L’accordo OPEC+ o le nuove turbolenze per l’Occidente


Nonostante le insistenti pressioni di Washington sui paesi del Medio Oriente per aumentare la loro produzione di petrolio, i paesi OPEC+ hanno preso la decisione di ridurre la produzione giornaliera di un volume più che sostanziale. I problemi energetici non solo dell’UE, ma anche degli Stati Uniti, stanno diventando realtà.

Membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), composta da Arabia Saudita (il più grande esportatore mondiale), Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Algeria, Angola, Gabon, Libia, Nigeria, Guinea Equatoriale, Repubblica del Congo e Venezuela – in consultazione e con la partecipazione della Russia (secondo esportatore mondiale) – hanno deciso all’unanimità di ridurre la produzione di petrolio, e questo al massimo delle previsioni più pessimistiche per gli interessi statunitensi e occidentali. Vale a dire fino a due milioni di barili al giorno.

Tutto questo mentre gli USA hanno continuato a esercitare pressioni, in particolare sui loro alleati mediorientali, per un aumento dell’offerta su questo mercato strategico su scala internazionale. Questa decisione ovviamente risponde agli interessi non solo dei paesi membri dell’OPEC, ma anche della Russia, nei confronti della quale l’Occidente collettivo cerca a tutti i costi di ridurre la dipendenza energetica e fargli perdere entrate da quel settore.

Se questa decisione è innegabilmente una cattiva notizia per l’Europa a Bruxelles, già in preda a una grave crisi del gas, è anche una cattiva notizia per Washington, dove i prezzi del carburante stanno colpendo duramente il potere d’acquisto e il tenore di vita di molte famiglie americane. Questa unità dell’OPEC+ avrà quindi evidenti ripercussioni per l’Occidente collettivo, in un momento in cui cerca di limitare con ogni mezzo i ricavi energetici della Russia. Sapendo che la Russia non ha ancora adottato contromisure drastiche, come tagliare ancora più drasticamente la sua produzione, che avrà l’effetto di una spettacolare impennata del prezzo del petrolio, anche secondo i principali analisti occidentali.

Ciò riflette anche il livello di indipendenza sempre più forte di alcuni paesi del Medio Oriente, a lungo considerati alleati incrollabili degli Stati Uniti, che, come molti paesi del pianeta, condividono il loro fastidio con gli americani, sia a livello regionale che internazionale. Senza ovviamente dimenticare il puro pragmatismo economico che detta, a differenza dell’Ue, a questi paesi la necessità di dare priorità ai propri interessi finanziari, e non a quelli di Washington.

Una cosa è tanto più certa. Se ora i problemi economici dall’altra parte dell’Atlantico aumenteranno, da parte europea la parola problematica sarebbe sicuramente troppo debole. Il cieco seguito delle élite di Bruxelles del padrone degli Stati Uniti come semplici vassalli avrà un grave impatto sulle industrie e sui consumatori ordinari nei paesi europei.

Questi eventi confermano anche e ancora una volta che l’Occidente può benissimo continuare a pretendere di essere il padrone assoluto del pianeta, la realtà contemporanea dimostra al contrario l’enorme dipendenza dell’Occidente (l’estrema minoranza planetaria, che dispone di risorse naturali molto limitate) vis -à-vis il mondo non occidentale – che rappresenta la stragrande maggioranza dell’umanità e dispone di risorse strategiche di cui questo Occidente può solo sognare. Sebbene sia abituato a depredare queste risorse senza la minima vergogna da molti lunghi anni.

Dobbiamo ugualmente tenere a mente che se nei confronti della Russia l’Occidente atlantista è già in una guerra quasi totale – a livello militare, economico e informativo, c’è da temere che Washington cercherà di punire i paesi arabi, compresi quelli che hanno lo status di alleati, per la loro disobbedienza nel dossier discusso oggi.

Incluso nei confronti dell’Arabia Saudita con cui l’animosità era palpabile durante l’ultima visita di Biden a Riyadh. Tuttavia, è certamente da ritenere che i paesi interessati siano consapevoli di questi progetti, in un mondo multipolare in cui esistono scelte intelligenti. Un mondo in cui se c’è davvero un tacchino ripieno, oggi è indiscutibilmente l’Europa nella sua versione di Bruxelles.

Mikhail Gamandiy-Egorov

Fonte: OBSERVATEUR Coninental

Traduzione: Luciano Lago

4 Commenti
  • giuseppe peluso
    Inserito alle 10:51h, 07 Ottobre Rispondi

    Se persino i sauditi non sono più agli ordini dell’impero globale, restano i dirigenti europei tipo Draghi con una pletora di trombettieri a soffiare nelle trombe, e poco più

  • Giorgio
    Inserito alle 17:02h, 07 Ottobre Rispondi

    Il cortile di casa degli USA si va restringendo ogni giorno di più …. non solo in America latina …
    ma anche in Africa e Medio Oriente ….
    Insomma se facciano due conti …..
    da un lato ci sono 500 milioni di euroservi + 300-400 milioni in Usa-Canada che fanno all’incirca 1 miliardo ….
    contro altri 7 miliardi potenzialmente non asserviti ne asservibili ai primi ….
    Come si può pensare che UNO prevalga contro SETTE (miliardi) …
    senza considerare nemmeno la forza economica e militare di ciascuno ….

  • antonio
    Inserito alle 19:25h, 08 Ottobre Rispondi

    chi è causa del suo mal …

  • antonio
    Inserito alle 19:27h, 08 Ottobre Rispondi

    nelle pianure americane torneranno i bisonti e gli Apachis

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