Le politiche di immigrazione dell’UE assediata saranno la spada su cui cadrà


di Martin Jay

I flussi di rifugiati non sono una novità. E anche i giochi che i paesi più poveri e più deboli giocano usandoli, sono in circolazione già da un po’.
Il confine con la Bielorussia è solo l’ultimo di una lunga lista di esempi di come Bruxelles non possa combattere i paesi che usano i rifugiati come arma contro l’egemonia fallita dell’UE

Per molti commentatori eruditi che conoscono bene l’UE, le scene al confine tra Polonia e Bielorussia sono sembrate un po’ ‘déjà vu’. Ancora una volta, le politiche fallimentari dell’UE nell’affrontare i flussi migratori – che in molti casi sono il risultato diretto di sostenere dittatori o di dilettarsi di geopolitica – tornano indietro e danno uno schiaffo a Bruxelles. Forse la Bielorussia sta usando i rifugiati siriani e iracheni come strumento per contrattaccare Bruxelles e la sua cosiddetta politica estera bellicosa basata sulle sanzioni. Per i giornalisti e gli analisti che conducono con questo argomento, possiamo presumere che molti saranno sostenitori del progetto UE stesso e non sono in grado di vedere un quadro più ampio.

Tale panorama può essere riassunto nell’antico detto inglese “raccogli ciò che semini”. Per decenni, o certamente da quando l’UE si è trasformata in un attore geopolitico dall’adozione del Trattato di Lisbona – che ha firmato Bruxelles con oltre 120 “ambasciatori” in tutto il mondo e una narrativa di politica estera più rinforzata – abbiamo visto una tale dottrina essere una verga per la propria schiena.
In Libia, negli ultimi anni, i giornalisti hanno visto alcuni dei più barbari atti di crudeltà umana conosciuti dall’uomo con la schiavitù moderna e lo sfruttamento sessuale perpetrati su migranti africani in fuga dai propri paesi, gestiti da tiranni le cui atrocità sui diritti umani li spaventano così tanto, fanno il viaggio per una vita migliore verso le coste italiane. L’ironia è che quegli stessi despoti e i medesimi trafficanti e le loro mafie, sono sostenuti dall’UE, a volte per centinaia di milioni di euro, purché mostrino rispetto per l’UE, la sua bandiera e la sua delirante egemonia.
La Siria è un altro esempio. Nel 2007, l’UE era pronta ad accettare Assad come nuovo partner nella regione, ma poi si è sentita obbligata a seguire gli Stati Uniti nell’ostracizzarlo in seguito dopo che è stato collegato all’assassinio di Rafiq Hariri nel 2005 e ha avuto la sfacciataggine di rispondere in quello che era essenzialmente un tentativo di colpo di stato dei Fratelli musulmani appoggiati dall’occidente nel 2011. Nella stessa Libia, i paesi dell’UE sono stati felici di bombardare il paese in nome di una cosiddetta “iniziativa di pace” (sic) firmata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – che in la fine, ha assicurato non una transizione pacifica verso un apparato democratico più occidentale, ma il brutto assassinio dello stesso Gheddafi e un decennio di guerra civile e destabilizzazione che ha lasciato il paese diviso e distrutto. Anche in Marocco, sta accadendo qualche cosa di simile con la complicità della UE.

Ma l’UE deve incolpare solo se stessa quando si è lasciata ricattare dal presidente anticonformista della Turchia che ha prelevato denaro dall’UE per non consentire loro di uscire ed entrare nell’UE al confine greco. Questo è stato un errore e ha mostrato quanto sia debole, ipocrita e inefficace il progetto dell’UE in quanto ciò che vediamo oggi al confine con la Polonia trova le sue radici nell’accordo con la Turchia di appena un paio di anni fa.

Le minacce di sanzioni sono davvero tutto ciò di cui l’UE dispone nel suo armamentario. Ma con una crescita ridotta e una crisi politica che vede paesi come la Polonia rimuginare regolarmente sull’idea che il progetto non valga la pena, alcuni potrebbero obiettare che si tratta comunque di una minaccia di una tigre sdentata. Le sanzioni statunitensi contro l’Iran, alla fine, non sono state l’effetto leva sperato ma un totale fiasco. Teheran sta portando avanti un nuovo modello economico che coinvolge Cina e Russia su larga scala e sta quasi raggiungendo i suoi ricavi petroliferi pre-2015 con vendite al mercato nero che l’amministrazione Biden si rifiuta di affrontare, incapace di fermare.

E così queste minacce vengono affrontate frontalmente da acrobazie sull’immigrazione, che danneggiano la credibilità del progetto UE poiché una volta che i giornalisti iniziano a scrivere sull’immigrazione, ci viene ricordato che il Trattato di Schengen è qualcosa che gli Stati membri dell’UE attivano e disattivano a piacimento senza nemmeno l’esecutivo dell’UE ma soltanto emettendo di tanto in tanto quanto un fastidioso comunicato stampa.
La storia dell’immigrazione in Bielorussia ci parla davvero di un paese che resiste alle sanzioni dell’UE sul suo regime e di un più grande spettacolo in malafede degli euroburocrati che si atteggiano per presumibilmente mostrarsi duri e inflessibili con la Russia di Putin (il nemico n. 1).
Oggi è la Polonia in prima linea e di fronte ai numeri, il che è ironico dato che la Polonia ha le sue leggi di “respingimento” che gli stessi capi dell’UE considerano illegali e sono state la base dei colloqui per l’uscita di Varsavia dall’UE.

Caos ai confini della Polonia con cibo gettato alla folla dei migranti come ad un branco di cani


Prima che la Grecia fosse al confine con la Turchia, la politica di Bruxelles sera fallita in modo spettacolare e vedemmo le milizie di destra “a caccia” di rifugiati siriani che riuscirono a passare. Lentamente, il mondo intero si sta rendendo conto di questa nuova rappresaglia contro Bruxelles, poiché l’UE ha lasciato che la sua pressione più debole diventasse chiaramente visibile. Anche le politiche dell’UE sul modo in cui controlla i propri cittadini lasciano molto a desiderare. Ma sull’immigrazione c’è solo titubanza, confusione e caos.
Se Bruxelles continua a spacciare questa idea fatua di essere una superpotenza, di dettare le direttive ideologiche e di minacciare paesi che una volta chiamavano amici in gergo europeo chiamati “quartieri della rete”, allora possiamo solo aspettarci che più paesi la colpiscano dove fa male. Il mondo intero si sta svegliando di fronte a questa nuova rappresaglia contro Bruxelles poiché l’UE ha lasciato che la sua pressione più debole diventasse chiaramente visibile.

*Martin JAY
Martin Jay è un pluripremiato giornalista britannico con sede in Marocco, dove è corrispondente per The Daily Mail (Regno Unito) che in precedenza ha riportato sulla Primavera araba per la CNN e per Euronews. Dal 2012 al 2019 ha lavorato a Beirut, dove ha lavorato per una serie di testate mediatiche internazionali tra cui BBC, Al Jazeera, RT, DW, oltre a scrivere come freelance per il Daily Mail del Regno Unito, The Sunday Times e TRT World. La sua carriera lo ha portato a lavorare in quasi 50 paesi in Africa, Medio Oriente ed Europa per una serie di importanti testate. Ha vissuto e lavorato in Marocco, Belgio, Kenya e Libano.

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

Nessun commento

Inserisci un Commento