La Russia è pronta a rompere i rapporti con l’Unione Europea se il blocco mette a rischio l’economia del Paese: Lavrov

Mosca è pronta a porre fine alle relazioni con l’Unione europea se il blocco europeo impone sanzioni che mettono a rischio l’economia russa, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.
Il ministro degli Esteri ha sottolineato che la Russia è completamente autosufficiente nella sfera militare e dovrebbe lottare per la stessa situazione per quanto riguarda la sua economia.

“Il presupposto è che siamo pronti. Se vediamo ancora una volta che ci sono sanzioni che possono creare rischi per la nostra economia, compresi i suoi settori più sensibili. Non vogliamo isolarci dal mondo, ma dobbiamo essere pronti. Vogliamo la pace, preparatevi alla guerra “, ha detto Lavrov nel programma Solovyov Live.

La dichiarazione arriva in risposta a un annuncio fatto dal capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell. Il diplomatico europeo, che ha visitato Mosca all’inizio di questo mese, ha detto che Bruxelles prenderà in considerazione l’imposizione di nuove sanzioni contro Mosca e che la questione sarà discussa ai vertici dell’UE di febbraio e marzo.

Borrell ha anche affermato che la Russia si stava disconnettendo dall’Europa. Il ministero degli Esteri russo si è detto sorpreso dai commenti, aggiungendo che queste contraddicono le dichiarazioni fatte da Borrel a Mosca.

Il nuovo ciclo di tensioni segue diversi politici dell’UE che suggeriscono sanzioni contro la Russia per il caso del personaggio dell’opposizione russa Alexei Navalny. Un tribunale di Mosca lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere in un caso di reato finanziario.

Uno dei nove dissidenti catalani detenuti in Spagna. Per questi la UE non emette protesta e non richiede sanzioni come per il caso Navalny

Fonte: Sputnik News

Nota: Da ricordare come il ministro degli esteri russo aveva risposto alla richiesta fatta dal rappresentante della UE, circa la scarcerazione del dissidente Alexei Navalny. Sergei Lavrov, aveva ricordato all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea (UE), lo spagnolo Josep Borrell – la situazione dei prigionieri politici catalani incarcerati in Spagna per aver proclamato la secessione.

Lavrov ha sottolineato che queste “persone [gli indipendentisti catalani] non hanno piazzato bombe, non hanno sparato a nessuno” ma sono in prigione o in esilio a causa di un referendum. Come può quindi la UE chiedere conto alla Russia del procedimento giudiziario di cui è ogetto Navalny quando lo Stato spagnolo reprime con il carcere la sua dissidenza interna? Questi sono i due pesi e le due misure utilizzate dalla propaganda occidentale nei confronti della Russia.
Le affermazioni di Borrel hanno inflitto uno schiaffo morale alla insostenibile ipocrisia dell’alto rappresentante della Unione Europea.

Traduzione e nota: Luciano Lago

24 Commenti
  • atlas
    Inserito alle 18:09h, 12 Febbraio Rispondi

    non vedo motivazioni valide per i catalani. Da Nazionalista seguo quanto mi scrisse Orso articoli fa: no a regionalismi e a decentrazioni dell’entità STATO

    ma l’italia è TUTTA un’eccezione. E’ tutta una merda. Ma come cazzo si fa a tenere insieme persone che in Val D’Aosta parlano francese, a Bolzano tedesco…con i sardi. Ecco perchè il regionalismo/stato sul modello degli stati uniti … d’italia, con potere alle regioni di legiferare è l’unica soluzione, sono condan-nati. Perchè sono nati così, liberali, con impronta massone. Già ci provò Mussolini con un Socialismo Nazionale abrogante filodemocrazie putride a ‘fasciare’ tutti, e si è visto il tradimento. A Roma e a nord di Roma

