La necessaria inaccoglienza


di Gian Galeazzo Tesei

Il problema di chi fugge dal Sud del mondo per accedere con vari mezzi, per lo più illegali, al Nord “ricco” e sviluppato costituisce ormai con tutta evidenza uno dei problemi più difficili della nostra epoca; naufraghi annegati, porti chiusi, navi senza meta, immigrati problematici sono fonte di polemiche e contrasti che non solo non si attenuano ma rischiano di divenire sempre più aspri in futuro.

Dobbiamo sinceramente ammettere che il contrasto necessariamente duro verso questa folla di illusi e di disperati, anche a volte inquinata da un certo numero di brutali delinquenti, nonostante tutto non ci entusiasma ma anzi ci provoca notevole amarezza; le accuse di razzismo o di mancanza di umano senso di solidarietà rivolte a chi ( e noi tra essi) sostiene la linea dura verso gli sbarchi dei clandestini che si affacciano alle nostre coste, non ci lascia indifferenti; perché per noi, è bene ricordarlo, l’idea di società, di stato nazionale per la quale ci siamo sempre battuti non è mai stata fondata sulla discriminazione razziale, etnica o religiosa ma piuttosto sulla comunanza e la condivisione delle speranze, dell’impegno per la difesa dei valori ideali, culturali, sociali, tradizionali, propri della nostra gente. Condivisione che non abbiamo mai pensato di precludere a priori a chi, consapevolmente e responsabilmente, voglia proporsi come onesto e leale nuovo componente della nostra comunità nazionale.

L’entità, l’urgenza, le modalità con cui si sviluppa tuttavia il fenomeno non lasciano spazio, ad un approccio ordinato e costruttivo. In particolare, l’entità e la vastità dell’afflusso in atto da anni ed ancor più il suo sviluppo potenzialmente imponente ed incontrollabile costituiscono il dato più preoccupante del problema. Alimentare in tali condizioni l’illusione che l’Italia o la stessa Europa possano dare spazio in casa propria alla prorompente espansione dei flussi migratori dell’Africa configurerebbe un atto irresponsabile che sarebbe causa di gravi squilibri futuri per l’Italia e per l’Europa e che al tempo stesso sarebbe incapace di offrire alcuna valida soluzione allo sviluppo delle giovani nazioni africane.

Se non servono le chiusure e i muri a contrastare l’imponente fenomeno, non servono nemmeno le aperture ed i ponti. Ci si può facilmente rendere conto che le vie della cosiddetta accoglienza, quand’anche praticata senza restrizioni, sarebbero in ogni caso del tutto sproporzionate alla straordinaria entità del fenomeno migratorio dall’Africa considerando l’esplosione demografica in atto. Secondo le statistiche dell’ONU l’Africa aveva 260 milioni di abitanti nel 1960, divenuti oltre 1.200 milioni nel 2015 e destinati a divenire 2.100 milioni nel 2040 e 4.500 milioni (4,5 miliardi) nel 2100. Una crescita tumultuosa, di carattere veramente biblico ed epocale. A fronteggiarla non è certo adatta la piccola Europa già di per sé densamente popolata e per di più in fase di declino politico ed economico, quindi non in grado di offrire lavoro ed ospitalità nella misura necessaria.

La soluzione razionale e ragionevole risiede in una seria mobilitazione internazionale per lo sviluppo economico e sociale della stessa Africa, un continente immenso e ricchissimo. Ricordiamo in proposito che Guglielmo Tagliacarne, un economista statistico pioniere delle ricerche di mercato in Italia, già negli anni Sessanta del secolo scorso individuava nell’Africa il continente che poteva offrire il maggiore sviluppo e ospitare la maggiore crescita demografica. Ferma dunque la giusta solidarietà verso singole persone o gruppi colpiti da calamità contingenti, chi voglia veramente aiutare i potenziali migranti e al tempo stesso avviare a soluzione uno dei problemi più impellenti del mondo di oggi dovrebbe fattivamente impegnarsi nello sviluppo dell’Africa.

Fattivamente diciamo che per l’Italia in particolare dovrebbe significare mettere in Europa l’accento non tanto sulla ripartizione dei profughi, partita persa in partenza, quanto su di una urgente politica di investimenti per l’Africa.

(Gian Galeazzo Tesei)

Fonte: Il Pensiero Forte

4 Commenti

  • Mardunolbo
    2 Febbraio 2019

    La ripartizione degli immigrati clandestini,in Europa, è lo specchietto per abbindolarci e diluire il problema in modo NON risolutorio. E’ il metodo più banale, ma ridicolo , di suddividere un problema con altri. E’ lo stesso sistema usato da certe insegnanti che, non sapendo tenere la disciplina in una classe, invece di identificare i responsabili , puniscono la classe intera “suddividendo” la colpa ….Infatti, come in finale, l’articolista dichiara, La soluzione non può essere quella di sparare a vista sui barconi e ritardare (certamente ! ) gli arrivi, ma è di bloccare ed indagare tutte le navi “ong” che si dirigono verso le coste africane. In più sarebbe necessario agire direttamente in Africa coadiuvando i governi nel liberarsi dei vecchi colonizzatori (vedi Francia) ed aiutando economicamente là le popolazioni. E’ vero che non siamo la Cina, ma l’Italia , se avesse un governo più efficiente e di larghe prospettive future, si darebbe da fare come non mai per agire a monte del problema. ma come Maurizio Blondet dichiara, con questo governo si sta raschiando il fondo del barile, quindi non possiamo permetterci alcuna illusione.

  • atlas
    2 Febbraio 2019

    finchè c’è una ue che ci riguarda tutti gli stranieri senza documenti non devono entrare e andare in giro per l’Europa, quindi il discorso ripartitorio è fallace. Poi c’è da abrogare la legge sui ricongiungimenti famigliari ai quali nessuno pensa più impegnati a giocare col telefonino

  • Albert Nextein
    2 Febbraio 2019

    Protettorati coloniali.
    Blocco navale, e controllo stretto delle frontiere.
    Guai ad inviare soldi in quei posti.
    Solo forme di neocolonialismo contrattato e accettato possono cambiare le cose.
    Altrimenti è giusto e doveroso lasciarli tutti nel loro caos e nel loro degrado.

  • Anonimo
    2 Febbraio 2019

    I cosiddetti ”Migranti” sono TUTTI e dico TUTTI F-A-L-S-I , sia i ”Profughi” che i ”Rifugiati”.

    Se noi andiamo nei loro Paesi senza Documenti , Visto di Ingresso, raccontando la Balla della Guerra o Persecuzioni,,
    ci danno 2/3 anni di GAlera e successivo Rimpatrio.

    5160 al giorno il costo dei richiedenti

    Loro prendono 37.,5e al giorno(Costo (350 al Mesex Profugo riconosciuto ma FALSO)

    Ecco perche’ vengono rischiando la vita

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