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L’Arabia Saudita, il partner privilegiato dell’Occidente

di Luciano Lago

Come abbiamo puntualizzato da tempo nelle nostre precedenti analisi, la strategia dell’attuale Amministrazione USA in Medio Oriente (e non soltanto in quella regione) punta consolidare la nuova “Santa Alleanza” che include Israele e l’Arabia Saudita e questa triade sarà sempre più importante per la realizzazione dei piani egemonici dell’Imperialismo e del sionismo.

In particolare sarà sempre più essenziale il ruolo affidato all’Arabia Saudita in Medio Oriente dagli strateghi USA. Il “lavoro sporco”, quello del sostegno reclutamento e finanziamento dei gruppi terroristi, era stato già da tempo (dall’Amministrazione Obama) affidato ai monarchi della casa dei Saud per quanto riguardava il contesto di paesi come la Siria, il Libano e l’Iraq.

Tuttavia, con l’ascesa al potere del giovane principe ereditario Bin Salman, divenuto fiduciario di Washington per le operazioni di appoggio occulto al terrorismo islamista, il ruolo è notevolmente accresciuto e divenuto indispensabile.
Come ormai è documentato,  l’Arabia Saudita è stata da anni il principale patrocinatore della diffusione nel mondo islamico del wahabismo, l’ideologia radicale religiosa, assolutista ed intollerante che è professata come religione di Stato nel Regno saudita. La stessa ideologia che anima i gruppi fanatici jihadisti dell’ISISI e di Al Quaeda che si sono diffusi a macchia d’olio in tutto il Medio Oriente, in Asia, in Africa e che hanno creato loro cellule anche in Europa.

La diffusione di questa ideologia è risultata utile ai piani dell’impero anglo sionista per scardinare quei regime arabi nazionalisti che risultavano ostili o non conformi agli interessi degli USA, fin dai tempi di Nasser in Egitto, per arrivare poi al caso di Saddam Hussein in Iraq, di Gheddafi in Libia, e dell’attuale tentativo di scardinare la Siria di Bashar al-Assad. Tenendo presente che nei confronti di quest’ultimo paese, i progetti di destabilizzazione e cambio di regime datano dagli anni ’90, nell’epoca di Assad padre, quando la CIA finanziava già da allora il gruppo radicale dei F.lli Mussulmani.

Soltanto nello scorso anno, Donald Trump ha sottoscritto con il Regno Saudita accordi di fornitura di armi per un valere minimo di 110.000 milioni di dollari attraverso un documento dal titolo “Dichiarazione di una Visione strategica Congiunta”, un documento programmatico che prevede la fornitura pianificata di armamenti destinati a soddisfare le necessità difensive dell’Arabia Saudita. Un documento che rappresenta la svolta dell’accreditamento del principe Bin Salman e dell’Arabia Saudita come nuovo partner privilegiato in quella che a buon ragione si può definire la nuova “Santa Alleanza” tra USA Arabia Saudita e Israele. Questo accordo dimostra infatti la relazione diretta privilegiata tra Washington e Rijad, del tutto simile a quella intercorrente con Israele.

Netanyahu e il monarca saudita

Da quel momento anche Gran Bretagna e Francia hanno fatto a gara per accreditarsi come secondi partner del Regno Saudita ed a questi paesi si sono accodati anche gli altri come Spagna, Italia, Olanda e altri. Non a caso  i primi tre paesi partner dell’Arabia Saudita sono stati anche quelli che hanno partecipato al bombardamento in Siria sulla scia della provocazione con i gas realizzata dai “caschi bianchi” su mandato dei servizi britannici.

Possiamo ricapitolare i viaggi e le visite che nello scorso mese di marzo, Bin Salman ha realizzato in Gran Bretagna, dove si è riunito con la Regina madre e con il primo ministro Theresa May. Gli incontri non hanno avuto soltanto come oggetto gli accordi commerciali ma hanno permesso di trattare anche le questioni relative ai conflitti in corso in Siria, in Iraq, alla situazione del Libano, e di quanto connesso con questo. Il fatto che in Siria i gruppi islamisti siano stati sconfitti, grazie all’azione tanto delle forze siriane come di quelle russe ed iraniane, dimostra che la strategia del finanziamento e dell’appoggio ai gruppi terroristi da sola non è stata sufficiente per scardinare il Governo di Damasco. Per tale motivo, visto il valore strategico della Siria, nel corso delle sue visite Bin Salman ha sicuramente approvato il nuovo piano alleato per intervenire con i bombardamenti sulla Siria creando gli opportuni pretesti di cui si sono incaricati i servizi britannici.

Sicuramente avrà trattato il tema delicato ed importante, sia per i sauditi che per gli USA ed Israele, dell’Iran, ovvero di come iniziare l’operazione Iran con sabotaggio ed infiltrazione dall’interno. Temi di interesse comune per la “Santa Alleanza” che si pone l’obiettivo di smembrare la Siria e puntare all’Iran, il nemico giurato dei tre componenti della stessa Alleanza.

Oltre alla Gran Bretagna Bis Salman aveva visitato la Francia dove aveva firmato accordi commerciali per un valore di 1.000 milioni di euro. Gli accordi con la Francia venivano realizzati atraverso una società intermediaria denominata ODAS. Tuttavia in questa fase dei negoziati con Parigi risulta che gli accordi per la fornitura di armamenti passano direttamente nelle mani dello Stato senza intermediari. Li andrà curare Emmanuel Macron ed il suo staff direttamente.