    Due Sicilie Nazione che si deve liberare al più presto da tutto questo sfascio. Anche perchè in italia le cose stanno precipitando sempre di più (chissà cosa ne pensa l’italiano mardunolbo)

    https://lanuovabq.it/it/niente-croci-in-casa-la-folle-imposizione-delluniversita?fbclid=IwAR0hvfoH1el0j-rxA0-pl48_zOOkt3EXXPAuxN88hcKKvL2gGmVXhpU39xk#.YCZbtopa2it.facebook

    • giorgio
      Inserito alle 19:01h, 12 Febbraio Rispondi

      Hai ragione da vendere Atlas …… personalmente sono per il più assoluto centralismo …… ma mi chiedo anche io cosa ho in comune con valdostani e trentini …… purtroppo la Sardegna fu annessa al Piemonte dai Savoia, nonostante eroici episodi di resistenza, dopodichè il cosiddetto “Regno di Sardegna” si annesse il meridione ……

      • giorgio
        Inserito alle 19:21h, 12 Febbraio Rispondi

        Dimenticavo …… ho letto l’articolo del quale riporti il link ….. sulla proibizione di inquadrare simboli religiosi durante gli esami a distanza nell’università di Torino …… un altro passo verso l’autodistruzione …… un altra perla vantata come progresso …… progresso verso il nichilismo …..

        • atlas
          Inserito alle 00:57h, 13 Febbraio Rispondi

          non sono solo fatti dei cristiani, sono imposizioni (regole tecniche) che riguardano tutti i religiosi e chiunque tenda a venerare Il Dio con conseguente rafforzamento del concorso a rendere morale l’individuo e la società

          T’orino è in buona parte da sempre una città satanica, messe nere all’ordine del giorno, non è cosa solo di adesso

  • atlas
    Inserito alle 18:24h, 12 Febbraio Rispondi

    noi siamo pronti a rompere con l’italia che ci rompe. Da Putin ci andremo per conto nostro

    https://www.facebook.com/518915204798916/videos/913118249423777

  • antonio
    Inserito alle 18:41h, 12 Febbraio Rispondi

    l’ Europa è una chiavica fallita nelle grinfie dei banchieri giudaico-yankee

  • eusebio
    Inserito alle 19:16h, 12 Febbraio Rispondi

    Ieri il diplomatico statunitense Rodney Hunter, a nome anche dei membri europei del consiglio di sicurezza ONU, ha accusato la Russia di bloccare ogni soluzione pacifica in Ucraina, invitando la Russia a togliere ogni sostegno ai ribelli del Donbass, permettendo all’esercito ucraino di massacrarli, e restituendo la Crimea, permettendo così sempre all’esercito ucraino di massacrare i russi di Crimea.
    Una simile delirante dichiarazione è probabilmente causata dal fatto che l’Ucraina è in bancarotta, al freddo e al gelo, le scorte di gas sono esaurite, le riserve di carbone per le centrali termoelettriche (che sono calibrate per il carbone del Donbass) pure, le centrali nucleari senza assistenza tecnica russa idem, e pare evidente che ormai nemmeno l’FMI e la UE hanno più i soldi per tenere in vita il regime ucraino.
    La Russia senza sparare un colpo ha distrutto un pericoloso e molesto regime vicino, il quale se si azzarda ad attaccare i cittadini russi del Donbass finirà annichilito in poche ore.

    • atlas
      Inserito alle 01:13h, 13 Febbraio Rispondi

      non solo, ha lasciato fare a Maidan e poi si è ri-presa Crimea; e poi Donetsk e Lugansk. E pure Odessa, prossimamente. Ha dato un esempio ad altri su cosa vorrebbe dire affidarsi stoltamente a UE e nato e ha poi lasciato creare da sole le condizioni per un cambio di regime a Kiev, che, date le condizioni, si regge sul burro. Qualsiasi cambiamento prossimo futuro in Ukraina sarà ben visto e invocato da un popolo stressato e sarà tutto interno, i servizi di sicurezza russi non appariranno nemmeno

      questo per tutti i giuli democratico/sinistri di merda che si permettevano di criticare Lavrov (la merda è una costante ora nei miei commenti, non una variabile)

