L’Aggressione USA/NATO alla Serbia del 1999 e la cortina di menzogne come pretesto

Il giornalista italiano giannii Viola ha di recente pubblicato l’articolo sulla prima e post aggressione USA /NATO sulla Serbia, che nella traduzione di Ivica Milošević viene trasmessa nel suo complesso

di Gianni Viola

L’INVENZIONE DELLE CIFRE DEGLI UCCISI
Il 31 marzo 1999 la Russia nega che ci sia “alcun genocidio in atto nel Kosovo”.
Poco dopo l’inizio della guerra nel Kosovo, il 5 Aprile 1999, il Dipartimento di Stato americano annunciava che 500.000 kosovari albanesi “mancano all’appello” e “si teme siano stati uccisi”.
Da quale fonte informativa aveva attinto il dato il Dipartimento di Stato americano? La fonte era la “Radio Kosovo Libero”, cioè l’UCK, la stessa il cui capo, Thaqui, aveva parlato di centomila ostaggi albanesi prigionieri nello stadio di Pristina (diciamo qualcosa alla Pinochet!). Le parole di Thaqi vennero prese per oro colato nientemeno che dal Ministro degli Esteri britannico Robin Cokk (attualmente a capo del Partito Socialista Europeo!). I reporter della France Press si precipitano allo stadio e scoprirono che non v’era traccia di nulla.
Sull’onda di questa serie di bugie, il 26 Maggio 1999 il TPI prepara un mandato di cattura per Milosevic accusato di essere un criminale di guerra. Nel frattempo i raid si intensificano. Il 27 maggio il TPI emette il mandato di cattura. In precedenza gli USA avevano annunciato una “taglia” sulla testa di Milosevic, nel più puro stile Far West.
Improvvisamente la NATO (il 3 giugno) riduce il numero dei kosovari uccisi a soli 5.000! In particolare il Ministro degli Esteri britannico Geoff Hoon disse che “in più di 100 massacri” erano stati uccisi circa 10.000 individui di etnia albanese. (17)
Nei primi giorni dell’occupazione della NATO uscì fuori di nuovo la cifra di 10.000 albanesi uccisi (cifra sensibilmente inferiore rispetto alle precedenti che parlavano di 100.000 e perfino di 500.000 albanesi uccisi). Ad ogni modo a sostegno di queste cifre non è mai stata presentata alcuna prova e nemmeno alcuna spiegazione di come le stesse siano state statisticamente costruite.
Nello stesso periodo la Associated Press (comunicato del 18 Giugno 1999) ed altre agenzie di stampa riferirono che 10.000 albanesi erano stati uccisi dai serbi. Anche in questa occasione non vennero fornite spiegazioni circa la metodologia seguita nella costruzione delle statistiche fornite, oltretutto la NATO non era ancora entrata nel Kosovo, quindi non poteva trattarsi di dati desunti da controlli effettuati in loco.
Verso la metà di giugno l’FBI inviò una squadra per indagare su due dei siti elencati nell’accusa contro Slobodan Milosevic, dove si riteneva fossero presenti sei vittime in uno e venti nell’altro. Per effettuare le indagini la squadra trasportò in Kosovo 107.000 libbre di bagaglio in attrezzature per occuparsi della “più grande scena del delitto nella storia forense dell’FBI”, tuttavia essa non fece alcun rapporto su fosse comuni tanto è vero che il 1° Luglio la squadra dell’FBI ritornò in patria senza riferire nulla circa le fosse comuni, per la semplice ragione che non aveva alcun elemento da illustrare in riferimento alle indagini svolte.
Il 16 Giugno ‘99, dopo la fine della guerra si parla di 10-11.000 kosovari sepolti in varie fosse comuni, vittime di massacri ed atrocità. La notizia è diffusa ufficialmente da Bernard Kouchner (amministratore-responsabile della missione Onu in Kosovo, e organizzatore dei “Medici senza Frontiere”!).
Scrive Parenti: “Nell’estate del 1999 la montatura dei media sulle fosse comuni si ridusse a un occasionale riferimento non meglio specificato. I pochi siti effettivamente scoperti presentavano qualcosa come una dozzina di cadaveri o a volte il doppio, senza tuttavia alcuna prova certa in relazione alle cause delle morti o nemmeno alla nazionalità delle vittime; in alcuni casi vi era ragione di ritenere che le vittime fossero serbe”.
Il 1° Luglio ’99 fonti del Congresso informano che le cifre fornite per descrivere le sofferenze della provincia sono state largamente esagerate. Il Pentagono si difende.
Il 12 Luglio 1999 l’agenzia “Reuters” riferì che le forze della NATO avevano catalogato più di 100 siti contenenti i corpi degli individui di etnia albanese massacrati.
Il 2 Agosto 1999, Bernard Kouchner, affermò che in Kosovo erano stati ritrovati in fosse comuni circa 11.000 cadaveri e citò come sua fonte il TPI (ICTY) dell’Aja, il quale però interpellato sulla faccenda, negò di aver fornito una qualche informazione di tal genere, e per tale motivo, ancora fino ad oggi non risulta chiaro in quale modo Kouchner fosse giunto alla valutazione espressa in quell’occasione.
Il quotidiano “Los Angeles Times” (un numero verso la fine dell’Agosto 1999, citato da Parenti) cercò di ripescare (e rinverdire) la questione delle fosse comuni tirando in ballo un pittoresco discorso riguardante i “pozzi”, riferendo una storia su come i pozzi del Kosovo avrebbero potuto essere “fosse comuni a sé stanti”. Nel giornale si affermava che. “… molti cadaveri erano stati gettati nei pozzi del Kosovo… le forze serbe apparentemente hanno ammassato… molti corpi di persone di etnia albanese nei pozzi durante la loro campagna di terrore”. (14) Ma come stavano realmente i fatti? Ce lo spiega Parenti: “Apparentemente? Quando la storia entrava nei particolari, si soffermava su un unico villaggio ed un singolo pozzo – nel quale venne trovato il cadavere di un maschio trentanovenne, assieme a quelli di tre mucche e di un cane, non veniva fornita né la nazionalità né la causa della morte dell’uomo, né era chiaro chi fosse il proprietario del pozzo in questione”. In particolare il “Times” concludeva un po’ squallidamente affermando che “non erano stati reperiti altri resti umani” (15). Parenti aggiunge che: “Per quanto ne so, né il “Los Angeles Times” né altri emissari dei media hanno più propinato storie di pozzi imbottiti di vittime”.

