La Russia di Putin e la Cina di Xi Jinping hanno cambiato il gioco sulla scacchiera internazionale

di Luciano Lago

Una contesa apparentemente marginale si sta svolgendo sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti vorrebbero bloccare l’esportazione di armi all’Iran per evitare che questo paese sia in grado di difendersi rispetto alle politiche aggressive di Washington e di Israele.
Per questo motivo Washington sta facendo pressione sull’ONU per prorogare la scadenza dell’embargo all’acquisto di armi all’Iran che scade il 16 Ottobre. Tuttavia la Russia si oppone argomentando che gli USA sono usciti dall’accordo sul nucleare con l’Iran che prevedeva quella clausola e di conseguenza non hanno più alcuna legittimità per fare una tale richiesta. La Cina appoggia la posizione della Russia ed è decisa a votare contro quella risoluzione,come altre volte ha fatto nell’ambito del CSU.


Questa contesa dimostra che la Russia e la Cina fanno blocco comune per far fallire le trame che USA e i suoi alleati ordiscono conto l’Iran e contro gli altri paesi ostili alle direttive di Washington: la Siria, il Venezuela, Cuba. A questi paesi la Cina fornisce aiuti, vende i suoi prodotti e riesce a vanificare in buona parte la stretta delle sanzioni imposte dall’Amministrazione Trump, guadagnando autorità e prestigio presso tutti i paesi che si vedono sottoposti alla politica di strangolamento economico attuata da Washington .

Gli Stati Uniti non ancora percepiscono di non essere più l’unica superpotenza al mondo, e questo risulta incontrovertibile in particolare in Medio Oriente.
La Russia con il suo intervento in Siria, in questi ultimi anni si è affermata come l’unico paese in grado di tenere testa ai piani di dominio di Washington e dei suoi vassalli in Medio Oriente e di essere in grado di contrapporsi alla NATO che ha costellato di basi militari i suoi confini.
La Cina ha seguito il suo percorso di sviluppo economico e militare e si è inserita nello scenario internazionale affermando i suoi interessi non solo in Asia ma anche in Medio Oriente, realizzando accordi di cooperazione con Iran e Siria e Iraq.


L’Iran, che è considerato il nemico n. 1 degli USA, è divenuto un paese ben armato e potente nella regione del Golfo Persico e dispone di importanti alleati in Libano, Siria, Iraq e Palestina. Questi tre paesi, insieme alla Siria, sono riusciti a costituire un “Asse della Resistenza” che promette di dare del filo da torcere alle pretese egemoniche degli USA e di Israele nella regione.
Questo è reso possibile anche dalla Russia e dalla Cina che fanno da blocco protettivo di questi paesi ai quali, da ultimo, si è aggiunto anche l’Iraq, nella sua componente maggioritaria sciita, che è stato umiliato e ferito dagli USA con l’assassinio sul suo territorio del generale Soleimani e del vicecomandante delle forze sciite irachene, Abu M. al-Mouhandis.
Mosca e Pechino svolgono un ruolo attivo per l’eliminazione a dell’egemonia statunitense in questa parte del mondo.

Accordo di difesa comune fra i ministri di Iran, Iraq , Siria, Russia


Gli USA si basano sula totale subordinazione dei propri alleati, che sarebbe più corretto definire vassalli, come i paesi della UE che si uniformano acriticamente a tutte le misure sanzionatorie decretate da Washington, anche quando queste sono in contrasto con i propri interessi nazionali.

Il caso dell’Italia è il più eclatante, visto che Roma aveva rapporti consolidati con l’Iran ( il primo partner commerciale) con la Libia, con la Siria ed è stato il paese più penalizzato dalle politiche distruttive degli Stati Uniti d’America in Medio Oriente e in Nord Africa. Basti pensare al flusso continuo di migranti che arrivano sulle coste italiane dalla Libia e dagli altri paesi destabilizzati dalle guerre di Washington.
A metà giugno, gli USA prevedono di aumentare le sanzioni statunitensi contro la Siria , con l’emanazione della ” Legge Caesar Act”, sanzioni progettate per” perseguire individui, gruppi, società e paesi che hanno a che fare con il governo di Damasco “. La motivazione è quella della difesa dei “diritti umani”che, a dire di Washington, sono violati sistematicamente in Siria con utilizzo di tortura.

