L’Asse della Resistenza blocca il progetto di Israele

di Luciano Lago

La crisi suscitata dalla tempesta di Al Aqsa del 7 Ottobre e la conseguente feroce aggressione contro Gaza e la Palestina, ha dimostrato che i gruppi della resistenza palestinesi hanno una consistenza militare ed ideologica che è in grado di contrapporsi alla grande macchina da guerra di Israele. Contro l’entità sionista ed il suo tentativo di annientare per sempre la presenza palestinese a Gaza e in Cisgiordania si è concretizzata una reazione solidale da parte di gruppi e formazioni militari al di fuori della Palestina, come Hezbollah, gli Houthi dello Yemen, le milizie sciite irachene e altri che non sono rimasti inattivi, a differenza della gran parte del mondo arabo che si è limitato a condanne verbali.

Questa crisi tra le altre cose ha messo in evidenza il ruolo determinante e la consistenza di quello che è ormai definito l’asse della Resistenza. Un asse che riunisce i gruppi in un fronte comune dalla Palestina al Libano, all’Iraq, alla Siria ed allo Yemen, gruppi che hanno una comune base ideologica, rivouzionaria, anti colonialista e di fede islamica, prevalentemente sciita ma non solo. L’Iran è il paese sostenitore e promotore di questa alleanza che fornisce armi e sostegno ma, contrariamente a quanto si scrive, non è la centrale direttiva dell’asse, visto che ogni gruppo opera in perfetta autonomia.
Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, il gruppo della resistenza libanese, è la figura di spicco di questa formazione. Nasrallah ha parlato più volte. Le immagini dei suoi ultimi discorsi sono state proiettate in tutto il mondo ed ascoltate anche in Israele.
Si tratta di discorsi che, circostanziati o meno, dal novembre 2023 hanno tutti contribuito a una migliore comprensione di quello che Hezbollah rappresenta nel panorama della regione, nonchè della visione ideologica e pragmatica che ispira Hezbollah e la sua visione del Medio Oriente contemporaneo. L’importanza dei discorsi di Hassan Nasrallah, personaggio di indubbio ascendente e prestigio, non si limita al fatto che egli è a capo di un’organizzazione militarmente abbastanza potente da aggravare seriamente il confronto israelo-palestinese, qualora decida di attaccare Israele su vasta scala.

Il Segretario generale di Hezbollah, in particolare, gode di uno status speciale in Libano e in Medio Oriente, per non parlare della statura dell’organizzazione che dirige. Lui è uno dei personaggi più influenti nel mondo arabo e islamico e non solo in quello, mentre l’Europa non sa nulla e ne ignora l’esistenza.
Oltre a Nasrallah, il fautore e ideatore dell’Asse della Resistenza, colui che ebbe l’intuizione di creare un coordinamento tra i vari gruppi, fu il compianto generale iraniano Qassem Soleimani, assassinato dagli statunitensi a Baghdad nel gennaio del 2020.
Ogni 3 gennaio si commemora l’anniversario della morte del generale Qassem Soleimani, comandante della forza al-Quds dei Pasdaran iraniani, che fu il vero comandante militare dell’asse della Resistenza.

Il punto è quello che l’asse della resistenza rende di fatto impossibile l’obiettivo di Israele e degli americani di annientare Hamas e gli altri gruppi per il semplice motivo che questi gruppi sono ormai radicati in Medio Oriente tra le nuove e le vecchie generazioni e sono collegati tra loro da un forte legame ideologico.
L’effetto combinato di questo scontro è quello di aver impantanato il nemico sionista e americano in uno scontro che non può vincere a che deve subire in tutte le sue conseguenze per molti anni a venire.
Questo deve essere ben spiegato in modo che i sacrifici che su Gaza, nella Cisgiordania, nel Libano e su tutti gli altri fronti stanno attualmente facendo non siano vani. Questa resistenza in forma diretta ha ottenuto comunque già dei risultati e ripercussioni positive in quanto ha permesso di entrare in una nuova fase del conflitto con il nemico, riportando agli occhi del mondo il tema della Palestina e della resistenza all’occupazione coloniale di Israele e militare degli USA in Siria e Iraq.

