Le rivolte in Europa mettono in discussione l’ordine politico, morale e culturale prevalente


Quando ti rendi consapevole di vivere nel bel mezzo di un tumultuoso processo di cambiamenti, mentre leggi i rapporti quotidiani sulla rivolta di intere popolazioni contro l’elite dominante, come accade in Francia, quando leggi del marasma derivante dalla Brexit nel Regno Unito, vedi le foto di Parigi delle baricate e delle auto bruciate, mentre l’UE dichiara la guerra politica al governo giallo/verde eletto in Italia, mentre qualche cosa di analogo si verifica in Belgio, in Portogallo, in Spagna, persino in Svezia, può essere difficile comprendere la natura storica di quello che sta accadendo in Europa. Come si potrebbe non capire la grandezza del processo in corso..
Se si analizziamo i sondaggi che dimostrano il crollo del sostegno pubblico ai vecchi partiti tradizionali, in particolare quelli liberals e dei partiti mondialisti, non possiamo che meravigliarci di come rapidamente stia crollando quel mondo illusorio creato e desiderato dai sostenitori delle società aperte, della globalizzazione e del multiculturalismo imposto.
Se mettiamo assieme tutto questo allora dobbiamo accorgerci che la nostra epoca è una era di rivolta, persino di caos ma che può essere foriera di trasformazioni che possono approdare verso uno storico cambiamento di paradigma.
La globalizzazione è ormai a pezzi, si viene sgretolando a poco a poco e lascia al suo posto un risveglio dei rancori dovuti all’enorme crescita delle disuguaglianze, dell’arricchimento di una elite e dello scollamento di questa dal sentire popolare.
Le popolazioni in Europa hanno voglia di cambiamenti, perché l’alternativa che ci è stata raccontata per 40 anni non esiste ed era tutta una costruzione di menzogne e manipolazione illusoria creata per gli interessi di una elite finanziaria che ha operato per garantire i propri interessi.
Gli agenti del grande capitale finanziario hanno manovrato per l’abbattimento delle frontiere in modo di meglio collocare i propri capitali speculaltivi e per sfruttare le risorse ed il lavoro dei paesi in via di sviluppo. Questo sistema imposto ha necessitato di abolire i diritti sociali, quelli sul lavoro, di ridurre le spese per l’assistenza, di omologare i lavoratori europei al più basso livello salariare per metterli in competizione con quelli dei paesi emergenti, i fiduciari della elite finanziaria necessitavano di tagliare la spesa pubblica e lo hanno fatto privatizzando i servizi pubblici, liberalizzando il mercato per essere più competitivi.
L’apertura dei mercati e la competitività sono stati i dogmi indiscutibili del sistema liberista mentre il potere di emettere moneta veniva assicurato alla ristretto cartello dei banchieri centrali, dei creatori di moneta e guai a discutere di questo, chi lo fa rischia la poltrona o anche la testa.

Parigi proteste gilet gialli

Siamo tutti impantanati nei retroscena dei negoziati della Brexit (in realtà non esiste una vera negoziazione, ma piuttosto lievi disaccordi tra le istituzioni britanniche e comunitarie su come la Brexit potrebbe essere eliminata più facilmente) . Esprimiamo sorpresa per la corrosione della politica del consenso anche in Svezia, il paese tradizionalmente più consensuale fra tutti. Tuttavia potrebbe essere difficile mettere insieme le cose e creare un quadro più ampio di quanto accade. Si deve però avere il quadro d’insieme perché allora è possibile comprendere che la nostra è davvero un’era di rivolta, persino di caos – ma un caos benvenuto, che sia fruttuoso di cambiamenti nello spirito dei popoli.
Quello che si sta verificando in tutta Europa, è il fatto nuovo che la gente che mette in discussione l’ordine politico, morale e culturale prevalente. Queste non sono semplici rivolte economiche, anche in Francia, dove le questioni economiche sono state sicuramente nel mix. Gli osservatori di sinistra, quando devono interpretare l’attuale fase rivoltante, hanno cercato di ridurre la rivolta populista a un grido di aiuto da parte di coloro che sono “lasciati indietro” o “economicamente vulnerabili”.
Tale analisi svilisce la rivolta populista; lo svuota del suo carattere veramente radicale, della sua sfida consapevole non solo al neoliberalismo che è centrale nel progetto dell’UE, ma molto più importante delle norme culturali e delle pratiche politiche delle nuove élite nell’Europa del XXI secolo. Dire “Queste persone sono povere e questo è il motivo per cui sono arrabbiati” significa derubare queste persone della loro richiesta di cambiamento.

Le banalità più spregevoli, le più stupide del nostro tempo, vengono pronunciate sia da gruppi di stallieri dei grandi media sia da sedicenti esponenti della sinistra radicale e mondialista, come quella che, secondo loro, si assista ad un ritorno degli anni ’30 con il pericolo di un risorgente Fascismo. Agitare lo spauracchio del Fascismo, una cosa ancora inesistente, è l’ultimo rifugio dei lestofanti, degli esponenti della borghesia preoccupata e della sinistra mondialista, quando non hanno costoro come giustificare le loro posizioni di potere acquisite senza meriti nella politica come nei media del sistema.

