L’America non ha voce nel futuro della Siria e deve prenderne atto

La realtà di oggi sul terreno  in Siria è quella che non esiste alcuna buona ragione per una continua presenza militare statunitense nel paese arabo
Lo sostiene Doug Bandow in un suo pezzo sul National Interest, dopo aver passato oltre una settimana sul campo in Siria, la politica USA in quel paese è stata un fallimento disastroso.
L’autore è un anziano ricercatore  statunitense e corrispondente dell’Istituto Cato ed ha sottolineato l’appoggio ed il sostegno popolare di cui gode il Presidente Bashar al-Assad nonostante tutte le accuse che pesano contro di lui di essere “un dittatore sangunario”, secondo i media occidentali.

Nel suo rapporto Bandow riferisce: “Damasco è una città grande e occupata, come si conviene alla capitale della Siria. La città ospita l’élite nazionale ed è piena di edifici governativi e forze di sicurezza. L’immagine del presidente Bashar al-Assad adorna praticamente ogni strada. Non c’è dubbio chi ne sia il responsabile.
Ma guidate solo per pochi minuti, e entrate in un quartiere recuperato di recente solo dopo un aspro combattimento. Edifici in rovina si ergono come sentinelle silenziose in mezzo a un mare di macerie. La carneficina di sette anni di orribile guerra civile ha raggiunto anche Damasco”.
Tuttavia alla fine, prosegue Bandow, ” il conflitto si sta esaurendo. Assad ha vinto e Washington ha perso.

In ogni caso, l’impatto della guerra durerà per anni, forse decenni. L’autore riferisce di aver  appena trascorso una settimana nello stato devastato dalla guerra per conto della sua organizzazione. Bisogna riconoscere che l’approccio americano verso questo paese è stato un fallimento disastroso”, conclude Bandow.

Come il Libano, decenni fa, il conflitto siriano era iniziato come una guerra civile insolitamente complicata. In realtà si trattava di una conflitto istigato e sobillato dall’esterno, i combattimenti erano brutali tutt’intorno, con la possibilità di incolpare molte forze belligeranti per circa mezzo milione di morti. In effetti, si è trattato di una carneficina dove i civili sono rimasti in mezzo ed le bande terroriste jihadiste e fanatiche, armate dagli USA e dall’Arabia Saudita, si sono accanite con inaudita ferocia contro la popolazione.

Assad ed il suo regime è sopravvissuto perché aveva e ha ancora un sostegno serio, persino fervente. Lui riceve un forte appoggio non soltanto dai suoi compagni di fede alawiti, una setta di minoranza e propaggine sciita ma anche dalle altre comunità, in particolare da quelle cristiane ed anche da quelle sunnite. Anche altre minoranze religiose, come i cristiani e i drusi, tendono a sostenere il suo governo. Tutti hanno visto la rivoluzione ispirata dagli Stati Uniti in Iraq e a nessuno è piaciuto il finale. Dopotutto, anche un’occupazione americana non aveva impedito la pulizia settaria e i massacri in quel paese, e molti dei sopravvissuti sono fuggiti in Siria. I siriani hanno imparato preso a non fidarsi degli americani e dell’Occidente.

Assad in visita ad una Chiesa per il Natale

“Inoltre, bisogna considerare una più ampia acquiescenza se non il sostegno al regime”, scrive Bandow. “L’esercito si è autosufficiente, nonostante abbia subito perdite significative, che hanno richiesto l’impiego della coscrizione di altre comunità minoritarie”. L’autore è rimasto impressionato nel vedere manifesti raffiguranti soldati morti che adornano cartelli ed edifici in tutte le comunità che visitate. Lungi dal nascondere le sue perdite, il regime sembra utilizzarle per forgiare un’identità comune, il culto nazionale dei caduti pe la Patria, per la Causa siriana.

I sostenitori di Assad non possono essere messi da parte, come avrebbe voluto Washington per aprire la strada ad un califfato di marca saudita. Nessuno lo avrebbe accettato ed i siriani hanno combattuto ferocemente contro questa prospettiva. Inoltre, poiché la sconfitta avrebbe garantito la loro distruzione, hanno combattuto con la massima determinazione: “Patria o Muerte”, detto in arabo.

Gli Stati Uniti sono erroneamente fissati su “Assad must go out”. Certo, non era un amico dell’America, ma se avesse perso, qualcun altro avrebbe vinto. Washington avrebbe dovuto concentrarsi sulla domanda “rispetto a cosa”, si chiede Bandow. Il disastro dell’Iraq e poi quella della Libia, ha dimostrato come il coinvolgimento dell’America e dell’Occidente avrebbe potuto peggiorare (e di molto) la situazione, riconosce Bandow.

