L’Algeria in prima fila per contrastare la penetrazione di Israele in Africa


A causa della forte opposizione algerina, l’adesione di “Israele” è quasi impossibile.

Il 16 ottobre 2021, il Consiglio esecutivo dell’Unione africana ha annunciato il rinvio della sua decisione sull’approvazione o il rifiuto dello “status di osservatore” di “Israele” nell’Unione fino al prossimo vertice africano previsto per febbraio 2022. Tale decisione è , infatti, il culmine di un grande sforzo politico e diplomatico compiuto dall’Algeria in tre mesi tra i paesi africani per opporsi e confrontarsi con la decisione improvvisa presa dal presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, di accettare la domanda di “Israele” di aderire all’Unione africana come membro osservatore e la successiva presentazione da parte dell’ambasciatore israeliano in Etiopia (paese ospitante) delle sue credenziali all’Unione il 22 giugno 2021.

Dal primo giorno della decisione di Moussa Faki, un ex primo ministro ciadiano di formazione francese, l’Algeria è entrata in una sorta di stato di emergenza e la decisione è stata presa ai massimi livelli per lanciare un’ampia campagna diplomatica e utilizzare tutto il peso e capacità politiche per affrontare la decisione personale di Faki. Il ministero degli Esteri algerino ha annunciato il suo totale rifiuto dell’ammissione di “Israele” nelle file dell’Unione africana e ha affermato che il presidente della Commissione non aveva consultato gli Stati membri al riguardo.

L’Algeria ha iniziato a muoversi ed è riuscita a convincere sei paesi arabi africani (esclusi Marocco e Sudan, che sono immersi in un processo di normalizzazione), ovvero Tunisia, Egitto, Mauritania, Gibuti, Libia e Isole Comore, ad annunciare la sua opposizione alla decisione di Faki in una dichiarazione del 3 agosto. Moussa Faki è stato subito segnalato dalle pressioni della diplomazia algerina, rappresentata dal ministro Ramtan Lamamra, per la quale ha rilasciato una dichiarazione ufficiale il 6 agosto in cui ha risposto all’Algeria affermando che la sua decisione di accettare “Israele” come membro osservatore era nella loro poteri.

La campagna algerina contro “Israele” in Africa non si è fermata (il Sudafrica, che aveva riserve sulla decisione di Moussa Faki fin dal primo giorno, ha collaborato con lei), ed è riuscito a convincere il Sudan ad aderire ai paesi che si sono opposti alla decisione di Faki in un comunicato diffuso da il Ministero degli Esteri sudanese il 15 ottobre. E il giorno dopo, l’Algeria è riuscita a guidare un gruppo di 24 paesi africani che hanno anche annunciato la loro opposizione a Faki, il che ha fatto decidere finalmente al Consiglio esecutivo di rinviare la decisione di accettare l’adesione di “Israele” al prossimo vertice. Si tratta di un’importante vittoria diplomatica per l’Algeria, perché in realtà significa, quasi certamente, il fallimento del progetto di adesione di “Israele”, poiché è stato approvato al vertice africano;

Questa attività ed efficacia algerina è dovuta, in parte, al loro desiderio di compensare gli anni di relativa inerzia che hanno caratterizzato la diplomazia algerina durante il governo dell’ex presidente in difficoltà Abdelaziz Buteflika, che ha permesso a “Israele” di penetrare negli ambienti africani attraverso quelli che non è arrivato prima. Benjamin Netanyahu aveva intensificato i contatti con i paesi dell’Africa occidentale e subsahariana nel 2016 e ha ospitato una conferenza sull’agricoltura in “Israele” a cui hanno partecipato 15 paesi. Ha anche fatto diverse visite nella regione e si è sentito così trionfante al punto da dire pubblicamente, durante la sua visita in Liberia, “Israele sta tornando in forze in Africa!” “Israele” è riuscito a stabilire relazioni diplomatiche con un numero record di paesi africani (46 paesi sui 55 membri dell’Unione africana).

Storicamente, il compianto Gamal Abdel Nasser è stato accusato, negli anni ’50 e ’60, di combattere la penetrazione israeliana nel continente africano. E ha approfittato del peso dell’Egitto dell’epoca e dei suoi rapporti con i movimenti di liberazione nazionale del continente per assediare la presenza israeliana e mantenerla entro limiti minimi (soprattutto con il regime razzista dell’apartheid in Sudafrica). Dopo la guerra dell’ottobre 1973, “Israele” mantenne relazioni diplomatiche solo con quattro paesi africani. Ma il colpo di stato di Sadat in Egitto e gli accordi di Camp David hanno riaperto le porte africane a “Israele”. La bandiera della lotta contro l’espansione israeliana in Africa era poi passata al colonnello Gheddafi in Libia, fu questo poi uno dei motivi per l’eliminazione di Gheddafi nel 2011.

