La patetica “sceneggiata” di Netanyahu al Congresso USA

di Luciano Lago

“La sceneggiata teatrale svolta dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è stata poco convincente”, così ha commentato il discorso, tenuto al Congresso USA , dal premier israeliano, l’influente quotidiano statunitense The New York Times. “Persino Washington non è abituato ad assistere a questo livello di teatro politico che è stato anche peggiore in quanto aveva la pretesa di sfidare la politica estera del presidente Obama”, ha spiegato in un editoriale il giornale, esprimendo un commento a caldo relativo al discorso tenuto dal premier israeliano presso il Congresso USA.

“Ci viene detto – ha sostenuto Netanyahu – che l’unica alternativa a questo cattivo affare è la guerra. Ma non è vero. L’alternativa a questo cattivo accordo è un accordo molto migliore”. Si fa affidamento, ha aggiunto, sui controlli internazionali, “mentre l’Iran gioca a nascondino con gli ispettori delle Nazioni Unite”. Molto applaudito dai parlamentari presenti – mancavano alcune decine di democratici e alcuni repubblicani – Netanyahu ha concluso con forza che “Israele è pronto a stare da solo, se necessario, per difendere l’esistenza del popolo ebraico”.

Non poteva mancare il solito accenno “vittimistico” a cui le autorità di Israele ci hanno abituato da molti anni: Israele sempre vittima, gli altri sempre aggressori.
Secondo la tesi espressa da Netanyahu, l’Iran non vuole soltanto sviluppare un proprio armamento nucleare, ma anche “impossessarsi” dei Paesi indifesi del Medio Oriente.

Questa l’affermazione fatta dal leader di uno Stato, lo Stato di Israele, che negli ultimi anni ha aggredito ed invaso unilateralmente per 5 volte il Libano, che ha condotto per tre volte una offensiva sulla Striscia di Gaza, mietendo ogni volta migliaia di vittime civili innocenti, lo stesso paese che oggi (come accertato anche dalle truppe dell’ONU sul Golan) sostiene i gruppi terroristi che combattono per destabilizzare la Siria ed opera continuamente incursioni di attacco sul territorio siriano con la propria forza aerea (dietro pretesti vari).

Israele inoltre è l’unico Stato della regione che dispone di armi nucleari e che si è rifiutato di sottoscrivere il trattato di non proliferazione nucleare (TNP), unico Stato che è stato condannato da innumerevoli risoluzioni dell’ONU, per il blocco attuato contro Gaza,  per l’occupazione illegale dei territori della Cisgiordania in cui continua a stabilire insediamenti illegittimi di coloni ebrei cacciando i palestinesi e spianando con i buldozer le loro case, eppure vorrebbe convincere il mondo che il pericolo sia l’Iran, un paese che non ha mai invaso nessun altro Stato vicino e che oggi si presta attivamente nella lotta contro il terrorismo integralista dello Stato Islamico e dei gruppi collegati (che Israele invece sostiene assieme a Turchia, Arabia Saudita e Qatar).

netahnyahu war criminal

“Non c’è niente di nuovo” nel discorso che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato ieri davanti al Congresso degli Stati Uniti e che “non offre alternative valide” al problema centrale che quello di “come possiamo impedire all’Iran di ottenere armi nucleari”. Il presidente Obama ha commentato in questi termini il controverso intervento del premier israeliano secondo il quale il progetto di accordo con Teheran “spiana la strada dell’Iran verso la bomba” invece di bloccarla e che “nessun accordo è meglio di un cattivo accordo” e quello in discussione “è davvero un cattivo accordo”.

Secondo Obama, invece, la mancanza di un accordo “renderebbe molto più pericoloso l’Iran e darebbe spazio a una maggiore azione nella regione”. Obama ha detto anche di non avere intenzione di incontrare Netanyahu in quanto il suo intervento negli Stati Uniti è legato alle elezioni israeliane, in programma tre due settimane.

In pratica Natanyahu avrebbe fatto un “buco nell’acqua” senza riuscire a convincere l’Amministrazione USA a cambiare il suo orientamento verso i negoziati con l’Iran, questo nonostante gli ingenti sforzi fatti dalla potente lobby israeliana presente negli USA, in particolare dall’AIPAC, per convincere i membri del Congresso a fare pressioni su Obama per sabotare gli eventuali accordi con l’Iran che si stanno svolgendo in questo momento in Svizzera attraverso il gruppo dei 5+1.

Un alto funzionario della Casa Bianca ha poi commentato che il discorso del premier israeliano “non contiene letteralmente alcuna idea, neppure una sola concreta alternativa, solo retorica, nessun fatto”. Il funzionario ha aggiunto che l’alternativa a un accordo è il ricorso alla forza o a nuove sanzioni economiche che non porterebbero indietro il programma nucleare iraniano, mentre un accordo lo fermerebbe per dieci anni.  “Dove è l’alternativa? Chiedere la totale capitolazione dell’Iran non è un piano e nessun Paese ci sosterrebbe in tale posizione. Il Primo ministro israeliano non ci ha offerto nessun piano d’azione concreto”.

Lo stesso new York Times, un giornale con orientamento solitamente filo israeliano, nel suo ultimo editoriale sostiene che, se pur è vero che sia fortemente aumentata l’influenza dell’Iran nella regione, questo è anche dovuto alla caduta del dittatore iracheno Saddam Husseim, a seguito dell’operazione fatta dagli USA e dai loro alleati (guerra del Golfo), operazione che fu fortemente appoggiata proprio dal governo di Tel Aviv e dal suo premier, Netanyahu.

Queste  le valutazioni espresse dai commentatori statunitensi mentre esiste una opinione difforme di alcuni analisti, secondo i quali, questo apparente scontro politico di Netanyahu con Obama nasconde in realtà un “gioco delle parti” ben studiato che farebbe ricadere interamente sul governo di Tel Aviv  la responsabilità per un eventuale attacco militare contro l’Iran che determinerebbe un nuovo esteso conflitto nella regione Medio Orientale.

Da notare che Netanyahu si era “autoinvitato” a parlare al Congresso anche contro il parere negativo di Obama ed una aperto dissenso di 50 componenti democratici del Congresso che non hanno voluto neppure assistere alla “sceneggiata” del premier israeliano.

Forti manifestazioni di protesta si sono registrate a Washington, già dai giorni scorsi,  contro la visita di Netanyahu al  Congresso USA

Fonti:  HispanTV                     New York Times                 AsianNews

Nella foto sopra: Netanyahu fra i congressisti

Nella foto al centro: un’immagine delle proteste contro il premier israeliano

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