La situazione d’instabilità della Libia potrebbe far fallire il “Piano Mattei”

L’Italia sta cercando di rafforzare la sua partnership con la Libia sulle forniture
energetiche nell’ambito del “Piano Mattei” [1] , nonostante dall’inizio dell’anno la
situazione in Libia appaia sempre più instabile.

Il 1° aprile è stato condotto un attacco contro la casa del capo del Governo di
Unità Nazionale (GNU) libico, Abdul Hamid al-Dabaiba. Come riportato dai
media libici: “La casa di al-Dabaiba, situata nel quartiere di al-Andalus, a ovest
di Tripoli, è stata bombardata con proiettili RPG da sconosciuti su una barca dal
mare, senza causare vittime” [2] .

Nella parte occidentale del Paese avvengono regolarmente scontri tra fazioni, ad
esempio, il 17 febbraio a Tripoli, si sono verificati scontri armati tra gruppi del
Ministero degli Affari Interni del GUN e il gruppo “Fursan Janzur”
contemporaneamente in tre distretti occidentali della città
[3] .
Anche la situazione nel settore petrolifero è estremamente instabile. Solo
dall’inizio del 2024, la produzione di petrolio in Libia è stata più volte sospesa a
causa della mancanza di sicurezza e dei continui scioperi nei giacimenti e nelle
infrastrutture petrolifere. L’inizio dell’anno è stato caratterizzato dal persistere di
cause di “forza maggiore”, ovvero l’impossibilità di consegnare carichi di greggio
ai clienti, in uno dei più grandi giacimenti petroliferi libici, quello di al-Sharara [4] .
I dimostranti della regione del Fezzan, nel sud-ovest della Libia, difatti, agli inizi
di gennaio hanno chiuso il giacimento petrolifero di al-Sharara vicino alla città di
Ubari, per protestare contro l’interruzione di carburante e gas, la debolezza dei
servizi pubblici e di base e l’aumento delle operazioni di contrabbando,
minacciando inoltre di chiudere il campo di El Feel qualora le loro richieste non
venissero soddisfatte.
Il giacimento di al-Sharara produce attualmente 240mila barili al giorno, ed è
considerato il più grande giacimento libico con un tetto produttivo giornaliero di
300mila barili e riserve accertate stimate in 3 miliardi di barili. Prima
dell’annuncio della sua chiusura la produzione giornaliera in tutto il Paese era circa
1,2 milioni di barili al giorno [5] .

Di riflesso l’instabilità del settore petrolifero libico colpisce direttamente l’Italia.
Come riportato anche dall’agenzia di stampa italiana “Nova”, l’8 gennaio sono soppiate proteste nei pressi del complesso petrolifero di Mellitah (progetto congiunto tra la Libyan National Oil Corporation e la compagnia italiana Eni).
I manifestanti hanno minacciato d’interrompere le forniture di gas verso l’Italia. Tra
le istanze della protesta anche la richiesta di dimissioni del presidente del consiglio
di amministrazione della National Oil Corporation of Libya, Farhat Ben Qadara.
Il
movimento promotore della manifestazione è un gruppo che aveva già organizzato
proteste simili in altre città della Libia Occidentale: al-Zawiya, Sorman, al-Ajilat e
al-Jabal [6] .

I manifestanti hanno inoltre minacciato di chiudere altri due impianti di petrolio e
gas vicino a Tripoli, nel contempo, un gruppo che si autodefinisce movimento “a
Qada’ alaa al-Fasadi” (Condanna alla corruzione) ha emesso un ultimatum di 72
ore, che scadeva il 12 gennaio, dichiarando in un video trasmesso online che
“cesserà di pompare gas dal complesso di Mellitah” [7] .

