La Turchia manda un severo avvertimento a Egitto, Grecia, Cipro

BEIRUT, LIBANO – Il vicepresidente turco Fuad Oktay ha dichiarato mercoledì sera che il suo paese “non cederà un centimetro della sua terra o una goccia delle sue acque territoriali a nessuno, non solo alla Grecia”.

Oktay ha detto, durante un’intervista al canale turco della CNN, “Abbiamo la nostra piattaforma continentale che stiamo perforando all’interno. Proprio come la Turchia sta perforando nel Mar Nero, lo fa all’interno della sua piattaforma continentale nel Mediterraneo e non ha bisogno del permesso o dell’approvazione di nessuno “.

Ha spiegato: “La Turchia continuerà le attività di esplorazione e ricerca sismica nel Mediterraneo così come nella Repubblica turca di Cipro del Nord”, aggiungendo che “la Turchia non cederà un centimetro delle sue terre o una goccia delle sue acque territoriali a nessuno, non solo la Grecia, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle generazioni future. Non lo daremo a nessuno, non importa quanto costa. “
Il vicepresidente turco ha aggiunto: “Diciamo molto chiaramente, così come la Turchia non ha interferito nelle attività di esplorazione di nessun paese, non accettiamo interferenze da parte di nessuno nei nostri affari. Lavoriamo solo in relazione ai nostri diritti, nelle nostre terre e nella nostra patria blu “.
Erdogan in tenuta di battaglia

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha invitato Atene e Ankara a ridurre la tensione e fermare l’escalation nel Mediterraneo orientale attorno ai confini marittimi e alle riserve energetiche della regione, dopo dure dichiarazioni del partito al governo in Turchia.

La regione del Mediterraneo orientale sta assistendo alle tensioni tra Ankara e Atene e ad uno spettacolo di potenza navale, alla luce di una disputa che ruota principalmente attorno alla condivisione delle riserve di gas scoperte negli ultimi anni.
Fonte: https://www.almasdarnews.com/article/turkey-sends-stern-warning-to-egypt-greece-cyprus/
Traduzione: L.Lago
2 Commenti
  • antonio
    Inserito alle 21:56h, 23 Ottobre Rispondi

    Erdogan, però tu conti meno di una scorr…..a

  • eusebio
    Inserito alle 07:09h, 24 Ottobre Rispondi

    Il tacchino ottomano arruffa le penne ma sa che è sotto tiro, se dovesse invadere l’Armenia come si ripropone di fare finirebbe sotto una salva di testate nucleari russe, i russi non gli permetteranno di arrivare al Caspio, e sanno che l’unico modo per fermarlo sarebbe di bombardarlo senza preavviso dentro al palazzo presidenziale.
    Stavolta USA e Israele sarebbero d’accordo perchè se il tacchino dovesse prendere il controllo di tutta Cipro le città ebraiche sarebbero a tiro di cannone o di missile, mentre gli USA che stanno riposizionandosi nella Tracia greca e a Suda nell’isola di Creta non potrebbero consentire ad una aggressione turca a Grecia ed Israele.
    Per paradosso l’ex ministro degli esteri turco Davusoglu teorizzava la necessità di una profondità strategica per la Turchia ma è chiusa da tutte le parti, non riesce a portare in fondo l’islamizzazione dell’Europa grazie alla collaborazione della Merkel, ex agente Stasi quindi amica di Wolf e Soros, a sua volta amico di Erdogan, non può sfondare verso il Caucaso perchè Mosca non può permettersi il risveglio del terrorismo jihadista, a sud è bloccata dall’Asse sciita che sta consolidando il suo controllo sull’Irak al 70-80% sciita e sulla Siria dove si sono stabiliti decine di migliaia di miliziani sciiti con famiglie.
    Il tacchino anatolico è soffocato nella sua penisola, la sua situazione economica è tragica, le opposizioni politiche interne avanzano, i suoi vecchi finanziatori del Golfo sono in grossi problemi finanziari e adesso che Israele ha concluso accordi di pace con loro li ripulirà di ogni capitale.
    A questo punto piuttosto che applicare il piano kivunim sull’Iran attraverso la creazione di un Grande Azerbiagian indipendente sulle ceneri dell’Armenia, che mutilerebbe il nordovest dell’Iran, è più probabile che con l’irreversibile crisi economica del tacchino di Ankara sia il Kurdistan turco, forte di 20 milioni di persone e in gran parte di rito alevi, appartenente alla Shia, a rendersi indipendente.