Le premesse errate alla base dell’iperventilazione della “guerra degli europei alla Russia”.

Le premesse errate alla base dell’iperventilazione della “guerra degli europei alla Russia”.

di Alastair Crooke

È stata un’analisi errata da parte dell’Occidente a intrappolarlo in una spirale di azioni che rischiano di condurre l’Europa a una guerra con la Russia.

Negli ultimi giorni, le classi politiche europee hanno alzato al massimo la voce, diffondendo messaggi chiaramente coordinati e condivisi: “La guerra con la Russia è imminente; la Russia intende colpire la NATO; dobbiamo prepararci; facciamo scorta di acqua in bottiglia, cibo in scatola e siamo pronti a offrire i nostri figli alla leva militare” – “Molti moriranno; ma è loro dovere difendere il proprio paese”.

Che assurdità! Per ribadire il concetto, i leader europei, tra cui l’Alto rappresentante dell’UE Kallas e la cancelliera tedesca Merz, si sono recentemente vestiti deliberatamente con uniformi mimetiche da campo per segnalare la “prontezza alla difesa” durante il Vertice europeo sull’Artico del 14 settembre. (Questi politici europei in uniforme militare possono essere visti nella foto sotto).

Hanno un aspetto assurdo. Eppure ciò non può distogliere l’attenzione dalla domanda: cos’è esattamente questa isteria che sta contagiando i tecnocrati europei?

A prima vista, il messaggio unanime secondo cui la Russia sta per attaccare l’Europa e che la guerra è imminente non ha alcun senso. L’Europa non possiede né uomini, né munizioni, né risorse finanziarie, né la capacità industriale per condurre una guerra contro quella che oggi può essere considerata una delle principali “grandi potenze” militari, nonché lo Stato in possesso del più grande arsenale nucleare.

ZeroHedge osserva che,

“Tra i più accesi sostenitori di questa narrazione infondata [su una minaccia di attacco russo] figurano i leader degli Stati baltici. Ad esempio, questa settimana il presidente lettone Edgars Rinkevics si è spinto fino ad affermare che gli ‘attacchi’ russi contro l’UE e la NATO sono già iniziati. Le nazioni baltiche stanno addirittura elaborando piani di emergenza per le proprie popolazioni, paventando uno scenario simile a quello di Red Dawn”.

«Non stiamo parlando di una guerra convenzionale. Stiamo parlando di ogni genere di provocazioni, di ogni genere di atti di sabotaggio, di ogni genere di test, e sicuramente questo è qualcosa che sta già accadendo proprio ora», ha affermato il leader lettone.

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha affermato questa settimana che la Russia potrebbe lanciare attacchi sporadici, fingendo che siano “accidentali”, al fine di “paralizzare o quantomeno indebolire la motivazione dei paesi della NATO”, come riportato dall’Associated Press. “Esiste un rischio concreto che droni o altri tipi di proiettili entrino nel territorio di uno o più paesi sul fianco orientale e causino persino distruzione”, ha aggiunto Tusk, avvertendo: “Mosca potrebbe arrivare a lanciare un attacco aereo di qualche tipo sul territorio della NATO nei prossimi mesi per dimostrare che l’impegno di difesa comune sancito dall’articolo 5 dell’alleanza militare non è altro che poche parole su un pezzo di carta”.

Eppure, nonostante tutte le prove accumulate, i leader europei si stanno comunque preparando psicologicamente ad attivare l’articolo 5 contro una grande potenza nucleare.

A seguito di questo clamore, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha esplicitamente avvertito :

“Vorrei sottolineare che non abbiamo alcun interesse a partecipare a questo [attacco all’Europa], ma se l’Europa, che parla quotidianamente di prepararsi alla guerra contro la Russia, attaccasse la Russia, sarebbe una guerra completamente diversa, e molto breve”.

Cosa si cela dietro questa apparente assurdità? Da un lato, è chiaro che i vertici di Bruxelles vedono i loro errori strategici (il sostegno incondizionato all’Ucraina, il sacrificio del modello economico europeo sull’altare della pressione sulla Russia, il sostegno alla guerra con l’Iran e l’indifferenza alle sofferenze in Medio Oriente) ritorcersi contro di loro.

