La vittoria dei globalisti in America non sarà quella che si aspettavano


di Luciano Lago

Il confronto avvenuto negli Stati Uniti fra i due candidati, il presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden, non è stato soltanto un duello elettorale fra due personaggi delle elite dominanti in America ma qualche cosa di più sostanziale. Si tratta di una lotta serrata fra le due componenti americane, quella dei nazionalisti e quella dei globalisti. Questa è realmente una lotta tra due visioni e due percorsi di sviluppo del mondo in quanto tale.

In America questa corrisponde a una lotta tra due oligarchie economiche, diverse fra loro e che rappresentano due settori diversi come classe di appartenenza e come composizione. Da un lato i nazionalisti, lavoratori, operai e ceto medio, che si definiscono patrioti, legati all’idea della America First, che hanno interessi concreti su posti di lavoro, industrie e attività economiche prevalentemente radicate negli States, dall’altra parte la borghesia e il ceto cospmopolita legato alle grandi multinazionali, alle banche, agli organismi finanziari, ai media mainstram ed alle società ultra tecnologiche. Sì tratta di due mondi in netto contrasto di interessi e di visione ideologica.
Questa lotta avviene sullo sfondo di una superpotenza in declino che fino a poco tempo fa modellava il mondo a sua immagine e somiglianza.
Questo è il motivo per cui in tutto il mondo si sta seguendo da vicino l’esito delle elezioni americane: riguarda non soltanto gli States ma il destino planetario di quale sarà l’assetto del mondo.
Il grande apparato dei media, degli organismi finanziari e delle grandi lobby è posizionato con il fronte globalista che ha sospinto la candidatura di Joe Biden e, al momento, sembra aver prevalso anche se ci sono forti indizi di manipolazione e di brogli elettorali.

A prima vista sembra che il nazionalista e primatista americano, Donald Trump, stia perdendo contro il globalista Biden, la visione patriottica dell’America pare stia cedendo il passo di fronte a quella del globalismo e del postumanesimo, una ideologia che tende a omologare e livellare tutto e tutti, in cui non c’è posto per patria, né per famiglia, nè per uomini e donne collegati alla morale ed etica tradizionale.
Tuttavia, al contrario delle apparenze, è il globalismo che ha perso terreno, con la sua “nuova moralità” che cerca di ingannare la storia e i popoli, che vuole prolungare il suo predominio ideologico, allontanando dalla sua strada i conati ribelli e il risveglio dei sentimenti nazionali.
Anche se Biden avrà la presidenza negli USA, sarà difficile non solo togliere di mezzo Trump, ma anche – cosa più importante – sarà impossibile cambiare la direzione della storia. Non solo in America, ma anche in tutto il mondo.
Sta risorgendo prepotentemente l’idea degli Stati Nazionali, quelli che il globalismo voleva disarticolare e che considerava superflui a favore di una governance sovranazionale.
La globalizzazione di fatto vede non solo una battuta di arresto ma la perdita della sua spinta propulsiva e il suo percorso verso un Nuovo Ordine Mondiale sembra ormai compromesso.
Il paese che più aveva data impulso alla globalizzazione oggi soffre di una profonda crisi ed una fase di declino economico e politico, perdendo influenza sul resto del mondo con l’emergere di nuove superpotenze che non vedono il sistema americano e occidentale come un modello e un esempio da seguire. I sostenitori del liberalismo pensavano che questa sarebbe rimasta l’unica ideologia, l’unica forma di sistema economico ma hanno fatto un grosso errore. Il sud del mondo e le nuove superpotenze emergenti non considerano il liberalismo occidentale e l’America come un modello da seguire.

I volti e i tentacoli della elite globalista mondiale e dei suoi fiduciari

Negli stessi Stati Uniti sono esplose le contraddizioni tra gli interessi della nazione americana , quale stato nazione come perno dell’ impero globale di nuovo tipo, e queste contraddizioni sono aumentate costantemente, specialmente a partire dal crollo dell’URSS, quando i globalisti arrivarono a credere nella loro capacità di costruire un “nuovo mondo” a un ritmo accelerato. In breve tempo è esplosa la rivolta dei ceti popolari , quelli dell’America profonda che si oppongono alla globalizzazione che ne ha compromesso il redditi e lo status sociale.
Così era venuto fuori il fenomeno Trump, per quanto collegato con una oligarchia economica, rappresentava gli isolazionisti americani condizionali (quelli che credono che l’America dovrebbe preoccuparsi prima di tutto di se stessa) ed hanno lanciato una controffensiva. Trump, pur essendo un miliardario e una star televisiva, è stato una persona completamente estranea all’establishment americano sempre più dominato dalle oligarchie globaliste. Per questo Trump ha rappresentato gli interessi della classe media e operaia degli States che si oppone al globalismo ed alle sue ricette economiche distruttive.
Con le elezioni di questo Novembre è venuta fuori l’America che non ci sta alla globalizzazione e che si immedesima nell’isolazionismo, una America che, piaccia o no, rappresenta oltre settanta milioni di elettori e non sarà possibile continuare a mantenerla emarginata.
La società americana non è solo divisa ma è profondamente fratturata. È una divisone fra coloro che hanno fede, valori e tradizioni, ovvero il desiderio di preservare lo stato nazionale, e coloro per i quali lo stato nella sua forma attuale non ha alcun valore.


