L’aggressione dell’Arabia Saudita contro lo Yemen si è trasformata in un disastro.

L’aggressione dell’Arabia Saudita contro lo Yemen si è trasformata in un disastro.

L’aggressione decennale dell’Arabia Saudita contro lo Yemen sta subendo crescenti battute d’arresto con l’avanzata delle Forze Armate Yali, mettendo a nudo i fallimenti della strategia militare di Riyadh.

Secondo un’analisi di Elfadil Ibrahim, esperto di Medio Oriente e Africa, pubblicata da Responsible Statecraft, la strategia decennale dell’Arabia Saudita, basata sull’uso della forza militare, delle risorse finanziarie e di una pressione costante per contenere le forze armate yemenite o costringerle a un accordo alle condizioni di Riyadh, sta affrontando la sua prova più seria da quando il regno è intervenuto in Yemen nel 2015 .

Dopo aver preso il controllo di aree strategicamente importanti lungo la costa occidentale dello Yemen sul Mar Rosso, le forze armate yemenite stanno avanzando verso Marib, l’ultima grande roccaforte delle forze governative sostenute dall’Arabia Saudita e sede di alcune delle principali infrastrutture petrolifere e del gas del paese.

Per il governo sostenuto dall’Arabia Saudita, la perdita della costa del Mar Rosso ha rappresentato una grave battuta d’arresto, ma la caduta di Marib avrebbe conseguenze ben più gravi. Secondo l’analisi, lo priverebbe dell’ultimo importante centro abitato e di entrate nel nord dello Yemen, tagliandogli al contempo l’ultima roccaforte vicina alla capitale.

La situazione sul campo

Secondo Ibrahim, il controllo di Marib fornirebbe alle Forze Armate Yali (YAF) una via d’accesso a Shabwa e Hadhramawt, due province produttrici di energia nello Yemen orientale. Una quota delle ricchezze petrolifere e del gas generate in quelle aree è tra le principali rivendicazioni delle YAF, ha aggiunto.

Nonostante l’avanzata generale delle YAF, le forze sostenute dall’Arabia Saudita hanno comunque registrato alcuni successi sul campo di battaglia. La scorsa settimana hanno riconquistato posizioni a nord-ovest di Marib e respinto due importanti attacchi delle YAF. Resta però uno dei principali interrogativi irrisolti della guerra se queste forze riusciranno a sostenere le controffensive e a mantenere il territorio, anziché cedere ripetutamente sotto pressione.

Parata degli Houthi nello Yemen

Le prove disponibili indicano profonde debolezze strutturali all’interno della coalizione che si oppone alle YAF. La ricostruzione dettagliata della battaglia per al-Mokha, a cura dell’analista yemenita Ibrahim Jalal, descrive un ordine di ritiro delle YAF, fabbricato ad arte e diffuso tramite messaggi radio e SMS utilizzando una voce di un comandante clonata dall’intelligenza artificiale. Secondo il resoconto di Jalal, questi messaggi hanno causato la disgregazione di una forza della coalizione, in parte a causa dell’assenza di una sala operativa congiunta che collegasse le cinque formazioni a difesa della costa.

Riyad aveva cercato di semplificare la struttura militare dopo aver costretto le forze emiratine a ritirarsi dallo Yemen alla fine dello scorso anno. La mossa era giunta in risposta a un’aggressiva campagna dei separatisti del sud, sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti, che avevano conquistato territori chiave nel sud e si stavano preparando a dichiarare l’indipendenza.

La pressione sull’Arabia Saudita si estende oltre lo Yemen.

Le difficoltà dell’Arabia Saudita in Yemen sono state accompagnate da nuove sfide più a nord. Venerdì, il Ministero degli Esteri saudita ha affermato che i droni responsabili della disattivazione dell’oleodotto Est-Ovest del regno sarebbero stati lanciati dall’Iraq, un’affermazione smentita dai gruppi della Resistenza irachena.

L’oleodotto è un’arteria fondamentale in grado di trasportare fino al quattro percento della fornitura mondiale di petrolio verso il Mar Rosso.

L’incidente si è verificato nello stesso arco di 72 ore in cui si sono verificati il ​​crollo lungo la costa yemenita e una nuova serie di operazioni delle Forze Armate yemenite (YAF) contro la base aerea di Khamis Mushait, nel sud dell’Arabia Saudita.

L’articolo sottolineava inoltre che anche gli sforzi congiunti tra l’Iran e gli stati del Golfo hanno incontrato delle difficoltà.

Un incontro previsto per lunedì in Oman tra Teheran e gli stati arabi del Golfo avrebbe dovuto stabilire un quadro di riferimento per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. I colloqui sono stati annullati dopo che Riad ha contestato un linguaggio che suggeriva che lo Stretto non fosse una via navigabile internazionale.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Luciano Lago

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3 commenti su “L’aggressione dell’Arabia Saudita contro lo Yemen si è trasformata in un disastro.”

  1. Come dicevo: L’ARTE DELLA GUERRA, l’INGANNO è fondamentale, ed i sauditi come gli americani ed israeliani cadono come fessi ……………………….
    come scemi e più scemi ……………………………… Lo Yemen è STRAPOTENTE. Negli anni 60 Nasser, un intelligentone, iniziò una mega invasione dello Yemen, che durò alcuni anni, PER IMPORRE UN GOVERNO FANTOCCIO filo egiaizano allo Yemen ……………………….. GLI EGIZIANI MERDOSI FURONO STERMINATI COME INSETTI, UNA CATERVA !!!!!! La cifra ufficiale egiziana parla di 67.000 morti ammazzati egiziani …………………….. IL RESTO MANCIA !!!!! Ha ha ha ha ha ha ha ha ha HA !!!! Un generale egiziano ( dopo la guerra con l’Israele nel 1973 ) disse che NON C’ERA CONFRONTO tra la guerra con l’Israele e la ferocia e la combattività selvaggia degli Yemeniti !!!!! Lo Yemen è il Flagello di Dio !!!!!

  2. Esilarante Crosetto: “Un nostro aereo da guerra è stato distrutto in Arabia Saudita, ma noi non coinvolti”.
    Solo noi possiamo avere un ministro così… della serie “Mi hanno fatto due occhi neri, ma non ho fatto a botte”…

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