La Ue ha privatizzato le pensioni. Ma tutti erano impegnati con l’antifascismo

di Diego Fusaro

“Il 4 aprile scorso il fantoccio Parlamento europeo ha approvato il PEPP (Pan-European personal pension product ), un nuovo regolamento che obbliga gli Stati membri ad adottare un omogeneo sistema pensionistico basato sulle privatizzazioni”.

Nessuno si è opposto a questo crimine. Del resto, si era impegnati nelle battaglie antifasciste e anticomuniste. E il padronato cosmopolitico ha ancora una volta ottenuto ciò che voleva.

L’Ultima porcata del Parlamento Europeo


In un modo che più furtivo non si può e mentre chiude bottega, il Parlamento europeo ha approvato una specie di direttiva che obbliga gli stati dell’Unione ad adottare un modello pienamente liberista del sistema pensionistico
. Di seguito la dichiarazione del Coordinamento europeo per l’uscita dall’Unione, dall’euro, dalla NATO e dal neoliberismo —di cui Programma 101 fa parte.
Dichiarazione del coordinamento europeo no-euro sul “Sistema pensionistico individuale paneuropeo” (PEPP)

Il 4 aprile scorso il fantoccio Parlamento europeo ha approvato il PEPP (Pan-European personal pension product), un nuovo regolamento che obbliga gli Stati membri ad adottare un omogeneo sistema pensionistico basato sulle privatizzazioni. Ciò è accaduto senza alcun dibattito pubblico, senza che i principali partiti nei abbiano mai parlato lo abbiano chiesto nei loro programmi elettorali, il tutto a poche settimane dalle prossime elezioni. Questa decisione stata chiaramente una manovra alle spalle dei popoli e sotto la pressione delle lobby che esercitano un vero predominio nelle istituzioni della UE. Il documento è stato sbrigativamente approvato grazie al voto favorevole dei popolari e dei liberali e con l’astensione dei socialisti.

Questo regolamento è stato avanzato dai colossi del mondo finanziario-speculativo, certo nel servile appoggio della Commissione europea e del Consiglio europeo. Il progetto è un condensato tutti i concetti liberisti che sono predominanti nelle strutture di governo dell’Unione e che ispirano la maggior parte dei governi che ne fanno parte. E questo, senza che la UE abbia specifiche competenze sui sistemi pensionistici nazionali, visto che non esiste una politica comune riguardo ai diritti sociali, ciò affinché i paesi si facciano concorrenza al ribasso tra loro.

È un nuovo attacco delle forze che si oppongono alla difesa dei sistemi pensionistici pubblici, di un nuovo passo verso la privatizzazione dei sistemi pensionistici. È infatti una dichiarazione esplicita a favore dei sistemi privati e una pressione sui governi per facilitare e incoraggiare lo sviluppo di piani pensionistici privati, a scapito dei sistemi pubblici.

L’argomento centrale del legislatore è che la base della popolazione lavorativa si va riducendo rispetto all’aumento della popolazione in età pensionabile. Ma queste sono considerazioni e stime distorte e approssimative, che non tengono conto di fattori decisivi come i flussi migratori, il crescente ritardo nell’età di richiesta delle pensioni, la possibilità di sviluppare politiche mirate al tasso di natalità, né — aspetto decisivo — la promozione di politiche attive per l’occupazione. A nulla serve avere una popolazione significativa in età lavorativa, se questa non ottiene lavoro o se questo è precario; senza un pieno e dignitoso impiego non è possibile garantire la sostenibilità del sistema pensionistico.

Con l’approvazione del PEPP, la UE è fatta portavoce di due tipi di interessi. Da un lato, gli interessi delle imprese, sempre più riluttanti a contribuire per le quote sociali ai sistemi pensionistici pubblici. D’altra parte, gli interessi del predatorio settore finanziario speculativo per il quale la semplice esistenza di sistemi pensionistici pubblici costituisce una concorrenza seria, il PEPP è infatti una maligna attività senza rischi. Tutti gli argomenti della Commissione europea sono diretti alla necessità di aumentare l’età pensionabile della popolazione attiva, di ridurre l’ammontare delle pensioni in proporzione ai salari della popolazione attiva.

