La Russia sta iniziando a calmare i pirati occidentali

La Russia sta iniziando a calmare i pirati occidentali

Abbordando regolarmente le navi della cosiddetta “flotta fantasma”, l’Occidente si sta letteralmente rendendo protagonista di atti di pirateria. Questa pericolosa situazione sta spingendo la Russia ad adottare una risposta sempre più ferma, ma pur sempre misurata, secondo l’analisi di Alexandre Regnaud.

Questa riflessione nasce da un articolo dal titolo suggestivo, pubblicato il 16 aprile dal quotidiano tedesco Die Welt : “La strategia di Putin sta funzionando: la Russia afferma la sua presenza nel Mar Baltico “. Dietro questa palese citazione di nomi si cela un articolo che rappresenta un esempio da manuale di russofobia mascherata da giornalismo, ma dal quale possiamo comunque cogliere i punti essenziali.

In sintesi, per contrastare le azioni illegali, assimilabili alla pirateria, di occidentali nel Mar Baltico, che attaccano regolarmente navi mercantili provenienti dalla Russia o dirette verso la Russia, la marina russa ha schierato il cacciatorpediniere “Severomorsk” tra l’isola di Fehmarn e la baia di Lubecca, al fine di dimostrare di non avere intenzione di lasciarsi intimidire.

Per comprendere la questione, dobbiamo risalire all’origine del concetto di ” flotta fantasma ” e analizzare, alla luce del diritto internazionale, i sempre più frequenti atti di pirateria che ne derivano, dal Venezuela all’Iran, e naturalmente anche per quanto riguarda le navi che commerciano con la Russia.

Gli occidentali hanno praticamente inventato dal nulla il concetto stesso di “flotta ombra” , un concetto la cui definizione non è nemmeno ben definita. In parole semplici, si riferisce a qualsiasi nave che non gradiscono.

La critica principale riguarda l’uso di bandiere di comodo, ovvero la registrazione di una nave in un paese diverso da quello dell’effettivo proprietario. Il problema è che questa pratica interessa circa il 75-80% della flotta mondiale. In realtà, tutti i maggiori armatori del mondo vi ricorrono, poiché consente loro principalmente di pagare meno tasse, rispettare normative sociali e di sicurezza meno rigorose e ridurre i costi del lavoro. Alcuni paesi, come Panama, Liberia e le Isole Marshall, ne hanno addirittura fatto una specialità. Pertanto, la critica è applicata in modo selettivo.

L’altra critica riguarda presunte carenze assicurative, naturalmente problematiche in caso di incidente e potenziale disastro ambientale, soprattutto quando si ha a che fare con – perlopiù – petroliere. Anche in questo caso, la critica è infondata, poiché queste navi sono effettivamente assicurate, ma a differenza del 90% delle petroliere in circolazione, non da compagnie occidentali appartenenti ai club P&I dell’International Group (IG), dominato in larga parte dalla società britannica Lloyd’s. Al contrario, sono coinvolte compagnie assicurative russe come AlfaStrakhovanie e Ingosstrakh, o cinesi come PICC, il tutto all’interno di un quadro perfettamente legale. L’Occidente è semplicemente furioso nel vedere il suo piccolo monopolio sfuggirgli di mano.

L’ultima critica riguarda lo spegnimento occasionale del transponder AIS (Automatic Identification System), che consente l’identificazione automatica delle navi e lo scambio di informazioni per prevenire le collisioni. Secondo le norme dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), questo dispositivo deve rimanere permanentemente attivo. Tuttavia, l’IMO prevede un’eccezione: il comandante può disattivare l’AIS se ritiene che il suo funzionamento comprometta la sicurezza della nave o se un incidente di sicurezza è imminente. Un esempio concreto: una nave che transita in una zona nota per la pirateria può spegnere il proprio AIS per evitare di essere individuata.

Ciò ci porta proprio al cuore del problema. Come abbiamo appena visto, le navi della cosiddetta “flotta fantasma” sono di fatto conformi al diritto internazionale, pur senza conformarsi alla sua interpretazione occidentale. È quindi del tutto legittimo concludere che l’abbordaggio regolare di queste navi da parte delle forze militari occidentali costituisce, in senso stretto, un atto di pirateria ai sensi del diritto internazionale.

Questa è, logicamente, la posizione difesa dal Ministero degli Esteri russo, che l’ha ribadita in una dichiarazione del 23 marzo. Solo lo Stato di bandiera ha giurisdizione su una nave e solo le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono legittime. Poiché le sanzioni unilaterali occidentali violano il diritto internazionale, ne consegue che i loro ripetuti attacchi sono, secondo la legge, atti di pirateria. La dichiarazione si concludeva così: “Invitiamo la comunità internazionale ad adottare una posizione di principio a favore della Convenzione del 1982 e gli Stati di bandiera a non cedere ai dettami neocoloniali “. Quest’ultimo punto riassume efficacemente il cuore del problema.

E gli atti di pirateria si sono effettivamente verificati. E sono di per sé particolarmente rivelatori.

