"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Le resistenze al liberismo globalista emergono con le identità dei popoli

di Luciano Lago

Le Idee non si fermano, tentano di affossarle ma queste risorgono : la risorgenza del nazionalismo nella periferia dell’Europa, in America Latina ed altrove favorisce  la visione di una diversa teoria politica alternativa al liberismo globalista.

La lotta antimperialista, nella contemporaneità politica, ha un carattere radicalmente patriottico, identitario, antisistemico, originato dalle rivolte nei paesi del terzo mondo, e si presenta come multipolare, antagonista rispetto all’ordine mondiale imposto da Washington.

Qualsiasi osservatore oggi può notare che I blocchi politici che sottintendono agli attuali conflitti geopolitici non consistono più in quei vecchi blocchi ideologici che contestavano l’egemonia durante la seconda guerra mondiale e più tardi durante la guerra fredda. In altre parole, la politica concreta oggi non si esprime più attraverso una tensione tripartita tra liberalismo americano, comunismo sovietico e fascismo italo-tedesco, e tanto meno tra una doppia spaccatura tra un blocco capitalista e un blocco socialista.

Si è visto che, con la caduta dell’URSS e con la vittoria del liberalismo americano imposto su scala globale, l’egemonia dell’Impero USA è passata dalla scala virtuale alla scala reale: l’ideologia neoliberista diffusa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati/vassalli dell’Occidente e sostenuta materialmente dalla forza militare-strategica della NATO, rappresenta oggi la copertura ideologica del suo progetto di dominio globale nel mondo.

Il progetto di dominio si è concretizzato sul piano economico con il controllo finanziario (indebitamento) oltre che con l’aumento dell’esportazione dei grandi monopoli e delle corporations verso i paesi sottosviluppati allo scopo di godere di manodopera a basso costo e massimizzare i profitti del grande capitale. L’egemonia dell’Impero USA si attua con gli interventi militari per sottomettere gli stati nazionali strategici; l’Impero mobilita il suo apparato di ONG e servizi di intelligence per promuovere le rivoluzioni colorate al fine di rovesciare governi ostili agli interessi del blocco anglo-USA-sionista; la stessa mano dell’Impero USA ha utililizzato per i propri fini vari gruppi terroristici in Medio Oriente per destabilizzare i paesi ostili ed imporre il proprio dominio; ricorre quando necessario alle sanzioni economiche unilaterali; utilizza le migrazione di massa come arma geopolitica per destabilizzare gli Stati nazionali ed imporre un nuovo ordine globale.
Il trionfo del modello liberista ed americanoide ha raggiunto il suo culmine con la proclamazione dell’imperativo dell’Economia (e dei dogmi del liberismo) come il “destino manifesto” in un mondo globalizzato. Era sembrata la “fine della storia” quella pronunciata da Francis Fukuyama e dai neocons americani. Sembrava arrivata l’era del controllo assoluto del grande capitale finanziario su un nuovo ordine globale.
Tuttavia la Storia non si è arrestata ed ha proseguito il suo corso.

Come ha osservato lo scomparso Comandante Hugo Chávez, nello stesso fatidico anno in cui Francis Fukuyama pubblicò il suo saggio su Fine della storia nel 1989, vi fu una rivolta di massa portata avanti dai settori popolari di Caracas contro un pacchetto di aggiustamenti strutturali neoliberisti imposti da allora. Il presidente Carlos Andres Perez, che aveva risposto alle proteste con la violenza, uccidendo centinaia di venezuelani non riuscì a fermare il corso della Storia. Fu la ribellione della gente nel vedere il loro destino  gettato sulla scia della politica borghese di sfruttamento neocoloniale. Simili insurrezioni si sono verificate in tutto il mondo negli anni successivi, con enfasi sulla rivolta zapatista nel 1994, a prescindere dagli sbocchi poi avutisi, spesso coronati da fallimenti e da corruzione delle classi politiche.

