La politica del caos si ritorce contro Washington come un boomerang

di  Luciano Lago

Quello che avviene in Medio Oriente in questi giorni possiamo considerarlo il sinistro presagio del disfacimento dell’Impero USA che sta rimanendo invischiato nelle sue stesse contraddizioni dovute alla politica del caos seguita fino ad oggi dalle amministrazioni di Washington.

Non era mai accaduto che due paesi della NATO di trovassero in una guerra contrapposta su uno stesso teatro e questo oggi si sta verificando sotto gli occhi di tutti: gli USA si sono impantanati nelle sabbie mobili della Siria e da un momento all’altro rischiano di entrare in conflitto con il loro principale alleato del fronte sud, la Turchia.

La leggerezza, il cinismo e la superficialità della politica di Washington determina quegli effetti che si ritorcono come un boomerang contro coloro che avevano cinicamente calcolato di utilizzare per il proprio tornaconto le aspirazioni all’indipendenza dei popoli, in questo caso dei curdi. Questi ultimi rimangono una fanteria utilizzata come usa e getta da Washington, analogamente a come gli USA hanno utilizzato molte volte i loro alleati occasonali. Questo non concorre certo ad aumentare il prestigio degli Stati Uniti nel Medio Oriente ed in Asia ma anzi sta determinando una forte crescita dei sentimenti antiamericani.

Nella politica seguita dalle Amministrazioni USA per il Medio Oriente, Washington ha voluto ostinatamente appoggiarsi all’Arabia Saudita, lo stato canaglia per eccellenza del Medio Oriente che da anni diffonde la sua perniciosa ideologia fanatica ed intollerante: il wahabismo. Questo è accaduto ancora di più con le decisioni di Donald Trump di utilizzare la vecchia ostilità di Rijad nei confronti dell’Iran e della sua crescente influenza nella regione per creare un fronte anti-Iran fra i paesi arabi di matrice sunnita.

Trump con i suoi alleati sauditi

La mossa di Trump, dettata dal suo genero Jared Kushner (consigliere di prima classe del presidente), ha portato gli USA a dover sfidare le potenze regionali non soltanto l’Iran ma anche la Turchia che, se pure ancora formalmente alleata degli Stati Uniti e della NATO, ha i suoi propri interessi geopolitici e intende svolgere un ruolo sempre più autonomo nella regione che si dimostra incompatibile con il doppio gioco di Washington nel sostenere le aspirazioni della minoranza curda a crearsi una entità autonoma nel nord della Siria.

Il disastro strategico delle guerre lanciate da George w. Bush prima e da Obama poi, ha creato un caos regionale ((Iraq, Afghanistan, Pakistán, Libia, Siria ) che si è poi esteso allo Yemen mentre l’Amministrazione Trump ha gettato altra benzina sul fuoco con la dichiarazione su Gerusalemme, quale capitale di Israele e con l’intenzione di disconoscere l’accordo sul nucleare che riguarda l’Iran.
I circa trenta anni di interventi militari degli USA a gamba tesa in Medio Oriente hanno distrutto le società arabe laiche e tolleranti, hanno favorito la rinascita delle fazioni islamiche più fanatiche, dal wahabismo alla fratellanza Mussulmana ed hanno creato uno scenario di guerre continue e senza controllo, di morte e di distruzione, di sviluppo del fanatismo religioso e di crescita esponenziale del terrorismo.

CIA esercito segreto

Non basta questo scenario ma le tensioni ed il caos si sono estese negli ultimi anni anche altre parti del mondo: nell’est Europa con il conflitto in Ucraina che rischia di esplodere da un momento all’altro per la imprudente politica di Washington che, dopo aver sobillato e provocato il colpo di Stato a Kiev, adesso pretende di riarmare fino ai denti l’Ucraina ed utilizzarla come un ariete per attaccare la Russia.
In Asia, nel mar della Cina dove gli USA si intromettono per impedire al colosso asiatico di esercitare la sua influenza su un’aria strategica che corrisponde al Mar meridionale della Cina, che Pechino considera un’area vitale per il transito dei suoi traffici e per la sua sicurezza. Anche in questo caso gli USA rischiano uno scontro con la Cina che non accetta le limitazioni alla sua sovrantà che gli USA pretendono di imporre.