  • atlas
    Inserito alle 09:28h, 13 Febbraio Rispondi

    OTTIMO ARTICOLO, veritiero e incisivo, come non ve ne erano su Sputnik da tempo. Hanno creato virus per distruggere palme e ulivi nel Salento per fare passare la TAP …

    ecco a voi l’Iran-Iraq-Siria: Il prossimo gasdotto non allineato che farà impazzire gli Stati Uniti
    di Alessio Trovato

    il Nord, il Blue, il Turk e il South Stream, lo Yamal e il Nord Stream 2, sono i gasdotti ‘non allineati’ che portano il gas all’Europa dalla Russia tagliando fuori gli interessi degli Stati Uniti. E ora rispunta la storia di questo, il più temuto di tutti, il gasdotto che vuole portare il gas iraniano nel Mediterraneo passando per Iraq e Siria.

    In Occidente viene spesso chiamato il ‘gasdotto islamico’ (the Islamic gas Pipeline), i governi coinvolti nel progetto lo chiamano invece il ‘gasdotto dell’amicizia’ (the Friendship Pipeline), altri semplicemente ‘il gasdotto Iran-Iraq-Siria. Un progetto che sembrava morto e sepolto dopo tutto quello che è successo in Siria e Iraq, e con tutte le sanzioni che incombono sull’Iran. Eppure, notizia proprio di questi giorni, il Ministro siriano dell’Elettricità Ghassan Al-Zamil lo ha rievocato lasciando intendere che il progetto non è affatto abbandonato.

    Parlando del tema che riguarda il suo ministero, Zamil ha osservato che la produzione di energia elettrica è seriamente diminuita in Siria a causa delle sanzioni e la riduzione delle importazioni di gas che serve per le centrali. Da 14 milioni di metri cubi a 8,5 per l’esattezza. Attualmente la Siria produce 2.700 megawatt di elettricità, di cui 1.000 megawatt distribuiti gratuitamente per finalità pubbliche, come ospedali. Ne servirebbero però molti di più.

    Ed ecco la novità, Zamil rispolvera il vecchio progetto del gasdotto lasciando intendere che QUANDO verrà realizzato (non SE) si potrà arrivare a 5.000 megawatt di elettricità.

    Niente di strano, apparentemente, una nazione sovrana che vuole semplicemente rifornirsi di gas costruendo un gasdotto. Ma qui non stiamo mica parlando di un gasdotto qualsiasi!

    La storia del gasdotto ‘buono’ e del gasdotto ‘cattivo’
    C’era un volta un gasdotto buono e un gasdotto cattivo. Quello di cui parla Zamil è il gasdotto ‘cattivo’, quello che “non s’ha da fare”

    È quel gasdotto per il quale nel 2011 erano stati formulati i primi protocolli di intesa e nel 2012 i ministri del petrolio iraniano, iracheno e siriano avevano firmato un accordo formale per portare il gas iraniano attraverso i tre paesi fino alla costa libanese sul Mediterraneo e, da lì, poi anche in Europa.

    Un piano che escludeva definitivamente l’altro progetto, quello che piaceva invece agli Stati Uniti, il Qatar-Turkey Pipeline, il gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas del fedele alleato Qatar fino in Turchia passando per Arabia Saudita, Giordania e Siria. Arrivato in Turchia si sarebbe dovuto poi connettere con il ‘Nabucco’, il gasdotto che porta il gas dall’Azerbaijan in Europa e che adesso si chiama Trans Adriatic Pipeline. Quel TAP che arriva in Puglia e che conosciamo bene. Ecco, quello sarebbe dovuto essere il gasdotto ‘buono’. Un gasdotto che fa concorrenza alla Russia e fa entrare in gioco gli alleati di Washington nel mercato europeo. Ma Assad disse NO grazie, preferisco il gas dall’Iran.

