L’accusa dell’Onu: responsabilità di Bin Salman nell’omicidio Khashoggi

Le Nazioni Unite hanno riferito che un investigatore di alto livello ha scoperto delle ‘prove credibili’ sul coinvolgimento del principe ereditario saudita

Sono state trovate ‘prove credibili’ sulla responsabilità di Mohammed Bib Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, per l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso lo scorso ottobre a Istanbul all’ambasciata saudita.
Agnes Callamard, relatrice speciale dell’Onu sulle esecuzioni extragiudiziali, ha riferito che un investigatore di alto livello dell’Onu ha trovato delle prove e che di conseguenza si ritiene l’Arabia Saudita responsabile: “Il relatore speciale ha stabilito che ci sono prove credibili che giustificano ulteriori indagini sulla responsabilità individuale dei funzionari sauditi di alto livello, incluso il principe ereditario”, si legge nel rapporto, in base al quale l’uccisione di Khashoggi rappresenta una violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari. La relazione afferma inoltre che ci sono prove che dimostrano che le scene del crimine, compreso il Consolato saudita a Istanbul, sono state “accuratamente ripulite, anche sotto il profilo forense”.
Il rapporto aggiunge ulteriore pressione al principe ereditario saudita dopo mesi in cui il Governo del Regno ha cercato di voltare pagina sull’omicidio.
L’incidente ha scatenato la condanna globale e ha costretto alcuni investitori stranieri a stare lontani dal Paese. Alcuni leader aziendali mondiali hanno visitato il Regno negli ultimi mesi, cosa che dimostra che parte del danno economico causato dall’omicidio sta iniziando a diminuire. L’uccisione di Khashoggi ha anche provocato una reazione negativa al Congresso statunitense, che è proseguita questa settimana quando i legislatori hanno tentato di bloccare una vendita del valore di 8 miliardi di dollari all’Arabia Saudita e ad altri alleati mediorientali, già approvata dal presidente Usa, Donald Trump.
La Central Intelligence Agency aveva concluso l’anno scorso che il principe ereditario saudita era probabilmente dietro l’uccisione di Khashoggi, una conclusione che il Regno ha sempre respinto. L’Arabia Saudita ha processato undici persone, tra cui funzionari sauditi per l’omicidio, nell’ambito di un procedimento giudiziario che è avvenuto in gran parte in segreto. Callamard ha criticato il Regno per il processo dato che, secondo lei, non sarebbe in linea con gli standard previsti per tale tipologia di procedimenti.
Secondo quanto si legge nel rapporto Khashoggi potrebbe essere morto al massimo 10 minuti dopo essere entrato nel Consolato saudita, in base anche alle indagini dell’intelligence turca e ad alcune registrazioni audio. La relazione fa riferimento a una conversazione avvenuta all’interno del Consolato prima dell’uccisione del giornalista tra due membri di una squadra saudita inviata a Istanbul: l’esperto di medicina legale, il dottor Salah al-Tubaigy, e l’ufficiale dei servizi segreti, Maher Mutreb. Mutreb avrebbe chiesto a Tubaigy se sarebbe stato “possibile mettere il baule in una borsa” e il medico ha risposto che “le articolazioni saranno separate, non è un problema. Il corpo è pesante. E’ la prima volta che taglio a terra, se prendiamo dei sacchetti di plastica e lo facciamo a pezzi, sarà fatta”.
Khashoggi, dopo essere entrato nel Consolato avrebbe incontrato qualcuno che sembrava conoscere.

Sarebbe stato invitato a inviare un messaggio di testo a suo figlio e avrebbe risposto “quale figlio? Cosa dovrei dire a mio figlio?”, aggiungendo “come può essere accaduto ciò in un’Ambasciata? Non scriverò nulla”. Secondo il rapporto i funzionari sauditi hanno drogato Khashoggi, dicendo “ti anestetizzeremo”. Il documento cita anche una valutazione dell’intelligence turca secondo cui al giornalista è stato iniettato un sedativo prima di essere soffocato con un sacchetto di plastica.

Fonte: Globalist

Nota: Il Principe Bin Salman è considerato il mandante del barbaro omicidio che rappresenta soltanto una delle tante eliminazioni fisiche praticate dal Regno Saudita nei confronti dei dissidenti. Questo tuttavia non ha incrinato la solida alleanza e personale amicizia che lega il sanguinario principe saudita con il Presidente Donald Trump ed il suo genero Jared Kushner che hanno operato in modo di coprire le responsabilità del principe. L’Arabia Saudita rimane l’essenziale alleato degli Stati Uniti nel Medio Oriente ed il principale acquirente di armamenti USA, a prescindere dai crimini che la casa reale commette all’interno ed all’esterno del Regno (vedi nello Yemen). Un esempio della doppia morale di Washington sui “diritti umani” e sulla “democrazia”, orincipi sempre invocati da Washington per giustificare i suoi interventi militari.

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