Tale legge è progettata per impedire alle aziende e ai paesi di aprire canali diplomatici con la Siria e per impedire loro di contribuire alla ricostruzione, agli investimenti, e la fornitura di pezzi di ricambio per i settori dell’energia e dell’aviazione in Siria. Le sanzioni colpiscono anche la banca centrale siriana, congelando i beni di persone che hanno a che fare con la Siria e invalidando qualsiasi visto per l’America.
In realtà Washington non ha alcuna autorità morale e legale per rivendicare l’opposizione alla tortura come base per le sue politiche. Negli ultimi decenni gli Stati Uniti sono diventati famosi per aver autorizzato forme raccapriccianti di tortura, privando le persone dei loro diritti più elementari e in generale violando i diritti umani in violazione della convenzione di Ginevra.
Diversi rapporti hanno documentato l’uso della tortura da parte delle agenzie del Pentagono nei confronti di prigionieri messi in detenzione in ” siti neri ” al di fuori degli Stati Uniti, illegalmente ma con autorizzazione ufficiale. Immagini di tortura nelle prigioni di Abu Ghraib hanno mostrato al mondo che gli Stati Uniti usano la tortura e metodi illegali di interrogatorio contro i detenuti in Iraq. Per non parlare dei metodi della polizia USA utilizzati contro le minoranze e messi in luce in queste ultime settimane, con vere e proprie esecuzioni da strada applicate contro neri, ispanici e bianchi poveri.

Proteste contro le esecuzioni da strada della polizia USA


Queste nuove sanzioni statunitensi contro la Siria, denominate come “Caesar Syria Civilian Protection Act” , non possono in alcun modo essere attribuite a una difesa di diritti umani, ma piuttosto al fallimento della politica USA che mirava a sottomettere e balcanizzare la Siria, con la complicità di Israele e di altri paesi (Turchia e Arabia Saudita). Washington non si è rassegnata alla sconfitta e prova in altro modo a danneggiare con una punizione collettiva il popolo siriano che ha il torto di non essersi piegato alle sue pretese di dominazione USA-Sionista.
Gli USA non traggono lezione dalla loro storia di imposizione di sanzioni ad altri paesi che ha generato enormi danni umanitari, come accaduto in Iraq con la morte di centinaia di migliaia di cittadini iracheni, bambini in particolare, che sono morti a seguito delle sanzioni statunitensi sull’Iraq senza che il regime di Saddam Hussein e il suo entourage siano stati colpiti. E’ dimostrato che le sanzioni statunitensi in generale colpiscono e apportano sofferenze principalmente la popolazione e non i leader. Queste sanzioni sono una flagrante violazione dei diritti umani.


Le sanzioni USA/NATO non saranno rispettate dai paesi che fanno blocco contro le politiche degli USA e di Israele e tanto meno da paesi come il Libano e l’Iraq che sono confinanti con la Siria e hanno stretti rapporti di cooperazione e di intercambio commerciale con la Siria.
L’Iran, che è il più importante paese dell’area, si trova sotto sanzioni da circa 40 anni ed ha dimostrato che si può resistere, mentre l’effetto delle sanzioni è del tutto controproducente visto che spingerà questi paesi a guardare verso est, verso Cina e Russia che garantiscono la copertura economica rispetto agli embarghi dell’Occidente.


Un vantaggio sicuro per la Cina che vede accresciuta la sua influenza nella regione ma questo Washington non lo comprende, ossessionata nella sua politica anti iraniana dettata dagli oligarchi di Tel Aviv.

Aiuti umanitari in Siria dalla Russia


L’Iran ha già contestato le sanzioni statunitensi e dell’UE sulla Siria inviando petroliere a Damasco. Inoltre, Teheran ha preso l’iniziativa di inviare cinque navi cisterna in Venezuela, un altro paese che ha sofferto delle dure sanzioni statunitensi. Il Golfo e i paesi europei – gli alleati degli Stati Uniti – stanno quindi perdendo ogni possibilità di rientrare in Siria, di essere coinvolti nella sua ricostruzione e riguadagnare il proprio punto d’appoggio nel Levante. I paesi sotto sanzioni dell’Occidente si coalizzano fra loro e questo è il vero fatto nuovo del momento.
Nel frattempo la Russia espande in Siria le sue basi militari e firma accordi per fornire a Damasco i moderni equipaggiamenti militari di cui ha bisogno e permette all’Esercito siriano di acquisire nuova forza. La Russia questo mese ha fornito alla Siria squadroni di aerei da combattimento, MiG-29 aggiornati, in un chiaro messaggio inviato agli Stati Uniti e alle sue sanzioni del “Caesar Act”. Questo mentre la Cina ha inviato in Siria tonnellate di aiuti alimentari per la popolazione incluso medicinali ed attrezzature sanitarie contro il Cvid-19.

