La Rivoluzione Conservatrice. Dibattito presso La Terra dei Padri

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Il pensiero rivoluzionario-conservatore è stato riscoperto di recente in Germania, dove ha acquisito attualità estrema per effetto dei grandiosi cambiamenti sono avvenuti in quel Paese, che è d’altronde per sua natura rivoluzionario-conservatore, al pari della Russia.

La Francia, il Belgio, l’Italia, la Spagna, l’Europa tout-court, ritrova oggi, grazie a sforzi immensi da parte di un folto numero di intellettuali della Nuova Destra, fra cui si distinguono figure come Alain De Benoist, Alexander Dugin, Marcello Veneziani ed altri, che hanno rivalutato questa importante e ricchissima eredità ideologica.

Ancora di più, le idee della RC sono oggi la sola alternativa all’incubo capitalista e all’espansione “atlantista” Americana. Questa rivoluzione deve intendersi contraria all’adorazione del libero mercato e alla glorificazione del modello Americano, ed oggi costituisce, nelle sue varie forme, una sorta di opposizione di destra al sistema liberal capitalistico.

La grande lezione che viene dalla Rivoluzione Conservatrice sta proprio in quella critica frontale all’economia pervasiva che, con l’ossessione del denaro e della produzione, vorrebbe trasformare il mondo con un livellamento egualitario, disfarsi dei legami organici e delle strutture differenziate e cedere progressivamente spazio all’utilitarismo e all’egoismo individuale, all’urbanizzazione selvaggia, alla deruralizzazione, all’anonimato di massa.

Il liberalismo mina le culture, distrugge le religioni, disintegra le patrie: è l’espressione di una società che non è più comunità. Il liberalismo non esprime una società organizzata ma una società già dissolta. In questo “deserto” dell’economia moderna, ogni lavoratore deve lasciare la sua anima nello spogliatoio quando entra in una grande fabbrica burocratizzata.
La prospettiva è sempre e ancora la deindustrializzazione, il ritorno alla terra, la sovranità politica ed economica, l’adozione di un modo di vita spontaneo. Il contadino deve tornare a essere un elemento di conservazione dello Stato. Il presupposto è che l’uomo sia legato alla terra e che questo legame sia la “legge” suprema.


Il rivoluzionario-conservatore non vive più nel futuro come il progressista, né soltanto nel passato come il reazionario. Egli vive nel presente, dove riconosce la potenza mediatrice che trasmette il passato all’avvenire. Ha dalla sua l’eternità.
Nella analisi di questo fenomeno, Alain de Benoist ci presenta quattro figure emblematiche di questa Rivoluzione: l’economista Werner Sombart, grande studioso della storia del movimento sociale; Arthur Moeller van den Bruck, capofila dei giovani conservatori berlinesi, nonché critico implacabile dell’ideologia liberale; Ernst Niekisch, teorico del nazional-bolscevismo, il cui itinerario intellettuale ha qualcosa di stupefacente per le sue intuizioni culturali e geopolitiche; e infine Oswald Spengler, il celebre autore del Tramonto dell’Occidente, le cui aspre profezie hanno segnato il secolo. Rimasti a lungo misconosciuti, questi pensatori meritano, oggi, di essere riscoperti. L’attualità del loro pensiero e le intuizioni da loro maturate sono di estrema attualità.

Si parlerà e si discuterà di queste tematiche a Modena il giorno 11 Gennaio presso il Circolo “La Terra dei Padri”, alle ore 17,30. Sarà Maurizio Rossi a spiegare ed introdurre il tema.

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