Cittadini serbi ricordano vittime bombardamenti NATO

LA RICERCA DELLE FOSSE COMUNI!

Iniziano i controlli sulle fosse comuni segnalate dai kosovari. Perez Pujol, direttore dell’Istituto Anatomico Legale di Cartagena dice: “E cominciavano con 44.000 morti. Poi si sono abbassati a 22.000. E ora stanno parlando di 11.000. Aspetto di vedere quale sarà il conteggio finale“. Da parte sua afferma Juan Lopez Palafox, capo ispettore, responsabile dell’Ufficio di Antropologia presso la Polizia Scientifica: “Ci hanno detto che stavamo andando nella zona peggiore del Kosovo. Che ci saremmo dovuti preparare a effettuare più di 2000 autopsie. Che avremmo dovuto lavorare fino alla fine di novembre (i lavori erano iniziati in agosto e finirono a settembre – n.d.r.). Il risultato è molto diverso. Abbiamo trovato solo 187 cadaveri e ora stiamo per tornarcene”. Più avanti afferma: “Nella ex Jugoslavia sono stati commessi dei crimini, senza alcun dubbio orribili, ma derivavano dalla guerra”.
Riferisce Parenti che: “Emilio Perez Puhola, ha riconosciuto che la sua squadra non ha trovato una sola fossa comune ed ha archiviato i rapporti estesamente pubblicati a proposito delle fosse comuni come parte del “macchinario della propaganda bellica”
Nei 46 siti, dove sono state effettuate ricerche nel settore di competenza italiano, vengono trovati 155 cadaveri di cui 59 a Pec, mentre negli altri siti i corpi si contano sulle dita di una mano.
Come riferito da Parenti: “Nel tardo autunno del 1999, la montatura dei media sulle fosse comuni era chiaramente fallita. I molti siti scoperti, ritenuti quelli maggiormente noti, presentavano nel complesso poche centinaia di corpi o non le migliaia o decine di migliaia o centinaia di migliaia strombazzate in precedenza e senza, fra l’altro, alcun segno di torture o esecuzioni di massa; in molti casi non vi era alcuna prova certa circa la nazionalità delle vittime”.
Ecco come il TPI offriva la notizia del “clamoroso fallimento” delle indagini operate per accertare l’esistenza delle “centinaia di migliaia” di kosovari massacrati dai serbi: il 10 novembre 1999 il neoprocuratore del TPI Carla Del Ponte annuncia i risultati fino a quel momento conseguiti (risultati che in seguito sono stati congelati per mancanza di dati ulteriori).

