La Sfida della Cina e della Russia all’Ordine Globale di marca USA

La Sfida della Cina e della Russia all’Ordine Globale di marca USA

di Luciano Lago

Il declino degli Stati Uniti come potenza dominante è un processo in corso ormai da diversi anni e che ultimamente è stato accelerato dall’ultima crisi del Covid-19 con le sue ricadute economiche in termini di recessione, aumento della disoccupazione negli States e con gli scontri razziali diffusi.
Tuttavia, nonostante i gravi problemi interni, l’elite di potere USA non rinuncia al suo ruolo di gendarme mondiale e di superpotenza dominante, avendo difficoltà ad ammettere che il mondo è cambiato e che l’emergere di nuove superpotenze manda in soffitta l’idea di un equilibrio unilaterale, quello che gli Stati Uniti hanno ostinatamente perseguito dopo il crollo e la disintegrazione dell’URSS.
Vedi in proposito il progetto del “Nuovo secolo Americano”elaborato dagli strateghi statunitensi nell’anno 2000. ( https://www.unilibro.it/dvd/massimo-mazzucco/il-nuovo-secolo-americano/8033661383016 ).
Questa constatazione manda in paranoia le elite dominanti negli USA che sono in questo momento in netto contrasto fra di loro per acquisire la leadership del paese ed il controllo dell’apparato industriale militare che è il più importante settore nel sistema economico degli USA.


L’imminenza delle elezioni presidenziali negli USA, ha accentuato questa paranoia e la tendenza dell’Amministrazione USA è quella di lanciare una ossessiva campagna anti cinese nel tentativo di contenere e frenare la crescita dell’economia cinese che sta prendendo il sopravvento rispetto a quella degli Stati Uniti, come tutti gli indicatori economici confermano.
Ci sono due buoni motivi per insistere su questa campagna strumentale che viene condotta sia al livello politico che economico e che ha avuto una estensione al piano ideologico.
Il primo motivo si trova nella necessità di Trump di crearsi un nemico da additare come pericolo per dirottarel’attenzione degli elettori dai suoi fallimenti in politica estera. L’altro motivo è quello di coalizzare gli alleati dell’America in una campagna anticinese che permetta di serrare i ranghi del fronte atlantista, contenere l’espansione economica e biasimare i paesi che non aderiscono a tale campagna e fanno affari con la Cina.
La Cina è quindi diventata la bestia nera della politica americana ed ha superato la Russia come minaccia imminente. Il gioco di incolpare Pechino per tutto quello che è andato storto è al suo culmine e Trump attribuisce alla Cina tutte le colpe della crisi ecnomica, della crisi sanitaria del covid-19, dello squilibrio dell’intercambio commerciale e della sue presunte intenzioni aggressive contro le “democrazie libere” dell’Occidente.


Tuttavia le accuse di Trump sono stumentali e fuorvianti, diventano poi deliranti ed ipocrite quando Trump si allarga sul piano ideologico mettendo sotto accusa il Partito Comunista cinese e le sue politiche repressive su Hong Kong e altre zone della Cina. In pratica Washington sta accusando Pechino di quello che gli USA fanno in ogni parte del mondo.
Ai discorsi di Trump si sono aggiunti quelli deliranti di Mike Pompeo, il segretario di Stato che, in modo grezzo ed incauto, ha demonizzato apertamente la Cina, ed ha sostenuto la necessità di cancellare Pechino dall’elenco dei paesi ordinari – con il pretesto che la RPC controlla il PCC, le cui azioni sono la principale sfida moderna per il “mondo libero” .

Guardia d’onore cinese per Putin


Nel lanciare tali pesanti accuse contro la Cina occorre chiedersi, come ha sostenuto ultimamente un analista russo se….. “Sono forse i cinesi che stanno limitando la sovranità di potenze così potenti come la Germania e il Giappone 75 anni dopo la vittoria nella guerra ? Sono i cinesi che hanno centinaia di basi militari in tutto il mondo? Sono loro che sfruttano lo status della propria valuta nazionale come valuta di riserva mondiale per un credito economico illimitato e per mantenere il proprio tenore di vita? Sono i cinesi che rovesciano i governi di altri paesi e impongono il loro sistema politico e i loro valori morali (o immorali) su altre civiltà?
Sono i cinesi che stanno fungendo da trampolino di lancio per la costruzione di un impero mondiale governato da forze sovranazionali?”