Alle minacce sono sopraggiunti i fatti, il 25 febbraio i lavoratori delle strutture
petrolifere del complesso produttivo di Mellitah, hanno bloccato gli impianti. Il
motivo è che non sarebbero state rispettate le promesse sugli aumenti salariali e sul
welfare. Il gasdotto interessato trasporta 200 milioni di metri cubi di gas al giorno,
circa il 20% della produzione totale di Mellitah [8] . Secondo un portavoce dei
manifestanti è stato chiuso l’accesso al complesso produttivo e ad alcuni campi
estrattivi. Si tratta dello snodo per l’esportazione del gas libico verso l’Italia
attraverso il gasdotto Greenstream [
9] .

Come riportato da “al-Arabiya”: il 12 febbraio nella città di al-Zawiya, sulla costa
occidentale della Libia, sono scoppiati violenti scontri, nei pressi della raffineria.
Fonti locali informano che gli scontri sarebbero avvenuti a causa di contrasti tra la
milizia “Aburas” e la milizia “al-Qasab”, che sono due delle più grandi milizie che
controllano la città e sono di stanza al suo interno. I video circolati sui social hanno
mostrato cittadini in preda al panico mentre fuggivano dalle aree degli scontri
armati. È interessante notare che la città di al-Zawiya è una delle città della Libia
occidentale con la maggiore presenza di milizie armate [10] .
Secondo altre fonti gli scontri sarebbero scoppiati tra il 103° Battaglione, noto
come “Battaglione Silaa”, guidato da Othman al-Lahab, ed elementi armati
appartenenti al contrabbandiere Muhammad Kashlaf, soprannominato “al-Qasab”,
sotto sanzione dal Consiglio di Sicurezza [11] .
Sempre ad al-Zawiya, il 20 febbraio, membri dei servizi di sorveglianza degli
impianti petroliferi e della raffineria, hanno annunciato la chiusura sia della stessa
raffineria di al-Zawiya sia dei complessi petroliferi di Mellitah e Misurata,
chiedendo la regolarizzazione delle loro condizioni di lavoro e un aumento dei loro
salari
.

Libia miliziano Haftar

In una dichiarazione televisiva, i membri dell’agenzia di sicurezza hanno
concesso ai responsabili della gestione dei tre impianti petroliferi “cinque giorni”
per rispondere alle loro richieste, minacciando d’intensificare le proteste chiudendo
altri impianti petroliferi, compresi i giacimenti. Il governo di al-Dabaiba ha
risposto con delle concessioni ai manifestanti [12] .
Secondo l’agenzia “Nova”, precedentemente citata: “la chiusura dei siti petroliferi
è relativamente frequente in Libia, in particolare nella regione Sud-occidentale
libica del Fezzan, ricca di petrolio ma povera di servizi, dove a comandare non è il
governo di Tripoli, bensì il clan legato a Haftar e ai suoi figli, in particolare Khaled
e Saddam, recentemente promossi da generale di brigata al rango di generale di
divisione” [13] . Questo approccio indica una connotazione decisamente politica di
tutta la questione.

A questo punto sorge legittima una riflessione: come intende il governo Meloni
aumentare la cooperazione con un Paese in cui il complesso petrolifero viene
sistematicamente sabotato, dove non c’è alcuna stabilità e un governo unitario? Nel
contesto, non va dimenticato che anche il contrabbando di energia è uno dei
principali problemi del settore petrolifero libico.

La premier Giorgia Meloni, aprendo la conferenza Italia-Africa nell’Aula del
Senato, il 29 gennaio di quest’anno, ha assicurato che il “Piano Mattei”: “Può
contare su una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro tra crediti operazioni
a dono e garanzie” [14] . Insomma, pare che i soldi dei contribuenti italiani anche
questa volta siano destinati a un progetto visibilmente fallimentare.

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi, laureato in lingua e letteratura araba e russa, laureato in antropologia culturale, dottore di ricerca in antropologia della contemporaneità, analista di geopolitica per «Vision e Global Trends», iscritto a «Stampa Estera».

