Le conseguenze disastrose per gli Stati Uniti e per il mondo della politica di Biden

di Luciano Lago

Gli insulti proferiti dal presidente Joe Biden contro Vladimir Putin, nel corso dell’intervista alla ABC, sono un caso straordinario che segna un cambio di passo nella aggressiva strategia di dominio degli Stati Uniti.
Come hanno commentato analisti russi, l’attacco e gli insulti di Biden contro Putin non sono un incidente isolato, frutto di demenza senile, ma una posizione politica degli Stati Uniti. Di fatto la realtà dei rapporti fra le due superpotenze era cambiata già da molto tempo ma adesso la dichiarazione pubblica di Biden focalizza la situazione reale.

La dichiarazione fatta da Biden non sembra casuale ma preparata e condivisa da tutta l’ élite politica americana che considera quella Russa la principale minaccia per l’America.
Questa svolta costituisce fuori di ogni dubbio un vantaggio per la Russia che mette a nudo la politica aggressiva di Washington e toglie qualsiasi scusa a coloro che, dall’interno della Russia, spingevano per una politica morbida e conciliante con gli Stati Uniti. Putin ha finalmente l’occasione di sbarazzarsi delle quinte colonne e dei traditori al servizio del nemico e guardare la realtà per quella che è, non per quella che alcuni settori interessati volevano far sembrare.
Nessun accordo è possibile con una elite che ti considera un assassino ed una minaccia ma piuttosto la Russia deve definire la sua strategia di difesa attiva e prendere iniziative concrete per contrastare la vera minaccia, quella di una superpotenza in declino che cerca disperatamente di trovare pretesti per poter imporre il suo dominio e mettere sotto assedio e blocco militare ed economico la Russia in primis e, come secondo passo, la Repubblica Popolare Cinese.


La strategia è chiara e lampante e il presidente Putin deve prendere le sue decisioni prima che sia troppo tardi, sulla base di una strategia che ribatta colpo su colpo la campagna aggressiva di propaganda e di assedio che Washington ed i suoi alleati stanno conducendo.
Sembra strano che le accuse di “assassino” a Putin possano provenire dal presidente di un paese che, secondo i calcoli di esperti, ogni 14 minuti sgancia una bomba in qualche parte del mondo, visto che attualmente il suo Esercito si trova coinvolto in almeno 7 conflitti ufficiali oltre ad altre operazioni segrete, occultate alla grande massa del pubblico.
Ancora peggio se si considera che Biden, come vicepresidente, per otto anni sotto la guida di Barack Obama, ha dato la sua approvazione e preso parte a quattro campagne militari degli Stati Uniti su larga scala in altri paesi ( dal 20 gennaio 2009 al 20 gennaio 2017 ). Campagne che sono consistite in aggressioni militari in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria, per citare soltanto le principali, che hanno creato oltre un milione di vittime e immani distruzioni materiali, esodo di milioni di profughi, il più massiccio dalla fine della seconda guerra mondiale. Risulta incredibile che un personaggio del genere possa dare dell’assassino agli altri, quando ha le braccia sporche di sangue fino ai gomiti.
Il presidente Biden e il suo staff hanno fatto un grosso errore insultando direttamente Putin e dimostrano di non aver imparato nulla dalla Storia, mentre nello stesso tempo Biden ignora che saranno gli Stati Uniti a pagare le conseguenze della sua demenza e mancanza di tatto in campo diplomatico.
Il secondo errore dello staff dei democratici di Biden è stata la posizione degli Stati Uniti nei negoziati con la Cina che si sono svolti in Alaska. Qualunque osservatore sa che la cosa peggiore che i politici americani avrebbero potuto fare era annunciare nuove sanzioni contro gli alti funzionari della Cina (RPC) proprio alla vigilia del fatidico incontro, che alcuni media avevano subito definito “storico”.
Gli effetti di questi due errori, come è probabile, potrebbero avere conseguenze disastrose per gli Stati Uniti. Lo scenario più terribile per ogni americano, si può essere sicuri, è il riavvicinamento di Russia e Cina e la loro unificazione contro un nemico comune, un fatto questo ormai già in corso e che si va sempre più consolidando.
Significativo l’appello di Lavrov di questi giorni alla Cina: sganciatevi definitivamente dal dollaro ed altrettanto facciamo noi, per non essere esposti alle sanzioni USA.
Non è un caso che, proprio nel momento in cui Mosca, Washington e Pechino avrebbero molti più temi in comune su cui trattare e molti più motivi per un dialogo costruttivo, Biden sta bruciando tutti i ponti possibili che potrebbero aiutare a costruire, se non amichevoli, relazioni almeno proficue per entrambi i paesi. Una strategia estremamente miope che mira allo scontro comunque.

