"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

La resistenza della Siria manda in frantumi la “Strategia del Caos”. Sconfitta storica dell’Imperialismo di USA-Sion

di  Luciano Lago

Le ultime vicende avvenute sul campo di battaglia in Siria, con l’annientamento ormai definitivo dei gruppi terroristi armati ed appoggiati da USA ed Arabia Saudita, hanno lasciato allo scoperto la sconfitta dei patrocinatori del terrorismo islamista e soprattutto il fallimento del piano di smembramento della Siria (piano di balcanizzazione) concepito dagli strateghi di USA e di Israele già diversi anni prima, in funzione degli interessi di Israele e dell’egemonia USA sul Medio Oriente.

Una sconfitta per gli USA che diventa la più significativa degli ultimi 30 ani e che risulta ancora più cocente considerando tutti i tentativi e le enormi risorse spese da Washington per la destabilizzazione della Siria. Un piccolo paese con la sua ostinata ed inaspettata resistenza, con l’aiuto fraterno dei suoi alleati, Hezbollah e l’Iran ( e la Russia in ultimo), ha mandato a monte il piano strategico di Washington ed ha creato effetti a catena nella regione dove gli USA hanno perso credibilità e prestigio anche di fronte ai loro vecchi alleati.

Tutto questo avviene mentre la vittoria in Siria ha determinato, fra gli altri effetti, l’avvento sullo scenario internazionale della Russia come nuovo protagonista indiscusso e nuova potenza equilibratrice.
Si inizia adesso una nuova fase della crisi siriana che dovrebbe essere quella della ricostruzione del paese.

Importante constatare che questa guerra è stata persa dall’imperialismo USA nonostante il massiccio utilizzo della propaganda e della falsificazione sistematica delle notizie.
Le guerre neocoloniali ed imperialiste condotte dagli USA fanno un abbondante utilizzo delle menzogne facendo leva sulla egemonia informativa del loro apparato mediatico; le elite che detengono il potere da molto tempo hanno realizzato il controllo dei mezzi di informazione o meglio disinformazione. I giornalisti al servizio del potere sono dei reparti, particolarmente specializzati, degli eserciti neocoloniali che aiutano i governi ad ottenere il consenso necessario per condurre nuove crociate imperialiste. I media sono a tutti gli effetti una arma da guerra per le campagne di aggressione operate dalla elite di potere di Washington e come tale vengono utilizzati.

Dall’inizio della crisi siriana, l’apparato mediatico occidentale si è mobilitato per imporre il mito della rivolta popolare, ovvero di far credere che il conflitto siriano fosse una guerra civile interna, una insurrezione “spontanea” o una sorta “primavera araba” per richiedere la “democrazia”. Tali falsificazioni adottate di frequente dai media occidentali hanno rappresentato, sotto molti aspetti, un cospicuo successo per le grandi potenze che hanno condotto una serie di operazioni di cambio-regime (tutte con pretesti fasulli ) nella regione mediorientale e del nord Africa negli ultimi quindici anni’, dall’Iraq alla Libia, alla Siria. In passato era stata fatta una operazione analoga con la ex Yugoslavia.

In Siria questa falsificazione non ha però funzionato come era nei piani dell’elite di Washington e di Tel Aviv. La guerra per procura contro la Siria è emersa come fatto evidente anche ai più sprovveduti telespettatori e sono eseguite ammissioni pronunciate a mezza bocca e fatte trapelare di fronte all’evidenza dei fatti.

