La strategia del potere USA punta ad allargare il fronte contro Russia e Cina

di Luciano Lago
Lo scontro che si delinea tra gli Stati Uniti e il blocco Russia-Cina si distacca dalla semplice guerra ibrida ed inizia a prendere le sembianze di un potenziale conflitto allargato.
La elite di Potere di Washington insegue il suo obiettivo di neutralizzare il potere crescente della Russia e della Cina allargando i fronti di confronto da un punto all’altro del globo.
Si spiegano così le forti tensioni incrementate in queste ultime settimane dall’Ucraina alla Siria e da Taiwan al Mar cinese meridionale, dove gli USA hanno distaccato un gruppo d’attacco diretto dalla portaerei Theodore Roosevelt a cui partecipano unità navali britanniche.
La copertura delle esercitazioni in realtà nasconde la prova di forza che Washington sta conducendo contro la Cina che viene accusata di essere una “minaccia” per gli alleati di Washington nell’area asiatica. Stesso discorso per la presunta “minaccia russa” in Europa, salvo il fatto che sono i primi gli USA e la NATO a muovere enormi contingenti di truppe e di mezzi vicino ai confini della Federazione Russa, mentre i plenipotenziari della NATO stanno istigando l’Ucraina ad attaccare le province separatiste dell’Est, le Repubbliche del Donbass.


Tutto questo serve alla propaganda atlantista per intensificare le azioni di quella che viene denominata strategia di “contenimento”, la dottrina proclamata da Joe Biden da quando questi è entrato alla Casa Bianca.
Una dinamica bellicistica che Biden, dietro consiglio dei suoi suggeritori (fra i quali spicca il duo Obama Clinton), non si sforza neppure di nascondere ma anzi incrementa incitando i suoi alleati, l’Ucraina da una parte e Taiwan dell’altra, a intraprendere azioni spericolate e provocative rispettivamente contro la Russia e la Cina. Un gioco pericoloso ed un tiro alla fune dove la corda rischia di spezzarsi in una qualsiasi circostanza fortuita.
Per attuare i suoi fini, Washington sta intensificando una massiccia propaganda con cui cerca di serrare le fila dei propri alleati e vassalli nel disegno di coinvolgere Europa e Asia nel confronto bellico, imponendo sanzioni, embarghi contro i paesi recalcitranti e contro i suoi stessi alleati, come nel caso della Germania per il gasdotto Nord Stream 2.
I responsabili della Amministrazione Biden tentano di usare le vecchie armi spuntate della lotta contro le “autocrazie” e la difesa dei “diritti umani” nel patetico tentativo di capovolgere la realtà, accusando la Cina di crimini di genocidio che sono una grossolana falsificazione. Al contrario la propaganda USA si sforza di occultare il vero genocidio che USA, Regno Unito e suoi alleati dell’Arabia Saudita stanno attuando nello Yemen contro la popolazione civile, così come i crimini che le forze statunitensi continuano a commettere in Siria, in Afghanistan ed altri paesi sotto occupazione.
Tuttavia questa retorica dei “diritti umani” non riesce più come una volta, in particolare di fronte a risposte secche e dirette da parte della Cina e della Russia che sembra abbiano appreso ad utilizzare le vecchie regole dell’arte della guerra di Sun Tzu (“Cerca di anticipare i piani del nemico, e individua i suoi punti forti e deboli: potrai decidere quale strategia usare per avere successo, e quale no.”).

Esercitazioni navali della Cina davanti a Taiwan

Così hanno fatto i componenti della delegazione cinese nel summit svoltosi ad Anchorage (Alaska) i quali hanno risposto alle accuse di Washington rinfacciando tutte le contraddizioni e i crimini commessi dagli USA nel corso degli ultimi anni; “non accettiamo lezioni da voi“, hanno concluso a muso duro i diplomatici della Cina, al termine della loro replica.
Altrettanto sta facendo la Russia con il ministro Sergey Lavrov pronto a ritorcere su Washington le accuse di movimenti aggressivi vicino ai confini dell’Ucraina. “Noi siamo a casa nostra, voi che ci fate a migliaia di Km. dal vostro paese”?. Così ha risposto Lavrov alle richieste di spiegazione sui movimenti di truppe russe ai confini dell’Ucraina.
Sembra, in effetti, che la Russia e la Cina abbiano concordato una strategia comune di rispondere colpo su colpo e di attaccare quando possono senza concedere spazio al nemico. Esattamente quello che è di fatto il nuovo corso della guerra in Siria e quello della strategia seguita dalla Russia nel confronto con l’Ucraina. Anticipare le mosse ed abbandonare qualsiasi velleità di negoziato.

Negoziare con un nemico che vuole comunque prevalere e farti soccombere è inutile e dannoso, meglio far sentire la legge della forza, l’unica che comprende Washington.
E la forza oggi è sempre più possente nel blocco Russia Cina che è in grado di mettere in scacco la pretesa di dominio unipolare degli Stati Uniti, una pretesa che non ha ormai ragione di essere in un mondo che è cambiato nei suoi equilibri e nel suo assetto di sviluppo economico che si va spostando in modo costante dall’Occidente verso l’Eurasia.

Esercitazioni Russe- Cinesi


In questo contesto deve essere inquadrato il recente accordo di cooperazione Cina-Iran, con durata di 25 anni e investimenti per 400 miliardi di $. Un accordio che mette fuori gioco le pretese di Washington e Israele di isolare e disarmare l’Iran, obbligarlo a trattare e imporgli condizioni sul nucleare e sul suo arsenale missilistico. Un fallimento completo della strategia di contenimento applicata sull’Iran. Una vittoria dell’asse della resistenza, quello a cui l’Iran partecipa assieme alla Siria, a Hezbollah, allo Yemen e alla resistenza irachena contro l’occupazione americana.
Un segnale che l’Impero USA perde terreno in Medio Oriente ed in Asia, nonostante un ventennio di guerre di aggressione condotte contro i paesi della regione (dall’Iraq alla Libia, all’Afghanistan, alla Siria e al Libano ).
Non bisogna però meravigliarsi della rinnovata bellicosità della amministrazione USA a soli tre mesi dall’insediamento di Biden alla Casa Bianca. I presidenti a Washington cambiano ma la politica USA viene pianificata dalle stesse centrali che sono quelle che fanno capo allo “Stato profondo”, da quella elite di potere che non ha mai abbandonato ma anzi ha esasperato la sua volontà di dominio mondiale dell’Impero USA.

Asse della resistenza: Siria-Iran Hezbollah-Yemen


Al contrario questa tendenza si è esasperata negli ultimi anni con la prevalenza negli ambienti dell’amministrazione USA degli elementi neocon, primatisti del dominio americano e con la diffusione della dottrina eretica, cristiano evangelica, quella che predica la missione salvifica dell’America nel mondo, la preminenza di Israele e la necessità di realizzare un nuovo Ordinamento Mondiale, sotto la guida dell’Impero Americano, si intende.
Chiunque si oppone a questo dominio viene considerato un nemico e come tale deve essere schiacciato, costi quello che costi.
Questo spiega l’atteggiamento bellicoso ed ostile degli USA verso tutti i paesi che non vogliono assoggettarsi alle loro regole ed alle loro imposizioni. Il fanatismo degli autoproclamati missionari del Nuovo Ordine non conosce compromessi o norme di diritto internazionale, calpesta tutto e tutti in nome della sua missione “civilizzatrice”.

Putin e Xi Jimping lo hanno finalmente compreso e si regolano di conseguenza: con fanatici invasati e presunti “missionari”, non c’ è spazio per trattare.
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