"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Russia scopre una targa per commemorare due infermiere uccise dai terroristi in Aleppo, Siria

BIROBIDZHAN, Russia – Il servizio stampa del distretto militare orientale ha informato martedì che è stata scoperta una placca per onorare la memoria di due infermiere russe che sono state uccise nel nord della Siria.

La targa è ambientata nel college di Birobidzhan, nella regione autonoma ebraica dell’Estremo Oriente russo dove le due infermiere, Galina Mikhailova e Galina Durachenko, avevano studiato prima di essere uccise ad Aleppo.

“Dopo l’inaugurazione della targa commemorativa, i colleghi e gli amici di Nadezhda e Galina, e anche i cittadini locali hanno partecipato ad un servizio funebre nella cattedrale dell’Annunciazione per le giovani donne che sono morte eroicamente”, ha detto il servizio stampa.

Le due giovani infermiere sono stati uccise il 5 dicembre 2016 quando le forze terroristiche hanno bombardato un ospedale russo di fortuna installato ad Aleppo per fornire aiuti alla popolazione civile.

Nota: Dall’inchiesta era emerso che le coordinate per colpire l’ospedale erano state fornite ai terroristi da elementi della NATO presenti con una loro postazione collegata via satellite nella parte Est della città.

Fonte: Fort Russ

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  1. Alessandro 2 settimane fa

    NATO CRIMINALI ASSASSINI

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    1. Animaligebbia 2 settimane fa

      Dei veri modelli da seguire e imitare,persone che rischiano la vita e si sacrificano per il prossimo.Qui abbiamo malgioglio,qualche attrice un po’ mignotta e i cretini del grande fratello vip (?) e non c’e’ che dire, e’ proprio un bel vedere.

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      1. Citodacal 2 settimane fa

        Diciamo pure che nella società occidentale del “benessere” (lo virgolettiamo perché, dello stesso termine, si possono dare mille definizioni, molte delle quali parziali e artificiose) un profilo di comportamento simile è spesso considerato come quello d’un coglione. Per carità, nessuno chiede che si debba fare l’eroe e nessuno è tenuto a farlo (di certo non a priori); pur tuttavia, una sensibilità e attitudini differenti nei confronti del prossimo, che non sconfinino nel sentimentalismo mieloso o nella retorica da operetta – come invece ci viene dato a vedere in più d’un’occasione: ed è un vero sciacallaggio morale – e che differiscano dall’esempio pubblico dei personaggi succitati, sarebbero auspicabili: quantomeno stimolarne l’attitudine, o la possibilità.
        (però, Malgioglio ha fatto sapere d’essere un fervido credente…
        Non so, sarà di certo causa della mia inadeguatezza a comprendere, e tuttavia tutti codesti che non vedono l’ora di dichiarare la loro religiosità sotto al riflettore, magari con tanto di moccolo in mano innanzi alla immagine sacra di turno, mi ripugnano fino all’irritazione: è come il gridare dentro un luogo sacro per ricordare il valore d’un rispettoso e fertile silenzio, o il tempestare la città di manifesti con la propria faccia, per far sapere d’essere discreti e contenuti… )

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  2. PieroValleregia 2 settimane fa

    salve
    Non ricordo se fu San Paolo o chi altro a pronunciare questa frase (che mi è rimasta impressa a lettere di fuoco):
    la carità, quella vera, è silenziosa
    un saluto
    Piero e famiglia

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    1. Citodacal 2 settimane fa

      In 1Cor 13:4 si trova: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.
      Appare pertanto un che di ben più sostanzioso – e arduo all’uomo – del concetto di dare qualcosa al prossimo, poiché l’altruismo, dopotutto, non è che un’altra maschera dell’egocentrismo; qui la carità compare come un progressivo abbandono di se stessi, perché l’uomo che non si “svuota” interiormente tende a inorgoglirsi del bene compiuto (1), e dunque a diventare più pesante: perciò, più che una virtù morale, la carità si configura come vera pratica spirituale. Scrive infatti Bernardo (De Diligendo Deo, 35): “Proprio per questo io chiamerei la carità immacolata, perché è abituata a non trattenere per sé niente di suo. Ora, evidentemente, se non ha niente di suo, tutto quanto ha è di Dio”, e più in là “Io invece affermo che la carità è la sostanza stessa di Dio, e dico così una cosa che non è né nuova né insolita, poiché lo stesso Giovanni dice: Dio è carità (1Gv 4,8). Si dice dunque giustamente che la carità è Dio, e che è anche un dono di Dio. La Carità dà la carità, la Carità sostanziale dona quella accidentale”.
      La carità dunque tende a far ripiegare profondamente l’uomo su se stesso – attitudine particolarmente aborrita dall’ ordinario uomo moderno in quanto sinonimo di introversione, emarginazione, misantropia, insuccesso sociale e personale – per far comprendere che, invero, nulla possiede da donare se non quanto proviene direttamente da Dio: perciò nulla gli appartiene.

      Grazie per avermi fatto ricercare, rileggere e ricordare, i passaggi citati.

      (1) Il monaco buddista Bodidharma così rispose all’Imperatore che gli chiedeva quali meriti avrebbe creato nel far costruire templi e luoghi di culto: “Nessun merito. Occorre la vuotezza, non la santità”. (in realtà il santo è vuoto di se stesso, pertanto il termine “santità” della precedente affermazione sta a indicare il senso ancora egoico d’aver compiuto qualcosa di santo e meritevole; i sufi dicono che è santo colui che, pur essendolo, non sa di esserlo; se ben ricordo, sia Padre Pio che Filippo Neri dicevano di preferire d’esser considerati pazzi, piuttosto che santi…)

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