Le restrizioni dei media di Washington mostrano che la libertà di stampa negli Stati Uniti è una finzione

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha recentemente annunciato un limite al numero di dipendenti autorizzati per i media cinesi con sede negli Stati Uniti.

Questa decisione arbitraria rappresenta l’ultima fase della repressione politica sempre più virulenta che Washington sta dimostrando contro i media cinesi negli Stati Uniti e interrompe notevolmente il normale lavoro di segnalazione di queste organizzazioni.

Questa politica offusca anche la credibilità di questi media, ostacola i regolari scambi di personale ed espone pienamente l’ambivalenza della cosiddetta libertà di stampa negli Stati Uniti.

A Washington piace vantarsi della libertà di cui gode la stampa negli Stati Uniti, ma i fatti in realtà dicono il contrario.

“La libertà di stampa è garantita solo a coloro che la possiedono ” , ha dichiarato AJ Liebling, editorialista di The New Yorker, che ha descritto come fosse la libertà di stampa negli Stati Uniti soprattutto riservato ai ricchi, ai potenti e ai gruppi di interesse.

Negli ultimi anni, il governo degli Stati Uniti ha lanciato un’offensiva sistematica contro la libertà di stampa e dei media, cercando di rappresentare tutti i media ostili nei suoi confronti come fonti di “notizie false”.

Pur mantenendo un controllo molto fermo sul lavoro dei media a livello nazionale, il governo degli Stati Uniti ha anche usato la stampa come arma contro i paesi che considera nemici o concorrenti.
Il quotidiano americano Wall Street Journal ha recentemente pubblicato un articolo che definisce la Cina “il vero malato dell’Asia “, mentre la Cina stava coraggiosamente combattendo contro l’epidemia del nuovo coronavirus.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha persino insistito nel difendere l’ignoranza e il razzismo del giornale, ignorando le proteste del popolo e del governo cinesi.

La mancanza di informazioni imparziali e obiettività giornalistica è anche fin troppo evidente nella copertura di argomenti come la Siria o il Venezuela da parte dei media americani.

Il modo in cui Washington abusa del suo status di superpotenza rivela inequivocabilmente un’ideologia e un pregiudizio ereditati dalla guerra fredda. Per coloro che continuano a fare affidamento su una mentalità di gioco a somma zero a Washington, la Cina è davvero una minaccia che deve essere contenuta.

Manipolazione dei media

Nel libro ha pubblicato di recente – ” Paura fatto: le relazioni tra America e Cina ” (falso timore: America e Cina Relations) – l’autore Xin Jiyan dice Washington è attualmente ” assediata dai legislatori “Warmongering”, ovvero che vedono la Cina come una fonte di paura … Sebbene i critici anti-cinesi non siano nuovi, mettono sempre più a rischio il normale commercio, la fiducia reciproca e la cooperazione tra Cina e Stati Uniti “.

Gli Stati Uniti si vantano da tempo del proprio modello di democrazia e libertà, descrivendosi come una ” città luminosa su una collina “.

Questa auto-glorificazione, tuttavia, serve solo a giustificare e sostenere le ambizioni egemoniche di Washington, che aspira a governare il mondo come un maestro, basandosi tra l’altro sulla sua stampa nazionale. Ciò dimostra che la “libertà di stampa” in cui l’America crede così fermamente non nasconde di fatto alcuna realtà.

http://french.xinhuanet.com/2020-03/06/c_138847566.htm

Fonte: French.xinhuanet

Traduzione: Luciano Lago


Per quanti possano pensare che in Europa la situazione della libertà di stampa sia diversa, invitiamo a leggere quanto scriveva il giornalista tedesco Udo Ulkfotte, nel suo libro “Giornalisti comprati”, tradotto in italiano e pubblicato ultimamente dall’editore Zambon.

Il giornalista Udo Ulfkotte

Dopo oltre 17 anni di carriera, il giornalista ha rivelato, per diretta testimonianza, come i governi e le Agenzie di intelligence usano e sfruttano i media per scopi di propaganda. Udo Ulkfotte, si era pubblicamente vergognato del proprio coinvolgimento nella divulgazione e nella diffusione di informazioni e storie false. Aveva dichiarato che la situazione nel mondo di guerre, morti, devastazioni di interi paesi e popolazioni, era diventata troppo pericolosa e per lui moralmente insostenibile, per non svelare apertamente i vari interessi dietro ogni articolo e il ruolo annientante che possono avere i professionisti dell’informazione e quindi la loro oggettiva complicità nei più tragici eventi.
In alcune interviste quand’era ancora in vita, dichiarava: “…erano anni che avevo cominciato a scrivere questo libro…poi ho sentito che era arrivato il momento giusto per finirlo e pubblicarlo, perché sono profondamente preoccupato per la crisi ucraina e per le possibili conseguenze devastanti per tutta l’Europa e tutti noi… Non sono affatto filo-russo, ma è chiaro che molti giornalisti seguono ciecamente e pubblicano qualunque cosa l’ufficio stampa della NATO gli fornisca. E questo tipo di informazioni e rapporti del sono completamente unilaterali….