L’erede della casa dei Saud si presenta come una figura giovane e con “idee moderne” come piace all’Occidente. Non importa che prorpio lui, il giovane principe, abbia fatto aumentare veriginosamente le esecuzuoni capitali nel suo Regno, questo non disturba più di tanto i governi occidentali e tanto meno disturba il fatto che sia proprio lui l’autore e lo sponsor del bombardamento costante effettuato dall’aviazione saudita sullo Yemen con relativa strage di civili, oltre al blocco aeronavale che, con la complicità di USA e GB sta provocando la morte per denutrizione di migliaia di bambini e una spaventosa epidemia di colera.

Scuola bombardata nello Yemen

L’Occidente è di “bocca buona”, e quando ci sono grandi affari di armi e business del petrolio, questi aspetti non si considerano. I “diritti umani”, di cui si riempiono la bocca i sostenitori dell’Occidente e dell’Atlantismo, scompaiono quando si tratta di mega affari miliardari. Tanto meno si fa caso a quello che accade nello Yemen, un paese povero e cencioso,  dove la priorità è quella di assicurarsi il controllo di questo territorio che ha la disgrazia di avere una posizione strategica in quanto si trova ubicato sulla porta del Mar Rosso e controlla il transito di per lo meno il 30 % del petrolio attraverso lo stretto che collega il Mar rosso con l’Oceano indiano.

Il futuro re è molto impegnato nel mantenere un profilo gradito all’Occidente ed a mettersi al servizio degli interessi prioritari di USA e Regno Unito, svolgendo quel ruolo di guardiano e di sponsor dei gruppi islamisti filo USA che risulta prezioso per le Cancellerie occidentali ansiose di non comparire in prima persona nella lista dei patrocinatori dei gruppi jihadisti. I suoi interessi, curiosamente, sono gli stessi di Israele, rovesciare il regime di Bashar al-Asad e contrastare l’espansione dell’Iran e delle forze sciite collegate, come Hezbollah in Libano e delle milizie sciite Hashd al-Shaabi in Iraq.  Per questo Bin Salman procede a dei giganteschi programmai di acquisto di armi dagli USA e dai paesi occidentali che gli garantiscono una cambiale in bianco per tutte le sue operazioni belliche che vengono benevolmente coperte e minimizzate dall’apparato di informazione atlantista occidentale e mai considerate per quello che effettivamente sono: crimini di guerra e sobillazione di terrorismo.

L’Arabia Saudita, dalla sua vecchia funzione di “guardiano dei pozzi” del petrolio, ruolo in cui era stata designata la dinastia dei Saud dall’Impero Britannico, ha accresciuto notevolmente nel tempo la sua importanza ed il suo ruolo fino a quello attuale di socio e partner della nuova “Santa Allenza” che diventa essenziale per ristabilire l’egemonia dell’Impero anglo USA sionista sull’intero Medio Oriente.

Le porte di Washington e delle grandi capitali europee da Londra a Parigi sono spalancate  per il giovane principe, grandi onori e fastose accoglienze per lui e la sua corte. Nessuno farà caso allo strascico di sangue e vittime che questo moderno despota si porta dietro quando entra a visitare le più prestigiose residenze occidentali, “pecunia non olet” dicevano i romani e non avevano torto.

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  1. Eugenio Orso 5 mesi fa

    Dalla recente e ancora misteriosa sparatoria a Ryad, che ha minacciato il senescente Salman e il suo figliolo prediletto, il vero re, MBS, ricaviamo l’informazione che l’infernale regime saudita non è proprio così solido come vorrebbe mostrare di essere …
    I nemici interni, come il principe/imprenditore/multimiliardario Al-Walid, iniziano ad alzare la testa, almeno quelli ancora vivi, dopo che sono stati grassati da MBS e suo padre (almeno 6 miliardi al solo Al-Walid, a lungo “ospite” del lussuoso Ritz Carlton nella capitale).
    I missili dell’eroica resistenza yemenita/Houthi continueranno a cadere nel “regno” saudita, si spera copiosi, e se avremo fortuna assisteremo allo scoppio della guerra civile in quello stato-canaglia, parte fondamentale dell’Asse del Male guidata dagli Usa e dagli ebrei.
    Non che gli Al-Walid e simili mi siano simpatici, ma potrebbero rivelarsi molti utili per contribuire a far esplodere il regno dei petrodollari e dei tagliatori di teste.

    Cari saluti

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    1. Mardunolbo 5 mesi fa

      D’accordo, speriamo in una bella rivoluzione “colorata” , ma autonoma, che lasci migliaia di morti e demolisca per sempre il regno saudita !

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    2. atlas 5 mesi fa

      Al Walyd è nella stessa loggia di BerLuxCohen. Come anche il tunisino Taraq Ben Ammar. Alla larga da questi wahhabiti salafiti giudei capitalisti. Credo solo Gesù, quando verrà, possa cambiare le cose alla Mecca

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      1. Eugenio Orso 5 mesi fa

        Quasi dimenticavo che i sauditi sono anche custodi dei luoghi sacri …
        La Mecca nell’Hegiaz e Medina ex Yathrib.
        Dimenticavo, anche perché i luoghi sacri sono soltanto un fatto simbolico e turistico/commerciale, che per decenni è finito in secondo piano rispetto ai petrodollari, la vera fonte dell’espansione del potere dei sauditi “regnanti” e custodi …
        E’ con i petrodollari, soprattutto, che ancor oggi finanziano i gruppi jihadisti tagliagole, comprano centinaia di milioni di dollari da Trump , arruolano mercenari per devastare lo Yemen, eccetera.

        Cari saluti

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