Le accuse degli Stati Uniti alla Cina si ritorcono come un Boomerang contro Washington

Non riesco a respirare” – La Cina pubblica un rapporto sulle violazioni dei diritti umani da parte degli Stati Uniti

Recentemente individuata e sanzionata da diversi paesi occidentali e dall’Unione europea, la Cina dimostra di avere la sua opinione sulle violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti. Un argomento che è oggetto di una relazione annuale.

Caso George Floyd, invasione del Campidoglio, gestione della “pandemia Covid-19” … In un rapporto annuale pubblicato il 24 marzo dall’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato (governo centrale cinese), Pechino esamina le violazioni dei diritti umani commessi negli Stati Uniti nell’ultimo anno e le denuncia.

Attualmente impegnata in una situazione di stallo diplomatico con diversi paesi occidentali sulla questione dei diritti umani, Pechino dà il tono a questa edizione del 2021 con una “prefazione”: la citazione “I can’t breathe” (“Non riesco a respirare”), parole pronunciate da George Floyd prima di morire.

Le proteste in America

Segue nel rapporto una citazione del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier che ha analizzato le rivolte del Campidoglio come il frutto di “ripetute bugie, divisioni e disprezzo per la democrazia, odio e incitamento alla rivolta – emanate in particolare dal livello più alto”.

Tra i molteplici punti citati nel rapporto, Pechino sottolinea anche la devastazione umana provocata negli Stati Uniti dalla “pandemia Covid-19”, “dovuta alla risposta negligente del governo” ed evoca il pesante bilancio di oltre 500 mila morti in questo paese. Si segnala anche la “disoccupazione di massa” derivante dalle misure prese contro l’epidemia o il “divario tra ricchi e poveri” che continua ad allargarsi.

Come riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, l’Ufficio Informazioni del Consiglio degli Affari di Stato sottolinea ulteriormente il deterioramento della “situazione delle minoranze” dovuto alla “discriminazione razziale”, contro la quale protesta in particolare il movimento Black Lives Matter (BLM).

Il rapporto, che risponde al “Country Reports on Human Rights Practices” (un documento pubblicato ogni anno dal governo degli Stati Uniti sulla situazione dei diritti umani nel mondo … eccetto negli Stati Uniti), rileva inoltre che il “razzismo” è “sistemico” nel Paese Nordamericano.

La pubblicazione coincide con un picco di tensioni tra la Cina da un lato e diversi paesi occidentali, tra cui Stati Uniti e Francia, dall’altro.

La stessa Cina viene sanzionata dall’UE, ma anche dagli Stati Uniti, che la accusano del trattamento inflitto alla minoranza musulmana di uiguri nella provincia dello Xinjiang. La Cina ha deciso quindi di vendicarsi infliggendo per ritorsione sanzioni a organizzazioni e personalità europee, tra cui Raphaël Glucksmann, un eurodeputato .
Ma questa risposta è dispiaciuta molto agli occidentali. Così, i Paesi Bassi, la Germania, la Francia, la Danimarca, la Svezia e la Lituania hanno convocato rappresentanti cinesi sul loro territorio per tenere una conferenza. “Intimidazione” e “ipocrisia”, da parte sua, ha risposto Pechino.


Nota: L’atteggiamento e la risposta cinese costituiscono un memorabile cambio di passo della diplomazia di Pechino che ha deciso di ribattere colpo su colpo alle accuse occidentali e di mettere a nudo l’ipocrisia dell’Occidente, Stati Uniti e loro vassalli europei, che si sentono investiti della difesa dei diritti umani quando sono i peggiori violatori di tali diritti e non da adesso.
Queste reazioni fanno capire che l’Occidente non ha il monopolio della difesa dei diritti e non è titolato per dare lezioni a nessuno, come hanno risposto i diplomatici cinesi, a brutto muso, agli statunitensi nel vertice di Anchorage.
Il vento è cambiato e gli occidentali dovranno prenderne atto.

fonte: https://francais.rt.com/international

Traduzione e nota: Luciano Lago

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