Su quest’ultimo punto, la Commissione Europea, in realtà, tenta di ridurre la pressione sui bilanci pubblici, punto di forza essenziale dei sistemi welfaristi con l’argomento che diventa insostenibile assicurare pensioni dignitose. Si prescinde da un fattore fondamentale: i contributi da parte di lavoratori e datori di lavoro durante l’arco della vita lavorativa. In questo contesto è ovvio che dato il “Sistema pensionistico indivuduale paneuropeo” le aziende non saranno obbligate a fornire contributi complementari di alcun tipo complementari ai loro dipendenti.

Lo stesso regolamento nella sua giustificazione esprime chiaramente quali interessi serva. Non si tratta di preservare un diritto sociale, ma piuttosto l’obiettivo del legislatore è quello di creare un mercato finanziario unico e garantire che la massa di denaro accumulata in questi prodotti pensionistici diventi patrimonio d’investimento a lungo termine. Come indicato nel Piano d’azione della Commissione per la creazione di un mercato dei capitali nel settembre 2015, «una pensione europea individuale e facoltativa, potrebbe essere concepita come modello normativo basato su un livello adeguato di protezione dei consumatori e che i fornitori di pensioni possano utilizzare, in tutta la UE, quando offrono i loro prodotti».

Il mercato pensionistico privato europeo mira a creare un mercato dei capitali a lunghissimo termine che tenderà naturalmente ad convertirsi in progetti con periodi di maturità simili di recupero incerto. Il regolamento stabilisce che «la proposta intende consentire a un’ampia gamma di promotori (banche, compagnie assicurative, gestori patrimoniali, fondi pensione per il lavoro, società di investimento) di offrire PEPP e garantire condizioni di parità. I PEPP possono essere offerti online, compresa la consulenza, e non richiederebbero una rete di filiali, facilitando l’accesso al mercato. Le normative sui passaporti aiuteranno i promotori a entrare in nuovi mercati nazionali. La standardizzazione degli elementi chiave dovrebbe anche ridurre i costi dei promotori e aiutarli a raggruppare i contributi dei diversi mercati nazionali, al fine di convogliare le attività verso investimenti a livello dell’UE».

I piani pensionistici privati significano anche un reddito fisso per i loro gestori, come percentuale sulla massa del denaro gestito, un giro d’affari per tutti i promotori coinvolti. Non assumono rischi per l’esecuzione dei piani e fanno pagare per avere al loro servizio un’immensa massa di denaro che la Commissione Europea si aspetta si sommi al mercato unico dei capitali europeo, per stabilizzare la sua valuta sempre meno solvibile.

Di fronte alle speculazioni distorte dell’Unione europea, la realtà è molto chiara. La recente storia dei piani pensionistici privati non è soddisfacente in condizioni di crisi economica e finanziaria. In questo senso, gli esempi di Argentina e Cile sono clamorosi. Il modello a cui la UE intende adottare è quello di ridurre le pensioni pubbliche, con una minore pressione sui bilanci pubblici degli Stati membri e una riduzione degli oneri sociali per le aziende con l’argomento che i sistemi pensionistici pubblici non sono sostenibili. La vera domanda è se un sistema economico è sostenibile visto che per la sua sopravvivenza deve ridurre le pensioni pubbliche.

In verità, ciò che crea difficoltà ai sistemi pensionistici sono la riduzione delle quote sociali delle imprese e le sovvenzioni pubbliche alle aziene da un lato, dall’altro i bassi salari dei lavoratori sottoposti ad una feroce svalutazione interna che ha ridotto i loro contributi e gli alti tassi di disoccupazione o sottoccupazione. Tutto ciò è reversibile solo mettendo fine alle politiche di austerità imposte dalla UE e dalla BCE.