Questa analisi del fenomeno è tanto sbagliata quanto lo può essere una teoria strumentale di comodo per nascondere il fallimento del sistema liberal. Confrontare la vita politica contemporanea con eventi del passato è sempre un modo imperfetto per capire dove stia andando la politica. Ma se davvero dobbiamo fare un paragone storico delle similitudini di oggi con il passato, allora non sono gli anni ’30 quelli a cui la nostra era sembra somigliare ma piuttosto- sono gli anni ’40. In particolare il 1848. Questo è l’anno in cui i popoli di tutta Europa si ribellarono per un radicale cambiamento politico, iniziando in Francia e diffondendosi in Svezia, Danimarca, stati tedeschi, stati italiani, impero asburgico e altrove. Erano rivoluzioni democratiche, chiedevano l’istituzione o il miglioramento della democrazia parlamentare, la libertà di stampa, la rimozione delle vecchie strutture monarchiche e la loro sostituzione da parte di stati o repubbliche indipendenti. Il 1848 viene spesso definito dagli storici la Primavera delle Nazioni.

Sicuramente il 2018 non è stato così tumultuoso come lo fu il 1848, il contesto è diverso. Ci sono state proteste derivanti da risultati elettorali inaspettati e rivolte da strada, ma nessun tentativo di rivoluzioni effettive. Eppure anche la nostra epoca sembra una Primavera delle Nazioni. In particolare in Europa. Ora ci sono milioni di persone in tutta Europa che vogliono ristabilire gli ideali della nazione, della sovranità nazionale e della democrazia popolare, contro quelle che potremmo considerare come le strutture neo-monarchiche della tecnocrazia del XXI secolo. I gilet gialli sostenuti dalle rivolte in Francia dimostrano questa volontà di cambiamento. In Francia vi è stata una restaurazione dove troviamo un sovrano sempre più simil monarchico: la sedicente presidenza di Emmanuel Macron, il figlioccio dei Rothshild, un personaggio autoritario sfidato di settimana in settimana, da persone che vogliono una maggiore libertà di opinione e una maggiore indipendenza nazionale. ‘Macron, una sorta Luigi16’ del XXI secolo, ha dato incarico al suo filosofo di corte, Bernard Henry Levy, di accusare il movimento di essere composto da “Poujadist e populisti”. Sappiamo cosa è accaduto al sovrano allora nel 1793 per aver sottovalutato la rivolata.
Nelle settimane scorse manifestanti in gilet giallo in Belgio hanno cercato di invadere la Commissione europea – un evento senza precedenti, che ha ottenuto una copertura mediatica sorprendentemente scarsa – mentre i giubbotti gialli nei Paesi Bassi hanno chiesto un referendum sull’adesione all’UE e in Italia si sono riuniti per esprimere supporto per il loro governo euroscettico. Il risultato della elezione in Italia è stato un evento chiave del 2018. Arrivato a marzo, questo risultato ha portato al potere la Lega e il Movimento a cinque stelle, parti detestate dall’establishment dell’UE, e nel processo ha mandato in frantumi le delusioni che avevano attanagliato molti osservatori europei dopo l’elezione di Macron l’ultima volta anno – che la vittoria di Macron rappresentava il dissolvimento del momento populista. L’Italia ha smentito ciò, i ribelli francesi l’hanno confermato, e le elezioni locali e nazionali, ovunque dalla Germania alla Svezia, hanno aggiunto ulteriore peso al fatto che la rivolta populista non si sta dissolvendo come speravano. .

Per quanto molte persone sono state spinte alla rivolta dall’eccessivo costo della vita e dall’aumento della marginalità economica, la richiesta economica non era la loro sola “esigenza immediata” che li ha spinti ad organizzarsi e ad agire, piuttosto, il loro istinto di rivolta è stato costruito su “solide basi intellettuali” e si è espresso come una “negazione della legittimità dell’attuale ordine sociale e politico”. Di certo la tassa sui carburanti di Macron colpiva le tasche delle persone; vero, come molti elettori della Brexit sono meno abbienti delle élite britanniche; così i giovani italiani euroscettici lottano per trovare lavoro e contro le disparità sociale e i privilegi della casta.. Tuttavia le loro rivolte, sia nelle urne elettorali che nelle strade, sono alimentate da qualcosa di più della “privazione immediata” -si mette in discussione la legittimità della ortodossia politica del sistema neoliberista imposto dai tecnoburocrati della UE e dai loro opinionisti di corte.
La grande incognita del domani è chi prenderà la guida dei movimenti sovranisti e populisti, chi rappresenterà la voce della protesta e se i tentativi di infiltrazione dei potentati – che già si palesano- avranno successo.

di Luciano Lago

2 Commenti

  • Max Tuanton
    23 Dicembre 2018

    Come possa rimanere ancora quell’assassino culattone di macron a capo Della Francia e’ un mistero e con che Faccia poi ! come vedere Anche LA polizia malmenare per 1 mese I propri connazionali anche li e’ un mistero , il mistero Si svela quando forse non tutti sanno ma LA vera forza che comanda LA Francia e’ I’ll Grande Oriente di Francia LA piu potente Massoneria del Mondo con quella inglese e americana tutte le altre aconfronto soon loggie spurie non valgono una cicca ,I massoni nella polizia come nei magistrati avvocati bankster politici ecc soon onnipresenti e in maggioranza decidono tutto ,I massoni infrancia sotto LA guida del padrone Ebreo comandano tutto e tutti ,voi credete che I polizziotti non siano massoni?lo soon tutti e vengono coperti di prebende grana grana che invece potrebbe aiutare I poveri va ai/polizziotti polizziotti i quali a loro volta manganellano ,Iimpierosamente i poveri gilet gialli IL Colmo!

    • atlas
      24 Dicembre 2018

      i giudei mandano metà del popolo a reprimere l’altra metà. Non ci scrivi niente di nuovo

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