La loro campagna allarmistica nei confronti della Russia sa di disperazione, piuttosto che di riflessione attenta e diligenza sui rischi concreti di alimentare la guerra in questo modo. L’establishment, senza dubbio, ritiene che la crisi energetica derivante dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran non sia più “imminente”, ma sia già avvenuta.

Vedono il costo della vita aumentare, i posti di lavoro svanire e l’imminente crollo dei mercati, principalmente quello obbligazionario (il cui livello dei tassi di interesse determina il valore di tutti gli altri asset rischiosi). Di fronte a questa situazione, questi politici in difficoltà potrebbero aver concluso che seminare il panico sia l’unico modo per distogliere l’attenzione dai propri fallimenti e forse per alimentare la speranza di poter sopravvivere al ciclo elettorale.

La sopravvivenza è una motivazione fondamentale, ma è probabile che la psiche delle élite sia sostenuta anche da due proposizioni false, che tuttavia appaiono plausibili alla classe politica.

Il primo errore è affermare che la Russia abbia lanciato una guerra preventiva nel febbraio 2022 per conquistare Kiev e circa il 60% dell’Ucraina.

Gli eventi precedenti in Siria chiariscono la realtà: la Russia è entrata ufficialmente nel conflitto civile siriano nel settembre 2015, su richiesta del presidente Assad. L’intervento russo si è rivelato di portata limitata: un dispiegamento aereo molto ridotto (da 28 a 34 velivoli) e un minimo di forze speciali da combattimento (il contributo russo consisteva principalmente in consiglieri militari, controllori aerei avanzati e polizia militare).

La presenza russa in Siria era intenzionalmente simbolica: una dichiarazione di serie intenzioni, piuttosto che la volontà di impegnarsi in una guerra di terra. In realtà, l’obiettivo di Mosca era evitare il combattimento terrestre diretto. Ciononostante, i raid aerei russi, con il supporto delle truppe di terra iraniane, hanno aiutato l’esercito siriano a respingere le forze jihadiste da Aleppo. Ciò ha portato a una tregua mediata da Russia e Turchia alla fine del 2016 e all’avvio del processo di pace di Astana poco dopo.

L’approccio di Putin ad Aleppo ha chiaramente definito il modello per le sue tattiche iniziali nei confronti dell’Ucraina. La Russia ha schierato un numero di uomini stimato tra i 15.000 e i 30.000 fuori e intorno a Kiev, durante l’assalto iniziale all’inizio del 2022. La narrazione europea secondo cui questa forza era destinata a conquistare Kiev all’inizio del 2022 è ridicola: 40.000 soldati possono riempire una piazza cittadina, ma possono davvero prendere una città di oltre tre milioni di abitanti? Assurdo.

Ciononostante, commentatori europei e americani – tra cui il commentatore statunitense Robert Pape – sostengono che, poiché il tentativo di conquistare Kiev è fallito, unito alla presunta conseguenza che Putin si aspettasse che la sua dimostrazione simbolica di “seria intenzione” di indurre la NATO a fare un passo indietro, suggerisce – secondo Pape – che Putin sia intrappolato in una spirale di escalation . Pape afferma che Putin cercava una rapida vittoria nel 2022, ma, avendo fallito, è ora “intrappolato” dalla necessità di percorrere una strada che porta a un’escalation con prospettive di successo sempre più scarse – e quindi fallisce. “È solo questione di tempo”.

Lungi dall’essere un fallimento, la dimostrazione di forza di Mosca in Siria, per quanto limitata, ha funzionato: Astana è stata il modello ispirato alla situazione siriana. Alla fine di marzo 2022, il Processo di Istanbul ha prodotto il Comunicato di Istanbul , un quadro di riferimento per una soluzione con l’Ucraina. Quest’ultima iniziativa è fallita per un solo motivo: Boris Johnson l’ha silurata. La Russia è stata quindi costretta a riorganizzarsi, cosa che ha fatto con successo, seppur al prezzo di una lunga guerra di logoramento e dell’inutile perdita di centinaia di migliaia di vite ucraine.

No, è stato Boris Johnson a trascinare l’Europa in una trappola che avrebbe portato a un’escalation.

