La Russia risponde al congelamento di parte delle sue riserve valutarie. Problemi per le imprese italiane

La Russia ha risposto al congelamento di parte delle sue riserve imponendo restrizioni al movimento di fondi verso paesi ostili per un importo comparabile, ha affermato la Banca centrale russa.

Il ministro delle finanze Anton Siluanov ha stimato che i paesi occidentali, nell’ambito delle sanzioni contro l’Ucraina, hanno congelato circa la metà, o circa 300 miliardi di dollari, delle riserve auree e valutarie della Russia.
Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno effettivamente violato i loro obblighi nei confronti della Russia congelando le loro riserve di valuta estera.
La Banca Centrale ha risposto con una misura speculare, imponendo restrizioni ai flussi di capitali, divieto di vendita di titoli da parte di investitori stranieri e divieto di prelevare fondi dalla banca finanziaria russa.
Inoltre, i pagamenti del debito societario delle società russe e del debito pubblico ai detentori di debiti dei paesi che sostengono sanzioni contro la Russia saranno effettuati solo con il permesso della commissione governativa.

“In risposta al congelamento di parte delle riserve russe, la Russia ha anche imposto restrizioni al movimento di fondi che potrebbero essere trasferiti in paesi per un importo comparabile”, ha affermato il regolatore. (Fonte: Es.new front ).

Si preannunciano tempi duri per le imprese italiane che vantano crediti nei confronti della Russia.
Si calcola che l’export delle aziende italiane verso la Russia vale circa 10 miliardi di fatturato, in crescita negli ultimi anni con una quota dell’export che corrisponde al 4,4%. Si tratta di un valore superiore a quelli di Francia (3,5 per cento) e Spagna (1,3 per cento), ma inferiore a quello della Germania (10,2 per cento).

Made in Italy a Mosca

L’Italia esporta in Russia principalmente macchinari, abbigliamento, apparecchi elettronici e prodotti chimico-farmaceutici. Vi importa, invece, soprattutto prodotti minerari, petroliferi e metallurgici. La bilancia commerciale pende nettamente dalla parte della Russia.
Molto esposte sul mercato russo sono anche le banche italiane come il gruppo Unicredit e Intesa San Paolo che gestiscono una quota importante di capitale finanziario nel mercato russo.
Per quanto riguarda il gas che viene importato dalla Russia (il 40% circa del fabbisogno italiano), il presidente Putin ha comunicato che questo potrà essere pagato soltanto in rubli.
Tuttavia il premier Mario Draghi ha dichiarato che questa del pagamento in rubli “è una violazione contrattuale da parte della Russia”.

Evidentemente il super banchiere Draghi, esperto di finanza, ritiene che congelare 300 miliardi di riserve valutarie alla banca centrale Russa sia invece una azione perfettamete lecita.
Ancora una volta si rende evidente che in Italia ogni esponente governativo si adegua alle direttive di Washington prima ancora di valutare le conseguenze per il proprio paese.

Luciano Lago

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