Il progetto strategico statunitense perseguiva l’obiettivo di rovesciare il governo di Damasco e smembrare la Siria in diversi Stati su base confessionale ed etnica. Si trattava di un progetto che rientrava nel contesto del vecchio piano di “balcanizzazione del Medio Oriente” che risale agli anni ’90 e che si iniziò ad attuare con l’invasione dell’Iraq del 2003. Un progetto che peraltro è stato apertamente rivendicato dagli esponenti dell’Amministrazione Obama e di cui si trova traccia nei documenti ufficiali del Pentagono e della DIA (Defence Intelligence Agency). Vedi : Il piano degli USA per balcanizzare la Siria

Assad in mezzo ai suoi soldati

L’operazione in Siria era diretta a spezzare i legami di Damasco con Teheran, favorire la realizzazione del gasdotto con il Qatar, spezzando l’unità dell’Asse della Resistenza e favorendo il nuovo assetto regionale teorizzato dagli strateghi di Israele e degli USA.
Per raggiungere questo obiettivo Washington ed i suoi alleati non hanno esitato ad adottare la mistificazione delle armi chimiche utilizzate dal regime di Bashar al-Assad, una accusa ripetuta a più riprese e sempre smentita da invesitgatori indipendenti come l’investigatrice dell’ONU Carla Del Ponte la quale affermò di essere in possesso di testimonianze di vittime secondo cui i ribelli avevano utilizzato gas sarin ( BBC 2013 ). Poi, sempre in maggio, si diffuse la notizia che le forze di sicurezza turche avevano scoperto una tanica di sarin da 2 chilogrammi in una perquisizione nelle abitazioni alcuni combattenti di Jabhat al-Nusra ( RT 2013 ). In luglio la Russia annunciò di avere le prove del fatto che i ribelli producevano da soli il proprio gas sarin ( Al Jazeera 2013 )’’.

Mentre i media occidentali ripetevano per lo più le accuse di Washington, i resoconti indipendenti continuavano a smentire tale versione. I giornalisti Dale Gavlak e Yahya Ababneh pubblicarono interviste condotte direttamente con medici, abitanti della Ghoutha, combattenti ribelli e loro famigliari nella zona della Ghoutha Orientale. Molti ritenevano che gli islamisti avessero ricevuto armi chimiche tramite il campo dell’intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, e che fossero gli autori dell’attacco con i gas ( Gavlak e Ababneh 2013 ).

Il veterano giornalista nordamericano Seymour Hersh intervistò agenti dell’intelligence USA, giungendo alla conclusione che le accuse di Washington riguardo agli eventi erano state inventate. Al-Nusra sarebbe dovuta essere tra i sospettati, affermò, ma l’amministrazione ( USA ) ha selezionato una per una le informazioni dell’intelligence in modo da giustificare un attacco contro Assad ( Hersh 2013 )’’. E via con altre smentite ed altre false accuse sempre ossessivamente ripetute dai giornalisti della CNN e dalle ONG pilotate dalla CIA, come Avaaz, Human Right Watch e Amnesty International, tutti autentici “cani da guardia” dell’Imperialismo USA.  Vedi: US Lied About Syrian Chemical Attack Then Bombed Them Anyway

La “strategia del caos” attuata da Washington e da Tel Aviv, con il supporto dell’Arabia Saudita e delle monarchie del Golfo, mirava alla creazione di uno ‘’Stato fallimentare’’, debole e frammentato (vedi la Libia post Gheddafi). l’Asse della Resistenza (Siria-Iran-Hezbollah) ha mandato all’aria questo progetto configurando un conflitto asimmetrico fra una guerra popolare e degli eserciti artificiali composti da mercenari di variegate nazionalità, molti dei quali non arabi. Superfluo dire che la posta in gioco nel conflitto siriano era altissima: sovranità nazionale della Siria o dominio neocoloniale degli USA-Israele sulla regione.

Forze di Hezbollah

A questo conflitto sostenuto dall’Asse della Resistenza, supportato dall’intervento russo, si è unito anche l’Iraq, consapevole della posta in gioco e compartecipe nell’interesse di opporsi ai disegni di secessione e frammentazione che riguardano anche il Governo di Baghdad.

Arrivati a questo punto il fronte dei mercenari USA-Arabia Saudita ha ceduto e non è stato più in grado di riprendere l’iniziativa di fronte alla offensiva dell’Esercito siriano, di Hezbollah e delle milizie sciite irachene che hanno preso il controllo anche della frontiera Siria-Iraq-Giordania, mandando all’aria anche il piano B di Washington che intendeva utilizzare i curdi come esercito di terra da contrapporre all’Asse della Resistenza per indebolite le forze di Damasco e di Hezbollah.