Note
[1] Rilanciato da Giorgia Meloni durante la sua visita in Libia, sulla base di una
promessa a suo tempo inserita nel programma elettorale di Fratelli d’Italia, il
piano, molto articolato e di durata quadriennale, ha l’obiettivo di potenziare le
iniziative di partenariato e collaborazione tra Italia e Stati africani per garantire la
stabilizzazione di quell’area così da contenere la pressione migratoria
(https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/D23161.pdf). Il nome di questa
iniziativa riprende quello di Enrico Mattei, ex presidente dell’Ente Nazionale
Idrocarburi (Eni), morto in un misterioso incidente aereo nel 1962.

[2] https://www.alarabiya.net/north-africa/2024/04/01/منزل-الدبيبة-في-طرابلس-يتعرض-
للقصف-بقذائف-صاروخية La casa di al-Dabaiba a Tripoli è stata bombardata da granate
a razzo
[3] https://www.alarabiya.net/north-africa/2024/02/17/ تبادل-اطلاق-نار-بين-مجموعة-
مسلحة-والأمن-الليبي-بطرابلس Scontro a fuoco tra un gruppo armato e le forze di
sicurezza libiche a Tripoli
[4] https://www.skynewsarabia.com/business/1683370-ليبيا-تعلن-حالة-القوة-القاهرة-
حقل-الشرارة-النفطي La Libia dichiara lo stato di “forza maggiore” nel giacimento
petrolifero di Sharara
[5] https://www.alarab.co.uk/إغلاق-أكبر-حقل-نفطي-في-ليبيا-احتجاجا-على-انقطاع-الوقود
Chiusura del più grande giacimento petrolifero della Libia per protesta contro
l’interruzione del carburante
[6] https://alwasat.ly/news/libya/425529 “Nova”: i manifestanti minacciano di
interrompere il flusso di gas dal complesso di Mellitah verso l’Italia, chiedendo il
licenziamento di Ben Qadara
[7] https://www.skynewsarabia.com/business/1684481-متظاهرون-ليبيا-يهددون-بإغلاق-
منشأتين-للنفط-والغاز I manifestanti in Libia minacciano di chiudere due impianti di
petrolio e gas
[8] https://www.rainews.it/articoli/2024/02/libia-lavoratori-dellimpianto-
petrolifero-di-mellitah-bloccano-il-passaggio-del-gas-verso-litalia-92ebaa38-a819-
451c-a32d-4bfb10c132bf.html
[9] Attraverso il gasdotto Greenstream il gas libico, prodotto dai giacimenti di
Wafa e Bahr Essalam, operati da Mellitah Oil & Gas, raggiunge l’Italia. Il
gasdotto, detenuto ed operato dalla Greenstream BV (50% Eni, 50% Noc), è
costituito dalla centrale di compressione di Mellitah sulla costa libica e da una
singola linea di circa 520 chilometri che attraversa il Mar Mediterraneo fino a
Gela. La capacità attuale della centrale di Mellitah è pari a circa 11,5 miliardi di
metri cubi l’anno. https://www.ilsole24ore.com/art/meloni-libia-tajani-e-
piantedosi-centro-missione-nuovi-accordi-gas-con-l-eni-e-migranti-AEHymLcC
[10] https://www.alarabiya.net/north-africa/2024/02/12/ليبيا-اندلاع-اشتباكات-عنيفة-
قرب-مصفاة-الزاوية-
?__cf_chl_tk=Sft6yH2MujNydOD9krSRGNT1Iudqg0qUu2ErHODwgD8-
1712158483-0.0.1.1-2282 Libia.. Violenti scontri tra milizie nei pressi della
raffineria di Al-Zawiya
[11] https://twitter.com/libyapress2010/status/1756995675366076712
[12] https://www.alaraby.co.uk/economy/حرس-المنشآت-يغلقون-3-مراكز-نفطية-غرب-ليبيا
Le guardie delle strutture chiudono 3 centri petroliferi nella Libia occidentale
[13] https://www.agenzianova.com/a/659d0b4b867757.71078302/4754980/2024-
01-08/libia-prevista-domani-una-manifestazione-di-protesta-al-complesso-gasiero-
di-mellitah-5/linked

