La NATO in morte cerebrale rischia di fare ulteriori danni in Nord Africa prima di scomporsi

di Luciano Lago

Come aveva detto il presidente francese Macron, la NATO si trova in stato di “morte cerebrale, concetto ribadito alla luce degli scontri tra Francia e Turchia nel Mediterraneo per il conflitto in Libia e nelle minacce fra Grecia e Turchia per le zone di prospezione energetica in mare.

Da molti anni l’Europa non ha una politica estera attiva ma segue a rimorchio degli Stati Uniti partecipando a tutte le iniziative belliche degli USA senza levare una voce contro. Così è stato nel Medio Oriente con le sciagurate guerre per “portare la democrazia” in Iraq, così è avvenuto per l’Afghanistan e successivamente per la Libia, per la Siria, Somalia e Sudan.

Attualmente si assiste ad una politica aggressiva ed espansionistica della Turchia di Erdogan che approfitta del sostegno di Washington e si muove nello scacchiere del Mediterraneo fra Medio Oriente e Nord Africa per stabilire nuove zone di influenza, nell’ottica di risuscitare il vecchio “Impero Ottomano”.

Ankara non si accontenta più di fare il “lavoro sporco” per conto degli USA, come avviene in Siria, con il sostegno ai gruppi terroristi e l’occupazione di fatto di territori nel nord della Siria. Adesso la Turchia di Erdogan si muove per stabilire zone di influenza in Nord Africa e nel Mediterraneo. Nella sua più recente operazione, Ankara ha utilizzato come mercenari i miliziani jihadisti che operano nel nord della Siria sotto la sua protezione ed ha provveduto al loro trasferimento dalla Siria, via Turchia, in Libia.

L’ultimo rapporto preparato il 15 giugno dal (SOHR) riporta l’arrivo in Libia di 13.800 jihadisti mercenari reclutati in Turchia. Tra loro ci sono anche migliaia di terroristi dell’ISIS, Al Qaeda e Hayat Tahir al Sham, la fazione qaedista che ha incorporato il Fronte di Al Nusra a Idlib ed è già stato incluso nell’elenco delle organizzazioni terroristiche delle Nazioni Unite. Almeno 200 di loro hanno lasciato la costa libica su imbarcazioni per attraversare il Mediterraneo, nascoste tra gli altri migranti in cerca di fortuna in Europa. O forse per qualche missione segreta come è successo in passato …

Tutto avviene sotto la copertura della NATO e sulla base di accordi segreti fra Washington ed Ankara. La missione jihadista in Libia non solo ha avuto l’appoggio della NATO ma, nel caso dell’Italia, ha persino ricevuto gli elogi da parte della massima autorità diplomatica italiana sul posto , sebbene fosse considerata un’operazione illegale a livello internazionale che solo la Turchia, affiliata dei Fratelli Musulmani avrebbe potuto svolgere.

La “missione” turca serve a dare sostegno al governo di Tripoli, quello di Serraj, dell’Accordo nazionale (LPA), appoggiato dalla UE e dalla NATO per fare fronte all’offensiva del generale Haftar, appoggiato da Egitto e Russia. Grazie all’operazione turca in Libia si è stabilito un esercito di jihadisti , tagliagole della peggiore specie fra i quali ci sono molti avanzi di galera liberati dalle carceri turche per essere arruolati fra i mercenari pro turchi.

Libia Guerra per bande

Nonostante questo la cosa non turba il sonno dei politici italiani del governo Conte che, come nella tradizione diplomatica del paese colonia USA, chinano la testa ed accettano ogni direttiva che proviene dal padrone americano.

Soltanto l’Egitto, che da anni combatte una sordida guerra contro i gruppi jihadisti e che ha subito sanguinosi attacchi sul suo territorio dalla Fratellanza Mussulmana, si è messo in allarme ed ha mobilitato le sue truppe con una divisione corazzata che si è attestata sul confine libico, pronta a intervenire.
Il presidente egiziano Al-Sisi ha detto chiaramente che l’Egitto non tollera la presenza di terroristi jihadisti alle sue frontiere ed è pronto ad intervenire se la “linea rossa” sarà varcata, nei pressi della città di Sirte che è l’obiettivo dell’avanzata turca, per la vicinanza dei campi petroliferi.