Non ci sono risposte a tali questioni se non quelli del buon senso e del pragmatismo da cui si evince quanto la campagna di demonizzazione USA sia tipica del sistema americano di demonizzare i propri avversari prima di attaccarli. Gia accaduto in innumerevoli casi.
Quello che ci si poteva aspettare è che tutti i fanatici sostenitori dell’Atlantismo filo USA sono saliti sul carro della campagna anticinese per ossequiare il “grande fratello USA” ed ottenerne appoggio e finanziamenti lanciando strali ed accuse contro l’invadenza cinese ed il “nuovo imperialismo”.
Sono questi i nostalgici del mondo unilaterale dominato dagli americani, unica potenza egemone con licenza di “esportare la democrazia” quando e dove vogliono grazie ad una speciale missione da cui si sentono investiti.

Salvini e i suoi manifestano contro la Cina


Così in Italia la destra di finta opposizione, in particolare quella di Matteo Salvini che ha superato la fase della ammirazione per Putin per passare docilmente nel ruolo di incensatore del dominio americano e degli “esportatori della democrazia”. Atrettanto è accaduto in altri paesi europei dove la destra ritorna alla sua vecchia demonizzazione del partito Comunista, questa volta in salsa anti-cinese. Naturalmente da questi ambienti, nel sostenere queste tesi, viene fuori in automatico l’accusa di essere “filo-cinese” o di sostenere posizioni filo-cinesi.
A molti sfugge l’essenza della questione che è essenzialmente di carattere geopolitico.

Il sistema liberista occidentale di marca anglosassone, dominato dall’egemonia statunitense viene messo in scacco dal blocco Cina- Russia che non soltanto non si uniforma alle direttive egemoniche americane ma si pone in contrasto con le pretese di Washington, rivendicando congiuntamente, in qualsiasi sede, il diritto dei paesi sovrani alla non interferenza ed alla decisione autonoma del proprio sistema politico, quale che sia.
Questo avviene nei diversi scacchieri mondiali dal Medio Oriente all’Ucraina, all’Asia ed alle aree dell’America Latina che Washington considera il suo “cortile di casa”.
Inoltre alla Cina ed alla Russia, che fanno blocco anche in sede di Consiglio di Sicureza dell’ONU, si aggregano i rispettivi alleati, dall’Iran alla Siria al Venezuela ed a Cuba e molti altri, i paesi che rifiutano la “tutela” degli USA e la cui indipendenza e il diritto alla non interferenza viene difeso da Pechino e da Mosca.

Aiuti alimentari dalla Cina


In più la Cina sta mettendo a disposizione la sua forza economica per aiutare i paesi oggetto di sanzioni e del tentativo di strangolamento economico da parte degli USA per alleviare la stretta, inviando concretamente centinaia di tonnellate di aiuti alimentari, medicinali e generi essenziali che in molti casi, dalla Siria al Venezuela, salvano dalla fame e dall’indigenza le popolazioni.
L’arma della fame è l’ultima trovata dell’Amministrazione Trump che cerca di stringere nella morsa della indigenza e delle malattie la popolazione civile dei paesi considerati “canaglia” da Washington per ottenere il cambio di regime. Nel solo Venezuela si calcola che siano stati oltre centinaia di migliaia i malati cronici deceduti per mancanza di medicinali, peggiore la situazione dello Yemen assediato da guerra ed embargo dove ci sono circa venti milioni di persone che rischiano la fame e la pestilenza per il blocco imposto da USA, GB ed Arabia Saudita, questi i veri paesi canaglia sulla scena internazionale.

Tutto questo è una sfida per Washington a per la sua elite di potere dominante, imbevuta dal fanatismo messianico dei neo evangelici che occupano la Casa Bianca (da Pompeo a Mike Pence) e che seguono il loro progetto della speciale “missione” degli Stati Uniti per portare la “democrazia, e per l’avvento del “Nuovo Ordine mondiale”.
Difficile trovare una qualsiasi forma di intesa con questi fanatici che considerano l’unico linguaggio comprensibile quello della forza e del potere.

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