Belgrado distruzioni per le bombe NATO

Dopo cinque mesi di indagini da parte di esperti di 14 paesi che collaborano con il TPI sono stati esaminati circa un terzo delle 529 fosse comuni segnalate, di cui cioè il TPI ha ricevuto notizie. In queste 195 fosse sono stati riesumati 2.108 corpi, invece del 4.256 che si riteneva fossero stati seppelliti negli stessi siti. La signora Del Ponte si ritiene insoddisfatta e infatti afferma che tale dato non riflette necessariamente il reale numero delle vittime. In pratica la signora Del Ponte si comporta come un tifoso dispiaciuto della sconfitta della propria squadra. Se fossero stati trovati più morti, la signora Del Ponte ne avrebbe tratto perciò una grande soddisfazione, almeno avrebbe potuto dimostrare che le menzogne del TPI erano invece verità, ma l fatto che sia stato invece dimostrato il contrario e cioè che il TPI ha sempre sostenuto e promosso delle menzogne, tutto ciò non ha minimamente scosso le convinzioni della Del Ponte, con ciò dimostrando che si tratta di convinzioni che prescindono da qualsiasi rapporto con la realtà.
È lecito chiedersi: come sono morte queste 2.108 persone? Essenzialmente le cause sono da ricercare negli attacchi terroristici dell’UCK, negli scontri fra questa e la popolazione non-musulmana o musulmana non filo-UCK, negli scontri fra forze di sicurezza della Jugoslavia e UCK.
I medesimi scontri avvenuti durante la guerra del Kosovo (1999) provocano circa 550 morti, di cui 426 soldati serbi e 114 agenti del ministero degli interni. I bombardamenti della NATO provocano un migliaio di morti nel solo Kosovo (e altrettanti nel resto della Jugoslavia) e oltre 200 sono le vittime morte calpestando bombe a frammentazione USA inesplose.
I corpi ritrovati in queste 195 fosse comuni non sono “comunque” di kosovari civili, bensì sono appartenenti a persone di tutte le nazionalità e morte per tutte le cause.
Il 22 Novembre 1999 il settimanale americano “Newsweek” prendendo atto dello straordinario ridimensionamento delle cifre riguardanti i cadaveri ritrovati nelle fosse comuni (cadaveri è bene ribadirlo “non” appartenenti esclusivamente a civili albanesi, bensì a tutte le etnie e morti per tutte le cause), afferma che: “nove mesi dopo l’ingresso della Kfor in Kosovo nulla, né nelle conclusioni del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia né in quelle di altre organizzazioni internazionali, permette di suffragare l’accusa di genocidio”.
I dati delle indagini, verso gli inizi del 2000, danno il seguente bilancio: 529 fosse comuni con 3.685 cadaveri interi e 258 resti di corpi per un totale di 3.943 corpi. Anche in questo caso vale il discorso relativo alle vittime appartenenti a tutte le etnie e morte per tutte le cause.
Nel Kosovo per Kofi Annan (segretario generale dell’Onu) “non ci sono osservatori indipendenti per confermare le accuse di genocidio”.
Si può facilmente notare che il numero delle vittime trovate nelle fosse comuni è largamente inferiore al numero delle vittime realmente presenti in tutto il territorio kosovaro. A quanto ci è dato osservare attraverso i dati più sopra riportati, non ci sono fosse comuni che non siano opera dell’Uck, dalla più famosa, quella di Racak fino a quelle scoperte di recente. Esse infatti presentano tutte la mano degli squadroni della morte, della scuola della Cia. Gli stessi che hanno guidato la mano dei torturatori argentini.