[14] https://www.agi.it/politica/news/2024-01-28/italia-africa-cena-quirinale-
brindisi-mattarella-25044360/

Tratto da: Focusmediterraneo.it

6 commenti su “La situazione d’instabilità della Libia potrebbe far fallire il “Piano Mattei”

  1. A me risulta che tutti i giacimenti di idrocarburi sono sotto il controllo di Bengasi (del generalissimo Haftar, ex generale di Gheddafi …… ma la Nato non aveva vinto !? Ha ha ha ha ha !!!) che controlla il 97% del suolo Libico. Il tanto strombazzato governo di Tripoli, in realtà è più un municipio……. senza soldi, ma legato all’occidente ! (da notare che sono perdenti ……………. come sempre ! ). La jella colpisce i perdenti con accanimento ……….
    la Tendenza Storica è spietata con i geni che comandano le forze del male. Tu chiamale, se vuoi, batoste.

    1. E’ proprio cosi caro ARMIN ! Il cosiddetto governo riconosciuto internazionalmente (ma da chi ? Solo dall’occidente) controlla solo Tripoli e i suoi dintorni, e nemmeno completamente ! Gli anglo americani hanno si distrutto la Libia e assassinato Gheddafi, ma sono lontanissimi anni luce dal poterne disporre come vorrebbero ! Quella che veniva spacciata come una “primavera araba” e una rivolta democratica, conclusa con l’omicidio di Gheddafi e il trionfo dell’occidente, si è rivelata una ennesima sconfitta ! L’attacco alla Libia di USA-UK (e complici europei) ha provocato il massacro di migliaia libici, allo scopo di liberarsi di un governo disobbediente, che aveva concesso i propri porti alla flotta russa e progettava una moneta “africana” per liberarsi dalla dittatura del dollaro nelle transazioni petrolifere, e danneggiare l’import europeo di energia per venderci a caro prezzo i loro costosissimi prodotti petroliferi ! Ma, come al solito sottovalutano i loro “avversari” ! Non avevano fatto i conti con la milizia del generale Haftar ! Conclusione, ennesimo fiasco, altro che piano Mattei !

      1. Ciao, caro GIORGIO. Hai descritto integralmente la situazione libica. I “condottieri” occidentali non ci sanno fare ! Credevano che sarebbero durati, vincenti, per parecchio; ma il loro Sistema è limitato e in picchiata ovunque! Ha ha ha ha ha !!!!!!!

  2. Il piano Mattei è un fallimento, studiato male e coordinato peggio. Tanto per capirsi due giorni fa la motovedetta italiana Fasan, donata alla guardia costiera libica dal nostro scellerato paese, ha sparato sui colleghi italiani impegnati in un soccorso. Fortunatamente senza colpirli. Oltre ai mezzi gli diamo anche i fondi europei a questi, ed invece che sparare sui mercanti di schiavi sparano a noi!! E comunque nonostante le guerre coprano la scena mediaticamente, i CdP migranti sono pieni e continuano ad arrivare. I campi albanesi? Non funzioneranno. Spreco di centinaia di milioni di soldi pubblici regalati ad ufo. Siamo governati da incapaci dannosi e pericolosi

  3. Considerando ciò che succede in Libia, il costo del carburante e del gas non è salito alle stelle.
    Finora sto piano sta funzionando.
    Vedremo in futuro cosa accadrà

    1. Il piano Mattei non prevedeva l’ afflusso di carburanti quando fu ideato dal suo omonimo. Flussi si ma di migranti. Parte da dei concetti positivi allo scevro della retorica ipocrita della UE. Era stato ideato per fare diminuire gli sbarchi sul suolo italiano ed il traffico di schiavi (questo sono). Ipocriti quindi i politici sia i destri ed i bruxelloidi di fintasinistra, nessuno ci dice che la UE ci vuole invaso dalla manovalanza a basso costo per sottopagare TUTTI I lavoratori, SOPRATTUTTO NOI ITALIANI. Saluti

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