La politica aggressiva di Washington porta all’isolamento progressivo degli USA

di  Luciano Lago

La continua aggressività dell’Amministrazione Trump che promette guerra e sanzioni contro tutti i paesi che non si uniformano alla egemonia USA, che sia la Corea del nord, l’Iran, la Siria, il Libano, il Venezuela, Cuba, la Bolivia , il Nicaragua e altri stati, ha creato di fatto un isolamento di Washington le cui pretese di operare contro il diritto internazionale, hanno reso gli Sati Uniti un paese pericoloso ed inaffidabile per molte nazioni, inclusi alcuni dei tradizionali alleati degli Stati Uniti.

Persino la Germania, alleato di vecchia data degli USA, dove è accaduto che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato che l’UE non può più contare su Washington per la Difesa e ha esortato i paesi europei ad occuparsene autonomamente.


“L’epoca in cui gli Stati Uniti ci difendevano è finita. L’Europa deve quindi prendere il proprio destino nelle sue mani, e questo è il nostro compito per il futuro”, ha detto la Merkel.

Questa dichiarazione della Merkel aveva fatto seguito all’annuncio del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano e l’intenzione di ripristinare le sanzioni contro Teheran.
Non solo il Presidente Trump aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo multilaterale sul nucleare iraniano, ma il suo Segretario di Stato, Mike Pompeo, pochi giorni dopo, aveva rivolto all’Iran un ultimatum con 12 richieste perentorie che non potrebbero mai essere soddisfatte. Pompeo sapeva che le sue richieste sarebbero state impossibili da soddisfare. Si tratta di richieste che violano la sovranità e l’integrità dell’Iran e, come tali, mai potrebbero essere prese in considerazione da Teheran. Proprio per questo erano state avanzate, per creare il casus belli. Vedi: i 12 punti di Pompeo all’Iran….

Tuttavia non c’è stata una reazione diretta iraniana. Gli iraniani hanno annunciato che rimarranno impegnati nella diplomazia e continueranno a sostenere la loro fine dell’accordo nucleare se gli europei e gli altri partner saranno disposti a fare lo stesso. Funzionari iraniani ed europei hanno quindi cercato contatti in difesa dalle sanzioni di Washington nella speranza di preservare relazioni commerciali emergenti reciprocamente vantaggiose.

Washington ha risposto allo sgarbo europeo minacciando le sanzioni secondarie per le società europee che hanno continuato a fare affari con un Iran, nonostante questo paese era stato ritenuto conforme all’adempimento degli accordi dalla AIEA (Ente di controllo sul nucleare); Washington ha minacciato che qualsiasi relazione europea indipendente con l’Iran sarebbe stata punita, . In realtà poi, ancora molto poco è accaduto da allora.

Piuttosto che assecondare la paranoia di Washington, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto due viaggi in Russia a maggio, cercando di creare legami di cooperazione più stretti con Mosca e un percorso verso l’Iran.

La Russia e la Cina hanno dichiarato che manterranno tutti gli accordi di cooperazione con l’Iran, nonostante le sanzioni di Washington che Mosca e Pechino neppure considerano. Al contrario l’Iran è ormai candidato ufficialmente ad entrare come membro dell’Accordo di Shangai che unisce i grandi paesi asiatici. Anche l’India ha ricevuto ultimamente il ministro degli esteri iraniano Zarif ed ha promesso di incrementare i rapposti di cooperazione bilaterali fra i due paesi. Vedi: l’India sfida gli Sati Uniti…

Zarif con ministro indiano Swaraj

Quando la compagnia petrolifera francese Total è stata spaventata dalle minacce di Washington e si è ritirata dall’Iran, un’impresa cinese ne ha preso il posto. La possibilità di isolare l’Iran si rivela per quello che è: una minaccia senza fondamento.

Anche le sanzioni contro la Russia, in particolare quelle minacciate da Trump sul gasdotto Nord Stream 2, su cui le imprese tedesche hanno realizzato forti investimenti, non hanno al momento prodotto effetti sostanziali, vista la dipendenza energetica della Germania dal gas russo e il governo tedesco sta spingendo Bruxelles a difendere le imprese tedesche che  dovessero essere colpite dalle sanzioni USA.

Sembra che il mondo si sia stancato delle minacce dei neocon di Washington. Ironia della sorte, i cinesi “comunisti” sembrano capire meglio degli Stati Uniti che nel capitalismo non vai a minacciare i tuoi clienti. Il paradosso è quello che, mentre gli Stati Uniti stanno minacciando e sanzionando e proibendo le relazioni economiche, i suoi avversari all’estero sono impegnati a cogliere i benefici del crescente isolazionismo americano.
Allo stesso modo è accaduto rispetto alla Corea del Nord, sebbene cancellato il vertice di Trump con Kim Jong-Un, il leader nord coreano, rimane confermato che la Corea del Nord e del Sud continueranno con i loro incontri e sforzi di pacificazione. Come se Washington non fosse più rilevante.

Le conseguenze della aggressiva politica estera di Washington e della sua inaffidabilità nel mantenere gli accordi sottoscritti, iniziano ad essere evidenti in tutto il mondo. Nuove realtà di paesi che intrecciano relazioni internazionali e sviluppano alleanze nella totale assenza degli USA, in Asia in particolare, ma anche altrove, segnano un declino costante dell’influienza mordamericana. Per i neocon che guidano la politica di Washington questi devono essere effetti non intenzionali: per causa di tutta la sua bellicosità, delle minacce, delle richieste, delle sanzioni e persino delle bombe, il resto del mondo sta sempre più semplicemente ignorando le richieste di Washington e andando avanti con la propria politica, rifiutando le ingerenze e le pressioni americane. Non è questo un risultato di poco conto sulla scena internazionale.

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