Aiuti umanitari dalla Cina alla Siria


D’altra parte la Cina si trova ormai in una situazione di ” guerra fredda ” a causa delle accuse degli Stati Uniti secondo cui Pechino è responsabile dello scoppio del COVID-19 . La campagna di criminalizzazione degli Stati Uniti ha l’obiettivo di impedire a Pechino di fare affari con il mercato europeo, e in particolare di impedire all’Europa di abbracciare la rete e la tecnologia 5G della Cina. Tuttavia sia la Germania che l’Italia hanno precisi accordi in questo ambito con Pechino e Berlino sta sviluppando un grosso contenzioso con Washington anche per il Nord Stream 2, il gasdotto con la Russia.
Tutto questo non ha impedito alla Cina di firmare un mega contratto con il governo dell’Iraq, petrolio in cambio di ricostruzione per 20 miliardi di dollari, mentre la stessa Cina è già impegnata in Siria ed in Iran per mega progetti di infrastrutture e costruzioni.
L’Europa si è tenuta fuori dalla porta del Levante dell’Asia occidentale per sottomettersi acriticamente alle direttive di Washington che, su piano internazionale si dimostra sempre più come una tigre di carta che si agita in modo sconclusionato perdendo sempre più terreno e legittimità.
Mentre negli USA cresce la violenza e la guerra civile contro le violazioni dei diritti umani da parte della polizia, le sanzioni illegittime di Washington si ritorcono contro chi le ha emesse in un significativo contrappasso della Storia.

4 Commenti

  • Aureliano71
    16 Giugno 2020

    “Gli USA non traggono lezione dalla loro storia di imposizione di sanzioni ad altri paesi che ha generato enormi danni umanitari, come accaduto in Iraq con la morte di centinaia di migliaia di cittadini iracheni, bambini in particolare, che sono morti a seguito delle sanzioni statunitensi sull’Iraq senza che il regime di Saddam Hussein e il suo entourage siano stati colpiti”

    Ecco, questa è una cosa che ho già letto altre volte. Chi scrive simili commenti non ha chiaro che colpire la popolazione e in particolare i bambini è una strategia mirata per fiaccare la resistenza di uno stato o di un popolo.
    È per questo motivo che sul Kurdistan venivano sganciate mine colorate a forma di giocattoli, perché le raccogliessero i bambini e saltassero in aria o restassero mutilati.
    Gli USA non fanno niente a caso, possono non riuscire nell’intento ma la loro strategia è chiara.

  • Teoclimeno
    17 Giugno 2020

    Se c’è un paese al Mondo che dei diritti umani non gliene ne è mai importato assolutamente niente, questo Paese è proprio l’America.

  • giorgio
    17 Giugno 2020

    Il link di un articolo di aurorasito: Il mito secondo cui Trump sia anti sistema:
    http://aurorasito.altervista.org/?p=12537

  • eusebio
    17 Giugno 2020

    Ormai lo scontro tra Russia e Cina da un lato e USA dall’altro è totale, i singoli paesi europei sarebbero favorevoli a Russia e Cina per ragioni economiche ma le strutture sovranazionali che controllano l’Europa, UE e NATO, completamente controllate dai sionisti, li obbligano a schierarsi contro i nemici di Israele come Siria e Iran, che invece sarebbero i naturali alleati degli europei contro la marea montante del wahabismo.
    Comunque come riporta businessinsider https://it.businessinsider.com/discorso-annuale-savona-criptovalute-sistema-pagamenti/ Cina e Russia vogliono crearsi le loro criptomonete per abbattere il potere del dollaro, anzi quella cinese sarebbe una criptovaluta dell’Asia orientale, una valuta blockchain a cui sarebbero ancorate non solo lo yuan cinese e il dollaro di Hong Kong, ormai tornata completamente in mano di Pechino, ma anche lo yen giapponese e il won coreano, creando una criptovaluta in grado di sostituire gradualmente il dollaro come valuta di riferimento globale.
    Questa mossa unita alla cessione in massa dei titoli di debito USA in mano dei cinesi dovrebbe portare la malandata economia yankee al collasso, esponendo quindi l’entità sionista alle ritorsioni dell’asse sciita.

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