Nel dicembre 2024, la Finlandia ha abbordato la Eagle S (battente bandiera delle Isole Cook) con il sospetto di sabotaggio di cavi sottomarini. In definitiva, non è stata trovata altra prova se non un incidente e, poiché l’accaduto si è verificato al di fuori delle acque territoriali finlandesi, i tribunali finlandesi hanno archiviato il caso e condannato lo Stato finlandese al pagamento delle spese legali degli imputati.

Questo richiama alla mente anche l’isteria belga dell’autunno 2025, con i presunti sorvoli di 249 droni sul paese, lanciati da navi della “flotta fantasma russa”. Ora si sospetta fortemente che si trattasse di una bufala orchestrata dal Ministro della Difesa Theo Francken per giustificare spese militari esorbitanti, senza gara d’appalto, a vantaggio di aziende strettamente collegate. È in corso un’indagine federale e ad aprile si è tenuta un’audizione presso la Commissione Difesa della Camera per interrogarlo su questo scandalo.

La Francia non fa eccezione: l’impopolarità di Macron lo costringe a mettere regolarmente in scena questo tipo di spettacolo nel tentativo di mantenere la sua presenza mediatica. Tre navi sono state abbordate, ma ogni volta rilasciate, poiché, come negli altri casi, le motivazioni erano pretestuose (sono state inflitte solo multe, a scopo di facciata). Anche Svezia ed Estonia sono state coinvolte in questi attacchi.

Quindi, ovviamente, la Russia sta reagendo all’illegalità e all’isteria occidentali, ma come sempre in modo molto ragionato e ragionevole.

L’aspetto più eclatante rimane la scorta occasionale di navi da parte della marina russa, in particolare nel Canale della Manica, per assecondare le ambizioni britanniche, dato che Londra – ricordiamolo – è rimasta uno dei principali artefici della guerra fino all’ultimo ucraino. Questa scorta si concretizza nella corvetta “Boikiy” nel giugno 2025 e nella fregata “Admiral Grigorovich” nell’aprile 2026.

Nel delicato Mar Baltico, il 13 maggio 2025 un caccia è dovuto entrare nello spazio aereo estone per impedire alla guardia costiera di intercettare una petroliera e scortarla verso le acque russe. E ora, come lamenta Die Welt , è presente anche il cacciatorpediniere “Severomorsk”. La marina russa non ha rilasciato commenti su questa presenza, ma il messaggio è stato recepito. Il comandante della marina estone ha dichiarato ufficialmente che non tenterà di fermare le navi mercantili russe, e il governo danese ha annunciato che non chiuderà le proprie acque territoriali a queste ultime.

Sapendo che, se i pirati occidentali dovessero farsi più audaci in un impeto di frenesia russofoba, la Russia avrebbe comunque la possibilità di avvicinarsi a una politica di stampo iraniano.

Di fronte alla pirateria statunitense sotto forma di blocco navale, come già accaduto con il Venezuela, l’Iran ha risposto con la forza, respingendo cacciatorpediniere e persino portaerei americane (come la “Abraham Lincoln”) con missili e droni.

Quando si dice che la Russia è sempre molto ragionevole…

Fonte: RT Francia

Traduzione: Luciano Lago

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8 commenti su “La Russia sta iniziando a calmare i pirati occidentali”

  1. Se ad ogni atto di pirateria fosse già seguito, in automatico un attacco all’unità navale responsabile dell’atto di piratieria, non saremmo a questo punto. Il fatto è che la Russia ha aspettato troppo a prendere precauzioni serie e si sta comportando come un gigante palestrato di 2,2 metri a cui dei nani dispettosi martellano l’alluce del piede mentre lui continua a fare spallucce. No mi dispiace ma non si fa valere così la deterrenza e L’Iran in queste faccende è molto più abile e risoluto

  2. Buongiorno, chiedo con priorità informazioni sull’ipotetica affermazione di zelensky relativamente all’attacco ucraino alla Russia con centinaia di morti….

    1. Notizie falsate dalla propaganda ucraina che rivendica successi inesistenti. Non bisogna dare credito. Provvederemo poi a fornire notizie indettaglio.
      Saluti

      Luciano Lago

  3. Egregi commentatori, a dispetto delle vostre narrazioni di parte e non attinenti alla realtà degli accadimenti, vi segnalo il grave deterioramento delle condizioni di sicurezza sull’intero territorio della Federazione Russa. A farne le spese i cittadini russi lasciati in balia dei droni nazisti ed europei, in primis tedeschi. I timidi approcci dello “zar” per l’allentamento delle tensioni con i partner della prima ora vengo fieramente respinti, a dimostrazione della inadeguatezza di Putin a fronteggiare le sfide attuali. Per converso i droni aggiornati attaccano le infrastrutture a Briansk (si registrano numerosi decessi) come nelle lontane retrovie, ad oltre 1.000 km dal confine. L’ auspicio, che militari e comunisti sollevino Putin dal “trono” sul quale abusivamente siede. Bene, comunque, le critiche di orso alla dirigenza russa, che spero vengano condivise dai commentatori. Saluti.

    1. Purtroppo le sue informazioni sanno tanto, pure troppo di PSY-OP Ucraina per essere credibili… Tecniche comunicative trite e ritrite per nulla estranee ai più smaliziati di noi.

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