Libia Jihadisti filo turchi

Nel frattempo nella NATO si litiga su tutto, sul bilancio militare dove sembra che Washington non voglia più versare enormi somme nel garantire “la sicurezza” del Vecchio Mondo (si è visto quale sia la sicurezza) ma non intende ritirarlo dall’orbita della sua influenza. Trump chiede agli alleati di sborsare più soldi per mantenere la NATO e si trova in grave frattura con la Germania per la questione gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe fornire il gas dalla Russia. Per questo Trump ha promesso di ritirare una parte delle truppe USA stanziate in Germania per trasferirle in Polonia, il suo satellite prediletto in Europa.

Al fine di giustificare le spese della NATO ed il suo allargamento ai paesi dell’Est Europa (l’ultimo acquisto la Macedonia), Washington ha condotto una aggressiva campagna paventando la “minaccia russa” che richiede, secondo gli USA, la massima mobilitazione che include massicce esercitazioni militari vicino ai confini russi e spedizioni navali nel Mar Nero, con chiaro intento provocatorio.

Tuttavia questo non basta più e Washington è passato all’offensiva anche nei confronti della Cina lanciando una campagna sulla “minaccia cinese” che è ancora più aggressiva di quella relativa alla Russia. I finanziamenti del Pentagono hanno obbligato tutti i media atlantisti a partecipare a questa campagna anticinese in nome delle “democrazie del mondo libero” che non possono tollerare un sistema dittatoriale e violatore dei “diritti umani” come quello cinese. Una offensiva propagandistica che non tiene conto del fatto che i peggiori paesi canaglia e le più sfacciate violazioni dei diritti umani vengono compiute da Washington e dai suoi alleati, come l’Arabia Saudita e Israele, rispettivamente in Yemen, in Palestina, senza tralasciare quanto avviene in Siria e in Afghanistan ed in Iraq.

L’offensiva propagandistica è dettata soprattutto da motivazioni interne e serve a Trump per distrarre la sua opinione pubblica dai fallimenti della sua politica estera e dai gravi problemi interni scoppiati con i disordini e le contestazioni negli States a seguito delle uccisioni dei neri.

Quello che avviene nel vicino nord Africa, fra Libia Egitto e Tunisia, paesi interessati dall’ondata del terrorismo Jihadista proveniente dalla Siria, non sembra interessare molto l’opinione pubblica italiana e viene snobbato dai media e dalle Tv italiane che nascondono accuratamente la complicità della NATO e del Governo italiano con il terrorismo jihadista che oggi si trova, grazie alla Turchia, radicato alle porte di casa, di fronte alle coste della Sicilia.

I media italiani, tutti rigorosamente filo atlantisti, non danno notizia di quanto sta accadendo in Libia, tanto meno della presenza di migliaia di terroristi jihadisti e avanzi di galera vari, pronti ad attraversare il mare e sbarcare in Sicilia per nuove missioni sotto la copertura di Ankara e della NATO.

D’altra parte i media in Italia sono troppo impegnati a dare notizie dei proclami di Conte ed a narrare le vicende della famiglia reale britannica. Su questi fatti l’informazione dei media in Italia è invece molto esauriente.

3 Commenti

  • antonio
    24 Giugno 2020

    è necessario istituire un processo di Norimberga per processare i premier di stato criminali che hanno attaccato e distrutto la Libia :dei seguenti stati
    1 – USA
    2 – Inghilterra
    3 – Francia
    4 – Italia

  • Teoclimeno
    27 Giugno 2020

    Più penso all’Italia e alla Libia e più mi viene in mente la Palestina del primo novecento, quando sotto protezione inglese iniziarono a sbarcare i primi ebrei. Tutti sappiamo come andò, e non è ancora finita.

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