L’assassinio del generale Soleimani può diventare un boomerang per gli USA

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di Luciano Lago

La spericolata mossa fatta dall’Amministrazione Trump in Iraq, con l’assassinio del generale Soleimani, non migliorerà la situazione delle dell’influenza USA in Medio Oriente ma anzi potrebbe rappresentare il collasso definitivo della presenza statunitense nella regione.

Se c’è un fatto su cui i vari commentatori del Medio Oriente sono concordi è la ripulsa delle masse delle popolazioni arabe e non arabe in Medio Oriente ed in Asia occidentale della aggressione USA contro l’Iraq e le forze sciite che hanno combattuto i gruppi terroristi sostenuti da USA, Israele ed Arabia Saudita. Una forte ondata di antiamericanismo sta attraversando tutta la regione, dall’Egitto al Pakistan.

Non è un caso che il Congresso degli Stati Uniti sia allarmato e Trump deve già spiegare attraverso le labbra di Nancy Pelosi perché l’attacco in Iraq non sia stato concordato con il Congresso e se la Casa Bianca conosce le conseguenze.
Questo significa che anche Trump non risolve i problemi interni e, se la situazione peggiora, le truppe USA nella regione saranno esposte e anche lui ne sarà vittima, la sua popolarità diminuirà. Al presidente Trump non è bastato stracciare i trattati, da quello sul nucleare iraniano a quelli sul commercio internazionale e tutti gli altri. Non è bastato neppure bombardare sulla base di “False Flag” preconfezionate di inesistente attacco chimico, come le rivelazioni di Wiki Leaks hanno dimostrato sulla vicenda di Douma, in Siria.

Trump vuole assimilare e fare proprio il sistema delle eliminazioni mirate in cui sono specialisti gli israeliani, con i capi di Hamas e con gli scienziati iraniani. Un sistema tipico dei gangster come si dimostrano Trump e i suoi consiglieri.
Anche i tradizionali alleati degli USA in Medio Oriente sono preoccupati – La stessa Israele sta discutendo con urgenza delle possibili conseguenze di questo attacco.

Le ultime speranze di una soluzione al programma nucleare iraniano sono state distrutte da questa azione unilaterale di Washington. L’Iran può forzare la produzione di armi nucleari, anche se Teheran in precedenza non aveva intenzione di farlo, adesso lo richiede la necessità di una difesa valida. Soltanto il possesso di armi nucleari può scoraggiare USA e Israele dall’attaccare l’Iran, come insegna l’esperienza della Nord Corea.

Di conseguenza questi riflessi saranno molto più importanti che non uccidere una personalità importante dell’establishment militare iraniano – questo sembra piuttosto un errore di calcolo. Tutte le comunità sciite (e non solo quelle) stanno insorgendo dall’Iraq al Pakistan, all’Afghanistan ed all’Iran, in protesta rabbiosa contro gli americani.

Proteste di massa contro gli USA


L’azione degli USA rientra nella tipica abitudine americana di personalizzare un problema: «Saddam (Milošević, Janukowytsch, Gheddafi, Bin Laden, ecc.) Questi personaggi, indicati come nemici, devono essere prima demonizzati e poi eliminati e tutto viene deciso negli uffici del Pentagono. Tuttavia questa è una la logica che è molto più propria di uno spettacolo in stile Hollywood , che non della politica internazionale.
Si tratta di una scenografia che è stata alimentata dalla propaganda e non ha mai funzionato come ci si aspettava , adesso però potrebbe avere riflessi micidiali su coloro che hanno organizzato lo spettacolo e terminare come un boomerang.

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