    Guarda caso l’anno 2012 è anche ricordato come l’anno in cui la ‘Primavera Araba’ in Siria si trasformò in una terribile guerra civile.

    Coincidenze?
    Se ricordate bene, agli inizi di quella guerra, qualcuno aveva provato ad abbozzare l’ipotesi che quel gasdotto c’entrasse qualcosa con l’origine del conflitto.

    Qualcuno la domanda se l’era posta, ma perché tutto lo schieramento atlantico in blocco ha preso le parti dei ribelli, pur sapendo della preponderante presenza di salafiti e wahhabiti tra questi? E come mai un Paese come la Siria, poco tempo prima ritenuto una perla di integrazione e apertura, con un Presidente considerato un modello di cultura, e una First Lady chiamata dai media ‘La Rosa del Deserto’, ad un certo punto è stato additato a paria e una campagna mediatica tambureggiante gli si è scatenata contro? Ve li ricordate Bashar Al Asad e la moglie Asma invitati a tutte le corti d’Europa? E quando si incontrò con Napolitano, presentato come modello di civiltà? Poco dopo gli chiusero l’ambasciata e tutti i diplomatici siriani vennero cacciati da Roma come ‘persone non grate’.

    In realtà, come cercava di spiegare Assad da tempo, gli attriti con l’Occidente erano iniziati ben prima della guerra civile, ma anche prima della scelta del gasdotto. In questa intervista vediamo lo stesso Presidente siriano spiegare a Charlie Rose per quale motivo le relazioni andassero peggiorando. Era il 2006.

    I problemi erano quindi iniziati, secondo la ricostruzione dello stesso Assad, molto prima della guerra, quando la Siria negò la collaborazione agli USA in occasione della seconda guerra in Iraq. Poi le relazioni andarono peggiorando con il sostegno politico ad Hezbollah, e affossate definitivamente man mano che diveniva evidente la preferenza per l’alleato russo piuttosto che americano. Aumentando diffidenze e discordia, è chiaro che Assad optò alla fine per il gasdotto iraniano, null’altro che parte della inevitabile escalation. La primavera araba si trasformò in guerra civile per ‘induzione’ e i media arrivarono a giochi fatti solo per sostenere la tesi degli alleati atlantici con tanto di White Helmets e i vari Saviano da Fazio in prima serata che si sforzarono di spiegarci quanto fosse turpe il regime siriano e la Monica Maggioni che fece la famosa intervista esclusiva proprio ad Assad, ma che la sua stessa RAI le censurò perché le venne fin troppo bene.

    E ora che si fa?
    Si ma che si farà se alla fine costruiranno proprio quel gasdotto lì? Con tutte le risorse spese tra rivoluzioni indotte in Siria, interventi militari in Iraq, sanzioni e intelligence in Iran, con tutti i giornalisti che ci hanno perso la faccia per sostenere il gioco, con tutto il tempo perso e il danno di immagine, come possono ora gli Stati Uniti e gli alleati accettare che, non solo non si realizzi il loro progetto, ma che addirittura si realizzi quello antagonista?

    Come potranno mai accettare un Iran, accerchiato, sanzionato e che in tutti i modi si è cercato di umiliare, uscire trionfante con addirittura il suo gas su di un piatto d’argento pronto per l’Europa? E la Siria? Come si potrà accettare l’idea che si possa dire NO a Washington, Parigi, Londra, Bruxelles, Tel Aviv, Riyadh e alla fine farla pure franca?

    Ma d’altra parte, oramai le carte sono state giocate tutte, quella del gas nervino è vecchia, quella dei diritti umani ha stancato e, soprattutto, d’inverno fa freddo, la gente vuole riscaldarsi e vuole bollette ragionevoli.