Il governo di Assad è un governo autocratico ma no è totalitario, piuttosto è un regime laico, non religioso, tollerante delle varie confessioni, lo riferisce Bandow demolendo le bugie della propaganda occidentale. Lo stesso autore si dichiara sorpreso nello scoprire le peculiarità della società siriana : un sistema sociale che si rivela straordinariamente moderno. Nonostante ci siano elementi religiosi conservatori , il regime degli Assad, padre e figlio, come Saddam Hussein, hanno creato una piazza pubblica diversa e laica in cui la maggior parte degli americani si sentirebbe a proprio agio, dice l’analista.

Washington dichiarava di voler “esportare la democrazia” ma in realtà si era affidata ai peggiori gruppi integralisti ed intolleranti di fede wahabita e salafita e la Siria, in caso di vittoria di questi gruppi, sarenbbe diventata un califfato oscurantista come l’Arabia Saudita, la grande ispiratrice ed alleata di Washington.

Washington ha dilapidato mezzo miliardo di dollari per addestrare qualche centinaio di miliziani dell’Esercito Siriano Libero, la maggior parte dei quali sono stati catturati o uccisi rapidamente. I radicali hanno anche ammesso di fingersi “moderati” per raccogliere denaro e armi statunitensi. I gruppi sostenuti dagli Stati Uniti sembravano perdere la maggior parte delle loro battaglie e hanno finito per arrendersi, insieme alle loro armi fornite dagli Stati Uniti, a forze più radicali. Le armi sono finite poi nei magazzini dell’Esercito siriano e di Hezbollah, con grande cruccio di Israele che aveva messo le sue mani per distruggere il regime di Damasco. Un grosso fallimeto anche per loro, riconosce oggettivamente lo stesso Bandow.

Il medesimo autore  ammette che l’alternativa ad Assad era una varietà di estremisti, tra cui Jabhat al-Nusra, che Washington appoggiava, e lo Stato islamico, a cui gli Stati Uniti ufficialmente si opponevano. Inoltre, l’Arabia Saudita e altri alleati dello stato del Golfo hanno versato miliardi di dollari in varie fazioni jihadiste assassine. Inoltre, la Turchia, incentrata sulla cacciata da Assad, ha autorizzato l’ISIS a transitare sul territorio turco e vendere petrolio catturato.

Esercito siriano acclamato dalla popolazione

Quale sarebbe stato il risultato se i gruppi estremisti avesser vinto? L’amministrazione Obama credeva davvero che siriani e americani avrebbero beneficiato se qualcuno di questi gruppi avesse preso il controllo? Il sostegno americano a Jabhat al-Nusra era particolarmente bizzarro dal momento che era affiliato ad Al Qaeda che, se qualcuno avesse dimenticato, era la stessa organizzazione che organizzò gli attacchi dell’11 settembre.

Il governo di Assad si è dimostrato la forza più forte che combatteva contro l’ISIS e altri estremisti. La FSA filo USA armata da Washington avrebbe potuto solo indebolire Damasco, ma in realtà non era in grado di prendere e mantenere il potere. Almeno, in assenza di un supporto di combattimento americano forte e sostenuto sul terreno, che era politicamente impossibile.

L’autore conclude che la politica degli Stati Uniti in Siria non è stata solo disperata e incoerente ma persino confusa. L’amministrazione Obama ha cercato di cacciare Assad e sconfiggere ISIS (a parole), mentre in realtà faceva il doppio gioco. Gli Stati Uniti si sono opposti ad altri gruppi radicali jihadisti nonostante questi si erano alleati con l’Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar – tutti hanno sostenuto gli stessi estremisti mentre abbandonavano la lotta contro l’ISIS.

Washington ha anche cercato di collaborare sia con la Turchia, che ha dato la priorità all’annientamento dei gruppi curdi, sia con gli stessi curdi, che erano pronti a cooperare con Damasco per raggiungere tale autonomia, salvo poi cambiare e ricambiare fronte. Un cinico opportunismo che ha portato tutti questi gruppi alla sconfitta.

Fonte: National Interest

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

2 Commenti

  • Fabio Franceschini
    14 ottobre 2018

    Cose note e un po’ ovvie ma dette su un giornale usa abbastanza autorevole su geopolitica e cose militari fa una certa imlressione

    • atlas
      14 ottobre 2018

      tutto ciò che viene da giudei/usa è marcio e cattivo, cose ovvie appunto, scritte ora non prima. Per impressionare i fessi che lì vi è libertà di espressione ed altri diritti fondamentali mentre in realtà vi è solo la repressione del liberalismo economico democratico.

      I giudei wahhabiti salafiti non avrebbero mai fatto un ‘califfato’, a loro solo il compito di strumentalizzare un falso islam per fini politici, cioè sfasciare tutto preparando la strada a un democratico come in Libia dove ancora non ci stanno riuscendo. Non ci sono riusciti nemmeno in Egitto

      ci sono riusciti solo in Tunisia e gli effetti (spaventosamente distruttivi) sono sotto gli occhi di tutti quelli che ci vanno a vedere coi loro occhi; per credere bisogna provarci

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