Allo stesso modo, le nuove forze politiche sono sorte per affrontare la tirannia del grande capitale globale, con il suo braccio militare degli USA e della NATO e si è diffuso uno spirito di antagonismo e di rivolta in varie parti del mondo,
diffusisi come ad  incendiare le varie forme di dominio imperialista. Sebbene alcune di queste forze risalgano all’egemonia pre-occidentale, e sebbene siano state influenzate in varia misura da ideologie sconfitte dal liberalismo, tali forze non si adattano ai criteri ideografici delle  vecchie ideologie anti-liberali. Erano sintesi, riconfigurazioni, trasmutazioni, fusioni, ideologie sui generis sovversive che avevano qualcosa in comune: il nazionalismo del terzo mondo, l’impeto patriottico della liberazione nazionale e la condivisione di un nemico comune.

Stiamo parlando di ideologie come Chavismo in Venezuela, indubbiamente dottrina socialista patriottica, basata sulla creatività politica di Hugo Chavez, che è riuscito a forgiare una quarta via in relazione al capitalismo liberale, al comunismo e al nazionalismo sciovinista, riconciliando le sue influenze peroniste e velasquiste con la prospettiva di uno stato comunale basato sull’autonomia produttiva dei lavoratori. Il suo scopo? Come delineato nel suo “Plan de la Patria”, stabilendo un ordine mondiale multipolare e pluricentrico e costruendo efficacemente un socialismo basato su valori patriottici in Venezuela.

Altrettanto avveniva con la “Jamahiriya” di Gheddafi, una dottrina politica influenzata dalle ideologie della Seconda e Terza Posizione, ma aveva cercato anche di forgiare una Quarta Via in relazione a queste: mentre riconoscendo l’attuale lotta di classe e la preminenza della nazione, Gheddafi conferì alle Persone, e solo a queste, organizzato in comitati popolari, il ruolo di agente storico e soggetto politico. Non la classe operaia da sola o la nazione, ma il Popolo. Il suo obiettivo? Creare uno stato sociale basato sulla democrazia organica, sul socialismo naturale e sulla tradizione (che egli identifica nel suo Libro verde come la legge naturale che governa le società prima dell’emergere delle classi).

Come non menzionare  Hezbollah in Libano? Una organizzazione a matrice  sciita e quindi identitaria: antimperialista, antisionista, anticapitalista, una delle pietre più grandi nella scarpa del sionismo e del dominio occidentale in Medio Oriente. Il suo Manifesto programmatico invita tutti gli oppressi del Libano e del mondo ad alzare le armi contro il virus dell’americanismo. Il suo obiettivo? Liberare i musulmani, cristiani e drusi libanesi dai governi fantoccio e nello stabilire uno stato basato sui valori  religiosi identitatari e sulla giustizia sociale anticapitalista e anti-colonialista.

Asse della resistenza

Potremmo anche includere in questo elenco il Partito  Baath in Siria, l’ultimo rappresentante del nazionalismo panarabo, nato da una sintesi ideologica nazional-rivoluzionaria, influenzata dal socialismo e dalla Terza posizione, come un autentico socialismo patriottico diretto agli arabi, che respinge sia il marxismo che lo sciovinismo. borghese.

In sostanza, anche dopo la caduta dei regimi comunisti e nazionalisti, la lotta è continuata ed è stata plasmata da un’altra logica. Non più la logica delle ideologie passate del XX secolo, ma la metrica della realpolitik, così che oggi l’unica vera lotta è quella intrapresa tra i popoli del mondo, con le loro diverse matrici, contro il globalismo, contro l’ipercapitalismo che rappresentano gli interessi a lungo termine dell’Impero anglo-USA.sionista. Si è creato quindi il Dissenso (in periferia) e la Conformità (al centro).

La resistenza allo status quo ed al nuovo ordine Mondiale nei tempi contemporanei  corrisponde alla difesa dell’ identità e questo inizia a verificarsi anche nella periferia dell’Europa, dalla Serbia all’Ungheria,  anche se in forma  latente.