    Accerchiatori accerchiati
    E non c’è solo il pipeline Iran-Iraq-Siria, c’è anche il Nord Stream 2, il South Stream e tutti gli altri progetti per rafforzare le forniture russe in Europa. Dopo la crisi ucraina, la Russia ha capito bene che il gasdotto Soyuz e l’oleodotto Druzhba, che passano in Ucraina per arrivare in Europa, non sono una garanzia, anche lo Yamal, che passa prima in Bielorussia potrebbe finire nei guai, quindi hanno investito nei progetti che arrivano in Europa direttamente passando sotto i mari, il Nord Stream attraverso il Baltico, il South Stream attraverso il Mar Nero.

    Gasdotti e oleodotti russi verso l’Europa
    Sarà sufficiente il pretesto Navalny per impedire il raddoppio nel Nord Stream? E anche lì cosa fare? Rilanciare la posta o lasciare? Fino a che punto si potrà utilizzare una carta così poco convincente per indurre l’intera Europa a rinunciare a forniture dirette e tanto vantaggiose?

    E con l’Iran? Prendere o lasciare? L’Iran dice che sono gli americani ad aver abbandonato unilateralmente l’accordo sul nucleare, quindi sono loro a dover fare ammenda, non l’Iran.

    Come dire, guarda che piuttosto ci teniamo le sanzioni ma una questione di principio è una questione di principio. Quindi l’amministrazione Biden terrà duro e non la darà vinta o cederà?

    E in Venezuela? Hanno nazionalizzato l’oleo extrapesado de l’Orinoco, il petrolio extrapesante dell’Orinoco, la più grande riserva di petrolio al mondo, gliela facciamo passare liscia a Maduro? E che fine fa allora la teoria della globalizzazione dei mercati se ci sono ancora Stati sovrani a resistere?

    Non parliamo della Cina. Gli Stati Uniti si stanno giocando due carte deboli, Hong Kong e gli Uiguri. Il problema è che la gente comune oramai non è più sensibile a queste narrazioni sui diritti umani. Non gliene frega più nulla, quand’anche fosse vero quello che racconta il mainstream (e non lo è). Quindi come contrastare un colosso in corsa come la Cina senza briscole vere in mano?

    Certo, l’idea è sempre stata quella del soffiare sui fuochi delle crisi interne degli altri paesi sperando che si indebolissero da soli. Ma oramai è l’Occidente quello soffocato dalle proteste interne, anche senza soffiarci sopra, è da noi che la gente inizia ad avere dubbi sulla tenuta.

    Il mondo sta andando per conto suo e il Nuovo Ordine Mondiale non funziona né con le buone, né con le cattive. Questo è quanto. Ci sono nazioni che stanno al gioco, e nazioni che vogliono rimanere sovrane. Nel prossimo immediato futuro Stati Uniti e alleati dovranno prendere una decisione. Insistere a voler imporre le proprie regole, o lasciar perdere e rassegnarsi al fatto che tanto ognuno alla fine si fa le pipeline che gli pare.

    https://it.sputniknews.com/opinioni/2021021110118030-ecco-a-voi-liran-iraq-siria-il-prossimo-gasdotto-non-allineato-che-fara-impazzire-gli-stati-uniti/