Si è aperta una fase storica senza precedenti nel destino del popolo palestinese, e nel destino dei popoli e dei Paesi della regione. Alla fine, la scelta fatta dalla resistenza palestinese il 7 Ottobre, per quanto azzardata e criticabile, è stata quella definitiva; si è trattato di un atto necessario sebbene doloroso per la popolazione civile palestinese e per il sangue versato.
In questo momento, a seguito dei combattimenti che si protraggono sia nella Striscia di Gaza e sia nel Libano, oltre a Iraq e Siria, vista la impossibilità di annientare la resistenza e per le forti perdite subite, il nemico isreliano appare confuso e disorientato, non riesce ancora a farsi una ragione dell’impasse in cui si trova mentre aumentano i suoi problemi interni.

Tra l’altro quando la polvere della guerra si sarà posata e inizierà il lavoro delle commissioni d’inchiesta, il mondo scoprirà che una buona parte di coloro che sono stati presentati come civili uccisi da Hamas o dai palestinesi, in realtà sono stati uccisi da armi, proiettili, bombardamenti e missili dell’esercito israeliano, che ha agito in preda alla rabbia, al panico e al disordine.

Non sembra che gli israeliani stiano imparando dalle loro esperienze, in particolare dalle loro guerre con i movimenti di resistenza in Libano e in Palestina. Quanto accade oggi è già accaduto in Libano nel luglio 2006 e durante le ripetute guerre con Gaza, con differenze in termini di quantità e qualità, ma nonostante tutto, queste somiglianze con le vicende passate sono della stessa natura e dimostrano l’impossibilità di estirpare una resistenza popolare all’occupazione coloniale ed alla usurpazione delle terre.
L’establishment di Israele, accecato dal fanatismo della sua ideologia suprematista, persiste nei suoi errori e nella sua pretesa di annientare ogni forma di resistenza. Con questo modo di agire non ha fatto altro che far coalizzare tra loro le forze della resistenza e rendere più compatto ed allargato un fronte unico che si andrà estendendo a buona parte del mondo arabo e non solo in quello, inclusi quei paesi oggi governati da classi politiche corrotte e prostituite agli interessi dell’egemone americano ed al suo socio israeliano.

Oggi la leadership israeliana è scossa al suo interno dal problema dell’insicurezza e dalla questione dei prigionieri che il governo di Tel Aviv si rifiuta di scambiare con i prigionieri palestinesi e con una tregua indefinita, pressato dalla fazione più oltranzista.
Già nel 2006 Israele voleva schiacciare Hezbollah e questo non gli è riuscito, ricavandone una dura lezione. A maggior ragione oggi, quando Hezbollah è divenuto una forza imponente e ben fornita di armi adeguate, l’impresa sarà impossibile e molto sangue dovrebbe scorrere anche in Israele, nonostante il sostegno degli USA.
Quello che oggi sta accadendo a Gaza, in Palestina e sul fronte libanese, è esemplificativo delal stupidità, della follia e dell’impotenza degli israeliani.
Il governo israelano, sotto gli occhi del mondo, sta tentando lo sterminio e la pulizia etnica della popolazione palestinese, come sistema per cancellare per sempre il problema. Le vittime della loro follia omicida sono in grande maggioranza donne e bambini e questo sta sollevando l’indignazione del mondo.

Disastro di Gaza e della sua popolazione

Queste azioni rivelano la natura selvaggia e barbara di questa entità, Israele, l’entità usurpatrice che l’Occidente ha impiantato nella regione della Palestina sulla base della nefasta Dichiarazione Balfour (promessa fatta nel 1917 dal governo britannico al movimento sionista di creare «a national home for the Jewish People» in Palestina).
Tutte le menzogne della propaganda su Israele, quale “la più grande democrazia” del Medio Oriente e sulla natura umanista e tollerante dello Stato di Israele sono cadute di fronte al sangue dei martiri bambini (oltre 13.00 fno ad oggi) e degli innocenti versato dall’esercito israeliano con le sue azioni brutali e indiscriminate con cui ha bombardato scuole, moschee, chiese cristiane, ospedali, campi profughi, panifici ed inclusa la sua strategia della fame e delle malattie per piegare e sterminare la popolazione di Gaza.

