"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La Russia, la Turchia e il nuovo sirtaki greco

di William Engdahl*

Di questi tempi l’Unione Europea ha un’abilità inspiegabile nello spararsi sui piedi. Spinta dalle forti pressioni della russofobica amministrazione di Washington e di vari governi russofobici dell’UE, l’anno scorso Bruxelles ha deciso di intraprendere dei passi per bloccare gli accordi bilaterali tra l’azienda pubblica russa Gazprom e paesi dell’UE ,quali la Grecia e la Bulgaria per l’acquisto di gas da un nuovo gasdotto russo che avrebbe dovuto chiamarsi South Stream, la controparte meridionale del North Stream tra Gazprom e la Germania.

Per i neocon al Dipartimento di Stato di Obama e al Pentagono, tali accordi avrebbero forgiato legami economici di gran lunga troppo stretti tra l’UE e la Russia, i quali avrebbero notevolmente ridimensionato la capacità americana di ricattare l’UE.   Nel suo tentativo di imporre retroattivamente nuove leggi che Gazprom avrebbe violato, la Commissione europea sta palesemente violando ogni precetto legale. Inoltre l’anno scorso essa ha costretto il debole governo bulgaro a ritirarsi dal contratto con Gazprom.

I russofobi a Washington stavano pregustando un accordo nucleare con l’Iran, alleato della Russia, che avrebbe potuto spingere Teheran a cancellare Mosca e vendere il gas iraniano di South Pars, il giacimento più grande del mondo, attraverso un altro gasdotto che sarebbe passato per la città iraniana di Bazargan al confine con la Turchia, per poi transitare in Turchia e proseguire in Grecia e in Italia. A differenza del progetto fallito del Nabucco, a cui mancava il gas, il gasdotto persiano, se l’Iran fosse stato abbastanza sciocco da farlo controllare da Washington, il gas l’avrebbe avuto in quantità, indebolendo così la posizione russa sul mercato dell’UE, rifornito da Gazprom tramite i più vecchi gasdotti ucraini.

new-russia-turkey-gas-route-with-hub-in-greece-borders.w_l
Putin denuncia il bluff dell’UE

Come abbiamo sottolineato lo scorso dicembre, il presidente russo Vladimir Putin prese l’UE di sorpresa annunciando la cancellazione del progetto South Stream tra Gazprom e UE, durante una visita al presidente turco Erdogan. Putin propose un’alternativa che avrebbe incanalato il gas russo attraverso la Turchia per arrivare alla soglia della Grecia, membro UE, dove vari stati europei avrebbero potuto “prenderselo o lasciarlo lì”.

Il vantaggio per Gazprom e per la Russia era che non sarebbero stati responsabili per la costruzione dei necessari gasdotti nell’UE.
Quando annunciò la decisione, Putin affermò apertamente: “Se l’Europa non lo vuole realizzare, significa che non verrà realizzato. Indirizzeremo il flusso di energia verso altre regioni del mondo. Non abbiamo ottenuto i permessi necessari dalla Bulgaria, perciò non possiamo continuare con il progetto. Non possiamo impegnarci in tutto l’investimento per poi venire fermati al confine bulgaro. Ovviamente, questa è la scelta dei nostri amici in Europa.”

Il South Stream avrebbe fornito consegne sicure ai paesi meridionali dell’UE, come la Bulgaria, l’Ungheria, l’Austria, l’Italia, la Croazia e anche la Serbia. Avrebbe evitato di far passare il gas attraverso i gasdotti dell’Ucraina.
Ora, meno di sei mesi dopo che Russia e Turchia hanno concluso l’accordo epocale per cominciare le consegne di gas di Gazprom tramite un nuovo “Turkish Stream” ora in costruzione, l’AD di Gazprom Alexei Miller il 7 maggio ha annunciato che: “Si è raggiunto un accordo per l’inizio dello sfruttamento e delle consegne di gas [russo] attraverso il Turkish Stream nel decembre del 2016.” La dichiarazione ha fatto seguito all’incontro di Miller con il ministro turco per l’energia e le risorse naturali, Taner Yildiz. Il nuovo gasdotto viaggerà attraverso la Turchia fino a uno snodo sul confine turco-greco, per venire poi distribuito ai clienti europei.
Una ciliegina geopolitica sulla torta