    • Eugenio Orso
      Inserito alle 11:44h, 13 Febbraio Rispondi

      Le guerre scoppierebbero per petrolio e gas?
      E’ parzialmente ma significativamente vero, perché è la cosiddetta civiltà basata sui combustibili fossili che ha alimentato il primo capitalismo produttivo e oggi alimenta ancora il neocapitalismo, nonostante la sua conclamata veste finanziaria, globale e … telematica.
      Rilevo che per i “gasdotti” buoni, cari agli usa e agli elitisti, le condizioni gopolitiche sono un po’ mutate, rispetto a una decina di anni fa. In Siria ci sono i russi e gli iraniani, in iraq ci sono gli iraniani e l’isis c’è ancora, ma soltanto come gruppo terroristi e non controlla più 1/3 del paese mesopotamico. il quatar è stato bollato come “cattivo” rischiando l’invasione saudita e forse emiratina, la turchia del boia erdogna potrà diventare un pericolo anche per la nato stessa, di cui fa parte avendo folli mire espansionistiche che alimentano i conflitti, eccetera eccetera.
      La guerra dei gasdotti/oleodotti sicuramente continerà, ma con una diversa geopolitica, in un contesto mutato, forse meno favorevole per elitisti, usa e nato, tanto che la falsa primavera araba, atto di destabilizzazione di una parte del mondo con l’intervento del serpente obama, non ha dato per loro gli effetti sperati e pianificati, pur distruggendo interi paesi …
      Non sono un esperto di questioni petrolifere e del risiko mondiale di gasdotti e oleodotti che sicuramente ha una parte rilevante nelle guerre feroci dell’ultimo decennio (anche in quella ucraina? Sicuramente sì), ma sicuramente questa, esplicitata nel bell’articolo postato da Atlas, è una motivazione profonda dell’aggressivita elitista, globalista e giudaica.
      La “transizione ecologica” e quella “digitale”, che sono state imposte anche all’Italia sottomessa dagli elitisti, le vedo non tanrto come un progetto di lungo termine di uscita dalla civiltà “guerrafondaia” dei combustibili fossili, ma come occasione di business elitista (aspetto appariscente perché la falsa ecologia è una “cosa da ricchi”) e come diversivo per spostare l’attenzione dei popoli sottomessi dalle grandi e drammtatiche questioni sociali dell’epoca (vedi ancora l’Italia), mentre la guerra genocida dei “gasdotti/oleodotti” continua … dal nord Europa al delta del Niger, al Medio Oriente.
      In chiusura ribadisco che non sono un esperto di tale argomento, pur rilevantissimo.

      Cari saluti

      • atlas
        Inserito alle 17:31h, 13 Febbraio Rispondi

        questo Alessio Trovato dev’essere proprio un bravo ragazzo. E l’impulso che sta dando Sputnik ai suoi articoli dimostrano un cambiamento di linea, prima prudente e quasi ossequiosa, e la messa in campo si risorse che evidentemente riservavano per momenti più opportuni. Finalmente sono arrivati o stanno arrivando

        credo che un bombardamento nucleare russo a tappeto possa fare saltare più di un gomito e mascherine di merda, tu che ne dici ? Il Corano prevede che DIO metterà i cristiani uno contro l’altro. Oltre che a prevedere che con gli ebrei non ci sarà mai pace sino al Giorno del Giudizio

        • Eugenio Orso
          Inserito alle 21:42h, 13 Febbraio Rispondi

          Un tempo io seguivo La Voce della Russia, che poi è diventata Sputnik Italia, ma gli articoli su Sputnik mi sono parsi troppo piatti, senza “mordente”, misuratissimi e poco incisivi, come se volessero rispettare una loro forma di PolCor …
          Proverò a leggero in futuro, sperando che sia cambiato in meglio.

          Cari saluti

        • Eugenio Orso
          Inserito alle 22:10h, 13 Febbraio Rispondi

          Per quanto riguarda il bombardamento nucleare russo, dopo l’attacco us-nato ai confini russi non credo che dovremo attendere molto … con gli ebrei non ci sarà mai pace finché sranno usurai elitisti, ciè per sempre.

          Cari saluti

  • giorgio
    Inserito alle 11:00h, 13 Febbraio Rispondi

    Seguo anche io Sputnik ….. Atlas, come non essere d’accordo ……

    • atlas
      Inserito alle 17:40h, 13 Febbraio Rispondi

      eh beh, quì non siamo mica giuli di merda

  • ugo
    Inserito alle 11:38h, 13 Febbraio Rispondi

    L’ articolo mi ha fatto ricordare un altro colpo da maestro della alleanza eurasiatica nella veste stavolta dell’ Iran…quando durante la guerra in Siria, sostenne il Qatar (aggredito dall’ Arabia saudita e messo sotto embargo), per portarlo nella sua sfera di influenza. Il Qatar sopravvisse grazie all’ Iran che lo riforniva e che divise anche con esso il suo giacimento di gas.

