ha versato alla Ue, quanto ha ricevuto indietro e lo squilibrio tra i due valori.

L’anno peggiore è stato il 2011 quando lo squilibrio è stato di oltre 7,6 miliardi di euro: quell’anno, in pratica, abbiamo versato il doppio di quanto abbiamo ricevuto. Anche il 2014 è andato malissimo: lo squilibrio è stato di oltre 7,3 miliardi di euro. Il terzo anno peggiore è stato il 2009: 7,2 miliardi di rosso. Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, scrive www.truenumbers.it, complessivamente in questi anni all’Europa abbiamo versato 230 miliardi e 675 milioni di euro e ne abbiamo incassati 162 miliardi e 330.

In pratica per l’Italia i costi dell’Europa sono stati pari a 68 miliardi e 345 milioni: più di 4 miliardi l’anno. Ma questi numeri, soldi veri usciti dalle tasche di imprenditori, lavoratori e pensionati italiani, non contano per la Commissione europea. Conta solo fermare a tutti i costi il governo del Cambiamento. Ma, come ha spiegato Matteo Salvini ad Affaritaliani.it, “indietro non si torna!”.

Fonte: Scenari Economici

5 Commenti

  • Monk
    23 ottobre 2018

    Governo del cambiamento è grossa, ma sta rompendo le palle e vedremo se avranno gli attributi per spaccare questi giudoeuromafiosi merdosi…hanno abbassato la quota del canone, cretinata! Questo furto per pagare i parassiti che fanno informazione unilaterale sarebbe da eliminare. Mai pagato ma molti hanno paura, Papi sovrani e nullatenenti sono gli uomini più potenti.

  • songanddanceman
    24 ottobre 2018

    Salvini , secondo me , non ha capito niente ! (opp. non segue “controinformazione ” , perchè non ha letto & non è informato sui dati e le cifre suddetti )
    Quì , ormai , si tratta proprio di tornare indietro ! altro che non tornare indietro .
    Ma tornare un bel pò indietro , cioè al 1980 !! … ed al vecchio MEC opp. alla vecchia CEE .

  • Cippa
    24 ottobre 2018

    Buongiorno a tutti.
    Purtroppo se siamo arrivati a questo punto, con un governo che ha una delle più ampie maggioranze degli ultimi decenni, lo dobbiamo esclusivamente ai governi precedenti.
    Parlo da sinistra (e se dico sinistra, nn parlo del pd), dove mi sono sempre posizionato, ma senza tessere o fedi.
    Non so se nel merito l’attuale documento di programmazione economica sia perfetto, ma sono sicuro di una cosa: se proseguiamo con sacrifici di bilancio, ci strozziamo lentamente.
    Al momento, purtroppo, dobbiamo sperare che l’attuale governo abbia le “palle” e provi fino in fondo a cambiare il trend della crisi Italiana.
    In ogni,caso non condivido tanti altri temi che sono cari ai gialloverdi, ma …. tant’è!
    Ognuno ha il governo che si merita.
    Ad maiora

    • atlas
      24 ottobre 2018

      e a gufare c’è pure sta cippa di pd. A malora.

  • Woland
    25 ottobre 2018

    Dombrovskis e Moscovici, ma leggete i nomi!
    Questa non è una bocciatura “europea”, ma una bocciatura della mafia khazara, e tutto ciò che non piace alla mafia khazara significa che è buono e giusto.
    A quando Dombrovskis e Moscovici appesi per i piedi in piazza loreto? Intanto facciamo resistenza contro l’invasore che con una manovra a tenaglia (finanziaria dal nord e immigrazionista dal sud) tenta di distruggere il Paese.

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