Appena pochi minuti dopo il successo dell’accordo russo-turco, Putin, da mastro di scacchi quale è riportato, ha fatto una mossa da maestro geopolitica in quel disastro dell’Unione Europea chiamato Eurozona.
Il sito di informazione greco, Capital.gr, ha riportato che, proprio nel giorno in cui l’accordo tra Gazprom e il governo turco era stato finalizzato, Putin ha tenuto una conversazione telefonica apparentemente molto cordiale con il primo ministro greco Alexis Tsipras. In seguito alla conversazione, l’ufficio di Putin ha reso pubblica una dichiarazione fatta da Putin a Tsipras, secondo la quale la Russia sarebbe disposta a finanziare la Grecia in cambio della partecipazione greca al progetto Turkish Stream nell’UE. La dichiarazione del Cremlino diceva: “In tale contesto, la parte russa ha confermato la sua disponibilità a considerare l’estensione dei finanziamenti a ditte pubbliche e private che coopereranno al progetto.”

Dopo l’incontro di Tsipras con Putin l’8 aprile a Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva ufficialmente negato i resoconti de Der Spiegel secondo i quali i due capi di stato avevano raggiunto un accordo per cui Mosca avrebbe anticipato al governo greco in difficoltà finanziarie 5 miliardi di Euro, in vista dei profitti attesi in futuro grazie al gasdotto. Il ministro greco dell’energia aveva allora affermato che Atene avrebbe ripagato Mosca dopo il 2019, quando il gasdotto diverrà operativo. Ma tutto questo l’8 aprile. Con la finalizzazione dell’accordo del 7 maggio sul Turkish Stream, pare che ci sia ora anche un accordo per anticipare ad Atene la notevole somma in contanti, proprio quando Atene deve reperire i fondi per ripagare i prestiti del FMI e dell’UE per poter ricevere ulteriore insensato “supporto” dell’UE e della BCE. Quello che ha fatto la differenza è chiaramente la finalizzazione dell’accordo sul Turkish Stream.

Ora i burocrati a Bruxelles hanno nuovi dolori per il gas, mentre Putin mette una ciliegina greca sulla torta russo-turca dell’accordo sul gas.

Se l’anticipo di denaro russo a Tsipras diventerà realtà, non solo Atene potrà ballare un sirtaki, ma stavolta sarà un ballo nel quale il ruolo di Zorba sarà giocato da un russo, Vladimir Putin, anziché un messicano, Anthony Quinn.

Wolfgang Schaüble, Angela Merkel, il presidente dellla Commissione Europea Jean-Claude Juncker avranno tutti tre opzioni: possono decidere di rimanere in disparte e battere le mani al ritmo del nuovo sirtaki; oppure possono unirsi alla danza rigettando il ricatto di Washington che pretende vengano rinnovate le sanzioni dell’UE contro la Russia; oppure ancora possono boicottare la danza e sprofondare ulteriormente in una nuova crisi dell’Euro.

Le svendite da panico, in corso nel mercato tedesco dei titoli negli ultimi giorni, suggeriscono che il governo di Berlino farebbe bene a considerare una coreografia tutta nuova per la sua grande strategia europea. Il vecchio ballo atlantico della NATO sta rapidamente diventando una Danza Macabra per la Germania e per l’Europa. Il sirtaki di Putin sarebbe molto più divertente per l’Europa e per il mondo.
* William Engdahl  – Consulente di rischio strategico e docente universitario, laureato in scienze politiche alla Princeton University e autore di vari best-seller sul petrolio e la geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Fonte:  Journal-neo.org

Traduzione: Anacronista

*

code

  1. Idea3online 3 anni fa

    Se l’asse Russia&Grecia&Cina diverrà realtà, significa che il fico inizia a germogliare e l’estate è vicina. Nella storia dell’umanità, quando il peccato divenne stile di vita qualcosa di straordinario è sempre accaduto.

    Rispondi Mi piace Non mi piace