L’ATTEGGIAMENTO DI QUESTA EUROPA DI FATTO ALLONTANA LA RUSSIA E RAFFORZA SEMPRE DI PIU’ L’ASSE MOSCA-PECHINO

Bruxelles – L’Europa dell’ultimo corso post elezioni, asseconda ancora di più i timori e le strategie di Washington, dall’altro lato c’è la Cina che fa accordi per l’energia russa e diventa sempre più forte. In mezzo, il genio politico e militare di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo che sa sempre fiutare strategia e compagni di strada migliori.
Ai primi di giugno Xi Jinping, segretario del Partito comunista cinese dal 2012 e presidente della Repubblica Popolare cinese dal 2013, ha compiuto la sua ottava visita ufficiale di Stato in Russia. È andato a San Pietroburgo portandosi appresso qualche centinaio di pezzi grossi dell’industria, ha partecipato al Forum russo-cinese per l’energia (inaugurato l’anno scorso) e ha firmato una ventina di accordi con Vladimir Putin. Uno di questi prevede che due compagnie cinesi acquisiscano ognuna il 10% di Utrennoye, uno dei più promettenti giacimenti artici di gas naturale.

Il Forum era stato polemicamente disertato dall’ambasciatore Usa a Mosca. Forse perché il Dipartimento di Stato si è accorto che il commercio di risorse naturali (gas e petrolio in primo luogo, ovviamente) non solo vale il 40% degli scambi tra i due Paesi ma vale anche un mucchio di euro. L’export russo verso la Cina, infatti, si svolge sempre meno in dollari e sempre più in euro. La valuta europea a fine 2018 ha raggiunto il 37,6% del volume totale degli scambi, erodendo in misura mai vista prima, e tuttora crescente, la preminenza del dollaro.
Per finire: Russia e Cina, dopo diverse esercitazioni militari congiunte (“Vostok 2018” in Russia, “Mare Unito” quest’anno in Cina), si sono messe a pattugliare insieme i cieli dell’Asia, facendo vivamente inquietare sia i giapponesi sia i coreani del Sud.
Queste storie sui giornali arrivano poco e male. Però da tempo, nelle ambasciate e negli uffici “giusti”, quando quelli che sanno le cose si ritrovano con quelli che vorrebbero saperle, proprio di questo si discute. Dove vogliono arrivare Russia e Cina? Della Cina si sa: da quando c’è Xi Jinping vuole arrivare dappertutto, con la nuova Via della Seta verso l’Europa, il Filo di Perle nell’Oceano indiano e tutta quella strategia del sorriso commerciale che mimetizza denti politici da squalo. E la Russia? Mosca le va appresso, ben felice di venderle quelle materie prime che sono il motore della macchina economica cinese. Ben felice, insomma, di renderla sempre più forte.

Alleanza Cina Russia

C’è qualcuno, che di tutto questo s’inquieta e altri che si rallegrano, perché vedono una Russia sconfitta nel suo assalto all’Occidente che si consegna armi e bagagli al pescecane cinese, pronto a papparsela. L’uno e l’altro atteggiamento, però, sono figli di un clamoroso errore di prospettiva. A furia di raccontarci che la Russia è un paese pronto a tutto, che i suoi hacker sono onnipotenti e onnipresenti, che se non potenziamo la Nato presto saremo invasi dai tank mandati dal Cremlino, abbiamo perso la dimensione reale delle cose. Un po’ come quelli che, abituati a raccontar balle, sono poi i primi a crederci.

L’alleanza tra Russia e Cina è strategica perché è stata proprio l’Europa a renderla tale.

Da sempre la Russia, sterminato deposito di risorse naturali, cerca una partnership solida e affidabile con “qualcuno” che abbia invece competenza manifatturiera. Negli anni Sessanta, mentre il complesso militar-industriale mandava cani e astronauti nello spazio, l’industria sovietica era costretta a chiamare la Fiat (che superò la concorrenza di Ford e Renault) per motorizzare il Paese. Nacque così Togliattigrad, città da 400 mila abitanti e fabbrica da 600 mila veicoli l’anno. Quelli erano anche gli anni in cui i rapporti tra Russia e Cina andavano definitivamente in malora, per riprendersi solo con Mikhail Gorbaciov e la sua perestrojka.

