"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’austerity che uccide

di  Ilaria Bifarini

Il vero pericolo per lo stato di salute di un Paese e dei suoi cittadini non è rappresentato tanto da una crisi economica ma dalla risposta che a tale evento dà la politica. Non è la recessione in sé a provocare effetti disastrosi sulle vite umane, ma le sciagurate politiche di austerity attuate per superarla. A dimostrarlo sono due esperti di scienze mediche, D. Stuckler e S. Basu, nel libro “L’economia che uccide” (Rizzoli, 2013).

Dalle ricerche condotte emerge come alcune popolazioni abbiano addirittura riportato un miglioramento nel livello di salute a seguito di periodi di grave crisi economica, come avvenuto ad esempio in Islanda, Svezia e Canada durante le recenti crisi e negli stessi Stati Uniti a seguito della Grande Depressione.

È provato, ad esempio, che la minore disponibilità economica induce le persone a spendere meno per alcol e fumo e a preferire gli spostamenti a piedi piuttosto che in automobile, portando in alcuni casi a una diminuzione del tasso di mortalità.

Quando per far fronte alla crisi si ricorre invece alle misure di austerity, secondo quello che è il repertorio fisso della ricetta neoliberista, vengono messi in atto una serie di tagli alla spesa pubblica e alla sanità, che minano il ruolo di tutela dei cittadini da parte dello Stato. In perfetto disaccordo con la teoria keynesiana, in un momento in cui la domanda è già depressa, tagliare la spesa pubblica significa indurre i cittadini a spendere meno, avviando così un circolo vizioso in cui a un aggravarsi della depressione della domanda fa seguito un inevitabile aumento della disoccupazione. Questo è il motivo per il quale le politiche di austerity, come testimoniato dal caso del nostro Paese, anziché far diminuire il debito lo aumentano.

In un simile contesto, caratterizzato dall’alta disoccupazione e l’indebolirsi della rete di sicurezza sociale, la perdita di lavoro può trasformarsi in un problema di salute. Esiste, infatti, una relazione diretta empiricamente comprovata tra spesa in welfare e speranza di vita.


Spesa in welfare e aspettativa di vita

Come affermano i due autori:

“il prezzo dell’austerity si calcola in vite umane e quelle ormai perse non potranno più essere recuperate quando il mercato azionario tornerà a salire.”

A sostegno della loro tesi riportano analisi e testimonianze di quanto accaduto in Grecia a seguito della crisi, in Italia a partire dal governo Monti
Dalla crisi economica la Grecia passa alla crisi dell’austerity, ovvero lo shock causato dalle misure imposte.

In Grecia il primo pacchetto di misure di austerity imposto dal Fondo Monetario Internazionale è entrato in vigore nel maggio del 2010, senza essere sottoposto ad alcuna votazione.

L’obiettivo del piano era “mantenere la spesa per la sanità pubblica al di sotto del 6% del Pil, prestando attenzione al controllo dei costi.” Si tratta di un valore decisamente basso per poter garantire la qualità della sanità pubblica: per fare una comparazione, il governo tedesco spende oltre il 10% del Pil. I primi a pagarne le spese sono stati ovviamente gli anziani.

Nel solo 2011 i fondi per la prevenzione e la promozione della salute sono passati da 29,6 a 5,9 milioni di euro e quelli destinati alla ricerca e al monitoraggio da 91,9 alle diciotto18,4 milioni di euro.[1]

A seguito di tali misure nel 2011 in Grecia il virus dell’HIV è aumentato del 52% e si è assistito a un’epidemia di malaria che non si riscontrava dal 1974.

Fino ad allora nota come il Paese con il tasso di suicidi tra i più bassi in Europa, la Grecia ha riscontrato nel 2012 una crescita di tale indicatore del 25%, a fronte di un raddoppio di persone affette da depressione.

La disperazione e la rabbia del popolo greco erano tali che nell’ottobre 2012 l’arrivo della Merkel ad Atene ha richiesto il dispiegamento di 6000 agenti di polizia per contenere i manifestanti che lanciavano pietre, bruciavano bandiere naziste e intonava cori che dicevano no al quarto Reich.
L’errore dei moltiplicatori

Nonostante le misure di austerity, il debito pubblico greco non solo non è diminuito ma anzi è continuato a salire.

