La Russia ha intensificato gli attacchi contro la città di Avdiivka, nell’Ucraina orientale, vicino alla roccaforte regionale di Donetsk, controllata dai russi

Il sindaco Vitaliy Barabash ha detto alla televisione nazionale che la situazione è “molto critica” e che i russi stanno usando veicoli blindati, prendendo di mira la zona industriale e colpendo posizioni nella città “24 ore su 24” nel tentativo di prenderne il controllo.
La posizione di questa città è considerata strategica e la sua caduta permetterà una avanzata dell’offensiva russa verso ovest.

Avdiivka aveva una popolazione di circa 30.000 persone prima della guerra, e ne rimangono poco più di 1.400.
Sono in corso battaglie vicino ad Avdievka: militanti delle forze armate ucraine hanno tentato di fuggire attraverso un campo minato sotto il fuoco dell’esercito russo.
Durante gli scontri in corso vicino ad Avdievka, un gruppo di militanti ucraini ha cercato di lasciare le proprie posizioni e fuggire attraverso un campo minato sotto il fuoco dell’esercito russo.

Il nemico si è reso conto che non poteva mantenere la sua posizione durante lo sviluppo dell’attacco delle forze russe e ha cercato di fuggire.
Tuttavia, non tutti sono stati fortunati: i combattenti russi hanno coperto i “sushnik” in fuga con colpi di mortaio.

Fonte: Rusvesna.su

Traduzione: Mirko Vlobodic

Un commento su “La Russia ha intensificato gli attacchi contro la città di Avdiivka, nell’Ucraina orientale, vicino alla roccaforte regionale di Donetsk, controllata dai russi

  1. In Ucraina la guerra è finita, i deindustrializzatissimi USA ormai mandano sempre meno munizioni al sanguinario regime di Kiev perchè non ne producono, al contrario sia l’industria russa che quelle collegate iraniana e nord coreana producono armi e munizioni a profusione, grazie alle immense riserve di materie prime russe.
    Il commercio russo-cinese, in costante crescita, si esprime ormai per il 95% in valute nazionali, e attorno a questo asse economico sempre più solido la Cina sta aggiungendo accordi di interscambio commerciale con altri paesi come il Brasile e l’Arabia Saudita in cui il commercio sarà denominato nelle valute nazionali, evitando l’ormai tossico dollaro, espressione di un’economia al collasso ed un governo federale indebitato fino agli occhi.
    In un colossale schema Ponzi il gabinetto Biden deve prendere in prestito sui mercati dagli 800 ai 1000 miliardi di dollari a trimestre, ormai soprattutto sul mercato secondario delle obbligazioni visto che i titoli di stato USA non hanno più acquirenti istituzionali, a tassi di interesse da usurai, tra l’8 e il 10% per i titoli di stato dai 10 ai 30 anni, mentre i titoli di stato a breve termine pagano tassi anche più elevati a causa del rischio di default del governo federale americano, a causa di un debito pubblico vicino ai 33,8 trilioni di dollari, di un deficit pubblico vicino ai 2000 miliardi, all’importo sul mantenimento del debito pubblico vicino ai 1000 miliardi, con entrate fiscali in calo attorno ai 4000 miliardi di dollari di quest’anno.
    Ancora non si capisce come mai l’economia americana non si sia ancora brutalmente sgonfiata, perfino i mercati finanziari di Wall Street si tengono su solo ai corsi azionari dei colossi tecnologici come Apple, Meta, Tesla, Amazon, Alphabet, mentre tutti gli altri titoli sono in enorme sofferenza.
    Per paradosso le economie di molti singoli stati americani godono buona salute, sono le sovrastrutture del governo federale imperialista, indebitato e guerrafondaio e dei mercati finanziari avidi e speculatori a drenare le risorse fiscali dei cittadini americani per combattere le continue guerre pro Sion.
    Guerre che i giovani americani non vogliono combattere, trovano buoni lavori nel settore privato e i salari da fame delle forze armate non li attirano.
    Un veterano dell’Afghanistan si è visto addebitare 4000 dollari del valore delle attrezzature militari che ha dovuto abbandonare lì all’epoca del ritiro, ordinato da Biden.
    Prima gli USA si dissolvono come stato federale, dopo il default del loro debito pubblico, e meglio è.

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