La nuova linea di confine e il dilemma dell’Occidente


di Mikhail Gamandij-Egorov

La linea di demarcazione Est-Ovest, o anche quella del mondo multipolare da una parte e dello spazio che accomuna tutti i nostalgici dell’unipolarità dall’altra, appare oggi sempre più come l’unica soluzione plausibile. Soprattutto in considerazione del fatto che la schiacciante maggioranza planetaria ha fermamente rifiutato di unirsi al discorso e alle azioni dell’estrema minoranza occidentale.

L’establishment della NATO si trova effettivamente e sempre più di fronte a un dilemma molto serio. E secondo diverse fonti – anche all’interno delle forze tra le più russofobe dell’asse atlantista. Quella di accettare l’attuale linea di demarcazione tra Nato e Russia nel quadro della realtà sul terreno dell’operazione militare speciale lanciata da Mosca lo scorso anno. In caso contrario, mantenere il discorso sulla necessità di garantire con tutti i mezzi una sconfitta strategica per lo Stato russo.

Nel caso della prima opzione della linea di demarcazione – argomento che il Continental Observer aveva ripreso di recente – tale situazione significherà forse non una completa sconfitta della NATO nella sua guerra contro la Russia, ma rappresenterà comunque una sconfitta. Pur tenendo conto che in questa opzione nessuno può garantire quanto durerà il regime fantoccio a Kiev instaurato dall’Occidente. Soprattutto in considerazione delle moltissime pratiche di cui sarà necessario rendere conto.

L’altra opzione riguarda la continuazione della politica di annientamento dei cittadini ucraini, mantenendo la politica occidentale di “fino all’ultimo ucraino”, in un momento in cui le perdite del regime di Kiev sono già semplicemente colossali. Anche di fronte a fughe di notizie all’interno dell’establishment statunitense su questo tema, come su altri.

Non riuscire a realizzare il famigerato scenario di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, pur rendendosi conto che il numero pressoché incalcolabile di armi fornite al regime di Kiev, comprese le più strategiche e ritenute così “efficaci”, non sconvolge le dinamiche sul campo. Il recentissimo esempio con il sistema di difesa aerea americano Patriot, presentato come uno dei migliori al mondo dalla propaganda occidentale, colpito e danneggiato secondo fonti stesse di Washington e distrutto secondo Mosca da un attacco del missile ipersonico russo Kinjal a Kiev, rafforza solo questa realtà.

E in questa opzione – in un momento in cui la Russia continua a mostrare pazienza e a non avere fretta – pur avanzando ogni giorno un po’ di più non solo sul terreno, ma anche nello studio e nella risposta alle tecnologie militari occidentali, l’asse atlantista corre il rischio di trovarsi infine di fronte a una linea di demarcazione che sarà in contatto diretto o quasi diretto con i confini dei regimi Nato. Ciò non equivarrà più a una sconfitta limitata dell’establishment occidentale, ma piuttosto a una sconfitta completa e strategica della NATO.

E anche questo non è tutto. Perché come previsto e a seguito dell’iniziativa di pace cinese, che da sola rappresentava già un grosso grattacapo per l’occidente, nell’ottica che nazioni non occidentali avrebbero prestato il proprio sostegno unendosi alla leadership in questione – ora questa realtà si conferma con il coinvolgimento di altri paesi BRICS , in particolare il Brasile e ora il Sud Africa.
Nel caso di una delle maggiori potenze africane, l’iniziativa è già sostenuta da diversi altri paesi africani, tra cui Uganda, Egitto, Zambia, Congo e Senegal. A proposito, per lo più paesi con relazioni strette e privilegiate con Pechino e Mosca.

E nonostante il fatto che Washington e le élite occidentali non abbiano colto l’occasione per tacere – accusando la leadership brasiliana di “fare da pappagallo la propaganda sino-russa” o arrivando addirittura ad affermare che il Sudafrica fornisce armi e munizioni alla Russia , L’Occidente si rende sempre più conto di non essere in grado di fare orecchie da mercante alla schiacciante maggioranza planetaria. Dopo tutto – né le minacce e le intimidazioni, né le promesse finanziarie – sono riuscite a far cadere questa schiacciante maggioranza mondiale in contrasto con il campo atlantista dell’Occidente.

Nel frattempo l’operazione militare speciale continua. La moderazione russa nei confronti dei civili, pur mantenendo la graduale distruzione del potenziale armato nemico e del laboratorio di esperimenti della NATO in Ucraina, compresi i migliori tipi di armamenti occidentali, conferma ancora una volta tutta la rabbia dell’Occidente al riguardo. Per lo meno dei regimi occidentali nostalgici dell’era unipolare a guida USA, definitivamente tramontata.

Quanto a quale delle opzioni sarà finalmente applicata nel quadro della nuova linea di demarcazione Est-Ovest, tra il mondo multipolare e l’estrema minoranza planetaria, la questione rimane ancora aperta. La cosa principale è che la linea di demarcazione sarà effettivamente tracciata, che piaccia o no a Washington e Bruxelles.

Mikhail Gamandy-Egorov

Fonte: Observateur continental

Traduzione. Luciano Lago

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