Sebbene gli USA siano ancora la potenza mondiale più forte, il progetto globale dell’Atlantico americano e del mondo unipolare sta crollando. Nessuno crede più in quello, nemmeno nello stesso Occidente. Il liberalismo ha fatto il suo tempo e si ritorna ad invocare l’intervento dello Stato nell’economia.
In parallelo si è verificata una ascesa del sentimento nazionale in Europa dove si stavano vivendo già da prima processi simili e tale ascesa si è rafforzata in parallelo con la salita al potere di Trump. Tale fase prosegue, sebbene i globalisti/liberal siano finora riusciti in gran parte a far cadere o controllare l’ondata del nazionalismo europeo, lo stesso processo di antiglobalizzazione è inarrestabile.
Fondamentale capire quello che sta accadendo nel mondo che rappresenta un cambiamento degli equilibri economici e strategici a favore dell’Asia o dell’Eurasia. E con questo la costruzione di un nuovo ordine mondiale post-americano sta prendendo velocità: si stanno formando legami orizzontali tra centri chiave, ognuno dei quali sta diventando più forte e più autonomo dal già screditato “centro di controllo della globalizzazione”.
Il processo è ormai irreversibile grazie allo sviluppo economico e tecnologico del nuovo polo cinese che sta superando l’economia degli Stati Uniti e proietta la sua influenza su molti paesi una volta legati all’influenza degli USA e dell’Occidente.

Corridoio euroasiatico

L’Eurasia come polo di sviluppo, nel collegamento ormai sempre più stretto tra Mosca- Pechino- Theran, diventa un alternativa sempre più concreta al precedente potere egemonico unilaterale degli USA sul mondo.
Non sarà possibile per le elite anglo-USA tornare indietro, il potere di un’America globalista, sia sul mondo intero che sul suo stesso paese, sta diminuendo ogni anno. Questo non è un processo rapido, ma può essere notevolmente accelerato dalle turbolenze interne e dall’indebolimento negli Stati Uniti.
La Storia procede in avanti e gli Imperi non sono eterni, si sfaldano come tutte le cose umane.


3 Commenti

  • giulio
    10 Novembre 2020

    mi spiace dirlo ma l’articolo mi sembra fondamentalmente una sviolinata al solito Trump visto come l’eroico combattente contro l’oligarchia globalista a favore di operai e ceto medio!
    Trump sarebbe un “nazionalista”? ma essere nazionalista per lui significa mettere il cappello trumpiano in testa al mondo intero! Non significa affatto rispettare gli altri nazionalismi!
    Per lui significa fregarsene bellamente di organismi tipo Onu ma solo per sostituirli con l’arroganza e la prepotenza della nazione “eccezionale” ….cosa ci sia di diverso tra questo razzismo trumpiano , portato a livello anche superiore a quello dei suoi predecessori , e il razzismo di nazisti vari resta un mistero!
    Quanto a operai e ceto medio mi piacerebbe sapere cosa ha fatto di straordinario il falso populista trump!
    Trump voleva riportare in america le fabbriche americane soprattutto per avere le mani più libere nella sua guerra contro la Cina! degli operai e del ceto medio non gli frega un tubo! e comunque, piaccia o no credo che per il capitalismo di qualunque tipo (trumpiano o obamiano) oramai il processo di delocalizzazione delle imprese sia irreversibile! é più facile che ritorni lo stato borbonico in italia piuttosto che far ritornare in america le fabbriche di bill gates.
    Trump, quindi, o è un utopista o semplicemente ha preso per il culo operai e ceto medio!
    Propendo per quest’ultima ipotesi. Ci sarebbe solo un modo per fermare e rendere reversibile la delocalizzazione delle imprese: abolire il capitalismo delle multinazionali…ma non mi sembra che questo fosse nei programmi trumpiani.
    Visto che questo sito mi sembra che sia sostanzialmente orientato in senso antimperialista, non capisco proprio come questa politica antimperialistica si concilino con queste sviolinate a trump che è stato uno dei peggiori imperialisti mai esistiti!
    Andate a chiederlo agli iraniani, ai russi, ai cinesi, agli yemeniti, ai somali, ai venezuelani, ai coreani e via dicendo e poi sentiamo come vi rispondono quando esaltate il “nazionalismo” di trump!

    • giulio
      10 Novembre 2020

      correzione: “si concilii” al posto di “si concilino”

  • ERNESTO PESCE
    10 Novembre 2020

    MASTURBAZIONE MENTALE, TIPICA DEI REVISIONISTI, ALIAS KRUSCEVIANA.
    IL POTERE NASCE DALLA CANNA DEL FUCILE, E NON DALLA SCHEDA ELETTORALE.
    CHIEDETELO AL MIO CUGINO OSVALDO PESCE

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