La Serbia si avvicina sempre più alla Russia

Il ministro della difesa russo Sergei Shoigu visiterà la Serbia nel 2020, come hanno confermato oggi il ministro della difesa serbo Alexander Vulin e l’ambasciatore russo Alexander Bocan-Harchenko.

Il ministro Vulin e l’ambasciatore Bocan-Harchenko concordano sul fatto che la cooperazione tra i due paesi è stata rafforzata grazie alle eccellenti relazioni personali tra il presidente e i comandanti supremi delle forze armate della Federazione russa, Alexander Vucic e Vladimir Putin, come dimostrato dal loro ultimo incontro a Sochi. Riportato da Difesa.

L’ambasciatore russo ha invitato il Ministro Vulin a partecipare alla “Conferenza di Mosca” nell’aprile del prossimo anno.

Il ministro Vulin ha affermato che la Serbia si è impegnata per la neutralità militare e ha perseguito una politica estera indipendente e autonoma, pur mantenendo buoni rapporti con i suoi partner sia in Oriente che in Occidente. Ha sottolineato che quest’anno ha rappresentato il maggior successo di sempre nel numero di attività attuate.

Vulin e Alexander Bocan Harchenko

Il ministro Vulin ha sottolineato che la Serbia sta cercando di sviluppare e migliorare ulteriormente la cooperazione con la CSTO( Collective Security Treaty Organization), la grande intesa euroasiatica, nonché partenariati bilaterali con i suoi Stati membri.

L’ambasciatore Bocan-Kharchenko ha sottolineato che la cooperazione nel campo della difesa della Serbia e della Federazione russa è in costante evoluzione e che la cooperazione militare-tecnica, militare-economica e militare-educativa rappresenta un importante segmento della cooperazione bilaterale.

Reparti militari serbi femminili


Nota: La Russia prende di fatto posizione nei Balcani schierandosi con la Serbia nel momento in cui altri paesi della regione (Macedonia ) vengono inglobati nella NATO. D’altra parte i tentativi dell’occidente di attirare nel proprio campo la Serbia sono falliti per l’opposizione popolare di quanti non hanno scordato i bombardamenti della NATO effettuati su Belgrado e sulla Serbia che produssero oltre 2500 vittime civili e l’appoggio della stessa NATO alla secessione del Kosovo, una regione che i serbi continuano a considerare territorio della Serbia. La ferita non può essere rimarginata.

Fonte: Sputnik Srbiju

Traduzione: G. Sorbello e Biljana Stojanovic


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