Le crescenti relazioni marocchino-israeliane sono una delle ragioni di questa attività algerina in ambito africano. L’Algeria non considera più “Israele” un pericolo panarabo, ma è diventata una minaccia diretta ai suoi confini. Quando “Israele” e il Marocco hanno coronato decenni delle loro relazioni non ufficiali annunciando l’instaurazione di piene relazioni diplomatiche nel dicembre 2020, il presidente algerino Abdelmajid Tabboun ha dichiarato: “Abbiamo notato una sorta di corsa verso la normalizzazione. Non vi parteciperemo né lo benediremo. La causa palestinese è sacra per noi qui in Algeria, ed è la madre di tutte le cause”. Il suo primo ministro, Abdelaziz Jerad, ha seguito con una dichiarazione forte in cui ha affermato che “l’Algeria è sotto i riflettori”

In altre parole, i leader algerini sono arrivati ​​a considerare le relazioni e le attività di “Israele” nel vicino Marocco come una minaccia diretta alla sicurezza e alla strategia, il che ha causato una grande tensione nell’opinione algerina del regime al potere marocchino. Il quotidiano algerino “Al-Shorouk” ha pubblicato un articolo intitolato “Per questi motivi l’entità sionista prende di mira l’Algeria”.
E quello che ha peggiorato le cose è stata l’informazione dell’intelligence secondo cui “Israele” aveva aiutato il Marocco a stabilire una base militare vicino al confine con l’Algeria. Le cose hanno superato il limite quando l’Algeria ha sentito che “Israele”, attraverso il Marocco, stava cercando di interferire negli affari interni algerini. E di recente, la televisione algerina ha annunciato che il movimento separatista “MAK” ha legami con “Israele” e il Marocco e che i suoi membri erano in contatto con partiti israeliani sotto la copertura di “organizzazioni della società civile”. Infine, l’Algeria ha deciso di tagliare le relazioni diplomatiche con il Marocco lo scorso agosto.

“Israele”, dal canto suo, ha risposto all’Algeria, accusandola di far parte di un asse che include l’Iran. Il suo ministro degli Esteri, Meir Lapid, ha espresso da Casablanca la sua preoccupazione “per il ruolo dell’Algeria nella regione, il suo riavvicinamento con l’Iran e la campagna che ha condotto contro l’ammissione di Israele come membro osservatore dell’Unione africana”.

Algeria, proteste popolari contro normalizzazione con Israele

Oggi assistiamo a una grande ascesa algerina per combattere e contrastare l’espansione sionista in Africa. Ciò non sorprende per un paese con una gloriosa storia di rivoluzione e di resistenza al colonialismo, che fin dai giorni della sua grande rivoluzione, sessant’anni fa, è stato associato alla Palestina, alla sua rivoluzione e alla sua causa, e l’ha considerata la gemella della sua anima e della sua lotta, ed è ancora nella stessa posizione.

Nota: Non dubitiamo che l’Algeria sarà per questo il prossimo obiettivo di una campagna di destabilizzazione da parte dei servizi di intelligence di Israele e degli Stati Uniti.

Fonte: AL Mayadeen.net

Traduzione e nota: Luciano Lago

2 Commenti
  • antonio
    Inserito alle 21:32h, 21 Novembre Rispondi

    yankee – giuda go home

  • atlas
    Inserito alle 02:15h, 22 Novembre Rispondi

    l’Algeria è il più grande Stato dell’Africa in termini di territorio. Non vi sono nè giudei nè cristiani (il Marocco ha il 2% di ebrei al suo interno, un gruppo antichissimo). La guerra all’Algeria dei giudei, da parte di salafiti e wahhabiti democratici e filoameri cani, anche contro l’influenza francese, è durata per quasi tutti gli anni ’90 e si concluse con la vittoria algerina. In alcune situazioni socialiste, dove ci sono i militari al potere, c’è ordine e sicurezza. Fu il caso del Generale Liamin Zeroual e di Al Sisi in Egitto. I servizi di sicurezza algerini furono già preparati da anni in Afghanistan al seguito dei loro stessi nemici interni da osservare e tenere sotto controllo per quando rientrassero. Costituirono la contro-provocazione GIA (Gruppo Islamico Armato), e furono sorretti, anche nell’addestramento, dalle squadre speciali dell’esercito della Korea del nord. L’FLN non è mai obsoleto. Lo diventa se non riesce a rigenerarsi, a rivitalizzarsi. Il problema sono i tanti giovani. Male indottrinati tanto da poter rappresentare una futura minaccia ? Il Governo dovrà prestare attenzione. In ambasciata dell’italia ad Algeri ci passai circa 3gg., con i CC paracadutisti del Tuscania (avevano fatto tutti il corso basico GIS, furono loro che mi scortarono all’aeroporto Boumedienne, io ero gravemente ferito). Feci in tempo a vedere documenti riservati che provavano che quasi tutti i rettori delle università erano affiliati alla massoneria. Non feci altro che ricordarmelo (osserva, ascolta, memorizza e parla senza parlare). E’ tutto sommerso ma C’E’. Anche in Tunisia non me lo sarei mai aspettato, ma subito dopo l’allontanamento di Ben Ali emersero parti di società rimastimi sino ad allora invisibili, massoneria compresa

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