Ma il progetto della Commissione europea va ben al di là di questa seria incoerenza, già grave per sé stessa. Il regolamento PEPP apre anche le porte a una progressiva privatizzazione dei sistemi pensionistici pubblici, che hanno una causa ben diversa da quella descritta dalla retorica del legislatore. Dato il sopraggiungere di un nuovo ciclo recessivo, il potere finanziario teme che il debito pubblico causato dai salvataggi delle banche derivanti dalla crisi del 2008 non consenta nuovi salvataggi e quindi il settore finanziario stia annusando un nuovo deposito di solvibilità degli stati, che sono in rovina e hanno perso gran parte delle loro aziende pubbliche. La cessione parziale o totale delle pensioni pubbliche potrebbe consentire una nuova boccata di ossigeno ai settori finanziari in perenne agonia, essendo questo regolamento una finestra aperta alla privatizzazione delle pensioni alle porte di una nuova crisi.

Il Coordinamento denuncia questa nuova imposizione delle istituzioni dell’Unione europea, condannando la sua approvazione alle spalle dei cittadini (ad eccezione della Spagna dove il movimento dei pensionati è forte) che ignorano assolutamente questa nuova erosione dei propri diritti. Ricordiamo infine con forza alla finanza predatoria ed alle oligarchie, che non riconosceremo alcun debito, né alcun diritto che in futuro possa derivare da questo quadro legislativo illegittimo, anti-popolare ed estremamente ingiusto.

Fonte: Programma 101

6 Commenti

  • amadeus
    22 Maggio 2019

    I tempi sono maturi, basta con le manifestazioni di piazza che non servono a nulla, ci vuole ben altro !!

  • mario rossi
    22 Maggio 2019

    Fino a che ci sarà la costituzione italiana il problema si porrà sempre in maniera pesantissima per costoro. Hanno già provato a cambiarla ma gli italiani si sono opposti con forza. I nodi stanno venendo al pettine e a breve coloro che giurano di servire la costituzione e le leggi saranno costretti a prendere una posizione chiara: o tentare un colpo di stato per cambiarla o stracciare tutta questa palude di norme e regolamenti europei palesemente in contrasto con la nostra carta fondamentale. In mezzo ci stanno gli italiani che se non sono fessi devono difenderla anche con le armi.

  • Eugenio Orso
    22 Maggio 2019

    Scontato e in corso da molto tempo l’assalto alle pensioni da parte dell’élite finanz-globalista-anglousebrea.
    Quante riforma delle pensioni abbiamo avuto dall’inizio degli anni novanta (panfilo Britannia …)? La monti-fornero non è stata che l’ultima e i (falsi) 100 punti di sega e 5stalle sono stati pensati per arrivare alle elezioni europoidi di maggio , facendo base sempre sull’infame fornero.
    Nei prossimi 2/4 anni credo, addirittura, che l’età per la pensione si innalzerà ancora di almeno un anno, data la truffa della speranza della vita media crescente.
    Recentemente, anche nella piccola Croazia (28° paese dell’unione europoide) ci sono stati scioperi e proteste per l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni …
    Siamo ancora in totale balia della criminale élite finanz-giudaico-globalista-apolide, nonostante la costituzione italiana 8che ormai non serve a un cazzo) e il governicchio falso rivoluzionario sega-5stalle.

    Ad infima! E cari saluti …

  • Idea3online
    22 Maggio 2019

    Ottimo commento quando dice: il governicchio falso rivoluzionario. Può rubarto il presente ed il futuro un bravo ladro, ma anche un ottimo venditore può rubare il presente ed il futuro, facendoti firmare la tua condanna!

  • Monk
    22 Maggio 2019

    Se ne parlava negli anni ’90, no global,attenti all’eurozona e tutti muti, Biagi e D’Antona giustiziati precursori del liberismo selvaggio sulle spalle dei lavoratori e tutti muti, adesso è troppo tardi.

  • Sed Vaste
    23 Maggio 2019

    Fusaro e’ fantastico riesce a fare dei sermoni accusatori veramente di buon senso per me deve avere studiato in seminario riesce a scoglionare chi lo ascolta solo come certi preti riescono a fare ,deve essere un prete mancato , sa quel che I beoti vogliono sentirsi dire ,quello glielo riconosco , pero casualmente tutti I suoi discosi mancano di Soggetto ,chi’ e’ LA finanza apolide chi soon I manovratori occulti chi cazzo chi ? Ma che vada affanculo lui e gli italioti che lo ascoltano

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