Ci sono solo due opzioni. Ci sono solo due parti per prendere posizione. Se  prendi posizione da una parte, sei automaticamente  contro l’altra e viceversa. Ognuno deve prendere  la sua posizione: non ci sono più alibi.

Il destino storico di paesi come  l’Argentina, il Brasile, e buona parte del Latino America , dipenderanno diametralmente da quale parte si saranno situati: conformità o dissenso. Lo stesso per quanto riguarda per paesi come l’Egitto, la Turchia ed altri paesi arabi. Se sceglieranno di uniformarsi  al progetto anglo americano  – saranno per sempre destinati  ad essere  colonie del  banchieri e dei fiduciari dell’Impero.

Per chi  sceglie il Dissenso, la sovranità, l’assunzione del proprio destino storico, allora  si dovrà percorrere la strada di una Rivoluzione, di una difesa della propria sovranità ed identità, in una lotta che distrugge e criminalizza l’élite economica e ritira ogni diritto di rappresentanza politica dalle aspirazioni delle oligarchie. L’esempio della Siria e del Libano sono lì a mostrarci quale sia il prezzo da pagare.

 

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  1. Backward 3 mesi fa

    “…Sembrava arrivata l’era del controllo assoluto del grande capitale finanziario su un nuovo ordine globale.”

    Il controllo non è ancora assoluto ma quasi. La Libia è già caduta, Venezuela ed Hezbollah sono nel mirino.
    Se l’UE si sfalderà e gli USA perderanno il primato economico e militare, significherà che lorsignori non ne hanno più bisogno per finalizzare il progetto globalista.
    Gli USA sono solo il braccio, la mente è apolide.

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    1. atlas 3 mesi fa

      la Libia è caduta, ma si rialzerà, il figlio della buonanima di Gheddafi lo dimostra. Venezuela e Hizbollah sono nel mirino, ma non sono ancora stati colpiti a morte. Sono sincero, ho il sospetto che i tuoi commenti non indichino chiaramente da che parte stai

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  2. Eugenio Orso 3 mesi fa

    Perfetta concordanza nelle conclusioni, su questo punto.
    Non è più il vecchio imperialismo otto-novecentesco, in cui la classe dominante, allora borghese, era legata mani e piedi al destino dello Stato nazionale, inteso come potenza imperialista e strumento di dominazione della borghesia stessa (attenzione, caro Backward, messa così la cosa, il “background” è leninista!)
    In quell’epoca, c’è stato il salto qualitativo dal capitalismo all’imperialismo, ma il centro restava lo Stato nazionale sovrano, potenza imperialista e colonialista.
    Oggi osserviamo il passaggio – già compiuto, in parte significativa – dal vecchio imperialismo a quello che io definisco “imperialismo finanziario globale e privato”: “L’”Imperialismo finanziario globale” è il sostituto del vecchio Imperialismo novecentesco, fino alla variante SIM (Stato imperialista delle multinazionali) che i brigatisti rossi hanno creduto di osservare e che intendevano combattere.”
    Ne consegue che Usa, dollaro, Nato, Ue e Uem sono giustamente strumenti nelle mani della classe dominante finanziaria (lorsignori), strumenti che potranno anche smettere, in futuro, come abiti vecchi, mano a mano che procede la realizzazione del progetto globalista.
    Dal diciannovesimo secolo a oggi, c’è stato il passaggio dal capitalismo in via di affermazione all’imperialismo centrato sugli Stati nazionali sovrani, in mani capitalistico-borghesi e il vero e proprio cambio di Evo, in questi ultimi tre decenni, con l’affermazione dell’imperialismo finanziario privato, nella dimensione globale, e della classe dominante globale finanziaria, suo agente strategico con connotati impersonali.