La vocazione per l’Europa della Russia, insomma, è molto più profonda e di data molto più antica di quella per la Cina. E d’altra parte, che ci sarebbe di più logico di una sana alleanza tra gli estrattori di gas e petrolio dell’Est e i manifatturieri dell’Ovest? Nulla. Converrebbe a entrambi, e molto. Infatti gli Usa, che in questa alleanza tra produttori vedono con ragione un rischio per la loro supremazia mondiale, si sono messi di traverso in ogni modo. Allargando la Nato e facendo allargare la UE a quei Paesi nazionalisti e sovranisti che ora tanto comodo fanno alla Nato, e in buona sostanza spingendo la Russia sempre più a Est a cominciare dalle guerre balcaniche di Bill Clinton, prontamente sposate dalle sinistre di tutta Europa. Per arrivare all’Ucraina del 2014, dove il sentimento nazionalista e sovranista (in quel caso non demonizzato, tutt’altro), evidente da anni e attizzato dal mal governo del filo-russo Janukovich, venne potenziato da robuste iniezioni di denaro e sollecitazioni americane.

In pratica, gli Usa sono arrivati al più vasto confine con la Russia, dando per scontato che al confine in sé erano già arrivati mettendo sotto la tutela della Nato i Paesi baltici. Il problema è che al Cremlino e dintorni, nel frattempo, si erano insediati i due più grandi contropiedisti dell’evo moderno, tipi che Chiarugi manco lo vedevano. Uno è Vladimir Putin, ovvio. L’altro è Sergej Lavrov, dal 2004 ministro degli Esteri, uno che parla persino il singalese e che bazzicava i meandri dell’Onu quando ancora c’era l’Urss e lui era un giovanotto.
Ora, qualcuno sa spiegare dove sarebbe l’offensiva anti-occidentale di un Paese che un bel giorno del 2014 si sveglia con il fondato timore di vedere gli incrociatori della Nato ormeggiati a Sebastopoli? Quei due, però, non sono tipi che stanno a pettinare le bambole. Crimea? Fatto? Donbass? Fatto. E per buona misura, ecco l’intervento militare in Siria (ottobre 2015) a fianco di Bashar al-Assad, tipo apertura di un secondo fronte nel confronto con gli Usa. Ma il colpo da maestro Lavrov l’aveva fatto nel 2013, concordando con la Casa Bianca lo smantellamento dell’arsenale chimico di Assad e così eliminando la ragione principale per cui gli Usa avrebbero potuto intervenire sul fronte siriano. Certo, Lavrov non glie l’aveva detto, a Obama, che poi sarebbero intervenuti loro, i russi. Ma forse se n’era scordato, mica si può tenere a mente tutto.

La partnership economica e politica della Russia con la Cina sta tutta dentro questa storia. Al Cremlino sarebbe piaciuto assai costruirne una con l’Europa, ma sappiamo com’è andata. Li abbiamo spinti a Est? E a Est i russi hanno trovato un altro popolo assai industrioso, inventore e produttore dalla notte dei tempi e, casualmente, tanto tanto assetato di energia. I cinesi, in pratica degli europei con gli occhi a mandorla. Possiamo lamentarcene? Mica tanto. L’Italia, per dirne una. La Russia è sempre stata un fornitore di gas puntuale e non troppo esoso. Adesso facciamo il Tap perché, dicono, dobbiamo diversificare le fonti di approvvigionamento. E loro ne vendono di più alla Cina, che prende quel gas, lo pompa nelle sue fabbriche e aumenta la propria forza contrattuale sul mercato globale. Come si è ben visto durante la visita di Xi Jinping in Europa, quando noi gli abbiamo venduto qualche arancia mentre la Germania gli ha passato le concessioni e i progetti per la produzione dell’auto elettrica e la Francia un bel pò di contratti nell’aerospazio. Cosine così.

