L’aggressione alla Palestina è parte del piano di Israele e USA in Medio Oriente

di Luciano Lago

La nuova campagna di aggressione di Israele contro la Palestina, iniziata il 7 maggio con l’attacco a Gerusalemme, rimette in gioco la questione palestinese al centro della geopolitica del Medio Oriente, esautorando definitivamente i fantomatici ed inattuabili piani di pace costruiti da USA e Israele sulla pelle dei palestinesi, con il sostegno interessato dei regimi collaborazionisti arabi.
Ancora una volta nella storia ritorna la lotta del “sangue contro l’oro”, dove il sangue è quello dei palestinesi e l’oro è quello offerto ai regimi corrotti, le monarchie sunnite del Golfo, che sono la feccia del mondo arabo, per svendere la causa palestinese e relegare qualsiasi possibilità di uno Stato della Palestina.
Le maschere sono cadute e sionisti e americani si trovano di fronte l’incrollabile resistenza dei palestinesi che, pur considerati dall’occidente “brutti, sporchi e cattivi”, non rinunciano a combattere per la loro terra e forniscono un segnale importante ai popoli arabi che non si sono fatti incantare dalla propaganda USA-sionista.
Crolla la costruzione propagandistica di Washington sui diritti umani e di Israele quale “unica democrazia” del Medio Oriente, dimostrando la falsa e ipocrita retorica americana che brandisce i diritti umani come strumento di propaganda mentre è complice nei massacri che il suo alleato sionista compie in Medio Oriente. Questo mentre Israele dimostra la sua natura criminosa, di uno stato genocida e colonialista, basato sul primatismo razziale e sull’apartheid dei palestinesi a cui sottrae terre e diritti con la complicità dell’Occidente.

Marcia palestinesi per il Grande ritorno


Persino i vescovi cristiani della Palestina sono insorti richiedendo giustizia per i palestinesi e difendendo la loro causa che è quella di mussulmani e cristiani che Israele tende a espellere da Gerusalemme e dalla Palestina per fare posto ai suoi coloni, in massima parte provenienti dall’Est Europa, per sostituire la popolazione nativa. Il colonialismo di Israele, intollerabile nel XXI secolo, è accettato solo dall’ipocrisia occidentale.
Gerusalemme, città sacra alle tre religioni, aveva uno status particolare tutelato dalle Nazioni Unite, ed è stata Israele a violare quello status, con la pretesa di annettersi i quartieri arabi di Gerusalemme Est e bloccando l’ingresso alla sacra moschea di Al Quds, un oltraggio per i mussulmani.
Questa la causa del conflitto e non i razzi sparati da Gaza, che sono una reazione al sopruso, al contrario di quello che afferma la propaganda occidentale, sempre pronta a capovolgere le responsabilità.
Si era capito fin dall’inizio che questo conflitto serviva a Netanyahu, vista la crisi politica per l’impossibilità di formare un governo, oltre alle accuse di corruzione che minano la sua immagine, per distogliere l’attenzione dai suoi problemi e atteggiarsi a salvatore di Israele.


Allo stesso tempo si trattava di accelerare il piano di espulsione dei palestinesi da Gerusalemme est, in vista dell’obiettivo perseguito della “grande Israele” che prevede Gerusalemme capitale e l’espansione dello stato ebraico fino al fiume Giordano.

Il progetto dll Grande Isrele


Un piano questo che esiste da tempo e che è fortemente appoggiato anche dai neocon di Washington che sono parte della grande comunità neo-evangelica americana, intrisa di sionismo quanto e più degli stessi leader israeliani.
Secondo il vecchio piano sionista, “la Terra Promessa” si deve estendere dal fiume d’Egitto fino all’Eufrate, include parti della Siria e del Libano. Il piano elaborato da Oded Yinon aveva stabilito che l’obiettivo principale di Israele è quello della decomposizione degli stati arabi ostili a Israele, una balcanizzazione di fatto che doveva essere realizzata sulla base delle composizioni etniche e religiose della regione.
Questo spiega l’appoggio fornito da Israele ai terroristi salafiti in Siria, come spiega il sostegno alle formazioni curde in Iraq e Siria. L’elite di potere degli Stati Uniti, assieme a Israele, aveva fatto proprio questo piano e tale inclinazione rende chiara la logica delle guerre degli ultimi 25 anni in Medio Oriente.
La guerra in Medio Oriente non è finita ma è appena iniziata e Israele intende trascinare Stati Uniti e potenze della NATO in questo conflitto per perseguire i suoi fini. Già la Gran Bretagna è ripartita con l’intenzione di intervenire nuovamente nella guerra in Siria, architettando nuove provocazioni chimiche e nuovi interventi militari per disconoscere il regime di Assad che si prepara a nuove elezioni e riconferma al potere.

Netanyahu in visita sul Golan vede i prossimi territori da annettersi


Tutto lascia intravedere quindi un nuovo allargamento delle ostilità alla Siria, al Libano e all’Iraq, dove il fronte della resistenza si è esteso e rinsaldato. Questo consolidamento dell’asse della resistenza è anche un effetto della resistenza palestinese che fornisce nuovo spirito di rivolta contro Israele alle masse arabe che vogliono aderire al fronte unico contro il neo-colonialismo israel-occidentale.
Il prossimo conflitto, non sarà una passeggiata per i nuovi colonizzatori occidentali, visto che anche la Russia e la Cina hanno compreso il pericolo e sono interessate a difendere i paesi che sono parte del fronte della resistenza.

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