    Come noti, su questo tema siamo allineati, pur partendo da presupposti diversi,

    Cari saluti

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    1. Backward 3 mesi fa

      “…Ne consegue che Usa, dollaro, Nato, Ue e Uem sono giustamente strumenti nelle mani della classe dominante finanziaria (lorsignori), strumenti che potranno anche smettere, in futuro, come abiti vecchi, mano a mano che procede la realizzazione del progetto globalista.”

      Precisamente. E’ questo che mi sforzo inutilmente di far capire a quanti credono che un’eventale disfatta degli USA e del dollaro sia per lorsignori un imprevisto e una sconfitta, anziché il loro stesso disegno. L’ingenuità di credere che i poteri bancari globali abbiano avuto una svista lunga decenni è disarmante. La consonanza mi rallegra, Eugenio.

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  3. Brancaleone 3 mesi fa

    Forse potrete anche avere ragione,e il tempo dara’ le risposte ma l’idea che poche decine di persone coadiuvate da una cerchia di servi possa sottomettere l’intera umanita’ sembra delirante. I tentativi ci sono e ci saranno ma se anche fossero in parte raggiunti non potrebbero essere comunque di lunga durata, ci sono in gioco talmente tante variabili ,ed e’ cosi insondabile l’animo umano che il potere non basta, del resto non e’ mai bastato nemmeno ai migliori imperi e tiranni.

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Il vecchio adagio classico “vulgus vult decipi” – a cui qualcuno aggiungeva maliziosamente “ergo decipiatur” – offre il terreno fertile a che quelle poche diecine e seguito di servi abbiano adeguato gioco (sebbene in ambito precipuamente trascendente, Jalaluddin Rumi suggeriva infatti: “Quando la smetterete di desiderare caramelle?”). Bisogna ricercare il filo sottile che lega la vittima al carnefice perché possa recidersi con attendibilità per cominciare ad essere soggetti liberi, e tuttavia risulta operazione alquanto impopolare e ben poco gradita (peraltro impossibile da compiersi nella massa di per sé, se non come singole individualità mature).
      È vero che esistano tendenze imperscrutabili nel vasto animo umano, nel bene come nel male; pur tuttavia il non averne piena coscienza fa in modo tale che, alla fin fine, passata una buriana se ne presenti col tempo un’altra laddove il terreno recettivo non abbia trasmutato la propria percettività (il che equivale ad osservare come ogni cosa ci passi sulla testa, in alternanza, lasciandoci soltanto a elaborare varie teoresi e indotte spiegazioni, a mo’ di semplici esseri vissuti e non viventi).
      In definitiva, essere liberi significa “uscire” con consapevolezza da questo perpetuo ed infernale moto ondulatorio che ci rimbomba dentro: e lì niente e nessuno arriva più a condizionare.

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    2. Backward 3 mesi fa

      Non idee, ma fatti. Chi controlla le banche centrali? E di conseguenza le multinazionali, i media, e l’istruzione? Dissentire va bene ma occorre presentare fatti concreti.

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      1. Backward 3 mesi fa

        Questo commento era in risposta a Brancaleone. Il captcha non funziona bene.

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        1. Brancaleone 3 mesi fa

          Non tutto cio’ che puo’ essere contato conta e non tutto cio’ che conta puo’ essere contato. A. Einstein

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      2. atlas 3 mesi fa

        sei anche molto ripetitivo backward. Ma leggerti non mi reca alcun danno

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  4. keki 3 mesi fa

    A proposito di cambiamenti, a suo avviso, le elezioni nazionali a cui stiamo andando incontro, sono solo uno strumento in mano ad elites sovranazionali ( o anche in mano a poteri eversivi nascosti nel nostro paese e collegati ad esse) che, sfuttando la mancanza di coscienza collettiva, approfittano di quest canale pseudo democratico per mantenere il loro potere, illudendo gli elettori dell’esistenza di un possibile cambiamento? Oppure, secondo lei, esiste una microscopica speranza che non astenendosi dal voto e votando per partiti nazionalisti, le cose possano cambiare? Io sono alquanto pessimista rispetto a questo. Lei come la pensa?

