La stretta cooperazione fra Russia e Cina “turba il sonno” della elite di potere di Washington

di Luciano Lago

I grandi temi della geopolitica internazionale ritornano preminenti nel nuovo anno appena iniziato e si ha la percezione che tutto sia intrecciato con le pesanti questioni che si stanno trascinando dagli ultimi anni, a partire dalla pandemia del Covid, la crisi economica che ha investito i paesi occidentali, le bolle speculative e le crisi internazionali con i pericoli di conflitto che si palesano tra Russia, Ucraina e NATO, fra la Cina, Taiwan e gli USA, così come nel turbolento Medio Oriente e nella questione Iran.
Tutto qusto fa presagire che, nella fase storica in cui stiamo vivendo, esiste uno smottamento ed un riassetto dei principali poli di potere fino ad oggi conosciuti. Questo riguarda in particolare la super potenza USA che si trova in un inevitabile processo di declino che potrebbe a breve/medio termine far entrare l’America in una fase di collasso. Significativo è stato in proposito lo spettacolo della disastrosa ritirata dall’Afghanistan, cui abbiamo assistito nell’anno appena trascorso. Altrettanto lo era stato, esattamente un anno fa, la fase dell’assalto al Capitolo Hill dei sostenitori di Trump, l’alto indice delle violenze razziali ed il clima di guera civile all’interno degli States.

Segnali questi della debacle prossima dell’Impero Americano e del suo preteso mito della invincibilità.
Cè poi un altro fattore che sta determinando cambiamenti epocali negli equilibri geostrategici e questo è dato dalla stretta cooperazione che sta avvenendo fra la Russia e la Cina, le due super potenze che contendono a Washington la leadership globale sul mondo e ne contestano le politiche sopraffatorie.

Accade che il livello di contrapposizione frontale dell’Amministrazione Biden contro Mosca e Pechino ha creato un effetto blocco fra Russia e Cina che si sta sempre più consolidando come una alleanza di fatto fra i due grandi paesi nel contrastare le pretese egemoniche degli stati Uniti nelle varie aree del mondo.
La cooperazione russo cinese abbraccia i vari settori da quello economico a quello energetico, tecnologico e militare e questo ha iniziato da tempo a impensierire Washington tanto che tale aspetto viene sempre di più messo in evidenza da vari analisti statunitensi come una sfida alla supremazia degli USA.

Da ultimo anche il Wall Street Journal ha rilevato come le stesse azioni degli Stati Uniti per contenere i due paesi hanno spinto questi in un matrimonio di convenienza, fornendo ad avversari precedentemente controversi risorse e intelligence contro il nemico comune.

Il problema per Washington è dato dal fatto ormai innegabile che la vecchia supremazia degli Stati Uniti, e con essa il sistema del capitalismo finanziario dominato da un elite di miliardari, mostra ormai palesemente tutte le sue contraddizioni, i suoi guasti e il suo avvitamento in una infinita bolla di crisi provocate o volute per nascondere il decadimento che investe tale sistema.
La contrappposizione che si va sviluppando fra i sistemi in conflitto con quello americano non è soltanto geopolitica, economica e militare ma è soprattutto ideologica. Il globalismo liberal viene rigettato dai grandi paesi emergenti come un modello decadente ed estraneo alle culture trdizionali che piuttosto ripercorrono la loro storia e le proprie credenze religiose per trovare motivi di orgoglio e di identificazione che sono contrapposti al modello del consumismo materialistico occidentale ed alle sue derive di pretese universalistiche e tecno scientifiche.
Questo avviene nei vari continenti e lo troviamo in Asia (India, Cina, Pakistan) come in Latino America, nel mondo arabo islamico ed in quello slavo e russofilo. Si assiste alla una ricerca di una terza via o di una quarta teoria politica che sia fonte di ispirazione per i popoli di paesi che non si piegano all’egemonia del vecchio Impero e cercano di percorrere una loro strada affermando la propria sovranità.