http://www.magazin-tabloid.com/casopis/?id=06&br=445&cl=22&fbclid=IwAR1yIBoXWbhjcjQXf4ZHHOlHB6QF37LXWeWvBMMXBYNEhwxkMzm8Elrnx8E

Fonte: Magazin-Tabloid

Traduzione: Ivica Milošević

5 Commenti

  • namelda
    14 Luglio 2019

    il maledetto TPI si comporta come una qualunque ONG al soldo delle Agenzie di spionaggio USA

  • atlas
    14 Luglio 2019

    Carla Del Ponte come Giovanni Falcone: persone che seguivano agende ameri cane, Paolo Borsellino era politicamente diverso e fu eliminato da altri servizi in risposta all’omicidio del primo, da servizi vicini ad Andreotti

    l’UCK fu una creazione della nato. Iniziò a indagarne il PM Spataro (che conosco personalmente), ma il ‘sequestro’ di Abu Omar (anch’esso conosciuto personalmente con il defunto Adel Smith appena rientrati dal Kosovo a Milano) glielo sottrasse. Infatti Abu Omar è oggi un libero cittadino in Egitto (ha aperto pure una macelleria) e il governo di Roma non si sogna nemmeno di chiederne l’estradizione. Il maresciallo dei cc dei ros (avendo quindi attribuzioni di PG che l’obbligavano a riferire alla magistratura) che collaborò con gli agenti cia è stato dimesso ? Niente affatto, promosso e inviato all’ambasciata. Dove ? A Belgrado.

    Dal centro cia/wahhabita di viale Jenner a Milano (che fa riferimento al consolato del Kuwait) partirono in molti, di tutte le razze e nazionalità già dai tempi della guerra in Bosnia. E poi per l’Iraq, per la Siria, stettero in Afghanistan, Cecenia, Algeria … perché nessuno lo chiude. Poi a un onesto cittadino che ha un locale da caffè se solo vi si ritrovano 2 o 3 pregiudicati, T.U.L.P.S. alla mano, gli fanno chiudere sino anche alla sospensione o revoca della licenza

    e voi dite di Salvini. Qui è TUTTO marcio e inquinato, ci vorrebbe solo una grande guerra nucleare per pulire un po’

  • Azem
    14 Luglio 2019

    Giannii viola perché non fai pubblicare i massacri che hanno fatto i serbi nei consolari albanesi in cossovo. Violentando E uccidendo donne e bambini. Case bruciate gjente cacciate dalle loro case. Perché non li fai pubblicare? TI hanno pagato i serbi? Per cuesta cosa

    • atlas
      16 Luglio 2019

      ciò non vuol dire che doveva entrarci la giudea nato in queste faccende. E la giudea ue. In alveo Russo si sarebbe trovata una soluzione a tutto con pace e serenità, ciò che i giudei non vogliono mai. Come alla fine dopo solo qualche sprazzo di guerra successe per Croazia e Slovenia. Una grande Albania a maggioranza Musulmana la ue non la vuole. Nemmeno la Bosnia alla fine è uno Stato a sé: deve stare con la cristiana Erzegovina

      ma la Russia a fine anni ’90 non era forte come adesso

  • luis r.
    20 Luglio 2019

    chissà se un giorno parleranno anche della strana morte di Milosevic, avvenuta improvvisamente e in modo “provvidenziale” quando al processo non solo aveva ribattuto alle accuse tanto che “s’ipotizzava un suo proscioglimento” ma soprattutto quando ha tirato in causa nomi scomodi?

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