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    1. Backward 3 mesi fa

      Concordo. E’ chiaro che il potere sostanziale non si conquista e non si cede in base alle crocette apposte periodicamente su dei fogliettini di carta. Chi ha il potere lo manterrà e difenderà con tutti i mezzi fino alla forza fisica quando necessario. Questo a prescindere dalle eventuali buone intenzioni dei movimenti alternativi.

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      1. atlas 3 mesi fa

        Tradizionalmente, l’occidente utilizza due metodi per eliminare la minaccia all’egemonia mondiale dei petrodollari e ai conseguenti privilegi eccessivi occidentali. Uno di tali metodi sono le rivoluzioni colorate. Il secondo metodo, di solito applicato dall’occidente se il primo fallisce, sono le aggressioni militari e i bombardamenti. Ma nel caso della Russia entrambi tali metodi sono impossibili o inaccettabili per l’occidente. Perché, in primo luogo, la popolazione della Russia, a differenza dei popoli di molti altri Paesi, non ha intenzione di scambiare la propria libertà e il futuro dei propri figli per salsicce occidentali. Questo è evidente dal supporto record per Putin regolarmente pubblicato dalle principali agenzie di sondaggi occidentali. L’amicizia personale del protetto di Washington Navalnij con il senatore McCain è negativa per lui e Washington. Dopo aver appreso questo fatto dai media, il 98% della popolazione russa ora vede Navalnij solo come un vassallo di Washington e traditore degli interessi nazionali della Russia. Pertanto i professionisti occidentali, che non hanno ancora perso la testa, non possono sognarsi una qualche rivoluzione colorata in Russia.
        Sul secondo metodo tradizionale occidentale di aggressione militare diretta la Russia non è certamente la Jugoslavia, l’Iraq o la Libia. In ogni operazione militare non nucleare contro la Russia, sul territorio della Russia, l’occidente guidato dagli Stati Uniti è destinato alla sconfitta. E i generali del Pentagono che guidano le forze della NATO ne sono consapevoli. Sarebbe egualmente senza speranza una guerra nucleare contro la Russia, con il concetto del cosiddetto “attacco nucleare disarmante preventivo”. La NATO non solo tecnicamente non può infliggere il colpo che disarmerebbe completamente la Russia del potenziale nucleare, in tutti i molteplici aspetti, ma il massiccio attacco di rappresaglia nucleare contro il nemico o gruppo di nemici sarebbe inevitabile. E la sua potenza sarà sufficiente affinché i sopravvissuti invidino i morti.
        Cioè, una guerra nucleare con un Paese come la Russia non è la soluzione al problema incombente del crollo dei petrodollari mondiali. Nel migliore dei casi sarebbe la conclusione finale della Storia. Nel peggiore dei casi l’inverno nucleare e la fine della vita sul pianeta, fatta eccezione per i batteri mutati dalle radiazioni.

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    2. Redazione 3 mesi fa

      Personalmente non nutro alcuna fiducia nelle elezioni politiche prossime venture e tanto meno nei partiti e partitini che si presentano con programmi pseudo sovranisti ma di fatto ambigui e già predisposti al compromesso ed all’inciucio. Non saranno le elezioni che potranno portare ad un sostanziale cambiamento ma piuttosto un risveglio di coscienza del popolo italiano (attualmente poco probabile) ed una vera sollevazione contro una classe politica totalmente prona alle direttive delle centrali transnazionali. Sarò pessimista ma vedo un sistema di fatto bloccato dove si recita una commedia delle parti senza reale possibilità di incidere nelle scelte fondamentali che vengono decise presso organismi esterni, a Bruxelles, a Francoforte ed a Washington. La lotta per le poltrone ed il controllo dei posti di sottogoverno e la conquista delle clientele sono l’unico spazio consentito ai politici italiani. I veri poteri sono altrove. Uno Stato che non dispone di una sua moneta, non difende le sue frontiere, non è padrone del proprio territorio, non tutela il lavoro e tradisce la sua stessa costituzione, non è più uno Stato ma un organismo burocratico che impone tasse e gabelle e lavora per altri interessi…