Nessun Impero ha mai accettato di buon grado la sua sparizione o la fine della sua egemonia, gli Stati Uniti stano scatenando una guerra su più fronti per cercare di mantenere la propria egemonia nel mondo; guerra aperta in Medio Oriente e, con attori interposti, nell’Europa dell’Est,  guerra sotterranea in Asia e nelle istituzioni internazionali  imprenditoriali, commerciali e finanche nello scenario diplomatico con pressioni indebite e minacce di sanzioni.

Gli Stati Uniti vanno a sostenere difficoltà finanziarie e politiche per mantenere la loro presenza in Medio Oriente, per aumentare lo spiegamento di forze nell’est Europa senza forzare gli alleati europei, per sviuppare la loro politica di contenimento della Cina, tutte azioni che richiedono un forte aumento delle spese militari già enormi e fuori controllo.  Spese sostenute soltanto dal signoraggio del dollaro che non sarà eterno e per sempre.
L’aumento spropositato degli investimenti miltari minaccia la stabilità dell’economia americana.

Gli USA si trovano a dover sostenere difficoltà finanziarie e politiche per mantenere la loro presenza in Medio Oriente, per aumentare contemporaneamente lo schieramento di forze nell’Europa dell’Est , per tenere le posizioni in Asia e fronteggiare la crescita militare della Cina. Tutto questo non si può fare senza aumentare esponenzialmente le spese militari che sono già enormi (350.000 milioni di dollari soltanto per mantenere e modernizzare l’arsenale nucleare ).

Lo Stato profondo (“Deep State”) che domina negli ambienti di Washington e ne determina le scelte ha deciso che è preferibile il caos e la guerra piuttosto che accettare la perdita dell’egemonia globale degli USA. L’oligarchia dominante negli USA non si rassegna a dover condividere il suo dominio globale con la Cina e la Russia, rimanendo convinta della propria “eccezionalità” e della sua missione biblica di dover esercitare il suo potere in forma esclusiva puntando all’instaurazione di un nuovo “Ordine Globale” ispirato dalla ideologia messianica degli cristiani evangelisti, come  dai discorsi del vice presidente Mike Pence, uno di coloro che aspettano  il ritorno del nuovo “messia” e la ricostruzione del terzo Tempio a Gerusalemme. Vedi: Sermone di Mike Pence alla Knesset, la Bibbia contro il diritto

La visione biblica di ispirazione evangelista e sionista è quella dominante a Washington che spinge al fanatismo ed all’intolleranza l’elite nordamericana, la stessa che non accetta che altre potenze emergenti abbiano il loro spazio di influenza  e la loro autonoma possibilità di sviluppo. Queste potenze che insidiano la leadership nordamericana  ed impediscono l’instaurazione del “Nuovo Ordine Globale”, vanno eliminate per via diretta con la guerra o per via indiretta con la sobillazione e la destabilizzazione interna.

Questo spiega l’aggressività senza limiti e l’ossessione per il dominio che ha spinto gli USA a seminare il caos e le guerre nel mondo.  Sono gli USA, con la loro possente macchina da guerra e la loro imprevedibile politica, la principale fonte dei problemi nel mondo.

1 commento

  • Eugenio Orso
    31 Gennaio 2018

    Fin dai tempi del serpente Obama alla presidenza federale Usa, ho maturato la convizione che c’era una chiara sovrapposizione fra il “soft power” obamiano e il “caos controllato” fomentato dagli Usa in molti paesi.
    Soft power significava soltanto destabilizzazioni con l’uso di terroristi/mercenari e/o rivoluzioni colorate/twitterate sostenute da Ong e media occidentali, nonchè dalla diplomazia Usa (e UE!), in luogo della tradizionale guerra dichiarata. Anche le sanzioni economiche hanno giocato in tal senso (vedi Iran e Russia).
    Caos controllato è una contraddizioni in termini, quasi un’assurdità, perché il caos, per definizione, è confusione suprema e non si può controllare , come se dovesse abilmente “cavalcare la tigre” per non essere sbranati, dirigendola su obbiettivi paganti …
    Che ora tutto questo si ritorca contro gli Usa e, soprattutto, contro il Deep State dominante, non può che riempirmi di gioia.

    Cari saluti

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