L’Eurasia diventa il fulcro della geopolitca mondiale

di Luciano Lago
Dopo la ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan, siamo ancora lontani dall’analizzare tutte le conseguenze che si aprono sulla scena internazionale.
Uno degli effetti più significativi, peraltro già prevedibile, è quello della definitiva fine dell’illusione del “nuovo secolo americano” che gli strateghi statunitensi avevano predetto tra la fine degli anni ’90 e con l’inizio del 2001, quando l’elite di potere degli Stati Uniti pianificò la “guerra al terrore” (dopo l’11 Settembre) come pretesto per prendere il controllo dell’Asia occidentale e del Medio Oriente, distruggendo o disarticolando almeno sette paesi in cinque anni, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Siria allo Yemen, passando per la Libia, la Somalia e arrivando all’obiettivo finale rappresentato dall’Iran.
Questo era il piano dell’Aministrazione di George Bush nel 2001 che fu rivelato dal generale ritirato Wesley Clark successivamente all’11 Settembre da informazioni filtrate dal Pentagono e testimoniate dallo stesso Clark.
Il piano è sostanzialmente fallito ma la destabilizzazione di quei paesi, le centinaia di migliaia di vittime, le distruzioni ed il caos causato dagli interventi di Washington e dei suoi alleati sono lì a testimonianza dei crimini commessi e del ruolo distruttivo che gli Stati Uniti hanno rivestito negli ultimi venti anni.

Ci sarà tempo ed occasione per analizzare le evidenti collusioni degli Stati Uniti e dei loro alleati, in primis Regno Unito e Israele, con l’emergere del terrorismo jihaddista, utilizzato come armata di sfondamento per gli interessi di Washington nel cambio di regime e disarticolazione di alcuni di questi paesi.
Il focus centrale che si apre oggi, con la nuova situazione determinatasi in Afghanistan, è quello che riguarda il nuovo assetto dell’Eurasia e su chi avrà il dominio di quell’area che rappresenta il fulcro del continente asiatico e degli sviluppi internazionali nel medio periodo.

Talebani

La principale questione che viene messa all’attenzione delle grandi potenze del continente asiatico , è il pericolo paventato di una enclave di terrorismo jihadista che si possa costituire nel centro dell’Asia, con il califfato dei talebani che hanno preso il potere a Kabul. Questo pericolo ha portato Russia e Cina, le principali potenze euroasiatiche, a rinsaldare la loro alleanza per prendere il controllo dell’Eurasia, in particolare della situazione in Afghanistan ed evitare il propagarsi di gruppi terroristici di ispirazione jihadista nei paesi dell’Asia centrale, con pericolo di coinvolgimento della Cina e della Russia che da sempre sono attenti a questo possibile sviluppo.
Superfluo dire chi ha interesse a questa possibile involuzione e come questa sia stato il vero calcolo geopolitico fatto da Washington nel decidere di abbandonare l’Afghanistan, lasciando circa 85 miliardi $ di armamenti nelle mani dei talebani.
Già in passato l’intelligence cinese aveva rintracciato ed individuato gruppi jihadisti cinesi, appartenenti al gruppo terrorista dell’ETIM, originari del Xinjiang (la regione mussulmana della Cina), addestrati dall’allora comandante statunitense in Iraq, David Petraeus, mentre questi si infiltravano di nuovo in Cina.
La Cina è molto sensibile sul pericolo di infiltrazioni jihadiste nel Xinjiang ed è suonato l’allarme a Pechino quando il segretario di Stato americano Michael Pompeo ha rimosso l’ETIM dalla lista delle organizzazioni terroristiche nel dicembre 2020.
Questo gruppo ha organizzato, pianificato e commesso una serie di attacchi terroristici che hanno scioccato la Cina e il resto del mondo. Fra questi si ricordano l’assalto al Golden Water Bridge del 28 ottobre a Pechino nel 2013, il violento attacco del 1 marzo a Kunming, nello Yunnan, nel 2014 e l’esplosione di una bomba del 30 aprile che ha ucciso tre persone e ferito almeno 79 alla stazione ferroviaria sud di Urumqi, nello Xinjiang. , lo stesso anno.

Uiguri cinesi

Come ha riferito l’ammiraglio cinese Luo, da questa mossa di Washington la Cina ha concluso che gli Stati Uniti avevano pianificato di utilizzare i terroristi uiguri per destabilizzare la Cina. Ed ecco che l’Afghanistan, guarda caso, viene abbandonato ai talebani che non hanno perso tempo a costituire il califfato islamico, lo stesso a cui puntavano i gruppi jihadisti in Siria con l’appoggio degli Stati Uniti. Progetto fallito grazie all’intervento della Russia e dell’Iran, oltre che per l’eroica resistenza dell’Esercito siriano.
Il principale obiettivo della politica USA oggi è quello di contenere la Cina, il più pericoloso competitor degli Stati Uniti sulla scena iinternazionale e in particolare ostacolare il suo progettio della Belton Road che ha un percorso che attraversa l’Asia e si estende verso il Medio Oriente, con l’Afghanistan che potrebbe essere il corridoio verso l’Iran e l’Iraq o, in caso uscisse fuori controllo, l’ostacolo che potrebbe interrompere il corridoio.
Altrettanto interesse mantiene la Russia nell’evitare una destabilizzazione jihadista dell’Asia occidentale che potrebbe infettare come un virus le popolazioni mussulmane della Federazione Russa dove risiedono circa 25 milioni di persone di religione islamica.

Questo spiega la forte determinazione di Putin di rinsaldare la cooperazione fra Russia e Cina e costituire un blocco compatto per contrastare i piani eversivi degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Non è una coincidenza che in questo periodo siano iniziate le esercitazioni militari congiunte da forze russe e cinesi nel nord della Cina e il quotidiano russo Kommersant ha riferito che i soldati russi avrebbero usato per la prima volta armi cinesi.
Le fonti hanno informato che “le esercitazioni approfondiranno…le operazioni antiterrorismo congiunte” e “dimostreranno la ferma determinazione e la forza dei due paesi per salvaguardare congiuntamente la sicurezza e la stabilità internazionali e regionali”.
Se il piano dell’Impero USA era quello di seminare il caos in Asia, in questo caso tale piano potrebbe produrre un effetto contrario agli interessi di Washington.
Anche questa
volta gli americani potrebbero aver sbagliato i loro calcoli.

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