Quest’ultima mossa azzardata di Washington di fare leva sulle legittime aspirazioni curde per utilizzare l’indipendentismo curdo come una ariete contro i governi di Siria-Iran-Iraq è clamorosamente fallita sia per il deciso intervento iracheno nel Kurdistan sia per la discesa in campo della Turchia che si è frapposta al progetto di una entità curda alle sue frontiere.

Tuttavia, come molti si aspettavano, l’elite di potere USA e i governi di Rijad e di Tel Aviv non si sono rassegnati alla sconfitta ed attualmente cercano, come ultima ratio, di giocarsi la carta libanese creando la “provocazione” in Libano in modo da far nuovamente scoppiare una guerra civile nel paese dei cedri per indebolire Hezbollah e favorire il pretesto per una nuova invasione del Libano da parte di Israele, mirata questa volta a distruggere Hezbollah e la presenza dei suoi collegamenti militari con l’Iran alle frontiere di Israele. Chiaro il progetto di colpire alle spalle l’asse della Resistenza.

In questo senso debbono essere inquadrati gli ultimi avvenimenti che hanno visto la sceneggiata delle dimissioni del primo ministro Hariri da Rijad e il suo sequestro da parte della monarchia saudita che, per compensare la sconfitta in Siria, con questa mossa, cerca cinicamente di provocare una crisi nel Libano. Vedi: Il presidente libanese trasmette ultimatum all’Arabia Saudita

Come alcuni osservatori internazionali hanno commentato: nella contesa fra i libanesi ed i sauditi, questi ultimi di sicuro sono molto più ricchi e dispongono di molto più denaro (petroldollari), con questo denaro possono comprarsi armi e benevolenza dall’Occidente, tutto ma non il cervello e quanto a questo i libanesi da sempre hanno dimostrato di averne molto di più. I libanesi da sempre sono intelligenti e scaltri e non si lasciano abbindolare facilmente.

Il Libano dimostra di non cadere nella trappola e richiede, per bocca del suo presidente Michel Aoun, la liberazione di Hariri ostaggio della Monarchia saudita. Il gioco sporco di Rijad è stato messo allo scoperto ed i sauditi adesso devono dare fondo ai loro soldi per trovarsi altri lacchè nella regione a cui far recitare il loro copione di menzogne e provocazioni.

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  1. Loris 4 giorni fa

    Credo che ancora non sia completamente chiara la situazione in Siria per cui mi sembra affrettato parlare di “sconfitta storica dell’imperialismo”. La questione è quella dell’ancora possibile smembramento del paese mediorientale. Vero è che la parte centrale della Siria, grazie all’intervento russo, è riuscita a sopravvivere, ma le enclavi di Idlib e di Daraa restano sotto il controllo delle milizie ribelli e pongono una significativa minaccia al governo di Assad. Inoltre nel nord ovest e soprattutto nel nord est i curdi si sono ritagliati una notevole fetta di territorio, in quest’ultimo caso sotto la diretta protezione di Washington. Nel nord si trova anche il Free Syrian Army appoggiato dalla Turchia. E a sud c’è la base americana di At Tanf. Dunque la situazione è tutt’altro che risolta e bisognerà aspettare ancora un bel pezzo per capire verso dove spira il vento.

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  2. Mardunolbo 3 giorni fa

    “.. sauditi adesso devono dare fondo ai loro soldi per trovarsi altri lacchè nella regione a cui far recitare il loro copione di menzogne e provocazioni….”
    ESATTO ! Ma il tempo dei cammellieri sauditi, diventati ricchi col petrolio estratto con la tecnologia occidentale, cristiana, sta finendo e presto si troveranno a dover fare i conti con le devastazioni che hanno provocato. a ruota seguiranno i Serpenti Uniti !
    Il Signore è il Padrone della Storia e basta a Lui che poche persone resistano, dopo Lui interviene con la Sua Potenza e sistema come si deve !.

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