A quanto pare, gli europei hanno basato la loro “storia di successo” della guerra contro la Russia, in primo luogo, sull’idea di un presunto fallimento di Kiev e, in secondo luogo, su un’eccessiva fiducia nelle sanzioni finanziarie. L’ex ministro delle Finanze francese Le Maire, in un momento di euforia, dichiarò “guerra economica e finanziaria totale contro la Russia” . Insistette sul fatto che le sanzioni avrebbero soffocato e fatto collassare l’economia russa – in pratica, la Russia dopo il 2007 è passata a un modello economico nazionale (autosufficiente) e continua a prosperare.

Chi ha dunque intrappolato chi? La premessa fondamentale, immaginata dall’Occidente, secondo cui la Russia sarebbe rimasta intrappolata in un’escalation dal momento in cui il piano inesistente per conquistare Kiev è fallito, ha completamente ribaltato la situazione.

È stata un’analisi errata da parte dell’Occidente a intrappolarlo in una spirale di azioni che rischiano di condurre inavvertitamente l’Europa a una guerra con la Russia, una guerra che nessun europeo desidera.

Fonte: Strategic Culture Foundation

Traduzione: Luciano Lago

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3 commenti su “Le premesse errate alla base dell’iperventilazione della “guerra degli europei alla Russia”.”

  1. Totalmente d’accordo con Alastair Crooke. “Hanno un aspetto assurdo”. Quella filza di pagliacci con indosso la giacca della mimetica fa sbudellare dal ridere per un’ora di fila… Ragazzi, la cravatta non è ammessa con l’uniforme da combattimento, tanto per cominciare; per voi ci sarebbe voluto il berretto di ordinanza, coi sonagli…
    Sarebbe ora che Lavrov dismettesse per dieci minuti l’aplomb del diplomatico di altissima scuola e dichiarasse a tutte le telecamere disponibili: “signori della NATO e dell’Unione Europea, ma la volete finire con codeste pagliacciate??? Noi, in Russia, abbiamo cose più serie di cui occuparci, e voi russofobi da reparto psichiatrico non vi rendete conto di quanto siete ridicoli, vestiti da Napoleone, con tutte le vostre ciance e capriole…”.
    Non si può andare avanti con questo clima da Teatro dell’Assurdo Europeo, fra menzogne colossali e fragorose spacconate, in un parossismo d’incontinenza militare… Bisogna che qualcuno proclami la… nudità grottesca degli imperatori cosiddetti “democratici”, di tutta quella ghenga paludata, e la ricopra di scroscianti sberleffi…
    Popoli d’Europa, svergognateli!!!

  2. La Kallas e i suoi ridicoli accoliti (nella foto) pensano che basti indossare il giaccone della mimetica per intimorire niente meno che la Russia ! Purtroppo per rendere “palpabile” e alimentare il clima militarista – russofobo, segnalo che ultimamente nel sud Sardegna si vedono sfrecciare molto più spesso del solito gli Eurofighter, che, per diffondere il clima “giusto”, sorvolano a bassissima quota i centi abitati, cosa che di solito non avviene durante esercitazioni e voli di addestramento ! E’ evidente che lo scopo di questa sceneggiata è rendere realistica la “minaccia” russa e/o iraniana, incrementando le missioni di pattugliamento diffondendo allarme nella popolazione ! I velivoli in questione, decollati dalla base Nato di Decimomannu, (una ventina di km da Cagliari) dopo il decollo si dirigono verso sud-est, ovviamente, visto che il presunto nemico proviene da quella direzione ! Tutta questa sceneggiata ricorda la famigerata scena dei camion militari pieni di presunte “vittime del covid” ! E infatti la psicosi da covid fu diffusa molto efficamente, anche se la resistenza dei no-vax ha dato filo da torcere al regime atlantista che (per ora) ci governa ! Resisteremo anche a questo, qualunque sia il costo personale, finchè saremo in vita ! Morte all’america, alla UE e a Israele !

    1. sai che in Tunisia c’è una città che si chiama Monastir ? E la bandiera della Sardegna ha quattro mori

      datti all’Islam Giorgio. Sei una brava persona. Ti troverai in una buona posizione nella vita ultima. Non è rimasto molto tempo

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