E tornando quindi a quelle cene in cui ci si chiede dove andranno a parare Russia e Cina, sarebbe interessante anche capire che cos’abbia in testa il nuovo vertice della UE. Al momento, per quel poco che se ne vede, sembra roba da far fregare le mani a Donald Trump.

Ursula von der Leyen

L’assalto (mancato, ma di poco: la nuova Presidentessa della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, è stata eletta per il classico pelo) dei sovranisti ha spostato a destra l’asse complessivo, con i Verdi fuori, i liberali (diciamo pure Emmanuel Macron) assai più dentro di prima, i socialisti appesi a un ramo e i popolari costretti a liquidare il candidato ufficiale e a scegliere la van der Leyen, un ministro della Difesa molto filo-Nato e filo-Usa. Se l’Ussuri si è seccato, l’Atlantico si è un bel po’ ristretto.

Fonte: Russia News

14 Commenti

  • amadeus
    24 Agosto 2019

    L’italia sarebbe stato un partner commerciale formidabile per la Russia, ma siamo troppo presi a contare le mosche e sempre dipendenti dallo zio sam in attesa di qualche dollaro in più e sempre col cappello in mano aspettando ordini, cosa andiamo a fare ogni tanto in america, a confermare che la schiena dell’Italia é sempre a 90° e tale resterà. Quando é stato il momento di capire che bisognava prendere quel tram a tutti i costi, mollare la u.e e allearci con la Russia, ora non staremo con le pezze al culo e le strade che cadono a brandelli, invece di correre sempre dietro alle solite stronzate, nel frattempo gli altri fanno i fatti, prosperano e vanno avanti grazie alle alleanze giuste e noi sempre a contare le pulci. Quando ci sveglieremo ?!!!

  • michele
    24 Agosto 2019

    non è così semplice amadeus, c’è il terrorismo economico che incombe sempre su di noi…… non bastasse c’è sempre l’opzione terrorismo vero e proprio che l’italia assaggiò in tempi non lontani e allora si chiamavano br.
    x liberarsi bisogna prima che l’impero imploda su sè stesso,la storia recente anche in questo caso insegna,l’urss.

    • atlas
      25 Agosto 2019

      intanto le transazioni commerciali Russo-cinesi, come descritto nell’articolo, pare siano molto in € e molto meno in dollari, anche se c’è di mezzo anche l’oro fisico: questo per fare capire dove va a parare la politica di chi vorrebbe l’abolizione dell’€ e il ritorno alla moneta ‘propria’ (che leggo a volte anche quì)

      falsi nazionalisti, in realtà filocani, come quelli che ci sono oggi in Ukraina, gentaglia però intelligente capace di conoscere le corde ‘giuste’ da attivare nel sentimento popolare e indurli in errore

  • michele
    24 Agosto 2019

    piccoli assaggi di terrorismo sono stati dati a diversi paesi europei e non random (sembra) l’italia sembra non sia stata toccata…..forse…..

  • eusebio
    25 Agosto 2019

    L’Europa non esiste, siamo militarmente occupati dagli USA che a loro volta come dimostra Epstein sono controllati da lobbies tanto corrotte quanto tutto sommato deboli, e dobbiamo subirne le politiche contorte.
    Fanno bene Russia e Cina ad accordarsi coprendosi le spalle, l’unica cosa che gli si può imputare è di non aver usato tutto il loro potenziale militare contro avversari tutto sommato deboli, gli USA hanno dovuto accordarsi con i talebani per ritirare i soldati al massimo in due anni dall’Afghanistan, i cinesi si fanno inguaiare ad Hong Kong e dovrebbero usare la forza con i manifestanti, i russi permettono al regime filosionista ucraino di bombardare e uccidere i russofoni del Donbass e non intervengono con i carri armati.
    L’unica consolozione è che in Siria probabilmente quando catturano i consiglieri militari “occidentali” dei terroristi (in realtà con doppia cittadinanza di uno staterello lì vicino) li fanno fuori senza complimenti.