Uno degli argomenti cardine del Fondo Monetario Internazionale a favore dell’austerity sosteneva che il moltiplicatore fiscale relativo alla spesa pubblica fosse pari a 0,5: dunque a un taglio della spesa statale sarebbe dovuta corrispondere una crescita del Pil. Di fronte ai fallimenti conclamati nel febbraio del 2012 il Fondo ha chiesto ai propri economisti di ricalcolare il moltiplicatore e si è scoperto che era inficiato da un errore. Il suo valore era maggiore di 1, quindi ogni taglio avrebbe prodotto una perdita. L’istituto di Washington ha ammesso di aver sottostimato gli effetti negativi dell’austerity sulla perdita di occupazione sull’economia.

Quello che doveva essere un aiuto concesso alla Grecia si è tradotto in un disastro: perdita di posti di lavoro, minore reddito, calo della fiducia da parte degli europei

Ilaria Bifarini
[1] Health Policy Responses to the Financial Crisis in Europe, OMS, 2012

*

code

  1. songanddanceman 3 settimane fa

    Come se non bastasse , adesso la Grecia brucia ( nel vero senso della parola)
    peggio che l’Italia !
    Questo perchè?
    Elementare Watson ,
    basta dare la gestione della flotta aerea-antincendio nelle mani dei privati
    e vedrai che di colpo i boschi prendono fuoco …ed i costi sono stellari
    (15mila euro l’ora per l’intervento di un Canadair,
    5mila l’ora per quello di un elicottero. )
    E’ il caso di dire :
    – Finchè ci sono i boschi c’è fuoco e finchè c’è fuoco c’è speranza –

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Manente 3 settimane fa

    Il fatto che “il prezzo della austerity si calcoli in vite umane” ha come conseguenza diretta che Prodi, Ciampi, Draghi, Amato, Padoa Schioppa, Napolitano, Monti, Letta, Renzie, Gentiloni, Padoan e gli altri servi delle lobby mondialiste che la hanno imposta con l’inganno agli italiani, sono dei criminali di una pericolosità sociale inaudita. Gente simile invece che godersi il frutto dell’infamia fatto di pensioni d’oro e di incarichi strapagati per loro e la loro infausta prole, andrebbe trascinata per i capelli in Tribunale e processata per i crimini che hanno commesso contro l’intero popolo italiano.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. in Italia e in Grecia non vedo alcuna austerità, anzi, i soldi vengono buttati dal balcone come secchi d’acqua, basti pensare a quanti MILIARDI vengono spesi per l’immigrazione. Ritengo che l’articolista sia totalmente fuori strada

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. giannetto 3 settimane fa

      Caro Spadanero, la crisi di produttività (dovuta in realtà a una concorrenza intercapitalistica di produttività) (*) induce sottoconsumo, e il sottoconsumo induce deflazione, e la deflazione l’austerità. – TUTTAVIA i profitti capitalistici devono stare in piedi, e anzi accrescersi per la legge stessa del Capitalismo. Come si fa? Ci sono vari metodi: QE e trucchi delle banche centrali, trucchi fiscali ecc.. e poi, alla base, bisogna fare in modo che i consumi nonostante tutto non crollino. Per questo serve anche all’Italia tener su il livello dei consumi importando il 10% (attuale) di extra-comunitari, che consumano viveri, alloggi, welfare vario, sanità ecc… E il 10% (6 milioni di “migrati” su una popolazione di quasi 60 mil) non è poco. I quali “migrati” stanno qui dieci, venti volte meglio che nei loro slum d’origine. E a spese di chi? Qui entra in gioco l’austerity: di default, a spese degli autoctoni, sulle loro sostanze GIA’ accumulatein passato. Sicché gli autoctoni si vedono ridotti welfare e diritti, e aumentate le tasse su una produzione in decrescita (perché le loro imprese non reggono la concorrenza intercapitalista internazionale, dunque vanno in crisi, si riducono o chiudono). Però il Capitale, con varie strategie combinate (“migrati”, austerità, robots…), mantiene i suoi profitti a spese nostre.
      (*) Chiarimento indispensabile: in realtà il sottoconsumo è la cartina di tornasole di una minacciosa sovrapproduzione, resa possibile dall’enorme sviluppo tecnologico. La concorrenza intercapitalistica internazionale, in un mercato globale davvero libero, farebbe crollare i prezzi, e dunque i profitti, costringendo moltissimi produttori, ovviamente non solo in Italia, a chiuder baracca. Abbiam visto come si cerca di evitare tutto questo: o con la delocalizzazione con cui i paesi forti s’accaparrano la manodopera dei paesi deboli, pagata una miseria; o, quando non basta più, con la nuova aria che tira di dazi e dogane. Quel che è indispensabile è una riduzione di prezzi al consumo (deflazione) che permetta ancora alle società capitalista di tener a galla la produttività che serve per mantenere i profitti, a spese di una manodopera terzomondista impossibilitata a un welfare decente. In sostanza là deve succedere il contrario che da noi: da noi si promuove oggettivamente, a spese nostre, il consumo dei migrati; con quel che si fa laggiù invece si incoraggiano i nostri consumi, a spese dei nativi che non migrano. Tutte difficili quadrature del cerchio. Fin quando ci illuderemo che funzionano?

