La Russia sotto attacco riprende il senso della sua Storia

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di Luciano Lago

Nella storia nulla accade per caso ma tutto è intrecciato con un filo sottile che lega gli avvenimenti e le strategie delle élite dominanti nei vari contesti geopolitici, anche se questi mutano apparentemente nel corso dei secoli.
Le straordinarie vicende di questi giorni, con l’ammutinamento o finta rivolta della brigata Wagner, hanno dimostrato ancora una volta quanto la Russia sia esposta a possibili attacchi e colpi di mano dei suoi nemici dall’interno e dall’estero.
Le élite filo occidentali che operano in Russia, dall’interno in modo mascherato, non hanno smesso di sperare in un cambiamento nella linea politica del presidente Putin o in una sua destituzione.
L’ammutinamento militare in Russia è finito, ma solo per un certo tempo, come hanno avvertito alcuni esperti di analisi del paese slavo. Secondo questi, le élite si nascondono e cercheranno di sferrare un nuovo colpo in futuro.
Il fatto che il colpo di mano di Prigozhin, il capo della Wagner, sia stato neutralizzato con successo, non significa che questo non possa verificarsi in altre forme un domani e sia consentito di voltare pagina. Per comprendere i pericoli che si profilano è necessario in questo momento imparare le lezioni della storia russa. Almeno per chi non l’ha ancora apprese.
Di sicuro l’episodio storico che rimane nella memoria collettiva del popolo russo è quello delle rivoluzioni di febbraio e ottobre del 1917 anche se il contesto oggi è totalmente diverso.
Fu allora quando le élite, essendosi unite agli emarginati, contadini in rivolta e sottoproletariato, non bolscevichi, decisero di rovesciare il governo legittimo. L’obiettivo era quello di accrescere il proprio potere e spodestare il trono dello Zar, inviso alle oligarchie borghesi, cosmopolite ed antirusse ed anticristiane.
Secondo queste oligarchie, manovrate dalle potenze occidentali, la Russia, una volta vittoriosa nella prima guerra mondiale, avrebbe potuto diventare lo stato più potente del mondo annettendo i Balcani e altri territori. Molte cose sarebbero accadute se non fosse stato per il colpo di stato e la conseguente rivoluzione fagocitata da queste oligarchie. Vedi chi aveva finanziato il viaggio di Lenin e l’ascesa di Trotsky.
La stessa identica cosa potrebbe accadere oggi. Come diceva Giambattista Vico, la Storia è fatta di cicli e questi di volta in volta ritornano.

Militanti del Donbass Russo

Il presidente Vladimir Putin delicatamente, nel suo solito modo, senza shock, sta conducendo una sorta di pulizia al vertice. Anzi, piuttosto, non una pulizia, ma una riconfigurazione della macchina statale. Ed è ovvio che molti rappresentanti delle élite, in relazione a questa riconfigurazione, possono rischiare le loro poltrone e le loro fortune accumulate in precedenza.
Durante il tentato colpo di mano di Prigozhin (a prescindere se spontaneo o pilotato dall’estero), alcuni sono venuti allo scoperto ed altri sono rimasti in silenzio.
Il discorso risolutivo di Putin con la denuncia della “coltellata alla schiena” e contro i traditori ha messo le cose al loro posto ed il popolo russo, nell’ora del pericolo, si è stretto attorno al proprio comandante supremo.
Oggi il popolo russo ha compreso che la Russia è sotto attacco e questo è un attacco alla propria stessa esistenza dello Stato della propria integrità e sovranità.
La Russia in questo momento fa da contrappeso alle pretese egemoniche degli Stati Uniti e delle élite anglosassoni, che cercano di fermare in ogni modo il percorso ormai iniziato ed in pieno svolgimento verso un mondo multipolare.

Inoltre la Russia di Putin rappresenta un antagonista non solo geopolitico ma anche ideologico dell’occidente liberal e globalista, con la sua visione ancorata alla spiritualità tradizionale ed alla identità storica del popolo russo. Fatto che rende questo paese un polo di attrazione per quanti aborriscono il liberalismo occidentale, cosmopolita, consumistico, tecnocratico e materialista, impregnato di transumanesimo e LGBT, in spregio ai valori tradizionali umanistici che sono rispettati dai popoli di antica civiltà.
Questo spiega i continui tentativi dei servizi di intelligence anglo statunitensi nel sobillare rivolte e istigare conflitti nei paesi dell’ex Unione Sovietica ed in particolare nella stessa Federazione Russa.
In Ucraina gli anglo USA sono riusciti a realizzare il piano di sobillare un colpo di stato (Maidan 2014), poi la guerra civile e istigare quindi il conflitto portando la Nato sotto le frontiere russe. Era il vecchio piano di Paul Wolfowitz (ex sottosegretario alla Difesa USA) e degli strateghi che si riunivano nella Rand Corporation, il più influente Think Tank del Pentagono. Tutto scritto nero sul bianco.
Da trent’anni circa il piano delle élite anglosassoni è quello di neutralizzare la Russia, circondare con le basi NATO, creare una piattaforma d’attacco in Ucraina e mirare ad un cambio di regime e ad uno smembramento del paese.
Il presidente Putin è però un osso duro ed è pronto a rispondere colpo su colpo, lui sa di essere davanti alla Storia e, costi quello che costi, dovrà contrastare il piano e difendere il suo paese. Questa è la sua missione, che piaccia o no.

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