    P.s. Gheddafi predisse (in un discorso all’ ONU)l’ aggressione occidentale ed Assad gli rise in faccia.

    • atlas
      Inserito alle 17:24h, 13 Febbraio Rispondi

      l’Iran sostiene il Qatar (e la Turchia) perchè sostiene la fratellanza giudeo/democratica/massone/salafita di merda, che non è Islam Sunnita

      è merda

      • ugo
        Inserito alle 21:04h, 13 Febbraio Rispondi

        pace Atlas, sono d’accordo con te ma l’aspetto dottrinale di sciismo e sunnismo non è d’uopo in questo contesto.

  • Eugenio Orso
    Inserito alle 18:11h, 13 Febbraio Rispondi

    Se l’Iran ha sostenuto il qatar è, credo, in funzione anti saudita e anti-occidentale, per spezzare l’alleanza maligna che minaccia l’Iran stesso e paesi mediorientali come Siria, Iraq e Libano.
    Non credo che sia servito a molto, comunque, perché la posizione del nemico è rimasta sostanzialmente invariata, e l’asse del male va avanti anche senza il qatar.

    Cari saluti

    • atlas
      Inserito alle 18:50h, 13 Febbraio Rispondi

      non capirai mai a fondo la politica dell’Iran. Perchè è religiosa, sciita (giudeizzata, in parte)

      apprezziamo l’Iran per il ‘Nazionalismo’ politico che ne deriva, e basta (indossando la mascherina)

      sarebbe stato meglio Mossadeq …

      • Eugenio Orso
        Inserito alle 19:59h, 13 Febbraio Rispondi

        Anche il povero Mossadeq è caduto coraggiosamente, nei primi cinquanta, sulla questione dei combustili fossili, per i quali voleva il controllo iraniano con la nuova compagnia petrolifera nazionale, poi, come se non bastasse cacciò lo scià e fu la goccia che fece trabbocare il vaso, che spinse americani e inglesi a fargli un bel colpo di stato …
        C’è da dire che in parte hai ragione, perché all’epoca il clero sciita, assieme ai grandi latifondisti del paese, lo osteggiò e favorì la sua caduta …
        Morì anni dopo, nella seconda metà dei sessanta, ancora agli “arresti domiciliari”.
        Comunque, la contesa soprattutto con gli inglesi riguardante il controllo delle risorse petrolifere pesò di più dell’ostilità del locale clero sciita, nella sua eroica disfatta …

        Cari saluti

    • ugo
      Inserito alle 20:57h, 13 Febbraio Rispondi

      Sarai d’accordo però Eugenio che in quel dato momento è servito sostenere il Qatar ?

      • Eugenio Orso
        Inserito alle 21:49h, 13 Febbraio Rispondi

        Non molto, a quanto osserviamo oggi, perché l’asse del male non si è spaccato per il boccone qatar troppo piccolo e la demonizzazione dell’Iran è continuata, anche se continua il rafforzamento dell’Iran con sempre maggior influenza in Medio Oriente.
        Un po’ come il tentativo russo, più “pesante”, di spaccare la nato “perdonando” il boia erdogan per l’abbattimento del mig russo nello spazio aereo siriano. Tentativo che non ha avuto il successo sperato, com’è è stato evidente non molto tempo dopo, quando erdogan con i suoi turcoidi (esercito e mercenari) ha continuato a invadere e occupare il nord della Siria, è penetrato in Libia, ha rifornito di armi gli ukraini filo-nato e … non ha mollato la nato.

        Cari saluti

  • giorgio
    Inserito alle 19:27h, 13 Febbraio Rispondi

    Mossadeq ….. un altro eroe della resistenza agli anglo americani …. smantellò la Anglo iranian oil company nazionalizzando praticamente le risorse petrolifere fino ad allora trafugate al popolo iraniano, poi tradito dai latifondisti e dal clero sciita dell’epoca e rovesciato dal solito golpe organizzato dagli assassini di Cia e Mi6 …..

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