Con queste azioni i sionisti fanatici di Israele stanno scavando la loro stessa fossa dove sarà sepolto per sempre il loro progetto suprematista, segnerà la condanna della Storia ai loro crimini e inizierà il riscatto del popolo palestinese.

4 commenti su “L’Asse della Resistenza blocca il progetto di Israele

  1. Posso aggiungere all’articolo molto profondo due cose:
    1) il Sistema di potere occidentale è arcaico e rigido, come un morto, mente i Paesi dell’Asse della Resistenza, sono dinamici, vivi, si perfezionano e sono ben guidati, da vere élite.
    2) penso che la morte del generalissimo Soleimani sia dovuta in parte alla dottrina Sciita del martirio. Non mi spiego alcune leggerezze dell’ultima notte, quando fu ucciso. Sottolineo il fatto che a comandare l’attacco è stato Michael D’Andrea – CAPO OPERATIVO della CIA – soprannominato “il principe delle tenebre”.
    23 giorni dopo il martirio di Kassem Soleimani, l’aereo comando della CIA con a bordo il “principe” criminale fu abbattuto dai Talebani……. i piloti tentarono un atterraggio di fortuna, ma morirono tutti a bordo tra le montagne innevate dell’Afghanistan.

    1. Caro ARMIN, il tuo commento non può essere confutato da nessuno ! Perchè dimostra che le morti non sono tutte uguali ! La morte del generale SOLEIMANI pesa come una montagna, quella del boia della Cia D’Andrea è leggera come una piuma ! Infine, è scontata la mia totale condivisione con il solito ottimo articolo di Luciano Lago !

  2. Teniamo conto che una sconfitta sperabilmente sonora dell’entità sionista illegale, terrorista e genocida in Medio Oriente avrebbe pesanti riflessi sul potere effettivo ebreo in usa, così come una sconfitta dell’ukraina ukronazi-nato avrebbe contraccolpi pesanti in Europa e negli usa.

    Speriamo in entrambe, due fronti di guerra contro il male, due vittorie.

    Cari saluti

  3. Da notare come i movimenti che si oppongono ai sionisti sono soprattutto quelli sciiti, e la cosa non è anomala, gli sciiti nell’ambito dell’Islam sono sempre stati perseguitati dai sunniti, e siccome notoriamente i regimi sunniti sono sempre stati economicamente dipendenti dai finanziamenti dei grandi mercanti ebrei, dal Califfato Abbaside all’Impero Ottomano, passando per il sultanato degli Ayyubidi, il cui fondatore Salah al-Din conosciuto come Saladino era aizzato contro i cristiani dal suo medico personale ebreo Moshe ben Maimon, conosciuto in Europa come Maimonide, medico, rabbino e filosofo di mezza tacca, di conseguenza gli sciiti sanno bene che i sunniti sono sempre stati influenzati dall’enorme potere degli ebrei.
    Tre anni fa papa Bergoglio incontrò in Irak l’Ayatollah al Sistani, la massima autorità religiosa della Shia, e secondo qualche commentatore online antisionista, anche americano, pare gli abbia offerto da parte del potere ebraico un accordo favorevole all’entità sionista.
    La proposta pare sia stata rifiutata, e a ragione, visto che l’attuale corrente religiosa ebraica più importante, quella degli chabad, si rifà molto alla profezia del rabbino Aquiba del II secolo, il mentore del falso messia Shimon Bar Kokhba caporione della rivolta giudaica repressa nel sangue dall’imperatore Adriano, secondo cui il tempio di Salomone, peraltro mai esistito come Salomone, sarebbe stato ricostruito.
    E infatti nell’entità sionista si parla sempre più di abbattere la Moschea di al Aqsa, per ricostruire il tempio.

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