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      1. Eugenio Orso 3 mesi fa

        Esattamente.
        Lo stato italiano è ridotto a semi-stato neocapitalista retto dai collaborazionisti dei poteri finanziari internazionalizzati.
        Il sistema – intendendo, presumo, quello politico e di governo in Italia – non è “bloccato”, ma funziona benissimo così, tenendo conto dei suoi reali scopi – supportare i “mercati&investitori” nella spoliazione dell’Italia, creare una folle società aperta di mercato – e inibisce la vittoria di una vera opposizione politica, che, però, in Italia non esiste.

        Cari saluti

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        1. Laura 3 mesi fa

          Il tentativo di una parte della sinistra di presentarsi alle elezioni, vedi Marco Rizzo, è da considerarsi inutile o nella peggiore delle ipotesi fasulla. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa lei.

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          1. Eugenio Orso 3 mesi fa

            Penso che la sinistra in questione non possa che generare false opposizioni interne al sistema, com’è stato da circa tre decenni a questa parte (almeno da rifondazione comunista in poi).
            Non bastano già i mezzuomini di “liberi e uguali”, fra i quali molti striscianti ex-piddì, che non hanno neanche avuto il coraggio di chiamarsi sinistra?
            Con tutto il disprezzo per la sinistra venduta al grande capitale finanziario, di cui è lacchè, ritengo che in ogni caso dalla via elettorale non potrà sortire nulla di buono e di veramente alternativo.
            Concepisco la democrazia, con tanto di rito elettorale a suffragio universale, unicamente come uno strumento di dominazione elitista sul piano politico.

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        2. atlas 3 mesi fa

          quando si straparla di destra, sinistra e centro si parla di elezioni, quindi di eletti. Mai votato in vita mia

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  5. max tuanton 3 mesi fa

    Digitate:” LA storia mai raccontata pucciarelli” per le masse FUORVIATE da decenni di TV e cinema spazzatura ,NON E’MAI TROPPO TARDI PER IMPARARE ,IL VOSTRO NEMICO VI VUOLE DECELEBRATI E INERMI ,MENTRE LUI E’SEMPRE ALL’OPERA PER PORTARVI AL MATTATOIO FISICO E MORALE

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  6. atlas 3 mesi fa

    per la redazione: aggiungerei Gamal Abdennaser alla lista dei grandi Socialisti Nazionali. E lo metterei in cima

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  7. max tuanton 3 mesi fa

    Backward parla di mente apolide ,Orso di imperialismo finanziario o giu di li , ora visto che di FIANO me NE impipo altamente voglio ricordare a tutti che LA maggior azienda Italiana e’ in mano DEGLI Elkann LA borsa d’italia che gestisce TUTTO il sangue Della nazione ha l’amministratore delegato raffaele Jerusalem I quotidiani LA repubblica corriere Della Sera De Benedetti Mieli feltrinelli ecc tutti Ebrei , almeno cosi ‘ il popolino comincia a ragionare meglio altrimenti si fa solo confusione e chi NE beneficial SONO sempre I senza prepuzio

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    1. Eugenio Orso 3 mesi fa

      I senza prepuzio ovviamente non passano inosservati e le loro imprese le conosciamo: Soros (che è quasi d’obbligo citare), Mark Zuckerberg, Paul Allen ex socio in Microsoft, i soliti Rothschild rami francese e inglese, mettiamoci anche gli Elkann, eccetera, eccetera.
      Quello che è importante ribadire è che costoro – e il sionismo attuale – si muovono in un contesto neocapitalista finanziario globalizzante, come parte di un insieme più ampio: la Global class dominante.

      Cari saluti

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      1. Laura 3 mesi fa

        Grazie Eugenio

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      2. atlas 3 mesi fa

        una vera riforma Sociale e Nazionale non può non prescindere dalla fine delle ‘classi’

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