Putin con i suoi ufficiali


Questo atteggiamento deriva dal fatto che a Washington prevale la corrente neocon evangelica e sionista professata dagli “advisor” della Casa Bianca, per tali soggetti gli USA si sentono investiti da una missione di carattere messianico e devono formattare il mondo sulla base delle proprie credenze, costi quello che costi, l’America deve ripristinare la sua leadership e tornare ad essere “il faro del mondo”.
Gli ostacoli principali a questa missione, la Russia di Putin e la Cina di Xi Jimping, secondo questa corrente, devono essere affrontati e neutralizzati in un modo o nell’altro, per il destino manifesto che l’America torni ad essere grande e sia il faro del mondo per tutte le nazioni.
Ricordiamo che questa era la stessa concezione del Presidente Wilson nel 1917 che portò all’interventismo in guerra degli Stati Uniti contro gli imperi centrali. Una visione attualizzata contro la Russia, la Cina e l’Eurasia che impediscono il dominio mondiale alla talassocrazia anglo americana. Bisogna leggere la storia per comprendere le origini dell’Imperialismo americano.
Mirabile la risposta articolata di Putin all’inusitato attacco di Biden: “…..Noi (russi), sebbene pensino che siamo uguali a loro, tuttavia siamo persone diverse. Abbiamo un codice genetico, culturale e morale diverso. (….). Ma sappiamo come difendere i nostri interessi. E lavoreremo con loro. Ma in quelle aree in cui noi stessi siamo interessati. E nei termini che consideriamo vantaggiosi per noi stessi ”, ha detto Putin.
Il presidente russo ha anche aggiunto: “Dovranno fare i conti con questo, nonostante tutti i tentativi di fermare il nostro sviluppo. Nonostante le sanzioni, gli insulti. Dovranno fare i conti con esso “.
Si capisce quindi che i rapporti internazionali fra le superpotenze, di fronte all’aggressività degli USA e alla loro volontà di dominio, sono entrati in una nuova fase pre bellica e questo spiega il susseguirsi di provocazioni militari alle frontiere russe, l’invio di flotte NATO nel Mar Nero, le incursioni di forze USA sull’Artico russo, il sorvolo dei super bombardieri stratofortress B-52 sul Medio Oriente, come avvertimento, la preparazione di ingenti forze sul confine ucraino per l’offensiva contro il Donbass e la Crimea, il tentativo di attaccare le posizioni russe in Siria, le provocazioni ripetute contro la Cina su Taiwan e sul Mar Cinese Meridionale, tutte manovre per intimorire i leader delle superpotenze che si frappongono ai disegni imperiali di Washington.

Premiers di Russia e Cina


Si può scommettere che, dopo la sparata di Biden, Washington inizierà ora a chiedere, prima di tutto, agli europei di giurare fedeltà a questa dichiarazione di Biden ed adeguarsi nel considerare tutti i rapporti con la Russia.
L’Europa non si è pronunciata fino ad oggi ed ha preso la posizione dello struzzo, mettendo la sua testa sotto la sabbia e fingendo che la questione non la riguardi ma a breve sarà chiamata a serrare le fila. Non per nulla questo atteggiamento duro contro mosca seve a Washington per rinsaldare i rapporti euroatlantici messi in crisi da Trump. L’Europa viene presa fra due fuochi e dovrà prendere posizione da una parte o dall’altra. Facile indovinare che i patetici vassalli europei saranno trascinati nella crociata anti russa, salvo qualche resistenza, anche a costo di calpestare gli interessi dei propri cittadini. Gli USA hanno pronte le armi di ricatto per spingere tutti i governo europei all’obbedienza. La vicenda del vaccino russo, escluso volutamente dall’ente europeo, è molto significativa in proposito.
La sovranità di un paese richiede il coraggio e la volontà di essere sovrani, molto più facile obbedire al padrone americano e chinare la testa, se non ti adegui, si rischia di finire come la Siria.
Una lezione che gli europei difficilmente apprenderanno.

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