L’Asse della resistenza si fa sentire dall’Iraq a Gerusalemme ed allo Yemen

Le notizie dl Medio Oriente si accavallano ma senza dubbio in questa area strategica si sta svolgendo la battaglia decisiva contro il nuovo ordine internazionale che l’Amministrazione USA di Biden/Blinken vorrebbe imporre a tutte le nazioni ed i popoli del mondo.
Gerusalemme è in rivolta contro i tentativi degli occupanti israeliani di sgomberare il quartiere palestinese di Sheikh Jarrah dai suoi residenti e nativi. Questo accade nell’ambito dell’offensiva e degli atti di aggressione commessi dalle forze israeliane e dai coloni contro i palestinesi a Gerusalemme al-Quds e al previsto raid alla moschea di al-Aqsa, il terzo sito più sacro dell’Islam, previsto per lunedì.

Le organizzazioni della resistenza, dal Libano alla Siria, hanno ribadito il loro sostegno ai palestinesi che hanno dovuto affrontare le violazioni israeliane alla Porta di Damasco, uno degli ingressi principali della Città Vecchia di Gerusalemme al-Quds.
Martedì, l’ala militare di Hamas ha detto che Israele “pagherebbe un prezzo pesante” se non fermerà l’aggressione contro i palestinesi a Sheikh Jarrah. Oltre 180 feriti si sono avuti negli scontro con gli occupanti israeliani.

Palestinesi e soldati israeliani

Nel frattempo in Iraq, per la seconda volta in una settimana, la base statunitense di Ain Al-Asad è stata attaccata dalle forze della resistenza.
Il sito militare, occupato dalle forze Usa, è stato attaccato nelle prime ore di questo sabato (ora locale), hanno riferito i media iracheni.
Rapporti preliminari indicano che la sirena di allarme per l’attacco missilistico ha suonato ad Ain Al-Asad, tuttavia i sistemi di difesa aerea Patriot e C-RAM installati di recente alla base non sono stati in grado di intercettare o distruggere i razzi.

Nello stesso tempo, la catena di stato yemenita Al Masirah ha assicurato, citando il rapporto del suo corrispondente, che per compiere questo attacco sono stati utilizzati velivoli senza pilota (droni).
Inoltre, alcune altre fonti menzionano anche l’utilizzo di droni bombardieri. Finora non sono stati forniti ulteriori dettagli e nessun gruppo ha rivendicato l’aggressione.

Non è la prima volta che Ain Al-Assad viene attaccato. Martedì scorso, due razzi Katyusha hanno colpito questo centro militare , senza lasciare vittime né danni materiali.
L’offensiva di questo sabato è una delle tante recentemente registrate contro basi degli occupanti statunitensi e contro i convogli logistici in Iraq , dove le persone richiedono il ritiro delle forze straniere dal loro paese.
Il ritiro delle truppe USA e di tutte le forze straniere era stato fortemente richiesto dal Parlamento iracheno in seduta congiunta, dopo l’assassinio avvenuto a Baghdad del generale Soleimani e del vicecomandante delle forze irachene Al-Muhandis.

Convoglio USA attaccato


Visto il diniego di Washington a ritirare le sue forze, i gruppi della resistenza, fra cui le forze di Mobilitazione Popolare, hanno iniziato una tattica di guerriglia attaccando le forze USA, le basi ed i convogli militari degli occupanti americani.
In questo scenario il comando USA sta mobilitando i suoi mercenari, gruppi terroristi dell’ISIS e di altre formazioni che vengono trasferiti da un luogo all’altro, armati e messi in condizione di attaccare le forze governative per dare agli statunitensi il pretesto di far rimanere le loro truppe per combattere l’ISIS. In realtà, a queste invenzioni della propaganda atlantista USA, non crede ormai più nessuno vista la evidente mano di Washington dietro la ricomparsa di questi gruppi, segretamente armati e sovvenzionati da Washington.
Lo stesso avviene in Siria dove Washington sta intensificando la sua presenza militare illegale nel nord est del paese per saccheggiare le risorse petrolifere siriane e per mettere in difficoltà il governo di Damasco. Anche in quel paese i gruppi di resistenza delle popolazioni sottoposte all’occupazione USA si sono organizzati e attaccano i convogli le basi USA costituite abusivamente dagli occupanti ed i loro mercenari che li affiancano, gruppi delle così dette FSD (Forze democratiche Siriane).
Presto le truppe USA si troveranno in uno scenario simile all’Afghanistan da dove gli amerikani ed i loro soci sono costretti, dopo 20 anni, a ritirarsi umiliati dalla sconfitta inflitta loro dalle forze dei talebani, “brutti sporchi e cattivi” ma indisponibili ad arrendersi agli occupanti neo colonialisti.

Fonti_ Hispan TY – Press Tv – Al Manar

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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