Nel mio paese temono questo libro perché ho nominato innumerevoli giornalisti che collaborano con il Bundesnachrichtendienst ( BND), la CIA o intrattengono rapporti stretti con altri servizi di intelligence. I giornalisti coinvolti sono molto probabilmente scioccati nel vedere il proprio nome stampato in un libro. Ma cosa possono fare? Ho usato un numero enorme di citazioni, riferimenti e tutte le prove di quanto scritto sono in mio possesso….”.

In un’altra intervista rilasciata precedentemente, aveva dichiarato che i giornalisti vengono spesso avvicinati di nascosto. Usufruiscono di “compensi” sotto forma di regali, di viaggi gratuiti, opportunità di “networking” cioè di entrare in una rete di relazioni precostituite dalle varie Agenzie, funzionali alla propria carriera e lavoro; gestite in “background”, usufruendo cioè di informazioni predeterminate su dati e trame celate di un avvenimento o di un complesso di fatti e circostanze che fanno da sfondo a un avvenimento e lo spiegano in un’ottica predefinita. Egli ha raccontato di quando si rese conto per la prima volta di essere stato usato come un mero strumento di propaganda: “… è chiaro come il giorno che gli agenti di vari Servizi fossero negli uffici centrali della Frankfurter Allgemeine, il posto in cui ho lavorato per 17 anni. Gli articoli sono apparsi sotto il mio nome più volte, ma non erano un mio prodotto intellettuale. Una volta fui avvicinato da qualcuno dell’Intelligence tedesca e della CIA, i quali mi dissero che avrei dovuto scrivere di Gheddafi e di denunciare come stava cercando di costruire in segreto, una fabbrica di armi chimiche in Libia. Non avevo informazioni su nulla di tutto ciò, ma loro mi mostrarono vari documenti, io dovevo solo apporre il mio nome sull’articolo. Ritenete che questo possa essere chiamato giornalismo? Penso di no. Questo è un tradimento dei lettori che pensano di poter ottenere informazioni reali per potersi fare delle loro opinioni, ma in realtà acquisiscono soltanto materiale di propaganda…Sì, so che cosa state pensando. Perché non mi sono rifiutato…L’ADAC, il più grande club automobilistico tedesco, aveva un dipendente che lavorava per il suo servizio di salvataggio in elicottero, che si rifiutava di collaborare segretamente con il BND. Fu immediatamente espulso dall’ADAC , lui gli fece causa e andò in tribunale, ma i giudici hanno deciso che una persona non può rifiutarsi di lavorare con il BND, e non è un problema che uno possa perdere il lavoro per il suo rifiuto, è solo una sua scelta. Capisci? Capisci cosa sto dicendo? Non volevo diventare un disoccupato…”.

Ad una domanda dell’intervistatore del perché, se il giornalismo è gestito così estesamente dai Servizi di intelligence, come mai lui il è primo a voler dire la verità, Ulkfotte rispose: “…Qualsiasi giornalista che parlasse di questo problema, verrebbe immediatamente licenziato. La mia casa è stata perquisita sei volte, ho avuto tre attacchi di cuore ma non ho figli a cui pensare. Sono libero, senza vincoli finanziari. Voglio lasciare questo mondo con la coscienza pulita e non voglio più che le menzogne mi opprimano. Mi vergogno profondamente del cosiddetto lavoro svolto per la Frankfurter Allgemeine. Me ne vergogno. Le persone per cui ho lavorato sapevano tutto ciò che facevo da sempre. E la verità deve venire fuori. Non si tratta solo di Frankfurter Allgemeine, questo è l’intero sistema che è corrotto fino in fondo….Finora, la FAZ non ha risposto ufficialmente a nessuna delle accuse scritte nel mio libro. Non hanno reagito e non mi hanno mai contattato. Li informai prima ancora che il libro fosse pubblicato e quella volta hanno detto che mi avrebbero fatto causa…Mi avevano informato per iscritto che avrebbero presentato una denuncia al Tribunale contro di me, per violazione della legislazione penale, civile e del lavoro, nonché degli standard aziendali nel giornalismo. Invece poi il silenzio. E così anche nessuno dei nomi indicati ha fatto passi legali…i cosiddetti giornalisti Alpha, coloro cioè che hanno stretti legami con le élite politiche occidentali e le loro Agenzie, e che scrivono solo ciò che viene loro detto di scrivere… Molti altri vogliono mettermi in prigione perché ho rivelato “segreti di stato”. Forse varrebbe la pena per me volare a Mosca come Edward Snowden e chiedere asilo lì. Aspettiamo e vediamo come reagiscono i leader della Repubblica delle banane in Germania, perché ora sono stati compromessi, e tutti possono leggere nel mio libro come viene generata l’apparenza di una stampa libera e che la democrazia in Germania è solo un’illusione” ….

Fonte: L’antidiplomatico

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-chi_era_udo_ulfkotte_autore_di_giornalisti_comprati/24790_33174/

Purtroppo Udo Ulkfotte è deceduto il 13 Gennaio del 2017 (per cause non chiarite) e non può più testimoniare quanto da lui dichiarato e spiegato nel suo libro.

1 commento

  • Savino
    7 Marzo 2020

    Da noi e la stessa cosa, chi non se ne accorge e perchè e un ignorante o complice, di tutti i mezzi di comunicazione, in mano a pochi mafiosi che la controllano e ne distillano il flusso a piacere dei potenti del mondo, con costante e colossali bugie ed Omertà permanente, per ciò che non dicono, la malafede e di norma e costante. Buona lettura

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