    • atlas
      25 Agosto 2019

      non è proprio così (purtroppo)

  • Eugenio Orso
    25 Agosto 2019

    Anni fa si sosteneva, dopo l’a’rrivo di Putin alla presidenza e l’inizio della risalita russa verso lo status di potenza planetaria, che la Federazione Russa avrebbe avuto due strade da percorrere.
    La prima portava verso l’Europa, in cui, con il senno di poi, la Russia rinata avrebbe avuto la preminenza. a scapito degli usa e dei globalisti (euro-americani) e l’altra strada portava in Asia, con la Russi respinta dai globalisti euro-americani che relizzava, almeno in linea generale, l’idea euroasiatisa che nella sua prima formulazione, alla fine degli anni novanta, fu di Evgenij Primakov, ex presidente dei Soviet dell’Urss, primo ministro della Federazione Russa dal 1998 al 1999.
    Nota come Dottrina Primakov, l’idea era di lasciar perdere l’occidentalismo e l'”europeismo” (qui inteso in chiave negativa) e di guardare a oriente, verso i giganti asiatici Cina e India, in modo particolare., ma anche verso paesi come l’Iran …
    Non mi dilungo sulla dottrina Primakov, specifica nella sua evoluzione della visione geopolitica da Mackinder in poi (Mackinder, considerato il “padre” della geopolitica).
    Comunque, posso affermare che la strada orientale è oggi percorsa dalla Federazione Russa, potenza mondiale rinata e benefica nei vari scacchieri di confronto, data la nascita dei Brics e accordi ela Shanghai Cooperation Organization …
    Alcuni salutano queste rilevanti iniziative geopolitiche, in cui a mio dire la’ttore principale è la Federazione Russa, vera potenza alternativa all’asse del male a guida usa, come l’inziio del multipolarismo e la fine dell’occidente neocapitalista, ma io le considero, per ora, una resistenza che incontra sempre più successi alla peste globalista-occidentale, totalitaria e unipolare.

    Cari saluti

  • Sed Vaste
    25 Agosto 2019

    Digitate” hong Kong police double over in agony” ah ah ah I cari vecchi sistemi comunisti , e voi che stimate quei due paesi comunisti ,ma robe da Matti ,LA prossima Volta che torno giu da voi compro un biglietto per il Congo tanto siete congolesi ormai

  • atlas
    26 Agosto 2019

  • atlas
    26 Agosto 2019

  • atlas
    26 Agosto 2019

  • atlas
    26 Agosto 2019

  • atlas
    27 Agosto 2019

    come la Salerno-Reggio Calabria

    “I treni viaggiano quasi al triplo rispetto ai limiti di velocità che si trovano sulle normali autostrade cinesi e i passeggeri non devono neppure guidare”

    Oltre all’alta velocità, i treni sono anche molto stabili e dotati di una rete 4G. Questa caratteristica è un grande vantaggio rispetto al trasporto aereo dove non è possibile utilizzare l’internet via satellite. Inoltre, a vantaggio del trasporto su rotaie va anche il fatto che i biglietti dei treni costano in genere un terzo rispetto a quelli dei voli.
    Ciò rende il servizio HSR (High-speed rail) accessibile e attraente per il comune cittadino. Più di nove miliardi di viaggi sono stati effettuati utilizzando i treni superveloci cinesi.

    La HSR cinese è la rete ferroviaria ad alta velocità più estesa del mondo. Alla fine del 2018 era arrivata ad estendersi per quasi 30mila km collegando 33 divisioni amministrative. Da sola rappresenta i due terzi delle ferrovie ad alta velocità ad uso commerciale di tutto il mondo.

    Si prevede che nel 2025 la sua estensione raggiungerà i 38 mila km.

    La velocità attuale è tra i 250 e 350 km/h

    La Cina ha iniziato a testare dei treni prototipo a levitazione magnetica capaci di raggiungere, almeno in teoria, i 600 km/h

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