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. @Giannetto

        mi rendo perfettamente conto che questa società per mantenere il gioco deve necessariamente alimentarsi di carne fresca (gli immigrati in questo caso)…infatti in più occasioni ho specificato che questo sistema fa’ comodo NON SOLO alle multinazionali MA ANCHE al prenditore della bottega sotto casa che, come un avvoltoio, necessita di disperati da sottopagare (o non pagare per niente)-
        bene, siamo in un cul de sac, per questa ragione io sono molto pessimista circa il futuro.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
      2. dimenticavo di dirti : analisi davvero raffinata la tua, i miei complimenti

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. tania 3 settimane fa

    Buongiorno, sono sincera, ho letto solo le prime righe dell’articolo, poi in giornata mi riprometto di leggerlo tutto, e anche gli altri, mi scuso quindi per il fuori tema, la mia impressione è che è saltato tutto nel preciso momento in cui tutte le forze dominanti del pianeta hanno accettato l’idea proposta dal gruppo estremista all’interno della oligarchia mondiale : essere accettato come gruppo dominante di un governo unico mondiale.
    Tutti lo hanno accettato, dalla grande industria, certamente, ma anche quella media, giù fino i sindacati, i cui partiti di riferimento sono stati occultamente e sapientemente occupati da uomini della cricca mondialista, e quelli vecchi dei partiti, ormai demotivati, capendo e non capendo, io dico capendo, si sono aggregati al pensiero unico del potere.
    Insomma, prima mantenevamo di peso una cricca miliardaria nostrana che comunque una volta pagato il pizzo ci lasciava liberi di fare, oggi manteniamo di peso una cricca mondialista a cui la nostra cricca nostrana si è aggregata con entusiasmo, a cui paghiamo un pizzo salatissimo e ha tolto tutte le libertà che la cricca nostrana almeno ci concedeva!!!! Quella diceva, avete pagato il pizzo? Ok. E si scordava di noi, non rompeva le scatole… Questa di oggi, questo governo unico mondiale, è diverso, questo è mafioso, questo non lascia vivere, respirare…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. Brancaleone 3 settimane fa

    Concordo con Tania, si è creata una sciagurata quanto inevitabile sinergia che ha ulteriormente peggiorato la qualità dei ladri di casa nostra. Chi se li è comprati e’ di una ferocia inaudita e nessun affiliato può ritenersi al sicuro, questi sparano in fronte senza scrupoli. Per tale motivo liberarsene non è facile e a nulla servono gli strumenti “democratici” di prassi. Chi crede che con una votazione ce li leviamo dai coglioni ha ancora molto da capire e molto poco da sperare, ma farlo è imperativo cominciando ad entrare nell’ordine di idee adeguate per estirpare il cancro che ci sta divorando ( perché di questo si tratta).

    Rispondi Mi piace Non mi piace