Manifestazioni di protesta a Minneapolis

Non si può negare il fallimento del modello occidentale e della sua crisi che viene oggi messa in risalto dall’aumento spropositato delle povertà, delle disuguaglianze e dal fallimento delle guerre neocoloniali che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno lanciato contro vari paesi nell’apparente scopo di seminare il caos.
Nell’attuale scenario internazionale i due principali teatri di crisi fra i blocchi, da cui può derivare un conflitto fra le super potenze, sono l’Ucraina nella parte Est Europa e Taiwan nell’Indo Pacifico.

A partire dal 2014, le relazioni tra Cina e Russia si sono intensificate sotto la pressione degli Stati Uniti. Quell’anno, gli Stati Uniti e i loro alleati introdussero sanzioni contro entità e individui russi per l’annessione da parte del Cremlino della penisola ucraina di Crimea e il sostegno dato dai russi all’insurrezione nell’est dell’Ucraina (Donbass).
Da allora sono seguite varie ondate di sanzioni da parte degli USA e della UE contro Mosca e la Russia si è rivolta verso Est, verso la Cina in particolare, per incrementare il suo giro di esportazioni e per ottenere l’appoggio finanziario che le necessitava.

Da allora si è sviluppata anche una più intensa collaborazione in ambito militare e tecnologico con frequenti scambi di attrezzature e di know kown nei vari settori più avanzati che hanno permesso alla Russia di colmare le lacune conseguenti alla chiusura di alcuni prodotti di produzione occidentale.
Altrettanto è accaduto nella sfera militare con un maggiore sforzo di collegamento fra le forze russe e quelle cinesi che ha visto una integrazione dei rispettivi centri di comando e controllo e la realizzazione sempre più frequente di esercitazioni militari fra le forze dei due paesi.

Guardia d’onore cinese per Putin

La lobby dei media filo-occidentali , che ha perso in parte la sua antica influenza, assieme ai governi dei paesi allineati all’atlatismo ed alla subordinazione agli USA, continuano a sfruttare speculativamente i temi dell’Ucraina e di Taiwan in un contesto unificato. E stanno cercando di convincere il pubblico che Russia e Cina, definite “potenze autocratiche”, hanno piani appropriati e attentamente coordinati fra loro. Tuttavia nella realtà, se tali piani esistono, si riferiscono esclusivamente alla variante delle provocazioni politico-militari emanate dagli stessi Stati Uniti.
In ogni caso la Casa Bianca non ha ottenuto nulla dalla pressione geopolitica frontale, piuttosto questa ha avuto l’effetto di radicalizzare le posizioni sia di Pechino che di Mosca con quest’ultima che, attraverso il presidente Putin ha fornito una risposta durissima alle minacce sanzionatorie “senza precedenti” fatte da Washington, manifestando che la Russia reagirebbe con una rottura completa dei rapporti.

Non è un caso che Pechino segue con estrema attenzione la crisi Ucraina e sta valutando la soluzione del braccio di ferro tra Washington e Mosca. L’esito della crisi a favore della Russia, per la quale, infatti, la Cina si batte apertamente, è condizionato non solo dalla comunanza degli interessi di politica estera dei due Paesi, ma anche dal fatto che, se Mosca riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi, la Cina metterà a profitto l’esperienza e, seguendo la scia russa, sarà in grado di risolvere il suo problema di interesse quello di Taiwan come parte di una sola Cina.

Che piaccia o no agli strateghi americani, russi e cinesi stanno applicando nelle crisi internazinali le loro sinergie comuni a livello diplomatico e militare per presentarsi da posizioni di forza ed in qesto attraggono anche altri paesi del fronte della resistenza, dall’Iran alla Siria al Venezuela, che ne traggono esempio e modalità di reazione per difendere i loro interessi di fronte ad un Impero che diventa sempre più debole e sempre meno credibile.


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