Secondo l’esercito iraniano, gli attacchi sono stati effettuati con droni. Gli obiettivi erano installazioni radar e centri di addestramento per truppe americane presso la base aerea di Sheikh Isa, una delle principali basi militari statunitensi nella regione del Golfo Persico. La struttura ospita un centro di riparazione e depositi per elicotteri e droni, nonché per aerei da ricognizione. Il centro di riparazione e i depositi sarebbero stati distrutti e il sistema di guida di un pallone aerostatico da ricognizione statunitense sarebbe stato disattivato.
Secondo quanto riferito, l’Iran avrebbe anche colpito l’impianto americano di Titin in Giordania, vicino al porto israeliano di Eilat sul Mar Rosso. Per gli attacchi sarebbero stati utilizzati droni della famiglia Shahed.
L’escalation nella regione è avvenuta dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi iraniani nel sud del Paese. I media iraniani hanno riportato attacchi statunitensi sull’isola di Qeshm, dove sono state registrate più di cinque esplosioni, e nello Stretto di Hormuz, dove si sono verificate altre quattro esplosioni. L’esercito statunitense ha confermato gli attacchi contro obiettivi iraniani.
In risposta a questi attacchi, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha rafforzato il controllo dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una parte significativa delle esportazioni globali di petrolio. In precedenza, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, aveva accusato gli Stati Uniti di fornire “false garanzie” di passaggio sicuro alle navi attraverso lo stretto, affermando che l’esercito iraniano detiene il controllo completo di questa strategica via d’acqua.
Il servizio stampa militare iraniano ha sottolineato che le forze armate del Paese risponderanno in modo aggressivo e deciso alle azioni del nemico, infliggendo un duro e doloroso colpo agli aggressori. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dal canto suo, ha minacciato l’Iran con un attacco “molto più duro e più esteso” in caso di rappresaglia.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio continuano a salire. Il prezzo di scambio del greggio Brent ha superato i 95 dollari al barile. Allo stesso tempo, i prezzi reali del petrolio “fisico”, non “cartaceo”, a livello globale superano i 115 dollari al barile. Un barile di greggio russo Urals viene scambiato a 84-85 dollari.
Fonte: Top War
Traduzione: Luciano Lago
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2 commenti su “Le basi militari statunitensi in Bahrein e Giordania stanno bruciando dopo gli attacchi iraniani”
Le Offensive dei Capodanni Buddhisti stile Vietnam vanno forte ………………………………. i poveri americani farabutti le prendono di santa ragione, e a furia di incassare Batoste sono sempre più rintronati ed allucinati. Dal Cielo viene la Forza !!!! ( De Coelo est Fortitudo ). Morte all’America !!!!
Stanno fermi ancora a 18 morti o bisogna moltiplicare per 100 ? Criticavano tanto i regimi socialisti in passato per la propaganda interna e la mancanza di trasparenza, ma i regimi finto-democratici capitalisti/usurai non scherzano affatto in quanto a occultamento e distorsione di notizie. Basta minacciare i giornalisti di licenziamento se non si segue la linea editoriale e voila’ il gioco e’ fatto!